I documenti ottenuti dalla Città Metropolitana ricostruiscono l’evoluzione della linea fanghi del depuratore di Ostia. Uno studio del 2023 modellizzava l’impatto odorigeno fino a circa 800 metri, mentre nel 2025 è stata autorizzata una stazione per ricevere fanghi disidratati provenienti da altri depuratori Acea.
Nuovi elementi emergono dagli atti sul depuratore Acea di Ostia-Chiaraluce, dopo gli episodi di miasmi segnalati dai residenti a partire dalla fine di giugno 2026. La documentazione trasmessa dalla Città Metropolitana di Roma Capitale a seguito dell’accesso agli atti presentato dal consigliere municipale Giuseppe Conforzi ricostruisce l’evoluzione della linea fanghi tra il 2018 e il 2025. Tra i dati più rilevanti compaiono uno studio sull’impatto odorigeno del febbraio 2023, con l’isovalore di 1 ouE/m³ esteso fino a circa 800 metri verso ovest e sud-ovest, lambendo edifici residenziali e una scuola, e l’autorizzazione, nel maggio 2025, di una nuova stazione destinata a ricevere fanghi disidratati provenienti da altri depuratori gestiti da Acea ATO 2.
Gli atti non dimostrano che queste attività siano la causa degli episodi di maleodoranza denunciati a Ostia nel 2026, né consentono al momento di individuare con certezza la sorgente dei fenomeni segnalati dalla popolazione. Introducono però elementi nuovi rispetto alle verifiche effettuate finora e mostrano come la questione delle emissioni odorigene del depuratore di Ostia sia stata oggetto negli anni di prescrizioni, studi tecnici, sistemi di abbattimento e specifici monitoraggi.
Ostia, cosa emerge dai nuovi atti sul depuratore Chiaraluce
La documentazione arriva al termine dell’accesso agli atti acquisito dalla Città Metropolitana il 22 luglio 2026, nel pieno della vicenda dei miasmi raccontata da Il Marforio a partire dal 30 giugno. L’Ente ha trasmesso provvedimenti riferiti agli anni 2018, 2020, 2022 e 2025, oltre a un monitoraggio dell’ozono e a due relazioni tecniche del 2024.
Il quadro che emerge è quello di un impianto la cui linea fanghi è stata progressivamente modificata. L’autorizzazione originaria del 2018 riguardava, tra l’altro, l’ispessimento, la disidratazione e lo stoccaggio dei fanghi e fissava prescrizioni specifiche per contenere le emissioni. Nel 2020 venne introdotto un essiccatore ES600, successivamente sostituito dall’ES1500, autorizzato nel 2022. Nel 2024 Acea presentò infine una nuova richiesta per consentire l’arrivo a Ostia di fanghi disidratati prodotti da altri impianti della società.
È su questa ultima modifica che si concentra una parte rilevante degli elementi nuovi.
Ostia, lo studio del 2023: impatto odorigeno fino a circa 800 metri
La Determinazione della Città Metropolitana del 21 maggio 2025 cita espressamente uno studio dell’impatto odorigeno effettuato da Acea nel febbraio 2023.
Secondo quanto riportato nell’atto, la modellizzazione aveva evidenziato un valore di 1 ouE/m³ fino a una distanza di circa 800 metri verso sud-ovest e ovest, arrivando a lambire alcuni recettori sensibili, identificati in edifici residenziali e in un edificio scolastico. L’isovalore di 3 ouE/m³ raggiungeva invece circa 350 metri verso sud-ovest, mentre quello di 5 ouE/m³ arrivava fino a circa 200 metri verso ovest, senza interessare in questi ultimi due casi recettori sensibili.
È un dato significativo perché dimostra che la dispersione degli odori provenienti dall’impianto era stata studiata già prima delle segnalazioni del 2026.
Cosa significa il valore di 1 ouE/m³
Il dato deve tuttavia essere interpretato correttamente. La stessa Determinazione richiama gli indirizzi del Ministero dell’Ambiente sulle emissioni odorigene e indica 1 ouE/m³ come valore di accettabilità dell’impatto olfattivo per i recettori appartenenti alla classe di maggiore sensibilità, tra cui zone prevalentemente residenziali, scuole, asili e strutture sanitarie.
Gli atti esaminati non attestano però un superamento presso le abitazioni o presso la scuola. La formulazione documentalmente corretta è quindi che l’isovalore di 1 ouE/m³ arrivava fino a circa 800 metri e lambiva alcuni recettori sensibili. Trasformare questo dato nella prova di un superamento dei valori di accettabilità andrebbe oltre ciò che il provvedimento consente di affermare.
Nel 2025 autorizzata a Ostia la stazione per i fanghi provenienti da altri depuratori
Il secondo elemento nuovo riguarda la configurazione della linea fanghi.
Nell’agosto 2024 Acea ATO 2 presenta una richiesta di modifica dell’autorizzazione per inserire una stazione di ricevimento e pompaggio destinata ai fanghi disidratati provenienti da altri impianti di depurazione gestiti dalla società, da trasferire successivamente all’essiccatore termico presente a Chiaraluce.
La modifica viene autorizzata dalla Città Metropolitana il 21 maggio 2025. La Determinazione dispone formalmente l’installazione della nuova stazione e mantiene in vigore le prescrizioni e i limiti previsti dalle precedenti autorizzazioni.
Fino a 6.070 tonnellate all’anno di fanghi disidratati
La relazione tecnica presentata nel 2024 quantifica in 6.070 tonnellate all’anno il massimo di fanghi disidratati provenienti da altri depuratori che la nuova stazione è progettata per ricevere.
Il conferimento è previsto attraverso mezzi pesanti dotati di cassoni da circa 12 metri cubi, con una stima di un mezzo al giorno. I fanghi dovrebbero essere trasferiti direttamente verso i sili collegati all’unità di essiccamento, senza creare secondo il progetto uno stoccaggio permanente nella nuova stazione.
La documentazione disponibile non consente però di affermare quante tonnellate provenienti da altri depuratori siano state effettivamente trattate a Ostia dopo l’autorizzazione. Per stabilirlo sarà necessario conoscere la data di effettiva messa a regime della nuova stazione e i quantitativi realmente conferiti.
La Città Metropolitana chiese di convogliare le emissioni della nuova stazione
Durante l’istruttoria emerge anche un confronto specifico sulle emissioni odorigene.
Il 18 dicembre 2024 la Città Metropolitana chiede infatti il convogliamento della stazione di ricevimento e pompaggio dei fanghi disidratati. Acea risponde nel febbraio successivo sostenendo che, per problematiche di spazio, il convogliamento non sarebbe possibile e che il contributo delle emissioni diffuse prodotte durante ricevimento e pompaggio sarebbe comunque irrilevante rispetto al complesso delle emissioni dello stabilimento.
La precedente relazione tecnica spiegava più nel dettaglio questa criticità. L’operazione di scarico di un cassone da circa 12 metri cubi è stimata in circa 300 minuti, quindi fino a cinque ore. Durante queste operazioni il cassone dovrebbe rimanere coperto da un telo, aperto durante l’estrazione del fango con una benna, mentre la tramoggia viene utilizzata aperta perché le sue caratteristiche geometriche non ne consentono la copertura.
La stessa relazione afferma che gli spazi disponibili non consentono di confinare completamente il comparto costituito da tramoggia, cassone e mezzo utilizzato per il trasferimento. Di conseguenza, non risulterebbe tecnicamente possibile convogliare integralmente le emissioni odorigene di questa fase.
Previsto un sistema di deodorizzazione contro i cattivi odori
Come soluzione alternativa, il progetto prevede un sistema di deodorizzazione mediante nebulizzazione, con l’impiego di un attivatore biologico destinato all’abbattimento delle sostanze maleodoranti prodotte durante il caricamento della tramoggia.
Anche questo elemento deve essere separato dalla vicenda delle segnalazioni del 2026. La previsione di un sistema deodorante dimostra che l’emissione di odori durante quella fase era stata tecnicamente considerata, ma non dimostra che proprio questa sia la sorgente dei miasmi avvertiti successivamente dai cittadini.
Ostia, il maggiore potenziale odorigeno indicato dagli atti resta nella disidratazione dei fanghi
Un altro dato impedisce di attribuire automaticamente alla nuova stazione il ruolo principale.
Nel bilancio emissivo elaborato per la modifica del 2024, utilizzando lo scenario cautelativo riportato nella relazione, circa il 75,27% del potenziale odorigeno annuale considerato viene attribuito al punto E/2, relativo alla disidratazione e allo stoccaggio dei fanghi. E/1, collegato all’ispessimento, pesa per il 21,50%, mentre la nuova area di ricevimento viene stimata al 3,23%.
Non si tratta di una misurazione effettuata durante gli episodi denunciati nel 2026, ma di un bilancio emissivo utilizzato nel procedimento tecnico del 2024. Il dato suggerisce tuttavia che il potenziale odorigeno dell’impianto non nasce con l’arrivo dei fanghi esterni e che, secondo lo stesso scenario progettuale, il contributo predominante rimane collegato alle sezioni già esistenti della linea fanghi.
Il monitoraggio dell’H₂S non esaurisce la questione dei miasmi a Ostia
Questo quadro si collega direttamente al monitoraggio effettuato da Acea nella notte del 10 luglio 2026 e pubblicato da Il Marforio l’8 agosto. In quell’occasione, nei 50 punti verificati tra le 2:10 e le 5:25, l’idrogeno solforato risultò inferiore al limite di rilevabilità strumentale, pari a 4 µg/m³.
Il risultato resta un dato importante e non viene smentito dai nuovi documenti. Gli atti mostrano però che il quadro delle emissioni odorigene autorizzate e monitorate è più ampio del solo H₂S.
Già nell’autorizzazione del 2018, per i punti E/1 ed E/2, erano previsti valori per ammoniaca e ammine, solfuri e mercaptani, sostanze organiche volatili e sostanze odorigene, queste ultime fissate a 300 unità di odore per le emissioni convogliate considerate.
Per questo motivo, il mancato rilevamento dell’H₂S durante una singola campagna non equivale tecnicamente all’esclusione di qualsiasi possibile fenomeno odorigeno. Allo stesso tempo, i documenti disponibili non consentono di indicare quale altra sostanza o processo abbia eventualmente provocato gli episodi segnalati.
Le prescrizioni sugli odori risalgono già al 2018
La questione delle maleodoranze compare inoltre sin dall’autorizzazione originaria.
Il provvedimento prevedeva registri dedicati ai guasti, alle manutenzioni e ai malfunzionamenti dei sistemi di abbattimento. Stabiliva inoltre che, qualora durante l’esercizio del depuratore fossero emerse problematiche legate a emissioni di natura odorigena, Acea avrebbe dovuto presentare un progetto per implementare i sistemi di abbattimento e realizzarlo successivamente nei termini previsti.
È uno dei passaggi che assumono maggiore interesse alla luce degli episodi del 2026: occorrerà capire se le segnalazioni più recenti abbiano determinato ulteriori verifiche nell’ambito delle prescrizioni già esistenti.
I monitoraggi prescritti nel 2025 diventano ora centrali
La Determinazione che autorizza la nuova stazione introduce infine una prescrizione particolarmente significativa.
Tenendo conto proprio dei risultati dello studio odorigeno del febbraio 2023, la Città Metropolitana impone ad Acea di ripetere con cadenza semestrale, per un anno dalla messa a regime della nuova configurazione, il monitoraggio delle emissioni odorigene lungo il perimetro dell’impianto. Ai risultati deve essere applicato anche un modello matematico di ricaduta per valutare l’impatto presso i recettori esterni.
La prescrizione viene ribadita nel dispositivo dell’autorizzazione, insieme all’obbligo di comunicare alla Città Metropolitana e ad ARPA Lazio la data di messa a regime della nuova stazione.
È questo, dopo i nuovi episodi di miasmi a Ostia, il passaggio che può aprire la fase successiva degli accertamenti.
Miasmi a Ostia, cosa resta ancora da chiarire sul depuratore
Dal 30 giugno a oggi la vicenda ha attraversato segnalazioni dei residenti, l’intervento della ASL Roma 3, le risposte di Acea, le richieste di controlli indipendenti e il monitoraggio notturno sull’H₂S. I nuovi atti aggiungono ora una componente che fino a oggi mancava: la storia autorizzativa e odorigenica della linea fanghi del depuratore Chiaraluce.
Non emerge dagli atti una prova che attribuisca al depuratore gli specifici episodi denunciati dai residenti nel 2026. E non emerge un documento che dimostri che i fanghi provenienti dagli altri impianti Acea abbiano provocato le maleodoranze.
Emergono però fatti che meritano ulteriori verifiche: un impatto odorigeno modellizzato nel 2023 fino a circa 800 metri, una nuova stazione autorizzata nel 2025 per ricevere fanghi disidratati da altri depuratori, emissioni diffuse che non possono essere completamente convogliate per ragioni di spazio e monitoraggi semestrali prescritti dopo l’entrata a regime della nuova configurazione.
La questione centrale diventa quindi sapere quando la nuova stazione sia effettivamente entrata in funzione, quali quantità di fanghi esterni siano state ricevute a Ostia e, soprattutto, se siano già stati effettuati i monitoraggi odorigeni prescritti dalla Città Metropolitana e quali ricadute abbiano rilevato presso abitazioni e altri recettori sensibili.
Sono questi i dati che possono consentire di confrontare lo scenario sulla base del quale l’impianto è stato autorizzato nel maggio 2025 con quello che i residenti di Ostia stanno segnalando nel 2026.
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