Ruspe durante la demolizione dello Shilling a Ostia con Giuseppe Conforzi nel riquadro

Ostia, Shilling demolito dopo quasi due anni di denunce: Conforzi contesta il racconto del Campidoglio

Le ruspe hanno demolito lo Shilling di Ostia, ma Giuseppe Conforzi contesta la versione del “Metodo Roma”. Documenti, esposti e precedenti pubblici mostrano che le denunce sul degrado della Fontana dello Zodiaco erano iniziate quasi due anni prima.

Le ruspe sono entrate in azione martedì 28 luglio 2026 davanti alla Fontana dello Zodiaco, sul lungomare di Ostia, per demolire lo Shilling, stabilimento chiuso e sottoposto a sequestro giudiziario. Il Campidoglio ha presentato l’intervento, destinato a liberare l’arenile e a preparare una futura spiaggia libera, come un risultato del cosiddetto “Metodo Roma”. Giuseppe Conforzi, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio Roma X, contesta però questa ricostruzione: secondo l’esponente dell’opposizione, l’arrivo delle ruspe giunge dopo quasi due anni di denunce pubbliche, lettere, esposti e solleciti sulle condizioni del quadrante della Fontana dello Zodiaco.

La demolizione rappresenta un passaggio importante per Ostia, ma apre anche una battaglia sulla memoria amministrativa della vicenda. Conforzi non contesta l’utilità dell’intervento: mette in discussione il racconto con cui il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore capitolino al Patrimonio Tobia Zevi hanno accompagnato l’avvio dei lavori, lasciando sullo sfondo le segnalazioni che avevano documentato macerie, strutture pericolanti e materiali progressivamente raggiunti dal mare.

Ostia, la demolizione dello Shilling e il racconto del “Metodo Roma”

L’intervento sullo Shilling è cominciato alla presenza di Gualtieri, del prefetto di Roma Lamberto Giannini, di Zevi e del presidente del Municipio Roma X Mario Falconi. Secondo il cronoprogramma annunciato, la demolizione dovrebbe concludersi in pochi giorni, mentre la separazione e lo smaltimento dei materiali richiederanno alcune settimane. A settembre il cantiere dovrebbe spostarsi sul vicino Sporting Beach.

Gualtieri ha rivendicato il lavoro congiunto tra amministrazione capitolina, Prefettura, Municipio, Procura, forze di polizia e Vigili del fuoco. L’obiettivo dichiarato è ripulire il tratto di costa e realizzare una spiaggia libera, eliminando uno dei ruderi che da tempo impedivano la piena fruizione e la visuale del mare. Il prefetto Giannini ha sintetizzato l’azione istituzionale con la formula “detto, fatto”, riferendo che la decisione operativa sarebbe maturata nel Comitato per l’ordine e la sicurezza e che la rimozione sarebbe stata organizzata in undici giorni.

Per Conforzi, quegli undici giorni descrivono soltanto l’ultima fase dell’operazione, non l’intera storia. Il degrado di questo quadrante di Ostia era stato denunciato molto prima, quando le strutture abbandonate e le macerie erano già esposte alle mareggiate e al deterioramento.

Conforzi: «Gualtieri e Zevi non riscrivano la storia»

«Bene l’avvio della demolizione dello Shilling e la bonifica dell’area, ma il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore Tobia Zevi non possono trasformare un intervento tardivo in una passerella autocelebrativa», afferma Conforzi. Il capogruppo di Fratelli d’Italia sostiene di avere portato ripetutamente la situazione all’attenzione delle istituzioni, fino a coinvolgere anche la Procura della Repubblica.

La contestazione riguarda l’attribuzione politica dell’intervento e la rimozione dal racconto pubblico di tutto ciò che lo ha preceduto. Secondo Conforzi, parlare soltanto di “Metodo Roma” rischia di trasformare il momento conclusivo di una lunga emergenza nel punto di partenza della vicenda.

L’affermazione secondo cui le denunce sarebbero iniziate quasi due anni fa trova un primo riscontro pubblico nell’agosto 2024. Non si trattava ancora di un esposto specifico sullo Shilling, ma di una denuncia più ampia sulle condizioni del vicino Kursaal e dell’intero quadrante della Fontana dello Zodiaco.

Le prime denunce sul litorale di Ostia risalgono all’agosto 2024

Il 19 agosto 2024 Fanpage pubblicò un articolo dedicato alle macerie del Kursaal finite sulla battigia e raggiunte dal mare. In quell’occasione Conforzi avvertiva che le successive mareggiate avrebbero trascinato altri materiali in acqua e chiedeva un intervento immediato. La testata riferiva inoltre che il capogruppo di Fratelli d’Italia inviava da mesi lettere al Comune, alla Regione Lazio e alla ASL nel tentativo di ottenere la messa in sicurezza dell’area.

Quel precedente va letto con precisione. La denuncia del 2024 riguardava principalmente il Kursaal, non la demolizione dello Shilling. Tuttavia, documenta che il problema delle strutture degradate, delle macerie e dei rischi ambientali nel quadrante era già stato sollevato pubblicamente quasi due anni prima delle ruspe.

Un’ordinanza della Capitaneria di Porto dell’ottobre 2024 impose inoltre limitazioni alla balneazione e al transito in un tratto comprendente, tra gli altri, Kursaal, Shilling e Sporting Club, richiamando le condizioni di sicurezza determinate dalle mareggiate. Il tema riguardava quindi un fronte costiero nel quale abbandono, erosione e vincoli amministrativi si sovrapponevano.

L’esposto del 23 aprile 2026 su Shilling e Sporting Beach

Il passaggio decisivo arriva il 23 aprile 2026, quando Conforzi invia una segnalazione urgente alla Procura della Repubblica di Roma, alla Capitaneria di Porto, al sindaco Gualtieri, ai Dipartimenti capitolini competenti, al Municipio Roma X, alla Regione Lazio, ad ARPA Lazio e alla Polizia Locale.

Nell’esposto vengono descritte le condizioni della spiaggia in corrispondenza della Fontana dello Zodiaco e degli ex stabilimenti Sporting Beach e Shilling. Il documento parla di macerie, materiali edili e parti murarie progressivamente erosi e trascinati verso il mare, nonostante la barriera frangiflutti. Viene indicato un possibile rischio per la sicurezza della balneazione e un potenziale fattore di inquinamento ambientale.

La segnalazione riporta inoltre il timore, emerso da indicazioni dei residenti, della presenza di materiali potenzialmente pericolosi nelle strutture abbandonate, anche riconducibili ad amianto. Si tratta di un sospetto, non di un accertamento. Conforzi chiedeva agli enti di verificare con urgenza lo stato dei luoghi e di valutare interventi di messa in sicurezza e bonifica.

ARPA Lazio: indispensabili la rimozione dei rifiuti e il ripristino dell’area

Il 30 aprile ARPA Lazio risponde alla segnalazione e considera indispensabile procedere alla rimozione dei rifiuti presenti nell’intera area e al ripristino dello stato dei luoghi. L’Agenzia richiama l’articolo 192 del decreto legislativo 152 del 2006, che attribuisce al sindaco il potere di disporre con ordinanza le operazioni necessarie.

ARPA precisa anche che la caratterizzazione e la corretta classificazione dei rifiuti spettano al produttore o detentore e sono necessarie per stabilire le modalità di smaltimento. Per le verifiche sull’eventuale amianto, invece, la competenza viene ricondotta alla ASL territorialmente competente e al Centro regionale di riferimento.

La ASL Roma 3 e il possibile amianto: nessuna presenza ancora accertata

La ASL Roma 3 interviene il 2 luglio sulla possibile presenza di amianto nell’area. La nota stabilisce che spetta al proprietario o al gestore verificare natura e stato di conservazione degli eventuali manufatti in presumibile cemento-amianto. Chiede quindi di individuare i soggetti responsabili e precisa che, qualora la presenza di amianto fosse confermata o si rendesse necessaria una bonifica, i lavori dovrebbero essere eseguiti da una ditta specializzata.

I documenti non certificano la presenza di amianto. Confermano però che la questione era stata formalmente sottoposta agli organismi sanitari e che sarebbero state necessarie procedure specifiche in caso di riscontro positivo.

Il 6 luglio il Municipio Roma X trasmette le note al Dipartimento Valorizzazione del Patrimonio e Politiche Abitative, chiarendo che le funzioni relative al demanio marittimo erano state attribuite alla Direzione Rigenerazione del Litorale e Grandi Progetti.

Il sequestro dello Shilling e la domanda sui tempi dell’intervento

La ricostruzione deve tenere conto di un ostacolo giuridico concreto. In una nota del Dipartimento capitolino si spiegava che lo stabilimento “Shilling-La Rotonda” era sottoposto a sequestro preventivo nell’ambito di un procedimento penale e che ulteriori interventi nell’area avrebbero potuto essere effettuati soltanto dopo il dissequestro disposto dall’autorità giudiziaria.

Il sequestro non può essere trattato come un semplice alibi politico. Era un vincolo reale, che richiedeva il coinvolgimento della magistratura. Ma qui si colloca la domanda sollevata da Conforzi: quanto tempo è stato necessario per attivare e completare il percorso che ha reso possibile l’intervento, nonostante le condizioni dell’area fossero note e documentate?

La demolizione organizzata in undici giorni rappresenta la rapidità dell’ultima fase. Non cancella, però, i mesi trascorsi dall’esposto dell’aprile 2026 né le denunce pubbliche iniziate nel 2024. È su questa diversa scansione del tempo che si concentra lo scontro politico.

Ostia dopo le ruspe: smaltimento, Sporting Beach e futuro del Kursaal

L’abbattimento dello Shilling non chiude la vicenda. Dopo la demolizione dovranno essere garantiti la separazione, la caratterizzazione e il corretto smaltimento dei materiali. Dovrà inoltre essere chiarito se siano state svolte o programmate verifiche specifiche sull’eventuale presenza di amianto e quale sarà l’estensione effettiva della bonifica.

Il Campidoglio ha annunciato che entro settembre dovrebbe essere demolito anche lo Sporting Beach. Per il Kursaal, invece, Zevi ha indicato un orizzonte più lungo, collegato al Piano di utilizzazione degli arenili e ai futuri bandi, senza escludere una soluzione ponte per il recupero della struttura simbolo del litorale.

Conforzi chiede che l’intervento non si riduca a un’operazione d’immagine e che l’area venga restituita ai cittadini soltanto dopo controlli trasparenti e una bonifica completa. Ostia guadagna finalmente la rimozione di uno dei suoi ruderi più visibili, ma resta aperta la verifica più importante: capire se il nuovo corso annunciato dal Campidoglio saprà proseguire oltre il giorno delle ruspe, affrontando Sporting Beach, Kursaal e l’intero quadrante della Fontana dello Zodiaco con tempi certi e atti pubblici.

 

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