Federbalneari Roma presenta una visione per il litorale di Levante di Ostia: quattro chilometri di spiaggia libera, nuovo waterfront, salvamento collettivo, accessibilità e un reef artificiale per il surf. Una proposta che si innesta sulle opere di difesa costiera già programmate e apre il confronto sul futuro del mare della Capitale.
Una spiaggia libera lunga circa quattro chilometri, una nuova passeggiata sul mare, torrette di salvamento coordinate, accessi per persone con disabilità e perfino un reef artificiale dedicato al surf. È la proposta di visione che Massimo Muzzarelli, presidente di Federbalneari Roma, ha illustrato alla stampa per il litorale di Levante di Ostia, dal Canale dei Pescatori verso Capocotta. L’idea nasce mentre la Regione Lazio lavora agli interventi di difesa costiera e di ripascimento e punta a trasformare questa finestra infrastrutturale in un’occasione per ripensare il rapporto tra Ostia, Roma e il mare.
Non si tratta di un progetto già approvato o finanziato nel suo complesso, ma di una proposta elaborata dal mondo balneare e presentata nel dossier “Ostia, instead”. Il cuore del ragionamento è questo: se sul litorale di Levante devono essere realizzate nuove opere contro l’erosione, per Federbalneari quel passaggio dovrebbe diventare il punto di partenza per un nuovo waterfront di Ostia, collegato al Parco del Mare, al Piano di Utilizzazione degli Arenili e a una strategia turistica più ampia.
Ostia, la proposta di Federbalneari per quattro chilometri di litorale
La zona individuata è il litorale di Levante di Ostia, dal Canale dei Pescatori fino al confine con l’area di Capocotta. Federbalneari ragiona su circa quattro chilometri di costa e parte dal tema più urgente: l’erosione degli arenili.
Nel documento Muzzarelli richiama una barriera soffolta, collocata a circa 300 metri dalla spiaggia emersa e con una sommergenza di circa 1,5 metri, insieme a un intervento di ripascimento. Secondo la visione illustrata, la ricostruzione dell’arenile potrebbe consentire di aumentare la profondità della spiaggia di circa cento metri, lasciando sul lato mare una lunga fascia destinata alla libera fruizione e creando, davanti alle concessioni esistenti, una nuova passeggiata.
Il punto centrale della proposta è utilizzare le future opere di difesa della costa non soltanto come risposta tecnica all’erosione, ma come occasione per ridisegnare una parte rilevante del waterfront di Ostia. Una trasformazione che, nell’impostazione di Federbalneari, dovrebbe tenere insieme protezione dell’arenile, fruizione pubblica, attività economiche, turismo, sport e accessibilità.
Perché Federbalneari paragona Ostia a Copacabana
Il riferimento che più colpisce è quello a Copacabana. Nel documento, però, Federbalneari precisa di non voler semplicemente replicare Rio de Janeiro. Il parallelismo serve a ragionare sulle dimensioni dell’intervento e sul modo in cui un’opera di protezione della costa possa diventare contemporaneamente un progetto urbano.
Muzzarelli richiama il grande intervento di ripascimento realizzato a Copacabana tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta e il successivo ridisegno della passeggiata affidato a Roberto Burle Marx. Da qui nasce una delle suggestioni lanciate durante la presentazione: Roma potrebbe promuovere un concorso internazionale per ridisegnare il proprio waterfront?
Il paragone, dunque, non equivale a sostenere che Ostia possa essere trasformata in una copia della celebre spiaggia brasiliana. È la provocazione scelta da Federbalneari per spostare il dibattito dalla sola gestione delle concessioni a una questione più grande: quale forma dovrà avere il mare della Capitale nei prossimi decenni?
Quattro chilometri di spiaggia libera e un nuovo modello di salvamento
Uno degli aspetti più significativi riguarda la fruizione pubblica. Federbalneari immagina una spiaggia completamente libera per circa quattro chilometri, davanti alla nuova passeggiata e agli attuali stabilimenti, che resterebbero alle spalle dell’arenile ricostruito e sarebbero chiamati ad adattare i propri servizi al nuovo assetto.
Su questa fascia Muzzarelli propone un modello di salvamento collettivo, non legato alla singola concessione. Il dossier ipotizza una postazione ogni 150 metri, per un totale di circa trenta torrette, collegate via radio e, se necessario, supportate da un mezzo nautico.
Il sistema potrebbe inoltre prevedere un maggiore coordinamento con la Guardia Costiera, anche nelle attività di Search and Rescue. Il concetto è quello di trasformare la sicurezza in mare da servizio frammentato tra le singole strutture a rete organizzata sull’intero arenile, facendo delle postazioni di salvataggio anche un elemento riconoscibile del futuro waterfront.
Un waterfront di Ostia pensato per l’accessibilità
L’altra componente centrale della proposta è l’inclusività. La passeggiata viene immaginata completamente priva di barriere architettoniche e attrezzabile per persone ipovedenti e ipoacusiche, con percorsi capaci di collegare il camminamento principale direttamente al mare.
In corrispondenza delle torrette di salvamento, Federbalneari ipotizza circa quindici sistemi Seatrac, dispositivi destinati a favorire l’ingresso autonomo in acqua delle persone con disabilità motorie. Nel documento vengono inoltre immaginate aree a minore stimolazione dedicate alle persone nello spettro autistico.
Muzzarelli pone così una domanda volutamente ambiziosa: Ostia potrebbe realizzare una delle più grandi spiagge integralmente inclusive? Al momento è un obiettivo contenuto nella proposta, non un primato già acquisito. È però un elemento che sposta il confronto dall’estensione delle spiagge alla qualità concreta dell’accesso al mare.
Un surf reef artificiale davanti a Ostia
Tra gli elementi più originali c’è l’ipotesi di utilizzare una parte della barriera soffolta per realizzare un ASR, Artificial Surf Reef, cioè una struttura sommersa progettata anche per favorire la formazione di onde utilizzabili per la pratica del surf.
Per Federbalneari l’intervento permetterebbe di unire protezione della costa, sport e promozione turistica. Il surf è già presente sul litorale romano e il documento richiama società sportive e atleti del territorio, comprese realtà che favoriscono la pratica anche tra persone con disabilità.
L’idea è quindi attribuire all’infrastruttura di difesa costiera una funzione ulteriore: non soltanto contrastare l’erosione, ma contribuire alla costruzione dell’identità sportiva e turistica della nuova Ostia.
Dal mare agli eventi: un waterfront capace di produrre economia
La presentazione allarga poi il discorso alla capacità dei grandi waterfront di diventare luoghi di eventi e attrazione internazionale. Muzzarelli cita i concerti gratuiti organizzati a Copacabana negli ultimi anni, richiamando gli appuntamenti con Madonna, Lady Gaga e Shakira e gli effetti economici attribuiti a quelle manifestazioni.
Durante il confronto con i giornalisti, il presidente di Federbalneari ha chiarito che il punto non è immaginare automaticamente per Ostia manifestazioni da milioni di persone. L’esempio brasiliano serve piuttosto a dimostrare, nella sua impostazione, come un territorio adeguatamente infrastrutturato possa riuscire a gestire sicurezza, flussi, servizi, turismo e grandi eventi, aumentando di conseguenza la propria capacità di attrazione.
Per Federbalneari il mare deve essere considerato un asset strategico di Roma, non una porzione periferica della città da affrontare soltanto quando emergono problemi amministrativi, concessori o legati all’erosione.
Parco del Mare e PUA: il nodo della pianificazione di Ostia
È su questo passaggio che la proposta incontra il dibattito amministrativo già aperto su Ostia. Nel dossier Muzzarelli riconosce che il Parco del Mare va nella direzione di una riqualificazione del litorale, ma critica quella che considera una insufficiente connessione tra il progetto, il PUA – Piano di Utilizzazione degli Arenili e una strategia complessiva per la ricettività turistica.
Si tratta, in questo caso, della valutazione espressa direttamente da Federbalneari. La proposta presentata dal coordinamento balneare guarda infatti oltre l’attuale perimetro di intervento del Parco del Mare, verso Levante, interpretando quella fascia di costa come uno spazio nel quale proseguire il ragionamento sulla trasformazione del waterfront.
Durante le domande dei giornalisti, Muzzarelli ha inoltre allargato il confronto alla mobilità di Ostia. La sua tesi è che una trasformazione profonda del lungomare non possa essere separata dalla capacità dei residenti di muoversi all’interno del territorio.
Da qui il riferimento alla necessità di un asse di scorrimento interno e, come ipotesi di discussione, anche all’interramento della ferrovia. Quest’ultimo punto rappresenta una proposta avanzata da Muzzarelli e non va confuso con un intervento già previsto all’interno del Parco del Mare.
Le critiche sulle strutture di facile rimozione
Nel confronto con la stampa è emerso anche il tema delle strutture degli stabilimenti. Muzzarelli ha contestato l’ipotesi di una rimozione generalizzata delle opere considerate di facile rimozione alla scadenza delle concessioni, sostenendo che un simile processo avrebbe conseguenze rilevanti in termini di cantieri, smaltimento dei materiali e tempi necessari per eventuali successive ricostruzioni.
È un passaggio distinto dalla proposta sul nuovo waterfront e deve quindi essere letto come posizione espressa dal presidente di Federbalneari nell’attuale confronto sulle concessioni balneari. Da una parte c’è una visione urbanistica e turistica per il Levante; dall’altra una questione amministrativa e normativa che coinvolge concessionari e istituzioni.
Muzzarelli ha inoltre criticato un’impostazione che, a suo giudizio, rischierebbe di concentrare la discussione sul numero delle spiagge libere o sulla rimozione delle singole strutture senza affrontare contemporaneamente mobilità, servizi, sicurezza, accessibilità e sviluppo turistico del litorale.
Gestione integrata della costa: la cornice ICZM
A chiusura della presentazione, Muzzarelli ha ricondotto il ragionamento al modello della Integrated Coastal Zone Management – ICZM, la gestione integrata delle zone costiere indicata in Italia anche attraverso l’acronimo GIZC.
L’idea di fondo è che una costa non possa essere pianificata osservando separatamente erosione, ambiente, infrastrutture, economia, turismo e accessibilità. Nella visione illustrata da Federbalneari, la sostenibilità di un territorio costiero deve quindi essere contemporaneamente ambientale, sociale ed economica.
È la cornice con cui Federbalneari prova a dare una logica unitaria alle singole proposte: proteggere la costa, creare nuova spiaggia, migliorare la fruizione pubblica, integrare gli stabilimenti, aumentare l’accessibilità, rafforzare il salvamento e costruire nuove opportunità sportive e turistiche.
Nel dossier la stessa impostazione viene indicata anche come stimolo a proseguire il ragionamento del Parco del Mare verso Levante, in particolare nella zona compresa tra piazzale Cristoforo Colombo e il lungomare Amerigo Vespucci. Muzzarelli descrive questo tratto come una sorta di “foglio bianco” sul quale discutere il futuro del mare della Capitale.
Dal progetto alla realtà: le domande per Regione Lazio e Roma Capitale
La proposta di Federbalneari è, almeno per ora, una visione da sottoporre alla verifica tecnica, economica e amministrativa. Restano da definire costi, compatibilità ambientale, fattibilità delle singole opere, rapporto con gli interventi regionali di difesa costiera e integrazione con gli strumenti di pianificazione di Roma Capitale.
Ed è proprio questo il passaggio che può trasformare la suggestione in dibattito pubblico. Le opere di difesa previste per Ostia Levante possono essere progettate in modo da lasciare spazio a un waterfront di queste dimensioni? Il ripascimento può realmente produrre, nelle condizioni tecniche prospettate, una spiaggia profonda circa cento metri? Il Parco del Mare potrà essere esteso verso Levante? Roma Capitale e Regione Lazio intendono valutare le proposte sul salvamento collettivo, sull’accessibilità e sul surf reef?
Federbalneari ha messo sul tavolo la propria idea di Ostia come “Mare di Roma”. Ora la questione non è stabilire se Ostia possa davvero diventare Copacabana, ma capire se le opere già programmate possano diventare l’occasione per decidere, attraverso una visione unitaria, quale litorale lasciare alla città nei prossimi vent’anni.
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