Il Ministero dell’Ambiente interviene dopo gli incendi sulla Laurentina a Roma e chiede agli enti informazioni sull’eventuale danno ambientale. Nell’area, visitata anche dalla Commissione Ecomafie, ARPA Lazio segnala una notevole quantità di rifiuti anche interrati.
Roma, dopo gli incendi sulla Laurentina, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica chiede agli enti competenti chiarimenti sull’eventuale presenza di un danno o di una minaccia di danno ambientale. La comunicazione, firmata il 7 agosto 2026 dalla Direzione generale Economia circolare e bonifiche, arriva dopo l’incendio del 26 luglio nell’area tra via Laurentina, il Grande Raccordo Anulare e Vallerano e risponde all’esposto collettivo degli abitanti di Vallerano e all’istanza di intervento straordinario del Comitato di Quartiere Fonte Laurentina. Il documento è stato trasmesso, tra gli altri, a Roma Capitale, Regione Lazio, Città Metropolitana, ARPA Lazio e Prefettura di Roma.
Roma, cosa chiede il Ministero dopo gli incendi sulla Laurentina
Il passaggio centrale della nota ministeriale riguarda proprio le possibili conseguenze ambientali dell’incendio. Il MASE chiede agli enti e alle amministrazioni coinvolte di essere informato «in merito all’eventuale insorgenza di profili di danno e/o minaccia di danno ambientale», richiamando la disciplina contenuta nella Parte VI del decreto legislativo 152 del 2006.
La formulazione va letta con precisione: il Ministero non certifica che un danno ambientale sia già stato accertato, ma chiede alle autorità competenti di riferire se siano emersi elementi riconducibili a questa fattispecie. La comunicazione coinvolge anche ISPRA, il Comitato di Quartiere Fonte Laurentina e gli esponenti di Vallerano.
Si tratta quindi di un nuovo passaggio istituzionale in una vicenda che nelle ultime settimane ha coinvolto residenti, comitati, autorità sanitarie e ambientali e che adesso arriva direttamente all’attenzione della struttura del Ministero competente in materia di economia circolare e bonifiche.
Il sopralluogo della Commissione Ecomafie nell’area della Laurentina
La lettera del Ministero arriva a poche ore da un altro passaggio istituzionale rilevante. Il 6 agosto una delegazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti ha effettuato un sopralluogo nell’area dell’incendio, accompagnata da ARPA Lazio.
L’Agenzia ha riferito ufficialmente che il terreno era caratterizzato dalla presenza di una «notevole quantità di rifiuti anche interrati». Presenti al sopralluogo anche rappresentanti dei Vigili del Fuoco, della Polizia Locale di Roma Capitale, della Protezione Civile e dei Carabinieri Forestali.
De Priamo: «Ettari di discariche abusive»
A documentare il sopralluogo sui propri canali social è stato anche il senatore Andrea De Priamo, componente della Commissione parlamentare d’inchiesta.
Nel post pubblicato il 6 agosto, De Priamo ha parlato di una situazione «davvero gravissima», riferendo di «ettari di discariche abusive con ogni tipologia di rifiuti pericolosi». Il senatore ha inoltre sostenuto che nell’area vi sarebbero abbandoni di vecchia data e altri più recenti, aggiungendo che una parte del sito sarebbe già stata sottoposta a sequestro dalle autorità competenti.
Si tratta di dichiarazioni che, sul piano giornalistico, devono restare attribuite al parlamentare finché non saranno disponibili gli eventuali atti di sequestro o ulteriori accertamenti tecnici pubblici.
Rifiuti interrati e diossine: cosa era emerso dopo l’incendio
Il tema dei materiali presenti nel sottosuolo non nasce con la visita parlamentare. Già il 28 luglio ARPA Lazio, riferendosi all’incendio del 26 luglio all’intersezione tra Laurentina e Grande Raccordo Anulare, aveva indicato che il rogo aveva coinvolto anche una zona di terreno con «possibile presenza di rifiuti interrati». Per questo erano stati avviati i monitoraggi sulla qualità dell’aria, con la ricerca di diossine, IPA e PCB.
Il Marforio ha ricostruito i risultati nell’approfondimento sulle analisi di ARPA Lazio dopo l’incendio sulla Laurentina. Il primo campione aveva rilevato diossine pari a 0,39 pg/m³; nei campionamenti successivi i valori erano scesi a 0,12 e poi a 0,16 pg/m³.
ARPA ha precisato che per le diossine nell’aria ambiente non esiste un limite normativo specifico e che il riferimento richiamato serve a individuare la presenza di una fonte emissiva localizzata, non una soglia sanitaria prevista dalla legge. Anche questo elemento è importante per evitare di trasformare un dato ambientale in una valutazione sanitaria che gli stessi documenti tecnici non formulano.
Discarica abusiva sulla Laurentina: cosa sappiamo realmente
È su questo punto che occorre distinguere con particolare attenzione i dati accertati dalle valutazioni ancora da verificare. ARPA Lazio parla ufficialmente di rifiuti interrati e, dopo il sopralluogo del 6 agosto, di una notevole quantità di rifiuti anche nel sottosuolo. De Priamo, nel proprio resoconto social, utilizza invece l’espressione «ettari di discariche abusive» e riferisce della presenza di rifiuti pericolosi.
La lettera del Ministero introduce un terzo elemento. Nel ricostruire quanto contenuto negli esposti ricevuti, il MASE fa riferimento a un’area adibita, «secondo quanto riferito», a discarica abusiva storicamente interrata.
La precisazione è essenziale: il Ministero riporta ciò che è stato segnalato dai cittadini, ma non certifica con quella frase l’esistenza o l’estensione della discarica. Allo stesso modo, nell’esposto vengono segnalate fumarole, odori di plastica e gomma bruciata e il timore di una possibile dispersione di fibre di amianto. Anche questi elementi, nella nota ministeriale, sono riportati come contenuti delle segnalazioni e non come risultati di analisi autonome del MASE.
Il quadro è comunque più definito rispetto ai primi giorni dell’emergenza: ARPA conferma una quantità rilevante di rifiuti, anche interrati, nell’area ispezionata. Resta da chiarire quali materiali siano presenti nel suolo, il loro perimetro e quali interventi di messa in sicurezza o bonifica siano necessari.
Roma, dalle diossine alle precauzioni della ASL Roma 2
Le verifiche ambientali hanno avuto anche conseguenze sul piano delle precauzioni rivolte alla popolazione. Il 4 agosto Roma Capitale ha diffuso le indicazioni della ASL Roma 2 per Vallerano, Castel di Leva, Spinaceto, Torrino e Fonte Laurentina. Tra queste, l’invito ad astenersi in via cautelativa dal consumo di prodotti ortofrutticoli coltivati nelle aree interessate fino alla disponibilità degli esiti dei controlli ambientali.
Come già spiegato da Il Marforio nell’articolo sulle raccomandazioni della ASL Roma 2 dopo l’incendio sulla Laurentina, la misura non equivale a una contaminazione già accertata delle colture. È una raccomandazione precauzionale, formulata nell’attesa di un quadro più completo sui controlli ambientali.
Fonte Laurentina e Vallerano, dagli incendi alle immagini dei terreni bruciati
La vicenda si inserisce in una sequenza di incendi che ha interessato il quadrante meridionale di Roma. Il Marforio aveva già documentato il 3 agosto i roghi tra Fonte Laurentina e Vallerano, con fumo persistente e incendi vicini alle abitazioni. Le immagini raccolte tra il 31 luglio e il 1° agosto mostravano terreni anneriti, punti fumanti e mezzi dei Vigili del Fuoco impegnati nelle operazioni.
Il 6 agosto nuove riprese realizzate con un drone sui terreni di Fonte Laurentina hanno mostrato dall’alto l’estensione visiva delle superfici percorse dal fuoco e la loro vicinanza a strade, rampe e abitazioni.
Quelle immagini non consentono di stabilire la natura dei materiali presenti nel terreno né l’entità di eventuali contaminazioni, ma documentano con chiarezza quanto l’area colpita sia inserita nel tessuto urbano del Municipio Roma IX, a breve distanza dalle abitazioni e dalla grande viabilità.
Gli esposti di Fonte Laurentina e Vallerano arrivati al Ministero
È proprio dal territorio che prende avvio l’ultimo sviluppo. Il Ministero specifica di aver ricevuto l’esposto collettivo degli abitanti di Vallerano e l’istanza di intervento straordinario del Comitato di Quartiere Fonte Laurentina, presieduto da Michele Ambrosone.
Nelle segnalazioni vengono descritti fumi persistenti dal terreno e timori legati ai materiali presenti nel sottosuolo. Il contenuto degli esposti ha quindi portato la Direzione generale del Ministero a chiedere formalmente agli enti territoriali informazioni sull’eventuale presenza di un danno o di una minaccia di danno ambientale.
La risposta del MASE porta dunque la vicenda su un piano ulteriore: non una conclusione sull’esistenza del danno ambientale, ma una richiesta formale di informazioni agli enti competenti.
Roma, cosa succede ora dopo la richiesta del Ministero
Il prossimo passaggio sarà capire quali risposte verranno trasmesse al Ministero e se gli accertamenti permetteranno di definire con maggiore precisione la natura dei rifiuti presenti nell’area incendiata. Restano aperte le questioni relative al sottosuolo, all’eventuale necessità di bonifica e alla possibile configurazione di un danno o di una minaccia di danno ambientale.
Dopo settimane di incendi, monitoraggi dell’aria, precauzioni sanitarie e sopralluoghi, la vicenda della Laurentina entra così in una nuova fase. Per Fonte Laurentina, Vallerano e questa parte di Roma, il punto decisivo sarà ora trasformare le verifiche in un quadro pubblico e documentato: capire cosa c’è realmente nel terreno, quali conseguenze abbia prodotto il rogo e quali interventi saranno necessari per mettere in sicurezza l’area.
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