Bagni pubblici chiusi nella Pineta di Castel Fusano a Ostia, in viale Mediterraneo, con riquadro di un mazzo di chiavi

Ostia, bagni di Castel Fusano: Roma chiese ad AMA chiarimenti sulle chiusure «alla luce dei pagamenti»

Seconda parte dell’inchiesta de Il Marforio: gli atti ricostruiscono ordini di apertura, disservizi, richieste ad AMA e la restituzione delle chiavi nel giugno 2017.

OSTIA – Il 2 settembre 2010 il Dipartimento Tutela Ambientale e del Verde di Roma Capitale chiese ad AMA di spiegare il disservizio dei bagni pubblici della Pineta di Castel Fusano, su viale Mediterraneo, «anche alla luce dei pagamenti effettuati» per il secondo semestre 2009 e il primo semestre 2010. La nota, protocollo QL 61758, seguiva i controlli del 5 e 6 agosto e le segnalazioni di una chiusura che, secondo quanto riportato dall’ufficio, proseguiva dal luglio 2009. Sette anni più tardi, il 14 giugno 2017, la concessionaria del vicino chiosco comunicò al Municipio Roma X di avere restituito le chiavi dopo un sopralluogo del Servizio Giardini e scrisse che da quel giorno i bagni sarebbero rimasti chiusi.

Sono i due passaggi centrali della seconda parte dell’inchiesta sui bagni di Castel Fusano. Gli atti non quantificano le somme spese né provano un danno erariale, ma mostrano che gli uffici conoscevano il problema almeno dal 2009 e che, secondo la comunicazione della concessionaria, nel 2017 la gestione informale terminò con la riconsegna delle chiavi.

Ostia, cosa contiene davvero il dossier da 120 pagine

Il materiale consegnato come dossier di 120 pagine è composto, più precisamente, da 120 immagini numerate. Molte sono copie identiche o nuove fotografie dello stesso documento: non si tratta quindi di 120 atti amministrativi autonomi. Il nucleo utile comprende note di Roma Capitale, email, istanze, segnalazioni e memorie private.

Le comunicazioni firmate dagli uffici documentano ciò che l’Amministrazione dispose o dichiarò; le email della concessionaria e le memorie del suo consulente sono invece ricostruzioni di una parte interessata, da attribuire e confrontare con gli atti pubblici.

La prima parte dell’inchiesta, pubblicata il 21 agosto 2026, ha ricostruito la convenzione predisposta nel 2011, della quale non è emersa una copia firmata. Questa seconda puntata segue gli ordini di apertura, i rilievi rivolti ad AMA e la restituzione delle chiavi.

Nel 2009 Roma dispose l’apertura quotidiana dei bagni di Castel Fusano

Una nota dell’8 luglio 2009 informava la concessionaria e AMA che per luglio e agosto era stata predisposta l’apertura quotidiana dei bagni dalle 10 alle 18.40. L’atto definiva il servizio estivo, ma non dimostra da solo che sia stato garantito: l’anno successivo il Dipartimento Ambiente descrisse una realtà diversa.

Ostia, la nota del 2010 ad AMA sui disservizi e sui pagamenti

Il documento più significativo è la nota QL 61758 del 2 settembre 2010, indirizzata ad AMA e per conoscenza all’assessore competente, al direttore del Dipartimento e alla concessionaria del chiosco. L’oggetto parla di un «disservizio accertato nella gestione e conduzione» del bagno pubblico di viale Mediterraneo.

La comunicazione afferma che, durante i sopralluoghi del 5 e 6 agosto, il personale aveva rilevato «pessime condizioni igieniche dell’area limitrofa al bagno». Il riferimento è dunque allo spazio circostante e non consente di descrivere lo stato degli ambienti interni. La stessa nota aggiunge che altri accertamenti e testimonianze avevano segnalato l’«ininterrotta chiusura del bagno dal luglio 2009», definendo la situazione un disservizio gravissimo per la cittadinanza.

Il Dipartimento ricordava poi l’apertura quotidiana disposta nel 2009 e chiedeva ad AMA di verificare e relazionare sulle ragioni del disservizio, «anche alla luce dei pagamenti effettuati relativi al secondo semestre 2009 ed al primo semestre 2010». Nello stesso atto si precisava che l’apertura giornaliera, dalle 10 alle 18.40, sarebbe proseguita fino al 12 settembre 2010, prima del ritorno al normale orario di sabato, domenica e festivi, dalle 10 alle 16.40.

Il documento mette insieme un servizio programmato, una chiusura prolungata riferita dagli uffici e pagamenti relativi ai periodi indicati. Richiede chiarimenti contabili, ma non autorizza conclusioni automatiche.

Cosa prova davvero il riferimento ai pagamenti

La nota del 2010 non indica importi, fatture, determine di liquidazione o singole prestazioni, né nel fascicolo compare l’eventuale risposta di AMA. Non dimostra quindi che una determinata somma sia stata pagata per un servizio mai reso. I 40 o 50 mila euro richiamati in precedenti dichiarazioni politiche non compaiono nell’atto.

Servono dunque contratto, capitolato, mandati di pagamento, fatture e attestazioni sul servizio. Il dato verificato resta rilevante: Roma Capitale chiese spiegazioni sul disservizio richiamando pagamenti già effettuati.

Nel 2011 un’apertura provvisoria in attesa del contratto

Il 6 maggio 2011, con protocollo QL 30705, Roma Capitale autorizzò l’apertura del servizio igienico il sabato e la domenica. La formula utilizzata chiarisce che si trattava di una misura provvisoria, adottata «in attesa della formalizzazione degli atti necessari» alla stipula del contratto con la concessionaria.

La convenzione era in preparazione, mentre l’apertura veniva consentita soltanto nel fine settimana. Nel 2012 lo stesso Dipartimento avrebbe poi ammesso aperture limitate, una gestione problematica e chiusure frequenti.

Dal servizio riferito nel 2015 alla restituzione delle chiavi nel 2017

Nel fascicolo compare anche una email del 5 maggio 2015 con la quale la concessionaria segnalava il furto delle grondaie e affermava che i bagni continuavano a funzionare per i frequentatori della pineta, compresi anziani e persone con disabilità. La comunicazione indica però «via del Gran Pavese, interno pineta», mentre gli atti principali collocano la struttura su viale Mediterraneo: senza un riscontro catastale o planimetrico, il documento va quindi utilizzato con prudenza per identificare con certezza il medesimo manufatto.

Un atto ufficiale del 6 ottobre 2015 mostra che gli uffici chiedevano ancora la documentazione: il Dipartimento Tutela Ambientale domandò di integrare un’istanza con la concessione del punto ristoro e la convenzione per la gestione dei bagni.

La mail del 14 giugno 2017: «Da oggi i bagni saranno chiusi»

La svolta più netta è documentata da una email inviata il 14 giugno 2017 alle 13.17 alla Commissione straordinaria del Municipio Roma X. La concessionaria scriveva di avere gestito i bagni «ufficiosamente dal 2011» e riferiva che, quella stessa mattina, due funzionari del Servizio Giardini avevano effettuato un sopralluogo e chiesto la riconsegna delle chiavi perché gli uffici dovevano «decidere il da farsi».

La comunicazione si concludeva con una frase inequivocabile: «Da oggi i bagni saranno chiusi». Richiamava inoltre la presenza di una persona in sedia a rotelle e chiedeva un intervento tempestivo. Una seconda email, inviata il giorno successivo al Dipartimento Ambiente, ripeteva la ricostruzione.

È una testimonianza privata, ma contemporanea ai fatti e inviata a indirizzi istituzionali. Mancano il verbale del sopralluogo, la ricevuta di consegna e un ordine formale di chiusura. Il dossier consente comunque di fissare un passaggio: secondo la concessionaria, il 14 giugno 2017 la gestione informale cessò su richiesta del Servizio Giardini.

Nel 2018 la chiusura arrivò in Commissione, ma manca il riscontro decisivo

Il 10 aprile 2018 l’apertura dei bagni di Castel Fusano entrò nell’ordine del giorno della Commissione capitolina Ambiente. Le memorie del consulente della concessionaria contestavano la situazione e chiedevano interventi urgenti, ma restano valutazioni di parte.

Un’email dell’8 maggio cita una risposta del Dipartimento Tutela Ambientale, protocollo QI 28941 del 2 maggio 2018. Il documento era allegato, ma non compare nelle 120 immagini. Senza quel testo non sappiamo quali spiegazioni abbia fornito Roma Capitale né quale soluzione fosse stata prospettata.

I lavori tra il 2018 e il 2019 restano una testimonianza da verificare

Contattata telefonicamente da Il Marforio, la concessionaria del vicino chiosco ha riferito un ulteriore particolare: gli ultimi lavori sarebbero stati eseguiti tra il 2018 e il 2019 e avrebbero interessato il tetto e le grondaie, non gli ambienti interni, descritti come già ben realizzati. È una precisazione utile per indirizzare la ricerca degli atti, ma non può essere presentata come un fatto definitivamente accertato.

Nel dossier non risultano determine, contratti, computi metrici, fatture o collaudi relativi a quegli interventi. Non è quindi possibile indicarne il costo, attribuirli a un ufficio o definirli come una ristrutturazione completa. La dichiarazione sarà verificabile soltanto acquisendo gli atti tecnici e contabili del 2018 e del 2019.

Ostia, cosa dimostrano gli atti e quali documenti ancora mancano

La cronologia smentisce due ricostruzioni troppo nette. Non è corretto dire che i bagni non siano mai stati utilizzati, perché esistono autorizzazioni e testimonianze di un servizio svolto. Ma non è neppure dimostrabile che siano rimasti chiusi ogni giorno dal 2009 a oggi: gli atti descrivono aperture temporanee e una gestione a singhiozzo. Le immagini del 2021 e il sopralluogo del 19 agosto 2026 provano la chiusura in quelle date, non in ogni giorno dell’intervallo.

Il dato costante è che l’apertura è dipesa da soluzioni temporanee, rapporti non formalizzati e competenze frammentate: nel 2010 Roma chiedeva chiarimenti ad AMA richiamando i pagamenti, nel 2011 autorizzava una misura provvisoria, nel 2015 cercava ancora la convenzione, nel 2017 riprendeva le chiavi secondo la concessionaria e nel 2018 riportava il caso in Commissione.

Per chiudere la ricostruzione servono la risposta di AMA alla nota QL 61758, contratti e liquidazioni del 2009-2010, registri delle aperture, verbale di riconsegna, risposta QI 28941 e atti degli eventuali lavori del 2018-2019. Occorre inoltre individuare l’ufficio responsabile della riapertura.

Giuseppe Conforzi, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio Roma X, ha annunciato l’intenzione di trasmettere la vicenda alla Corte dei Conti, all’Autorità nazionale anticorruzione e al Garante per la tutela delle persone con disabilità della Regione Lazio. Si tratta, allo stato, di un’iniziativa annunciata: saranno gli organismi competenti a valutare gli atti e l’eventuale sussistenza di irregolarità o danni.

L’inchiesta non consente ancora di scrivere l’ultima parola sui costi, ma pone una domanda documentata a Roma Capitale e ad AMA: quali prestazioni furono pagate, perché il servizio risultò chiuso e che cosa impedisce oggi di restituire i bagni pubblici della Pineta di Castel Fusano ai cittadini di Ostia?

 

🔔 Vuoi ricevere le nostre notizie da Ostia in tempo reale?
Iscriviti al canale WhatsApp del Marforio

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Focus!

Potrebbero anche interessarti: