A Casal Selce, nel XIII Municipio di Roma, monta la rabbia contro il biodigestore: residenti e comitati accusano Gualtieri di ignorare la cittadinanza e il Consiglio di Stato.
Roma, residenti contro il biodigestore di Casal Selce: “Con fare dittatoriale, Gualtieri non ascolta le nostre istanze”
Montano le proteste a Casal Selce, nel XIII Municipio di Roma, dove sabato pomeriggio centinaia di residenti sono tornati in strada per dire “no al biodigestore” che il Comune vuole costruire sotto le abitazioni del quartiere. Un progetto che, per dimensioni e portata, si candida a essere una delle opere più impattanti della Capitale: l’impianto, infatti, dovrebbe trattare circa 100 mila tonnellate di rifiuti l’anno, ovvero quasi la metà dell’intera produzione della Città Eterna.
La protesta dei residenti: “Non vogliamo morire intossicati”
Cartelli, striscioni e megafoni hanno riempito le vie di Casal Selce, accompagnati dalla rabbia dei cittadini che da mesi contestano l’opera.
“Non vogliamo morire intossicati”, denunciano i residenti, affiancati da associazioni e comitati locali. Nessuno accetta la costruzione di un impianto ritenuto altamente inquinante in una zona già provata dalla vicinanza alla discarica di Malagrotta, che negli anni ha lasciato pesanti strascichi ambientali e sanitari.
Gli abitanti ricordano come quella ferita non sia mai stata del tutto rimarginata: “Non si può continuare a sacrificare la salute dei cittadini con decisioni calate dall’alto”, sottolineano.
Il Comune di Roma e lo scontro con il Consiglio di Stato
Secondo i manifestanti, la Giunta capitolina guidata da Roberto Gualtieri avrebbe scelto una linea di chiusura totale, evitando il dialogo con la cittadinanza. Una posizione definita da molti come “dittatoriale”.
Non solo: sul progetto pesa anche l’analisi in corso da parte del Consiglio di Stato, massimo organo della giustizia amministrativa, chiamato a valutare l’idoneità del sito. Mentre i giudici non si sono ancora espressi in maniera definitiva, il Campidoglio e Ama accelerano l’iter per l’apertura del cantiere, alimentando tensioni e proteste.
Le critiche della politica: Giannini (Lega) boccia l’impianto
“Servono strutture più piccole e distribuite sul territorio”
A intervenire sulla vicenda è anche Daniele Giannini, dirigente regionale della Lega ed ex presidente del Municipio XIII.
“Sono contrario ai mega impianti – ha dichiarato –. Servirebbe piuttosto una rete di strutture più piccole, diffuse sul territorio, una per ogni municipio, così da rendere la gestione più sostenibile ed equa”.
L’Agro Romano a rischio
Giannini ha inoltre ricordato che l’area interessata rientra nell’Agro Romano, un territorio agricolo vincolato da importanti tutele paesaggistiche e naturalistiche. “Realizzare un biodigestore di queste dimensioni in un contesto simile significa comprometterne irrimediabilmente il paesaggio, la vivibilità e la salute dei cittadini. È inaccettabile che i lavori partano senza attendere il pronunciamento del Consiglio di Stato”.
Una battaglia che rischia di spaccare Roma
La protesta di Casal Selce non è un episodio isolato: si inserisce nel più ampio dibattito romano sulla gestione dei rifiuti e sugli impianti di trattamento, con il rischio concreto che la Capitale resti divisa tra chi vuole accelerare e chi teme gravi conseguenze ambientali e sanitarie.
Per ora i residenti non arretrano: promettono nuove manifestazioni e azioni di sensibilizzazione per difendere il loro quartiere. Una battaglia che potrebbe durare mesi e che sarà inevitabilmente seguita anche dalle aule giudiziarie.


