Un assegnatario ERP di Roma ha ricevuto un accertamento esecutivo da 5.001,40 euro relativo alla posizione di un alloggio di via Tamburrano. La ricostruzione contabile indicata nell’atto parte dal 5 gennaio 1987. Gli inquilini contestano le somme e chiedono chiarimenti sui pagamenti effettuati negli anni.
Un atto di accertamento esecutivo da 5.001,40 euro, riferito alla posizione contabile di un alloggio di Edilizia Residenziale Pubblica di via Luigi Tamburrano, a Roma, e una ricostruzione dei rapporti economici che prende le mosse dal 5 gennaio 1987. È il caso segnalato da alcuni assegnatari ERP e portato all’attenzione pubblica da Fabrizio Montanini, capogruppo di Forza Italia nel IV Municipio di Roma Capitale.
Il documento, visionato dalla nostra redazione con i dati personali dell’interessato omessi, è stato protocollato il 22 luglio 2026 dal Dipartimento Valorizzazione del Patrimonio e Politiche Abitative di Roma Capitale. Nell’atto l’amministrazione individua una somma principale di 4.079,90 euro, alla quale si aggiungono interessi moratori e spese di notifica fino ad arrivare a un totale superiore ai 5mila euro. Gli inquilini interessati, però, contestano la ricostruzione e sostengono di avere sempre versato quanto richiesto attraverso i bollettini ricevuti nel corso degli anni.
Roma, accertamento ERP da oltre 5mila euro in via Tamburrano
Il documento reca una definizione precisa: “Atto di accertamento esecutivo […] per il recupero di entrate patrimoniali”, emesso ai sensi dell’articolo 1, comma 792, della legge 27 dicembre 2019 numero 160.
Secondo quanto riportato nell’atto, a seguito dei controlli effettuati dagli uffici del Dipartimento sul pagamento di canoni, indennità, conguagli e oneri accessori relativi all’unità immobiliare, con decorrenza dal 5 gennaio 1987 sarebbe emerso un debito di 4.079,90 euro nei confronti dell’amministrazione capitolina.
La motivazione indicata è l’“omesso o insufficiente pagamento” delle somme riferibili alla posizione ERP per il periodo compreso tra il 5 gennaio 1987 e il 30 giugno 2026.
La richiesta complessiva viene poi scomposta nello stesso provvedimento: ai 4.079,90 euro indicati per canoni, indennità, conguagli e oneri accessori si aggiungono 909,95 euro di interessi moratori, calcolati fino al 30 giugno 2026, e 11,55 euro per le spese di notifica. Il totale riportato nell’accertamento è quindi di 5.001,40 euro.
È questo, più che la definizione politica di “cartella pazza”, il dato documentale dal quale partire per comprendere la vicenda.
I conteggi ERP di Roma partono dal 1987: cosa mostra l’estratto conto
Al provvedimento è allegato un estratto conto sintetico della posizione. Una delle pagine messe a disposizione mostra una serie di registrazioni contabili riferite all’alloggio, alcune delle quali risalgono a oltre vent’anni fa.
La prima riga visibile presenta proprio la data del 5 gennaio 1987. C’è però un elemento che merita particolare attenzione: la descrizione associata a quella registrazione è “Pagamento ad anticipo”, mentre nella colonna relativa al residuo compare l’importo negativo di -1.307,83 euro.
Questo significa che quella singola voce non può essere automaticamente descritta come un debito di 1.307,83 euro risalente al 1987. Dal solo prospetto fotografato non è possibile stabilire quale funzione abbia avuto quella partita nell’elaborazione del saldo finale e in quale modo sia stata utilizzata all’interno della ricostruzione contabile complessiva.
Le righe successive mostrano invece altre posizioni. Nell’estratto sono visibili, tra le altre, una registrazione del 5 maggio 2001, con un residuo di 99,12 euro, e una del 3 marzo 2002, con 182,17 euro. Seguono numerose voci degli anni 2004 e 2005, nelle quali vengono richiamati canone, ascensore, consumi idrici, maggiorazioni e altri elementi della gestione dell’alloggio.
La voce del 1987 e il debito richiesto oggi non sono la stessa cosa
È una distinzione importante. L’accertamento afferma che la posizione presa in esame decorre dal 1987 e individua complessivamente un debito principale di 4.079,90 euro. Non dimostra, invece, che la somma oggi richiesta corrisponda interamente a una “bolletta del 1987”.
Il vero nodo da chiarire riguarda quindi il procedimento attraverso il quale le singole registrazioni, i pagamenti effettuati e gli eventuali residui sono stati ricostruiti e sommati nel corso di quasi quarant’anni.
È proprio su questo punto che si concentra la contestazione degli assegnatari.
Gli inquilini ERP di via Tamburrano: “Abbiamo pagato quanto ci veniva richiesto”
Nel video realizzato sul posto da Fabrizio Montanini, uno degli abitanti racconta di vivere nel complesso ERP dal 1986.
Secondo la sua testimonianza, le contestazioni ricevute non riguarderebbero i normali affitti, che sostiene essere stati regolarmente pagati, ma oneri e accessori maturati negli anni.
L’uomo spiega che gli assegnatari avrebbero utilizzato per i versamenti dei bollettini premarcati, pagando quindi gli importi di volta in volta indicati dall’amministrazione. La domanda posta dai residenti è di conseguenza molto semplice: se quanto richiesto attraverso i bollettini è stato versato, da quali partite derivano gli importi che oggi risultano ancora aperti?
Secondo quanto riferito nel video, nel comprensorio e in altre situazioni ERP sarebbero state ricevute richieste di importo differente, da 4mila, 6mila e 7mila euro fino, in alcuni casi, a 15mila euro. Quest’ultimo dato resta al momento una dichiarazione dei residenti: la documentazione visionata dalla redazione consente di verificare direttamente il caso da 5.001,40 euro, non gli altri importi menzionati.
Anche un’altra inquilina interviene durante il sopralluogo, spiegando di abitare nell’immobile dal 1986 e chiedendo soprattutto di poter comprendere l’origine delle somme richieste.
La distinzione è importante anche sotto il profilo giornalistico: gli assegnatari affermano di avere effettuato regolarmente i versamenti richiesti, mentre Roma Capitale, attraverso l’accertamento, sostiene che dai propri sistemi contabili emergano invece somme non versate o versate solo parzialmente. È questa divergenza che dovrà essere ricostruita attraverso la documentazione contabile.
Montanini: “Il Campidoglio fa cassa sulla pelle dei romani”
Sul caso è intervenuto Fabrizio Montanini, presidente del gruppo Forza Italia nel IV Municipio di Roma Capitale.
Nel video il consigliere utilizza toni molto critici nei confronti dell’amministrazione capitolina e paragona la vicenda alle contestazioni che negli ultimi mesi hanno riguardato altri avvisi di pagamento.
“Il Campidoglio fa cassa sulla pelle dei romani tirando fuori bollette del 1987”, afferma Montanini, definendo gli atti ricevuti dagli assegnatari “cartelle pazze”.
Si tratta naturalmente della valutazione politica espressa dal capogruppo di Forza Italia. La documentazione esaminata consente invece di affermare che esiste un accertamento esecutivo superiore ai 5mila euro e che il periodo contabile indicato nell’atto prende avvio nel 1987; stabilire se gli importi siano corretti richiede invece una verifica delle singole partite e dei pagamenti effettuati.
Montanini ha annunciato che il gruppo municipale di Forza Italia metterà a disposizione degli interessati professionisti e legali per esaminare le posizioni. Nel video invita inoltre altri assegnatari ERP che abbiano ricevuto comunicazioni analoghe a segnalare i propri casi.
Accertamento esecutivo: cosa significa per gli inquilini ERP di Roma
Un ulteriore punto da chiarire riguarda la natura dell’atto. Nel linguaggio utilizzato durante il video si parla più volte di “cartelle”, ma il documento esaminato non è una cartella esattoriale: è un accertamento esecutivo.
La differenza non è soltanto terminologica.
La disciplina contenuta nell’articolo 1, comma 792, della legge 160 del 2019 prevede che gli atti finalizzati alla riscossione delle entrate patrimoniali degli enti locali contengano l’intimazione al pagamento e, per queste entrate, indichino un termine di sessanta giorni dalla notifica. La stessa normativa disciplina inoltre il successivo passaggio alla riscossione e l’efficacia esecutiva dell’atto.
Per approfondire il quadro normativo è possibile consultare il testo della normativa sulla banca dati ufficiale Normattiva.
È quindi preferibile evitare equivalenze automatiche tra accertamento esecutivo e cartella esattoriale e attenersi alla terminologia utilizzata nel provvedimento ricevuto dall’assegnatario.
A Roma migliaia di verifiche sulle posizioni degli assegnatari ERP
Il caso di via Tamburrano arriva mentre il tema delle morosità negli alloggi ERP di Roma è già al centro del confronto cittadino.
Nel settembre 2026 sono emersi dati relativi a migliaia di comunicazioni inviate nell’ambito delle verifiche sulle posizioni degli assegnatari delle case popolari capitoline. In sede istituzionale è stata inoltre richiamata la possibilità di esaminare le singole posizioni e di intervenire qualora emergano disallineamenti, errori o altri elementi da correggere.
Va comunque sottolineato che diffida, costituzione in mora e accertamento esecutivo sono atti differenti. L’accertamento relativo all’alloggio di via Tamburrano deve quindi essere valutato sulla base del suo specifico contenuto e della documentazione collegata alla singola posizione.
Roma Capitale mette inoltre a disposizione servizi dedicati agli assegnatari ERP per la consultazione e la gestione delle posizioni amministrative e contabili. Informazioni e procedure sono disponibili attraverso il portale istituzionale di Roma Capitale.
Roma, restano da chiarire i conteggi tra il 1987 e il 2026
È qui che si concentra il punto centrale della vicenda di via Tamburrano.
Come sono stati ricostruiti quasi quarant’anni di rapporti contabili? Quali singole somme compongono i 4.079,90 euro indicati come debito principale? Come sono stati contabilizzati nel tempo i pagamenti effettuati attraverso i bollettini? E quale funzione assume, nel calcolo finale, quella registrazione del 1987 indicata nell’estratto conto come “Pagamento ad anticipo” e accompagnata da un residuo negativo?
C’è poi il tema delle partite più lontane nel tempo. Dalla sola documentazione fotografata non è possibile stabilire se determinate somme siano o meno prescritte, perché una valutazione del genere richiederebbe di conoscere la natura di ciascun credito e verificare l’eventuale presenza negli anni di comunicazioni, atti o altri eventi capaci di incidere sui termini.
Trasformare questo interrogativo in una conclusione sarebbe quindi prematuro.
È invece legittimo chiedere all’amministrazione di chiarire su quali documenti e passaggi contabili si fondi la ricostruzione della posizione dal 1987 al 2026 e in quale maniera siano stati conteggiati i versamenti effettuati dall’assegnatario nel corso degli anni.
Il nodo è verificare ogni singola posizione ERP
Il caso documentato a Roma, in via Tamburrano, pone dunque una questione che va oltre lo scontro politico. Da un lato esiste un atto formale dell’amministrazione che quantifica una posizione debitoria e ne chiede il pagamento; dall’altro ci sono assegnatari che sostengono di avere versato negli anni tutto quanto veniva loro richiesto e che oggi chiedono di comprendere da dove provengano le differenze.
L’esistenza dell’accertamento da 5.001,40 euro è verificabile. È verificabile anche che il periodo riportato nel documento abbia decorrenza dal 5 gennaio 1987. Ciò che resta da accertare è invece la correttezza della ricostruzione contabile e la corrispondenza tra quanto registrato nei sistemi dell’amministrazione e i pagamenti realmente effettuati dall’inquilino.
Per questo, al di là delle definizioni politiche di “cartelle pazze”, il passaggio decisivo sarà l’esame delle singole partite e degli eventuali giustificativi conservati dagli assegnatari. Roma Capitale e Æqua Roma possono fornire il chiarimento determinante sulla formazione del debito e sulle voci più risalenti nel tempo.
L’articolo potrà essere aggiornato qualora arrivino precisazioni dell’amministrazione o ulteriori documenti relativi agli altri casi segnalati dagli abitanti.
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