Roma, varco ZTL nel Centro Storico e Giovanni Quarzo di Fratelli d’Italia

Roma, Zona 30 nel Centro Storico: FdI contesta il provvedimento e valuta il ricorso

Fratelli d’Italia apre un nuovo fronte sulla Zona 30 nel Centro Storico di Roma. Giovanni Quarzo contesta il provvedimento della Giunta Gualtieri, richiama la direttiva del Ministero delle Infrastrutture e la sentenza del TAR sul caso Bologna e annuncia la possibilità di un ricorso.

La Zona 30 nel Centro Storico di Roma torna al centro del confronto politico in Campidoglio. Giovanni Quarzo, presidente del gruppo di Fratelli d’Italia nell’Assemblea Capitolina, contesta il limite di velocità fissato a 30 km/h all’interno della ZTL Centro Storico e mette in discussione la legittimità del provvedimento. In un intervento video, l’esponente di FdI richiama la disciplina ministeriale sui limiti urbani e il precedente di Bologna, annunciando che il partito è pronto a valutare anche la strada del ricorso per chiedere l’annullamento della misura.

Roma, FdI contro la Zona 30 nel Centro Storico

Il limite dei 30 km/h nella ZTL Centro Storico di Roma è entrato in vigore il 15 gennaio 2026. La misura è stata istituita dal Dipartimento Mobilità Sostenibile e Trasporti in attuazione di una delibera della Giunta Capitolina approvata il 13 novembre 2025. Roma Capitale aveva motivato la scelta con l’obiettivo di aumentare la sicurezza stradale, ridurre il rischio di incidenti e tutelare maggiormente pedoni e utenti vulnerabili.

Al momento dell’entrata in vigore, l’assessore capitolino alla Mobilità Eugenio Patanè aveva chiarito che il limite avrebbe riguardato tutta l’area della ZTL Centro Storico, comprese le strade più larghe. Il Campidoglio aveva inoltre previsto una prima fase di assestamento e un rafforzamento dei controlli della Polizia Locale, inserendo la misura in una strategia orientata alla riduzione della velocità e alla maggiore protezione degli utenti più fragili della strada.

È proprio su questa decisione che si concentra l’attacco di Quarzo. «La Giunta Gualtieri ha fissato il limite di 30 km/h in tutta la ZTL. Questo provvedimento è vessatorio nei confronti dei cittadini e soprattutto non risolve i problemi del traffico e della mobilità», afferma il capogruppo di Fratelli d’Italia.

La contestazione, tuttavia, non si limita al piano politico. Quarzo sostiene che l’introduzione generalizzata del limite non sarebbe accompagnata dai presupposti e dalle motivazioni richieste per derogare alla soglia ordinaria dei 50 km/h nei centri abitati.

Perché Quarzo contesta il limite dei 30 km/h a Roma

Nel suo intervento, Quarzo richiama la direttiva n. 4620 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, emanata il 1° febbraio 2024. Il documento indica che eventuali limiti inferiori ai 50 km/h devono essere riferiti a strade o tratti di strada individuati e motivati sulla base delle specifiche caratteristiche della viabilità.

Tra gli elementi indicati dalla direttiva figurano, tra gli altri, l’assenza di marciapiedi o la presenza di un intenso movimento pedonale, attraversamenti particolarmente frequentati da pedoni e ciclisti, restringimenti della carreggiata, tracciati tortuosi, accessi frequenti a scuole, ospedali, impianti sportivi o altri luoghi sensibili. La motivazione può inoltre tenere conto dei tassi di incidentalità rilevati almeno nell’ultimo triennio e delle caratteristiche del contesto urbano.

La direttiva specifica anche che le ordinanze adottate dagli enti proprietari delle strade devono dare evidenza della metodologia utilizzata per individuare i limiti derogatori. Nella parte dedicata alla motivazione, il Ministero richiede che siano indicate le condizioni considerate e la valutazione compiuta dall’amministrazione, con riferimento alle singole strade o ai singoli tratti interessati.

«Tutto questo a Roma non è stato fatto», sostiene Quarzo. Si tratta, però, della posizione espressa dall’esponente di opposizione: per stabilire se il provvedimento di Roma Capitale rispetti o meno i requisiti indicati dalla direttiva è necessario esaminare nel dettaglio gli atti e l’istruttoria tecnica che hanno accompagnato la decisione.

Il precedente della Zona 30 di Bologna richiamato da FdI

Uno dei passaggi centrali dell’intervento riguarda la sentenza n. 126 del 20 gennaio 2026 del TAR Emilia-Romagna sulla Bologna Città 30. Il tribunale amministrativo ha annullato il Piano particolareggiato del traffico urbano “Bologna Città 30” e le ordinanze che avevano istituito le zone interessate dal limite, lasciando comunque all’amministrazione la possibilità di adottare nuovi provvedimenti.

Il precedente viene utilizzato da Quarzo per sostenere la propria contestazione al caso romano. «Il TAR di Bologna ha già annullato un provvedimento analogo proprio per la mancanza di queste eccezionalità e di un’adeguata motivazione», afferma.

La decisione emiliana rappresenta quindi un riferimento importante nel confronto sulle Zone 30, ma non determina automaticamente l’illegittimità della misura adottata a Roma: i due provvedimenti amministrativi devono essere valutati sulla base delle rispettive istruttorie e motivazioni.

Quarzo: «Se necessario ricorreremo al Capo dello Stato»

La parte politicamente più significativa dell’intervento arriva nella conclusione. FdI annuncia infatti di voler contrastare il provvedimento della Giunta Gualtieri anche sul piano amministrativo.

«Ci opponiamo quindi a questo provvedimento di Gualtieri e, se necessario, faremo ricorso anche davanti al Capo dello Stato per ottenere l’annullamento di questo provvedimento ingiusto e illegittimo», dichiara Quarzo.

Per il momento si tratta dell’annuncio di una possibile iniziativa e non della presentazione di un ricorso già formalizzato. Il confronto sulla Zona 30 a Roma si sposta così anche sul terreno degli atti amministrativi e delle motivazioni tecniche che hanno portato all’estensione del limite nell’intera ZTL Centro Storico. Saranno proprio questi elementi, insieme alle eventuali iniziative dell’opposizione e alle risposte del Campidoglio, a definire i prossimi sviluppi della vicenda.

 

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