Convocato dalla Polizia Locale di Roma Capitale per aver ridipinto le panchine degradate di piazza Lante. La storia di Franco Baroni riaccende il tema del volontariato civico e dell’assenza di manutenzione nel Municipio VIII.
Roma e il caso Baroni: quando il volontariato si trasforma in “illecito”
A Roma capita anche questo: mentre molte aree verdi versano in condizioni di abbandono, un cittadino che decide di rimboccarsi le maniche e sistemare ciò che il Comune non riesce a mantenere in ordine si ritrova convocato in caserma dalla Polizia Locale. È la disavventura di Franco Baroni, presidente del Comitato dei Residenti Ardeatino – Tor Marancia, da anni volto noto della cittadinanza attiva nell’VIII Municipio.
Il suo caso è diventato simbolo di un paradosso romano: da un lato regolamenti rigidissimi che vietano qualsiasi intervento sui beni pubblici; dall’altro, una mancanza cronica di manutenzione municipale, che spinge volontari e comitati a intervenire autonomamente per restituire un minimo di decoro ai quartieri.
La vicenda: panchine degradate e un gesto “di troppo”
L’intervento spontaneo nella piazza del quartiere Ardeatino
Le panchine dell’area giochi di piazza Federico Marcello Lante, secondo quanto documentato dai residenti, erano da tempo marce, scolorite e in stato di degrado evidente. Le famiglie della zona – soprattutto quelle che portano i bambini a giocare nell’area ludica – avevano più volte segnalato la situazione all’VIII Municipio, senza però ottenere interventi concreti.
Baroni, come spesso accade nei suoi interventi di volontariato, aveva deciso di agire: insieme ad alcune mamme del quartiere, aveva organizzato una piccola colletta, acquistato le vernici a proprie spese e riverniciato le panchine con colori vivaci – rosso, verde, azzurro, lilla e rosa – “in assonanza allo spazio dedicato ai bambini”.
Un gesto semplice, spontaneo, di decoro urbano. Eppure…
La convocazione al Comando Tintoretto: “Mi hanno fatto un esposto”
La lettera dei vigili e la delusione del volontariato tradito
Poche ore dopo la riverniciatura, a Baroni è arrivata una comunicazione inattesa:
convocazione per martedì 18 novembre presso il Comando della Polizia Municipale Tintoretto.
Motivo?
“Contestazione per verniciature delle panchine… senza autorizzazione.”
Il presidente del Comitato ha definito la situazione “vergognosa e mortificante”, specie perché – come racconta – è stato addirittura presentato un esposto contro di lui.
Baroni ha affidato ai residenti una nota durissima, che abbiamo salvato integralmente:
“Dare dedizione e amore per migliorare la vita di quartiere non serve a nulla. Quando ti servono con urgenza non li trovi, ma per una mano di vernice ti convocano in caserma. È una vergogna. A questo punto potrei mollare tutto”.
La delusione è evidente. L’uomo che da decenni si batte per marciapiedi, aree verdi, giochi per bambini e decoro dell’Ardeatino si trova oggi a valutare l’ipotesi di ritirarsi dal volontariato civico.
Una storia che parla di Roma, non solo di piazza Lante
Il caso Baroni non è un episodio isolato.
In molti quartieri di Roma – dall’VIII Municipio fino al X e XI, di cui Il Marforio ha raccontato decine di vicende – i comitati suppliscono da anni a una manutenzione insufficiente del patrimonio pubblico.
Cittadini che tagliano l’erba, ripuliscono parchi, sistemano giochi rotti, dipingono muri vandalizzati, raccolgono rifiuti dove AMA non passa. E spesso, come in questo caso, lo fanno di tasca propria.
Il problema solleva interrogativi profondi:
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È giusto multare chi si sostituisce all’ente pubblico?
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È sostenibile un modello urbano dove senza volontari molti spazi resterebbero nel degrado?
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Come coniugare sicurezza, regolamenti e partecipazione attiva?
Il caso Baroni diventa dunque un simbolo del rapporto complicato tra cittadini e istituzioni, nel contesto di una Roma che fatica a garantire manutenzione ordinaria e decoro quotidiano.
Cosa prevede il regolamento di Roma sulla manutenzione “fai da te”
Le regole del Comune per riverniciare panchine e arredi urbani
Il gesto di Baroni, pur mosso da buone intenzioni, si scontra con un quadro normativo preciso. A Roma, infatti:
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Gli arredi urbani sono beni pubblici: panchine, cestini, giochi, muretti, recinzioni appartengono al Comune e rientrano nel patrimonio indisponibile.
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Qualsiasi intervento di modifica o manutenzione – anche solo una riverniciatura – richiede autorizzazione preventiva del Municipio, tramite richiesta scritta indirizzata all’Ufficio Tecnico.
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La normativa applicata è quella del Regolamento del Verde pubblico e privato di Roma Capitale (Delibera n. 17/2021), che all’art. 6 e art. 27 indica chiaramente che interventi, sostituzioni e ritocchi sugli arredi urbani possono essere eseguiti solo previa autorizzazione dell’amministrazione.
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Anche quando i cittadini operano senza scopo di lucro, l’assenza di autorizzazione può comportare contestazione amministrativa, come avvenuto in questo caso.
Esiste però anche un margine: il regolamento incentiva i patti di collaborazione, cioè accordi ufficiali tra Comune e comitati per la gestione congiunta del decoro. Strumenti che, se attivati, eviterebbero situazioni paradossali come quella vissuta da Baroni.


