La Città Metropolitana non ha trovato nei propri archivi la comunicazione sulla messa a regime della nuova stazione fanghi del Depuratore di Ostia e ha avviato una verifica amministrativa con Acea ATO 2.
OSTIA – La Città Metropolitana di Roma Capitale non ha rintracciato nei propri archivi informatici la comunicazione relativa alla messa in esercizio e alla messa a regime della nuova stazione del Depuratore di Ostia destinata al ricevimento di fanghi disidratati provenienti da altri impianti. L’ente, rispondendo alla PEC trasmessa il 16 agosto 2026 dal capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio Roma X, Giuseppe Conforzi, ha comunicato di avere avviato una verifica amministrativa con Acea ATO 2. La risposta riguarda il Depuratore “Chiaraluce” e apre un nuovo capitolo nel dossier sui miasmi segnalati negli ultimi mesi tra Ostia Ponente e Lido Nord.
Il passaggio è rilevante perché la Determinazione dirigenziale del 21 maggio 2025, con cui era stata autorizzata la stazione per il ricevimento dei fanghi provenienti da altri depuratori gestiti da Acea ATO 2, prevedeva adempimenti collegati proprio alla sua messa a regime. La nuova nota, tuttavia, non accerta una violazione da parte del gestore e non consente di affermare che la stazione sia entrata in funzione senza comunicazione: stabilisce soltanto che, alla data della risposta, negli archivi informatici della Città Metropolitana quella comunicazione non risulta reperita.
Depuratore di Ostia, cosa ha risposto la Città Metropolitana
La richiesta del 16 agosto era stata inviata dopo nuovi episodi odorigeni segnalati nelle notti tra il 13 e il 14 agosto e tra il 15 e il 16 agosto 2026. Nella PEC venivano chieste due verifiche: il rispetto delle prescrizioni contenute nei provvedimenti autorizzativi relativi alla linea fanghi, con particolare riferimento alla Determinazione del 21 maggio 2025, e la comunicazione della data di effettiva entrata in esercizio e di messa a regime della nuova stazione.
La risposta del Servizio “Tutela risorse idriche, aria ed energia” contiene il dato nuovo. L’ufficio scrive che non è emersa nei propri archivi informatici alcuna comunicazione relativa alla messa in esercizio e a regime della stazione destinata al ricevimento dei fanghi disidratati provenienti da altri impianti, autorizzata con la Determinazione dirigenziale n. 1959 del 21 maggio 2025.
Per questa ragione, l’amministrazione metropolitana riferisce di avere avviato una verifica amministrativa con Acea ATO 2 e aggiunge che comunicherà eventuali aggiornamenti sullo stato operativo della stazione. La Città Metropolitana, quindi, non fornisce ancora la data richiesta e non chiude l’accertamento.
Perché la messa a regime della stazione fanghi è un passaggio decisivo
La data di messa a regime non rappresenta un dettaglio burocratico. Come aveva già ricostruito Il Marforio nell’inchiesta sull’autorizzazione della nuova stazione per i fanghi del Depuratore di Ostia, la Determinazione del 2025 aveva autorizzato una nuova configurazione dell’impianto, comprendente una stazione destinata alla ricezione e al pompaggio di fanghi disidratati provenienti da altri depuratori gestiti da Acea ATO 2.
La documentazione esaminata indicava un quantitativo massimo progettuale di 6.070 tonnellate l’anno e una stima di circa un mezzo pesante al giorno. Nell’istruttoria era emersa anche l’impossibilità, per ragioni di spazio, di confinare e convogliare completamente le emissioni diffuse generate durante le operazioni di ricevimento e pompaggio. Come misura alternativa era stato previsto un sistema di deodorizzazione mediante nebulizzazione.
Soprattutto, l’autorizzazione collegava alla nuova configurazione monitoraggi odorigeni semestrali per un anno dalla messa a regime, accompagnati da una modellizzazione delle ricadute verso l’esterno. Sapere quando la stazione sia entrata effettivamente in esercizio e quando sia stata dichiarata a regime è quindi necessario per ricostruire la decorrenza degli adempimenti successivi.
Lo studio sull’impatto odorigeno fino a circa 800 metri
Gli stessi atti richiamavano uno studio di impatto odorigeno realizzato nel febbraio 2023. Secondo quanto riportato nella Determinazione, l’isovalore di 1 ouE/m³ risultava modellizzato fino a circa 800 metri verso ovest e sud-ovest, arrivando a lambire edifici residenziali e un edificio scolastico.
Quel modello non fotografa gli episodi segnalati nel 2026 e non dimostra che i miasmi percepiti dai residenti provengano dal Depuratore. Mostra però che la possibile dispersione delle emissioni odorigene all’esterno dell’impianto era già stata valutata nella documentazione autorizzativa.
Miasmi a Ostia, la nuova risposta non individua ancora la sorgente
Il nuovo documento della Città Metropolitana deve essere letto mantenendo distinti due piani. Da una parte c’è il tema amministrativo della stazione fanghi e della comunicazione sulla sua messa a regime. Dall’altra rimane l’accertamento dell’origine dei miasmi segnalati dai cittadini nell’estate 2026.
Allo stato degli atti, non esiste un accertamento che attribuisca alla nuova stazione i fenomeni odorigeni denunciati a Ostia. La risposta della Città Metropolitana non stabilisce alcun collegamento causale e non contiene nuove analisi dell’aria. Per questo non sarebbe corretto sostenere che i fanghi provenienti da altri impianti siano la causa degli odori.
Il 16 agosto Il Marforio aveva raccontato anche la risposta di ARPA Lazio sul caso dei miasmi al Depuratore di Ostia. Il Servizio Qualità dell’aria aveva delimitato le proprie competenze senza individuare la sorgente delle emissioni odorigene. Restavano aperte le domande sulla nuova stazione, sui monitoraggi prescritti e sulla data della messa a regime.
I controlli già svolti sul Depuratore di Ostia
Un ulteriore tassello era arrivato dal monitoraggio effettuato da Acea nella notte del 10 luglio 2026. Tra le 2.10 e le 5.25 erano stati controllati cinquanta punti interni ed esterni al Depuratore di Ostia. In tutte le postazioni, la concentrazione media di idrogeno solforato era risultata inferiore al limite di rilevabilità dello strumento, pari a 4 microgrammi per metro cubo. Il monitoraggio Acea aveva interessato complessivamente 50 punti.
Il dato descrive quella specifica campagna e non può essere esteso automaticamente agli episodi avvenuti in altre date. Inoltre, un valore inferiore alla soglia di rilevabilità strumentale non equivale a dimostrare l’assenza di qualunque sostanza odorigena.
Il 28 agosto, durante un sopralluogo, la ASL Roma 3 aveva inoltre riscontrato una lieve presenza di odore acre nelle immediate vicinanze degli ingressi del Depuratore, senza rilevare odori particolari nelle strade limitrofe. Nella nota successiva l’Azienda sanitaria aveva ritenuto opportuno proseguire le attività di verifica, controllo e monitoraggio, senza accertare un rischio sanitario né attribuire definitivamente l’origine dei miasmi. Il sopralluogo della ASL Roma 3 aveva quindi lasciato aperto il dossier sui miasmi.
Cosa deve chiarire adesso la verifica tra Città Metropolitana e Acea
La nuova verifica amministrativa diventa quindi il passaggio da seguire. Il primo punto riguarda lo stato operativo della stazione: occorre sapere se sia entrata effettivamente in esercizio, da quale data e quando sia stata eventualmente dichiarata a regime. Da questa informazione dipende anche la possibilità di ricostruire il calendario degli adempimenti ambientali previsti dall’autorizzazione.
Resta inoltre da chiarire se la comunicazione sia stata trasmessa con modalità o riferimenti che non ne abbiano consentito il rintraccio negli archivi informatici della Città Metropolitana, oppure se non sia stata ancora inviata perché la stazione non ha raggiunto la fase di messa a regime. Sono scenari diversi, sui quali il documento oggi disponibile non consente di trarre conclusioni.
Un altro fronte riguarda i dati operativi: quanti fanghi provenienti da altri depuratori siano stati effettivamente conferiti a Ostia e quali monitoraggi odorigeni siano stati eseguiti in relazione alla configurazione autorizzata nel 2025. Sono elementi necessari per mettere in ordine la cronologia e valutare l’effettiva applicazione delle prescrizioni.
Depuratore di Ostia, il dossier resta aperto
La risposta della Città Metropolitana aggiunge dunque un nuovo elemento documentale all’inchiesta sul Depuratore di Ostia, ma non rappresenta ancora una conclusione. L’ente dichiara di non avere rintracciato nei propri archivi la comunicazione sulla messa in esercizio e a regime della stazione fanghi e, proprio per questo, ha avviato una verifica con Acea ATO 2.
Il prossimo passaggio sarà conoscere l’esito di questo accertamento e gli eventuali aggiornamenti annunciati dall’amministrazione metropolitana. Solo allora sarà possibile stabilire con maggiore precisione lo stato della nuova stazione, la decorrenza degli obblighi previsti dall’autorizzazione e la documentazione ambientale effettivamente prodotta. Sullo sfondo resta separata la questione dei miasmi avvertiti dai residenti: un fenomeno che, nonostante sopralluoghi e monitoraggi già effettuati, non ha ancora una sorgente definitivamente accertata.
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