Ingresso del depuratore Acea di Ostia con la lettera di ARPA Lazio sui miasmi nel riquadro

Miasmi al depuratore di Ostia, ARPA delimita le competenze: l’origine degli odori resta da accertare

ARPA Lazio ha risposto alla richiesta della ASL Roma 3 sui miasmi segnalati a Ostia. Il Servizio Qualità dell’aria chiarisce di non svolgere le verifiche tecniche necessarie a individuare la sorgente delle emissioni odorigene. La nota non esclude controlli di altri uffici e lascia aperte le domande sul depuratore Acea e sui monitoraggi prescritti.

ARPA Lazio ha risposto il 14 agosto 2026 alla richiesta con cui la ASL Roma 3, il 16 luglio, aveva sollecitato accertamenti sui miasmi segnalati tra Ostia Ponente e Lido Nord. La comunicazione riguarda il depuratore Acea di via Tancredi Chiaraluce 102 e chiarisce che il Servizio Qualità dell’aria dell’Agenzia non effettua le verifiche tecniche necessarie a individuare la sorgente delle emissioni odorigene né valuta gli eventuali interventi correttivi. La provenienza degli odori avvertiti dai residenti resta quindi da accertare, mentre il documento è stato inviato anche agli altri organismi coinvolti nel procedimento.

La nota, protocollata da ARPA Lazio con il numero 0056437.U del 14 agosto 2026, è indirizzata direttamente al Servizio di Igiene e Sanità Pubblica della ASL Roma 3. Per conoscenza risulta trasmessa al Dipartimento Pressioni sull’Ambiente della stessa ARPA, ad Acea, alla Città Metropolitana di Roma Capitale, al Municipio Roma X e al capogruppo di Fratelli d’Italia Giuseppe Conforzi, promotore delle prime segnalazioni istituzionali. È un passaggio nuovo nel dossier, ma non contiene risultati di sopralluoghi, campionamenti o analisi sulle sostanze che potrebbero avere prodotto i miasmi a Ostia.

Miasmi a Ostia, cosa dice la risposta di ARPA Lazio

La comunicazione proviene dal Dipartimento Stato dell’ambiente, Servizio Qualità dell’aria e monitoraggio ambientale degli agenti fisici, Unità Aria e agenti fisici di Roma. Nel testo, composto da due pagine, ARPA ricorda che il Servizio svolge attività di monitoraggio dell’aria ambiente ai sensi del decreto legislativo 155 del 2010. Subito dopo introduce la precisazione centrale: la struttura «non effettua verifiche tecniche volte ad accertare l’origine delle emissioni odorigene» e non valuta l’adozione di possibili interventi correttivi per limitarne l’impatto sull’abitato.

Il significato della risposta deve essere delimitato con precisione. ARPA Lazio non afferma che il depuratore sia estraneo agli episodi denunciati, ma non sostiene neppure il contrario. Non certifica l’assenza di emissioni odorigene, non indica una sorgente alternativa e non comunica l’apertura di un nuovo monitoraggio. La nota chiarisce esclusivamente che il Servizio Qualità dell’aria interpellato non svolge quel tipo di accertamento sulla fonte.

La distinzione è importante anche per evitare una lettura fuorviante del documento. Non sarebbe corretto sostenere che l’intera Agenzia abbia escluso qualsiasi intervento o che ARPA abbia dichiarato chiuso il caso. La risposta riguarda una specifica articolazione amministrativa e lascia ancora aperta la questione su quale ufficio debba effettuare le verifiche richieste dalla ASL.

La richiesta della ASL Roma 3 del 16 luglio sui miasmi

Il documento del 14 agosto risponde alla nota con cui la ASL Roma 3 aveva attivato gli enti il 16 luglio. Il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica aveva chiesto ad Acea, ARPA Lazio, Città Metropolitana e Municipio X di eseguire, ciascuno nell’ambito delle rispettive competenze, gli accertamenti necessari a individuare l’origine degli odori e a valutare eventuali misure capaci di ridurne l’impatto sui quartieri interessati.

La richiesta della ASL era maturata dopo le segnalazioni iniziate alla fine di giugno. Nella notte tra il 28 e il 29 giugno alcuni residenti avevano riferito di essere stati svegliati intorno alle quattro da un odore intenso, avvertito tra via delle Azzorre, via dell’Appagliatore, via Tancredi Chiaraluce e le strade vicine. Altri episodi erano stati denunciati tra il 12 e il 13 luglio, ancora nelle ore notturne e al mattino.

Già allora la ASL aveva mantenuto una formulazione prudente. Sebbene l’oggetto della pratica facesse riferimento al depuratore Acea, il corpo della comunicazione chiedeva proprio di accertare l’origine delle emissioni. Questo significa che la provenienza dei miasmi dall’impianto di Chiaraluce non era stata tecnicamente dimostrata. La risposta di ARPA non modifica questa conclusione e, a quasi un mese dalla richiesta, mostra che l’accertamento sulla sorgente non risulta ancora definito negli atti disponibili.

Il nodo delle competenze all’interno di ARPA Lazio

Il punto più delicato riguarda la distinzione tra il Servizio che ha firmato la risposta e le altre strutture dell’Agenzia. Il monitoraggio generale della qualità dell’aria previsto dal decreto legislativo 155 del 2010 riguarda la valutazione delle concentrazioni degli inquinanti atmosferici disciplinati dalla normativa. L’individuazione di una specifica sorgente industriale o impiantistica e la verifica delle prescrizioni autorizzative appartengono a un piano differente rispetto alla sorveglianza complessiva dello stato dell’aria.

Il Dipartimento Pressioni sull’Ambiente tra i destinatari

Nella lettera compare, tra i destinatari per conoscenza, il Dipartimento Pressioni sull’Ambiente – Servizio Sezione provinciale di Roma. È un elemento rilevante, perché questa articolazione di ARPA si occupa delle pressioni esercitate dalle attività umane e dei controlli sulle fonti di inquinamento. La semplice trasmissione per conoscenza, tuttavia, non dimostra che sia stato disposto un sopralluogo o che il procedimento sia stato formalmente assegnato a quell’ufficio.

La domanda istituzionale si sposta quindi su questo passaggio: il Dipartimento Pressioni ha preso in carico la richiesta della ASL? Sono state programmate verifiche sull’impianto o sulle altre possibili sorgenti presenti nel quadrante? La lettera del 14 agosto non lo chiarisce. Tra i riferimenti compare anche un protocollo ARPA numero 54776 del 7 agosto 2026, del quale il documento non illustra il contenuto e che diventa un altro atto da acquisire per ricostruire l’intera sequenza amministrativa.

Il collegamento con l’inchiesta sui fanghi esterni e l’impatto odorigeno

La risposta di ARPA si inserisce nello stesso dossier affrontato dall’inchiesta del Marforio sull’impatto odorigeno e sulla nuova stazione per i fanghi esterni, pubblicata il 14 agosto. I documenti ottenuti dalla Città Metropolitana ricostruiscono l’evoluzione della linea fanghi del depuratore tra il 2018 e il 2025 e dimostrano che il tema delle emissioni maleodoranti era stato preso in considerazione ben prima delle segnalazioni del 2026.

Lo studio del 2023 e l’isovalore fino a circa 800 metri

Una Determinazione della Città Metropolitana del 21 maggio 2025 richiama uno studio dell’impatto odorigeno eseguito da Acea nel febbraio 2023. Secondo quanto riportato nell’atto, l’isovalore di 1 ouE/m³ si estendeva fino a circa 800 metri verso ovest e sud-ovest, lambendo edifici residenziali e un edificio scolastico. Valori più elevati raggiungevano distanze inferiori: circa 350 metri per 3 ouE/m³ e circa 200 metri per 5 ouE/m³, senza interessare in questi due casi i recettori sensibili indicati.

La modellizzazione non rappresenta la fotografia degli episodi avvenuti nel 2026 e non prova un superamento presso le abitazioni o la scuola. Dimostra però che la possibile dispersione degli odori all’esterno del perimetro del depuratore era già stata studiata. Proprio sulla base di quel quadro, l’autorizzazione del 2025 ha prescritto ad Acea monitoraggi semestrali delle emissioni odorigene, per un anno dalla messa a regime della nuova configurazione, accompagnati da un modello matematico delle ricadute verso i recettori esterni.

La stazione per i fanghi provenienti da altri depuratori

La modifica autorizzata nel 2025 riguarda una stazione destinata a ricevere fanghi disidratati prodotti da altri depuratori gestiti da Acea ATO 2. La relazione tecnica quantifica in 6.070 tonnellate all’anno il massimo progettuale, con una stima di un mezzo pesante al giorno. Durante l’istruttoria era emersa anche l’impossibilità, per ragioni di spazio, di confinare e convogliare completamente le emissioni diffuse prodotte nelle fasi di ricevimento e pompaggio. Come soluzione alternativa era stato previsto un sistema di deodorizzazione mediante nebulizzazione.

Questi elementi non consentono di attribuire alla nuova stazione i miasmi denunciati dai cittadini. La documentazione disponibile non indica infatti quando la struttura sia entrata definitivamente a regime, quanti fanghi esterni siano stati realmente conferiti a Ostia e quali operazioni fossero in corso nelle notti interessate dalle segnalazioni. Sono però dati che rendono necessario verificare l’attuazione delle prescrizioni e acquisire i risultati dei monitoraggi previsti.

Miasmi, perché il controllo sull’idrogeno solforato non chiude il caso

Acea ha già effettuato un monitoraggio nella notte del 10 luglio, tra le 2.10 e le 5.25, in cinquanta punti interni ed esterni all’impianto. Nel rapporto sul monitoraggio notturno del depuratore di Ostia l’idrogeno solforato risultava inferiore al limite di rilevabilità strumentale, pari a 4 microgrammi per metro cubo.

Il risultato non viene smentito dalla lettera di ARPA né dagli altri documenti. Tuttavia, un controllo negativo sull’H₂S in una determinata notte non equivale all’esclusione di ogni fenomeno odorigeno, soprattutto quando gli episodi riferiti dai residenti sono intermittenti e si sono verificati in date differenti. Le autorizzazioni relative alla linea fanghi considerano anche ammoniaca e ammine, solfuri e mercaptani, sostanze organiche volatili e unità di odore. Per questa ragione il mancato rilevamento dell’idrogeno solforato non identifica la sorgente e non esaurisce gli accertamenti necessari.

Miasmi al depuratore di Ostia, le verifiche che ancora mancano

La lettera del 14 agosto rappresenta un chiarimento amministrativo, non una conclusione ambientale. Non indica chi abbia assunto la responsabilità operativa dell’accertamento chiesto dalla ASL, non comunica nuove misurazioni e non affronta il rispetto delle prescrizioni introdotte con l’autorizzazione del 2025.

Per completare il quadro occorre sapere se il Dipartimento Pressioni sull’Ambiente abbia avviato controlli, quando la nuova stazione sia entrata a regime e se Acea abbia comunicato tale data alla Città Metropolitana e ad ARPA. Servono inoltre i quantitativi effettivi dei fanghi arrivati da altri impianti, i risultati dei monitoraggi semestrali, i modelli di ricaduta e i registri di funzionamento relativi alle notti del 29 giugno e del 12-13 luglio.

Allo stato degli atti, non esiste una prova che attribuisca al depuratore Acea gli specifici miasmi segnalati nel 2026. Ma non esiste neppure un accertamento pubblico che abbia individuato una diversa sorgente o spiegato il fenomeno denunciato dalla popolazione. La nuova risposta di ARPA delimita le competenze di un Servizio; il passaggio successivo deve chiarire quale struttura sia chiamata a svolgere le verifiche e con quali tempi. È su questo punto, insieme ai monitoraggi odorigeni prescritti, che il dossier di Ostia resta aperto.

 

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