Case ERP di Acilia in largo Rodolfo Villani 20 dove vive Luigi, 88 anni. Nel riquadro il residente davanti agli alloggi di via Gaetano Previati proposti come soluzione abitativa.

Acilia, Luigi ha 88 anni e vive al terzo piano senza ascensore: “Così rischio di restare bloccato in camera”

Da quasi cinquant’anni vive nelle case ERP di Acilia, ma oggi le scale rischiano di diventare una barriera insormontabile. Luigi ha 88 anni, una disabilità riconosciuta e da anni chiede una soluzione abitativa che gli permetta di continuare a vivere nel proprio quartiere.

Ad Acilia il timore di Luigi: “Tra qualche anno potrei non riuscire più a uscire di casa”

ACILIA – A volte una distanza di poche decine di metri può diventare enorme. Non per il traffico, non per la mancanza di collegamenti o per il tempo necessario a percorrerla, ma per le condizioni fisiche di chi quella distanza la vive ogni giorno come una sfida.

È la storia di Luigi, storico residente di San Giorgio di Acilia, che oggi ha 88 anni e vive all’interno delle case comunali di largo Rodolfo Villani. Lo stabile rientra nel patrimonio di edilizia residenziale pubblica di Roma Capitale e rappresenta la sua casa dal lontano 1978.

Per quasi mezzo secolo quell’appartamento è stato il luogo dove costruire la propria quotidianità, mantenere i propri punti di riferimento e vivere il quartiere. Oggi però quello stesso immobile rischia di trasformarsi progressivamente in una barriera.

Luigi convive con problemi di salute che negli anni sono diventati sempre più pesanti. Lo Stato gli riconosce un’invalidità pari all’85% e il problema non riguarda soltanto il vivere all’interno di una casa, ma la possibilità concreta di continuare ad avere una vita autonoma.

Il suo appartamento si trova al terzo piano dello stabile e il palazzo non dispone di ascensore. Ancora oggi riesce a uscire di casa, ma ogni giorno richiede uno sforzo crescente. “Con fatica continuo a fare le mie commissioni e provo a mantenere una certa autonomia – racconta – ma mi rendo conto che le forze stanno diminuendo. Ogni volta salire e scendere le scale diventa più difficile”.

Acilia, le scale esterne e quelle dentro casa: il rischio di perdere l’autonomia

Per raggiungere il proprio alloggio Luigi deve affrontare una lunga rampa di scale condominiali. Una volta arrivato davanti alla porta di casa, però, il percorso non è finito. L’appartamento è organizzato su due livelli: nella parte inferiore si trovano cucina, soggiorno e un bagno; al piano superiore si sviluppa la zona notte.

Anche dentro l’abitazione, quindi, esiste un secondo ostacolo.

“Temo di rimanere bloccato nella mia camera da letto”

Luigi mostra il tragitto che percorre ogni giorno e spiega con lucidità ciò che teme per il futuro. “Il mio timore è che arrivi il momento in cui non riuscirò più a fare le scale interne ed esterne. Rischio di rimanere bloccato nella mia camera da letto e di non riuscire più nemmeno a raggiungere la cucina o uscire dalla porta di casa”.

A rendere più delicata la situazione c’è anche il contesto familiare. L’uomo racconta di avere una figlia che a sua volta affronta problemi di salute e che incontra difficoltà nel raggiungerlo. Inoltre aiuta anche l’ex moglie, oggi allettata per le proprie condizioni cliniche.

Per Luigi, lasciare il quartiere non rappresenta una soluzione semplice.

Le richieste al Comune di Roma e le lettere all’ERP che risalgono al 2006

Il problema, racconta il residente di Acilia, non nasce oggi. Secondo quanto riferito dall’uomo, le prime comunicazioni rivolte agli uffici competenti per trovare una soluzione abitativa risalgono addirittura al 2006.

Tra le richieste avanzate nel corso degli anni ci sarebbe stata anche quella per valutare l’installazione di un ascensore nello stabile. “Ho scritto all’ERP più volte – spiega – chiedendo se fosse possibile trovare una soluzione. Ho inviato lettere e solleciti, ma non ho mai ricevuto una risposta concreta sulla richiesta dell’ascensore”.

Con il passare del tempo, il tema è diventato sempre meno legato al miglioramento della qualità della vita e sempre più alla possibilità stessa di continuare a vivere in autonomia.

Acilia, la proposta di trasferimento e quei pochi metri che potrebbero cambiare tutto

La richiesta avanzata da Luigi non riguarderebbe il trasferimento in un altro quartiere di Roma o il cambio radicale della propria vita. La proposta formulata dal residente sarebbe stata molto più circoscritta.

Poco distante dal suo attuale stabile, negli alloggi ERP di via Gaetano Previati, sono presenti edifici dotati di ascensore e, secondo quanto riferito dall’uomo, vi sarebbero anche appartamenti oggi non occupati. Una distanza minima. Pochi metri che però, per una persona con difficoltà motorie e un’età avanzata, possono rappresentare il confine tra autonomia e isolamento.

“Ho proposto di essere trasferito lì – racconta – perché sarebbe uno spostamento minimo e mi consentirebbe di continuare a vivere nel quartiere, mantenendo i rapporti familiari e aiutando le persone che oggi seguo”.

Secondo il racconto del residente, la risposta ricevuta dall’Amministrazione sarebbe stata differente. “Mi è stato detto che sarebbe possibile valutare il trasferimento nelle nuove case Enasarco di via Vincenzo Petra, a Dragoncello. Ma per me non è una soluzione praticabile per questioni familiari e di assistenza”.

Il caso di Acilia e la domanda che resta aperta sugli alloggi accessibili

Nel corso del sopralluogo effettuato nella zona di via Gaetano Previati emerge anche un altro elemento. Alcuni residenti raccontano di come il quartiere provi a preservare gli spazi comuni, mantenere il decoro e limitare il rischio di occupazioni abusive negli appartamenti rimasti inutilizzati.

Un residente racconta un episodio avvenuto pochi mesi fa. “C’è stato un tentativo di occupazione di uno degli alloggi che risultava sfitto. Fortunatamente è intervenuta la Polizia e successivamente l’ingresso è stato messo in sicurezza”.

Da qui nasce una riflessione che supera il singolo caso. Per i residenti, destinare quegli spazi a persone già inserite nel tessuto del quartiere potrebbe rappresentare un’opportunità per evitare il degrado e allo stesso tempo rispondere alle esigenze abitative.

Il caso di Luigi non racconta soltanto la storia di un uomo anziano che fatica a salire le scale. Racconta il tema più ampio della vivibilità degli alloggi ERP, dell’accessibilità per le persone con disabilità, della possibilità di invecchiare restando nel proprio quartiere senza dover rinunciare ai legami costruiti in una vita.

A oggi Luigi continua a percorrere quelle scale. Continua a uscire di casa. Continua ad affrontare ogni giorno il tragitto verso il suo appartamento. Ma la domanda che pone ormai da anni resta la stessa: trovare una soluzione prima che quel percorso quotidiano diventi impossibile.

 

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