A Roma torna il caso dell’ex Cinema Faro del Trullo. Marco Palma propone un percorso pubblico per trasformarlo in un polo culturale, mentre Gianluca Lanzi ritiene irrealizzabile l’acquisizione per gli alti costi di riqualificazione.
Roma, l’ex Cinema Faro del Trullo torna al centro dello scontro politico
A Roma torna al centro del dibattito il futuro dell’ex Cinema Faro del Trullo, uno degli immobili più riconoscibili di via del Trullo 340, oggi segnato da degrado, incertezza amministrativa e da una domanda politica che va oltre i confini del Municipio XI: che cosa deve diventare questo spazio? Un nuovo contenitore commerciale, un intervento residenziale, oppure un luogo capace di restituire al quartiere una funzione culturale e sociale?
La vicenda è stata rilanciata da Marco Palma, consigliere di Fratelli d’Italia e vicepresidente del Consiglio del Municipio XI di Roma Capitale, attraverso un’interrogazione urgente a risposta orale protocollata il 3 giugno 2026. Il documento chiede di verificare e valutare una possibile acquisizione al patrimonio pubblico di Roma Capitale dell’ex Cinema Faro, con l’obiettivo di trasformarlo in un Museo del Cinema e delle Arti, anche in sinergia con il MIAC – Museo Italiano Audiovisivo e Cinema presente a Cinecittà.
Il caso, però, non si esaurisce nella sola proposta di Palma. Secondo quanto riportato da Canale 10, il presidente del Municipio XI, Gianluca Lanzi, avrebbe sottolineato come l’acquisizione pubblica dell’ex Cinema Faro sia da considerarsi irrealizzabile a causa degli elevati costi di riqualificazione dello stabile. Lanzi avrebbe comunque auspicato che la proprietà privata possa rilanciare la storica vocazione socioculturale dell’immobile.
È qui che la questione diventa politicamente più rilevante. Da una parte c’è l’idea di portare il dossier oltre il livello municipale, coinvolgendo Campidoglio, Regione Lazio e Ministero della Cultura. Dall’altra c’è una posizione più prudente, che considera impraticabile l’intervento pubblico diretto e rimette il futuro dell’edificio alla capacità della proprietà privata di presentare un progetto compatibile con la memoria e la funzione sociale dell’ex cinema.
Roma, la proposta di Palma: “Un polo culturale al posto di supermercati e residenze”
La linea di Palma è chiara: l’ex Cinema Faro non dovrebbe essere trattato come un semplice immobile degradato da recuperare in chiave commerciale, ma come un’occasione per costruire nel quadrante del Trullo un progetto culturale di livello cittadino. La proposta ruota intorno a una destinazione pubblica o comunque di forte interesse collettivo, capace di evitare, nelle intenzioni del consigliere, il rischio del “solito supermercato” o di nuove residenze.
Il punto politico è proprio questo. Per Palma, il Trullo non può essere considerato soltanto una periferia da amministrare con interventi minimi o emergenziali. Il quartiere avrebbe bisogno di una prospettiva di rilancio culturale, con luoghi capaci di generare studio, aggregazione, memoria urbana e nuove funzioni sociali. In questa chiave, l’ex Cinema Faro diventerebbe un simbolo: non più edificio abbandonato o consumato dal degrado, ma possibile infrastruttura culturale per un quadrante di Roma che da anni chiede maggiore attenzione.
Nella nota privata successiva all’interrogazione, Palma ha espresso una valutazione molto critica sulla replica ricevuta in Municipio dal presidente Lanzi, giudicandola deludente e insufficiente sul piano della visione politica. Il consigliere ha annunciato l’intenzione di inviare una nota a Campidoglio, Regione Lazio e Ministero della Cultura per determinare un percorso di recupero dell’ex cinema che possa prevedere un utilizzo culturale e di studio, alternativo a ipotesi puramente commerciali o immobiliari.
Il possibile coinvolgimento di Campidoglio, Regione Lazio e Ministero della Cultura
La scelta di chiamare in causa livelli istituzionali superiori è uno degli aspetti centrali della strategia politica di Palma. Secondo questa impostazione, il Municipio XI da solo non avrebbe né gli strumenti né le risorse sufficienti per affrontare una vicenda complessa come quella dell’ex Cinema Faro. Da qui l’idea di portare il dossier su un tavolo più ampio, coinvolgendo il Comune di Roma, la Regione Lazio e il Ministero della Cultura.
La proposta di un Museo del Cinema e delle Arti collegato idealmente al MIAC di Cinecittà serve proprio a dare al progetto una dimensione superiore rispetto alla semplice riqualificazione locale. L’obiettivo politico sarebbe quello di trasformare un edificio degradato in un presidio culturale riconoscibile, capace di collegare la memoria cinematografica del luogo con una funzione pubblica contemporanea.
In termini giornalistici, questo è uno dei passaggi più interessanti della vicenda: l’ex Cinema Faro viene presentato non solo come problema urbanistico, ma come possibile banco di prova per una diversa idea di rigenerazione urbana a Roma.
La posizione di Lanzi: acquisizione pubblica ritenuta irrealizzabile
La risposta attribuita a Gianluca Lanzi introduce però un elemento di realismo amministrativo che non può essere ignorato. Secondo quanto riportato da Canale 10, il presidente del Municipio XI avrebbe definito l’acquisizione pubblica dell’ex Cinema Faro irrealizzabile per via degli elevati costi di riqualificazione dello stabile.
La posizione di Lanzi, almeno nella sintesi disponibile, non sembra negare la vocazione socioculturale dell’immobile. Al contrario, il presidente municipale avrebbe auspicato che sia la proprietà privata a rilanciare quella funzione storica. La differenza rispetto alla proposta di Palma non sta quindi nella destinazione culturale in sé, ma nel soggetto chiamato a farsene carico.
È una distinzione decisiva. Per Lanzi, il pubblico non avrebbe realisticamente la possibilità di acquisire e riqualificare lo stabile, mentre il privato potrebbe intervenire valorizzando la storia del luogo. Per Palma, invece, proprio la complessità del caso dovrebbe spingere le istituzioni a non fermarsi al perimetro municipale e a verificare un percorso più ambizioso.
In questo scontro di impostazioni si inserisce il tema più ampio della gestione degli immobili storici e degradati nelle periferie di Roma: quando un edificio ha un valore simbolico per un quartiere, la sua trasformazione può essere lasciata solo alle dinamiche del mercato oppure richiede una regia pubblica?
Roma, il nodo vero: recupero pubblico o rilancio affidato ai privati?
Il caso dell’ex Cinema Faro del Trullo racconta una frattura politica e amministrativa che a Roma si ripete spesso: da una parte la richiesta di visione pubblica, dall’altra il richiamo ai costi, ai vincoli e alla sostenibilità economica degli interventi.
La proposta di Palma guarda a un modello in cui il pubblico, anche attraverso più livelli istituzionali, prova a costruire una destinazione culturale per un bene ritenuto strategico. La posizione attribuita a Lanzi, invece, spinge verso una soluzione in cui la proprietà privata resta protagonista del possibile recupero, purché coerente con la vocazione socioculturale dello stabile.
Il rischio, per il quartiere, è che la discussione resti sospesa tra due esigenze entrambe reali: da un lato il bisogno di evitare l’abbandono e il degrado permanente, dall’altro la necessità di non consegnare un luogo storico a una trasformazione percepita come estranea alla memoria del Trullo.
Il futuro dell’ex Cinema Faro diventa così una questione di metodo: rigenerazione urbana guidata dal pubblico o recupero affidato alla proprietà privata? È una domanda che non riguarda soltanto via del Trullo 340, ma il modo in cui Roma sceglie di intervenire sui propri spazi dismessi, soprattutto nei quartieri lontani dal centro monumentale.
Cosa dice l’interrogazione sull’ex Cinema Faro di via del Trullo 340
L’interrogazione presentata da Palma ricostruisce anche il profilo tecnico-amministrativo dell’immobile. Secondo quanto riportato nel documento, l’edificio sarebbe stato realizzato sulla base di un progetto originario del 1947. Dopo alcune modifiche architettoniche, nel 1989 sarebbe stata rilasciata una concessione in sanatoria che avrebbe legittimato l’attuale consistenza dello stabile.
Nel 1992, sempre secondo l’interrogazione, sarebbe stata poi rilasciata una concessione edilizia per la trasformazione dell’ex cinema in attività commerciale. Quei lavori, però, non sarebbero mai sostanzialmente partiti, anche a causa dell’occupazione dei locali da parte del centro sociale. La concessione avrebbe quindi perso efficacia.
Il documento richiama anche la presenza di un’area parcheggio di proprietà INPS e gestita da Romeo Gestioni Spa, sulla quale sarebbero emersi temi legati alla regolamentazione dell’accesso agli aventi diritto, in particolare in relazione alla dismissione di posti auto e box.
Questi elementi rendono il dossier particolarmente complesso. Non c’è soltanto un edificio degradato. Ci sono titoli edilizi, destinazioni d’uso, proprietà private, aree accessorie, occupazioni, ipotesi di recupero e un possibile conflitto tra interesse pubblico e sostenibilità economica dell’intervento.
Degrado, possibili criticità strutturali e il tema dell’amianto
L’interrogazione segnala inoltre una condizione di avanzato degrado dell’immobile, attribuita alla mancata manutenzione ordinaria e straordinaria e anche allo stato di occupazione dei locali. Secondo il documento, l’edificio sarebbe inagibile anche per la possibile presenza di amianto nella copertura e, probabilmente, in altri componenti, considerato il periodo di realizzazione.
Si tratta di aspetti che richiedono prudenza e verifiche tecniche. Nell’atto vengono richiamate possibili criticità riguardanti le strutture, in particolare solai e lastrici di copertura, che risulterebbero compromessi da infiltrazioni meteoriche e da un forte deterioramento. Il documento parla anche di possibili pericoli di cedimenti strutturali.
La fotografia dell’edificio restituisce visivamente una situazione di evidente incuria: facciata segnata, graffiti, murales, scale esterne, ingresso riconducibile al centro sociale occupato e un’immagine complessiva di abbandono urbano. È un quadro che rafforza la domanda politica posta dalla vicenda: quanto ancora può restare sospeso il futuro di un immobile così riconoscibile per il quartiere?
Il Trullo davanti a un bivio: nuova periferia culturale o occasione persa per Roma?
Il Trullo è uno di quei quartieri di Roma dove ogni scelta urbanistica pesa più che altrove. Perché gli spazi pubblici e culturali sono meno numerosi, perché il tessuto sociale ha bisogno di presidi vivi, perché ogni edificio abbandonato rischia di diventare un moltiplicatore di degrado, insicurezza percepita e sfiducia verso le istituzioni.
Per questo l’ex Cinema Faro non può essere letto soltanto come una pratica edilizia. È un pezzo di memoria urbana, ma anche un possibile laboratorio politico. Potrebbe diventare un luogo dedicato alla cultura, allo studio, alla formazione e alla socialità. Oppure potrebbe restare per anni in una condizione indefinita, in attesa che privati e istituzioni trovino una sintesi.
La proposta di Palma prova a spingere il dibattito verso una dimensione più ambiziosa, immaginando un percorso che superi il solo Municipio XI. La posizione di Lanzi, invece, richiama il tema dei costi e della fattibilità, due elementi che qualunque amministrazione deve considerare quando si parla di acquisizioni pubbliche e riqualificazioni complesse.
La sfida, a questo punto, è evitare che le due posizioni si neutralizzino a vicenda. Perché se il pubblico ritiene impossibile acquisire, e il privato non presenta un progetto realmente coerente con la vocazione socioculturale dello stabile, il risultato rischia di essere il peggiore: il mantenimento dello stato attuale.
Cosa può succedere ora sull’ex Cinema Faro di Roma
Il prossimo passaggio annunciato da Palma è l’invio di una nota a Campidoglio, Regione Lazio e Ministero della Cultura. L’obiettivo è aprire un percorso istituzionale più ampio, capace di verificare se esistano margini per un recupero dell’ex Cinema Faro con destinazione culturale e di studio.
Resta però da capire quale sarà la disponibilità degli enti coinvolti, quali saranno le valutazioni tecniche sullo stato dell’immobile e se la proprietà privata intenderà muoversi nella direzione auspicata da Lanzi, cioè un rilancio della storica vocazione socioculturale dell’edificio.
Il futuro dell’ex Cinema Faro resta quindi sospeso tra tre scenari: l’intervento pubblico, il recupero affidato al privato o il rischio che il degrado continui a consumare uno degli immobili più riconoscibili del Trullo. In mezzo c’è una domanda che riguarda l’intera Roma delle periferie: gli spazi storici abbandonati possono diventare motori di rinascita culturale, oppure sono destinati a trasformarsi nell’ennesima occasione perduta?
Per il Trullo, la risposta non è secondaria. Perché dietro la vicenda dell’ex cinema c’è il tema più grande della dignità urbana dei quartieri, della capacità delle istituzioni di programmare e della possibilità di immaginare una Roma in cui la cultura non resti confinata nei luoghi più centrali e più visibili della Capitale.
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