Depuratore Acea di Ostia e relazione sul monitoraggio H2S dei miasmi

Ostia, miasmi al depuratore: Acea monitora 50 punti di notte, H₂S sotto il limite di rilevabilità

Acea ha trasmesso il rapporto sul monitoraggio notturno effettuato il 10 luglio al depuratore di Ostia e nelle aree circostanti. Nei 50 punti controllati l’idrogeno solforato è risultato sempre sotto il limite di rilevabilità dello strumento. Il documento aggiunge nuovi dati tecnici al dossier, ma non chiarisce l’origine degli episodi odorigeni segnalati in altre notti.

OSTIA – Cinquanta punti controllati tra il depuratore di Ostia e le strade circostanti, una campagna notturna durata oltre tre ore e concentrazioni medie di idrogeno solforato (H₂S) sempre inferiori al limite di rilevabilità strumentale di 4 µg/m³. Sono i principali risultati della relazione trasmessa il 7 agosto da Acea Ato 2 in risposta alle richieste presentate dal capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio Roma X, Giuseppe Conforzi, dopo le segnalazioni di miasmi provenienti dal quadrante. Il monitoraggio è stato eseguito nella notte del 10 luglio 2026, dalle 2:10 alle 5:25, all’interno dell’impianto di depurazione di Ostia e nel territorio limitrofo. Il rapporto fornisce così un nuovo elemento tecnico sul caso, ma fotografa una specifica finestra temporale e non consente di stabilire cosa sia accaduto durante gli episodi odorigeni denunciati in altre giornate.

Acea consegna il monitoraggio notturno sul depuratore di Ostia

La relazione arriva dopo le PEC inviate da Conforzi il 29 giugno, 13 luglio e 22 luglio 2026. Nella risposta, Acea afferma di trasmettere «l’ultima relazione di monitoraggio odorigeno» relativa alle attività svolte presso il depuratore di Ostia.

Il documento, composto da 15 pagine, è dedicato alla campagna puntuale sull’idrogeno solforato nelle aree interne ed esterne dell’impianto. L’obiettivo dichiarato è valutare i carichi odorigeni e la loro distribuzione nel depuratore e sul territorio circostante, prendendo come principale tracciante l’H₂S, sostanza comunemente associata ai processi di trattamento delle acque reflue e caratterizzata dal tipico odore che può ricordare quello delle uova marce.

Il monitoraggio è stato realizzato dall’Unità Laboratorio Monitoraggi Ambientali di Acea Infrastructure S.p.A., dopo una richiesta di Acea Ato 2.

Ostia, 50 punti controllati tra il depuratore e le strade circostanti

La rete predisposta per la campagna comprendeva 50 punti di misura, distribuiti sia all’interno dell’impianto sia nel tessuto urbano circostante. Undici punti erano collocati lungo il perimetro interno del depuratore, con particolare attenzione al settore sud-occidentale; gli altri 39 punti erano esterni all’impianto.

Da via Tancredi Chiaraluce alle Azzorre: dove sono state effettuate le misurazioni

Il monitoraggio ha interessato numerose strade di Ostia Ponente e del quadrante immediatamente circostante il depuratore. Tra queste figurano via Tancredi Chiaraluce, via della Martinica, via delle Azzorre, via dell’Appagliatore, via Casana, via Carabelli, via Stiepovich, via delle Baleniere, via Isole del Capoverde, via Isole Salomone, largo delle Marianne e via di Acqua Rossa.

La scelta dei punti, secondo quanto riportato nella relazione, doveva consentire una copertura rappresentativa delle aree potenzialmente interessate dalla dispersione di emissioni odorigene provenienti dall’impianto.

La campagna si è svolta con condizioni di cielo sereno. Nella maggior parte delle postazioni il vento risultava assente o inferiore a un metro al secondo; solo in alcuni punti esterni sono stati rilevati deboli venti provenienti da nord o nord-est.

H₂S sotto 4 µg/m³ in tutti i punti controllati a Ostia

Il risultato centrale della relazione è uniforme: in tutti i 50 punti monitorati, sia all’interno sia all’esterno del depuratore, la concentrazione media di H₂S è risultata inferiore a 4 µg/m³, valore corrispondente al limite di rilevabilità dello strumento utilizzato.

Nessuno dei punti ha quindi restituito una concentrazione di idrogeno solforato quantificabile al di sopra di quel livello. Inoltre, durante le rilevazioni, gli operatori dichiarano di non avere percepito odori riconducibili all’H₂S.

Le stesse conclusioni vengono riportate separatamente per gli undici punti interni e per i 39 esterni all’impianto.

Cosa significa davvero “sotto il limite di rilevabilità”

È però importante distinguere il limite di rilevabilità dello strumento da un limite sanitario o normativo.

Un valore indicato come “<4 µg/m³” non equivale necessariamente a dire che la concentrazione di H₂S fosse pari a zero. Significa che eventuali quantità presenti al di sotto di quel livello non potevano essere identificate e quantificate con sufficiente affidabilità dalla strumentazione impiegata. È la stessa relazione Acea a precisarlo nella spiegazione metodologica.

La distinzione è fondamentale anche per evitare una lettura impropria dei risultati come “valori sotto i limiti di legge”.

H₂S e miasmi: il valore OMS di 7 µg/m³ non è un limite di legge

Nel rapporto Acea viene infatti ricordato che la normativa nazionale ed europea sulla qualità dell’aria non prevede per l’idrogeno solforato specifici valori limite, soglie di allarme o valori obiettivo in aria ambiente. In assenza di un parametro normativo cogente, vengono utilizzati come riferimento i valori guida elaborati dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Per la molestia olfattiva, l’OMS indica 7 µg/m³ come media su 30 minuti. Il rapporto chiarisce però che questo valore non costituisce una soglia tossicologica né un limite sanitario: rappresenta un riferimento cautelativo finalizzato a prevenire condizioni di disagio olfattivo nella popolazione esposta.

L’H₂S, infatti, può essere percepito dall’olfatto umano anche a concentrazioni molto basse e inferiori a quelle associate a possibili effetti sanitari.

Come è stato effettuato il monitoraggio notturno di Acea

Per effettuare le misurazioni è stato utilizzato un analizzatore elettrochimico portatile modello Jerome, indicato nel rapporto come idoneo a determinare concentrazioni superiori a 4 µg/m³. Contestualmente sono stati rilevati velocità e direzione del vento, temperatura, umidità relativa e pressione atmosferica.

Per ciascuno dei 50 punti sono state effettuate tre determinazioni successive dell’H₂S, con lo strumento posizionato a circa un metro e mezzo dal terreno, una quota scelta per rappresentare l’altezza della respirazione umana. I tre risultati sono stati successivamente elaborati per ricavare un valore medio riferito alla singola postazione.

Parallelamente alle misurazioni strumentali, gli operatori hanno annotato anche l’eventuale percezione olfattiva, classificandola secondo quattro livelli. Tutti i punti della campagna del 10 luglio sono stati associati alla classe che indica assenza di percezione olfattiva.

Una campagna puntuale concentrata in tre ore e 15 minuti

Il dato deve tuttavia essere letto nel perimetro temporale e metodologico nel quale è stato raccolto. Le attività sono iniziate alle 2:10 e terminate alle 5:25 del 10 luglio, per una durata complessiva di tre ore e 15 minuti. Non si tratta quindi di una rilevazione continuativa dell’H₂S per l’intera notte in ciascuna postazione, ma di una campagna di misurazioni puntuali distribuite tra 50 punti.

Questo non invalida i risultati ottenuti, ma ne definisce correttamente la portata: il rapporto descrive le condizioni incontrate dagli operatori nei luoghi e negli orari in cui sono state effettuate le rilevazioni.

Anche il parametro analizzato deve essere considerato. La relazione individua l’idrogeno solforato come “principale tracciante odorigeno” associato al trattamento delle acque reflue. Il documento restituisce quindi informazioni specifiche sull’H₂S, ma non costituisce un’analisi indistinta di tutte le sostanze potenzialmente coinvolte in fenomeni di molestia olfattiva.

Il monitoraggio non è stato effettuato da ARPA Lazio

Un altro elemento necessario per comprendere correttamente il documento riguarda il soggetto che ha effettuato le misurazioni.

La campagna è stata richiesta da Acea Ato 2 e realizzata da Acea Infrastructure S.p.A. Si tratta pertanto di un’attività tecnica svolta nell’ambito del gruppo Acea e distinta dagli accertamenti effettuati da soggetti pubblici di controllo come ARPA Lazio.

La differenza è rilevante anche rispetto ai precedenti sviluppi del dossier sul depuratore di Ostia. Il Marforio aveva ricostruito il 31 luglio gli accertamenti effettuati da ARPA Lazio sul depuratore di Ostia negli anni precedenti: nei campioni di scarico analizzati non erano stati rilevati superamenti dei parametri esaminati, mentre durante il sopralluogo del febbraio 2026 era emersa la contestazione relativa al mancato funzionamento del campionatore automatico.

Sono dunque due piani di controllo differenti: da una parte le verifiche ambientali dell’Agenzia regionale, dall’altra il nuovo monitoraggio odorigeno prodotto da Acea Infrastructure.

Il rapporto del 10 luglio non ricostruisce i miasmi segnalati il 29 giugno a Ostia

La collocazione temporale del monitoraggio rappresenta un altro elemento essenziale.

Il primo episodio che aveva riacceso l’attenzione sui miasmi a Ostia risale alla notte del 29 giugno, quando residenti di diverse strade del quadrante avevano segnalato un odore particolarmente intenso nelle ore notturne e all’alba, con testimonianze arrivate anche intorno alle quattro del mattino. Il caso era stato raccontato da Il Marforio nell’articolo dedicato ai miasmi segnalati nell’area del depuratore di Ostia il 29 giugno.

La campagna Acea è stata svolta undici giorni dopo, nella notte del 10 luglio.

Il rapporto permette quindi di stabilire che durante le rilevazioni svolte tra le 2:10 e le 5:25 del 10 luglio, nei punti controllati, l’H₂S è rimasto sotto il limite di rilevabilità dello strumento e gli operatori non hanno avvertito odori riconducibili a quella sostanza. Non consente però di ricostruire retroattivamente la composizione dell’aria né l’origine dell’episodio del 29 giugno.

Nuovi miasmi segnalati a Ostia il 4 e 5 agosto

Nel frattempo il fenomeno odorigeno non sembra essersi esaurito. Il Marforio ha documentato due nuovi episodi di forte molestia olfattiva nei primi giorni di agosto, successivi quindi alla campagna contenuta nel rapporto Acea.

Il 4 agosto l’odore è stato avvertito in maniera particolarmente intensa dalle 3 circa del mattino fino alle 8, mentre un nuovo episodio è stato registrato il 5 agosto a partire dalle 21:10 circa, proseguendo nelle ore successive.

Anche in questo caso è necessario distinguere la percezione del fenomeno dalla sua attribuzione tecnica. La presenza di cattivi odori sul territorio non consente, da sola, di stabilire che la sorgente sia il depuratore Acea, né di individuare quale sostanza ne sia responsabile. I nuovi episodi mostrano però che la questione dei miasmi a Ostia resta attuale anche dopo il monitoraggio effettuato il 10 luglio.

Ed è proprio la natura apparentemente intermittente delle segnalazioni a rendere particolarmente importante l’eventuale acquisizione di dati riferiti alle medesime finestre temporali nelle quali il fenomeno viene percepito dalla popolazione.

Acea non allega i registri tecnico-gestionali del depuratore di Ostia

La risposta del 7 agosto affronta anche gli altri documenti richiesti.

Per quanto riguarda autorizzazioni e verbali ispettivi, Acea osserva che gli eventuali atti prodotti nell’ambito delle attività di Città Metropolitana di Roma Capitale e ARPA Lazio sono nella disponibilità dei rispettivi enti e suggerisce quindi di acquisirli direttamente presso le autorità competenti.

Diversa la risposta sui registri di conduzione dell’impianto. Acea dichiara che la relativa documentazione tecnico-gestionale è custodita presso il depuratore, costantemente aggiornata e mantenuta a disposizione delle autorità competenti, ma non la allega alla nota trasmessa a Conforzi.

La società aggiunge che l’esercizio dell’impianto avviene nel rispetto delle prescrizioni autorizzative vigenti e che sono previsti specifici obblighi di autocontrollo ambientale e gestionale, con trasmissione periodica degli esiti agli enti competenti.

Miasmi a Ostia, il rapporto Acea aggiunge dati ma il dossier resta aperto

Il monitoraggio del 10 luglio rappresenta quindi un nuovo tassello tecnico nel dossier sui miasmi di Ostia. Per la prima volta viene messa a disposizione una relazione dettagliata dedicata specificamente all’H₂S, con cinquanta punti controllati dentro e fuori il depuratore durante una fascia oraria notturna.

Il risultato è netto nel suo perimetro: in quella campagna l’idrogeno solforato non è mai risultato quantificabile al di sopra dei 4 µg/m³ e gli operatori non hanno registrato una percezione olfattiva riconducibile alla sostanza.

Il documento, tuttavia, non permette di trasferire automaticamente quella conclusione agli episodi avvenuti in date differenti. Restano da comprendere l’origine dei miasmi segnalati il 29 giugno e dei nuovi fenomeni documentati il 4 e 5 agosto, così come resta ancora da approfondire il contenuto dei registri tecnico-gestionali custoditi nell’impianto.

Per Ostia, dunque, il rapporto Acea offre finalmente dati verificabili su una specifica notte. Ma la domanda centrale del dossier resta ancora senza una risposta definitiva: cosa provoca gli episodi odorigeni avvertiti dai residenti quando il fenomeno effettivamente si manifesta?

 

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