A Roma, sempre più influencer raccontano il degrado urbano con foto e video che diventano virali. Un nuovo giornalismo civico, spesso più efficace dei media tradizionali.
Menomale che a Roma esistono gli influencer che denunciano il degrado
Roma – Alla fine, solo loro raccontano una Città Eterna sempre più simile a Gotham City.
Leggevo di sfuggita – con tanto di pagamento per il servizio “Plus” – l’ultimo attacco di RomaToday agli influencer che criticano l’Amministrazione del sindaco Roberto Gualtieri per le condizioni indecorose della Capitale.
Sia chiaro: ai volti pubblici emersi su Instagram o YouTube non serve la difesa di Andrea Rapisarda, e tantomeno di questo giornale. Ma, per difendere il diritto di denunciare il degrado, vale la pena dire due parole. Filmare lo stato delle strade, dei parchi e delle stazioni della Capitale non può etichettare un creator digitale come un affiliato all’estrema destra romana, o come un “provocatore” in cerca di tafferugli.
L’influencer che racconta la Capitale: una nuova forma di giornalismo civico
Partiamo da un presupposto: gli influencer stanno percorrendo un terreno che troppi giornali locali avevano dimenticato.
Eccetto poche testate e qualche servizio sporadico di “Striscia la Notizia”, quasi nessuno raccontava più il declino urbano di Roma, tra spazzatura, microcriminalità e abbandono.
Molti direttori, per scelte editoriali, hanno deciso di non trattare questi temi perché considerati “poco redditizi” in termini di visualizzazioni. Una miopia editoriale che col tempo si è rivelata sbagliata: i cittadini romani vogliono conoscere, denunciare e condividere il degrado che vivono ogni giorno sotto casa.
I giornali spesso intervengono solo “a tragedia avvenuta”, come nel caso dello stupro di Porta Pia, quando l’attenzione mediatica svanì dopo una settimana. Gli influencer, invece, colmano quel vuoto informativo con smartphone e coraggio, raccontando in diretta ciò che i media ignorano.
Perché i creator digitali raccontano il degrado urbano della Città Eterna
Le motivazioni dei creator digitali sono diverse, ma quasi tutte partono da un senso civico e da una frustrazione collettiva.
Filmare una tendopoli sotto casa, un clochard che si lava alla fontanella del Centro Storico, o le discariche abusive nelle Riserve Naturali significa restituire alla città uno specchio realistico.
Molti di loro lo fanno senza alcuna appartenenza politica, con l’obiettivo di rendere virale un disagio sociale e farlo arrivare ai tavoli istituzionali.
In un’epoca in cui il cittadino si è trasformato in reporter, la denuncia diventa partecipazione.
E, volente o nolente, il loro lavoro funziona: perché raggiunge milioni di visualizzazioni, scuote le coscienze e crea un dibattito pubblico.
Roma virale: quando la denuncia diventa mestiere
In questo contesto, la narrazione del degrado urbano è diventata un vero e proprio lavoro.
Molti influencer, tra sponsorizzazioni e collaborazioni digitali, hanno costruito un seguito stabile grazie alla loro capacità di documentare il quotidiano di una Roma trascurata.
Ma qui emerge la riflessione più amara: questi mestieri non esisterebbero se ci fosse un’Amministrazione efficiente.
Se le Metro fossero sicure, i parchi pubblici puliti e le strade illuminate, nessuno avrebbe bisogno di raccontare il degrado per vivere.
Il “creator del degrado urbano” è, paradossalmente, il termometro della cattiva gestione cittadina.
Ogni loro video – che sia una buca sull’asfalto o un atto di violenza in pieno giorno – racconta ciò che le istituzioni fingono di non vedere.
Giornalismo, social e silenzi editoriali
Racconti che, in teoria, dovrebbero fare i giornali.
Approfondendo, confrontandosi con AMA, Campidoglio e esperti di sicurezza urbana.
Ma troppo spesso vengono accantonati per “linea editoriale”.
È la negazione del principio base del giornalismo: raccontare ciò che conta, non ciò che conviene.
E oggi, quel che conta per i romani è la vivibilità della propria città.
Sono temi che fanno discutere, dividono, ma generano interesse, engagement e senso civico.
Roma e l’insofferenza di Gualtieri alle critiche
Dietro questa scelta di silenzio, c’è anche la volontà politica di contenere i malumori.
L’Amministrazione Gualtieri preferisce che si parli solo di trionfi, inaugurazioni e promesse, evitando l’altra faccia della medaglia: il decadimento delle opere pubbliche o i cantieri del Giubileo già deteriorati dopo poche settimane.
La realtà è che Roma non può essere raccontata solo dai comunicati stampa del Campidoglio.
C’è un’altra Roma, quella vera, che vive tra i marciapiedi rotti e le stazioni insicure, e che trova voce nei video virali degli influencer.
Questi cittadini, attivisti o semplici reporter improvvisati, rischiano e si espongono per documentare ciò che molti preferiscono ignorare.
E in questo, che piaccia o meno, fanno più giornalismo di tante redazioni.
La Città Eterna e il diritto di raccontare il vero
La contronarrazione di Roma è oggi nelle mani di chi prende il cellulare e riprende la realtà.
È un atto di civiltà e coraggio, che non andrebbe demonizzato ma riconosciuto come segno di vitalità democratica.
Finché la Capitale resterà divisa tra la Roma raccontata dal Campidoglio e quella mostrata dai creator digitali, la verità continuerà a scorrere sui social più che nelle redazioni.


