Ricostruzione illustrativa del Parco del Mare di Ostia con cantieri sul lungomare, nuove alberature, aiuole e interventi di riqualificazione.

Parco del Mare, Conforzi chiede gli atti sulla relazione agronomica

Il capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio X presenta una richiesta di accesso agli atti sulle piantumazioni. L’architetto Franco Pirone solleva dubbi sulla documentazione tecnica, mentre l’aerosol marino riporta l’attenzione sulla sopravvivenza delle nuove alberature.

OSTIA – Una richiesta formale di accesso agli atti per verificare la documentazione agronomica, la scelta delle specie vegetali e le garanzie di sopravvivenza delle nuove piantumazioni previste dal Parco del Mare di Ostia. A presentarla è stato Giuseppe Conforzi, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio del Municipio Roma X, che giovedì 5 novembre 2026 ha trasmesso una PEC agli uffici competenti di Roma Capitale e ad altri soggetti istituzionali coinvolti nell’intervento. L’obiettivo è chiarire se le opere a verde siano supportate da valutazioni tecniche adeguate alle particolari condizioni ambientali del litorale romano, dove vento, salsedine e aerosol marino possono incidere sulla crescita della vegetazione.

La richiesta arriva mentre il progetto di riqualificazione del lungomare è entrato nella fase operativa e riapre una questione già sollevata nei mesi scorsi da tecnici e associazioni ambientaliste: le specie vegetali individuate per il Parco del Mare saranno realmente capaci di attecchire e resistere nel tempo?

Parco del Mare, la richiesta di Conforzi agli uffici di Roma Capitale

La comunicazione, di cui Il Marforio ha preso visione, è stata indirizzata al sindaco Roberto Gualtieri, agli assessorati capitolini competenti, al presidente del Municipio X Mario Falconi e ai dipartimenti interessati dalla progettazione e dalla gestione delle opere.

Tra i destinatari figurano anche Regione Lazio, ANAS, Risorse per Roma e la struttura commissariale del Giubileo.

La richiesta riguarda la disponibilità e la completezza della documentazione tecnico-agronomica e ambientale utilizzata per progettare le nuove sistemazioni a verde. In particolare, Conforzi domanda se il progetto di fattibilità tecnico-economica (PFTE) e i successivi elaborati esecutivi comprendano una relazione agronomica specifica oppure documenti tecnici equivalenti.

L’iniziativa non si limita alla verifica dell’esistenza di un elaborato. Vengono richieste informazioni sui censimenti delle alberature, sulle analisi del terreno, sui criteri adottati per selezionare le specie e sulle misure previste per proteggerle dalle condizioni climatiche del litorale.

Un altro punto riguarda i piani di irrigazione e manutenzione, fondamentali per assicurare che le piante non vengano semplicemente messe a dimora, ma possano svilupparsi negli anni successivi.

La PEC contiene inoltre un’istanza di accesso civico generalizzato ai sensi del decreto legislativo 33/2013, finalizzata a ottenere copia degli elaborati progettuali, delle relazioni disponibili, dei pareri tecnici e delle eventuali integrazioni intervenute durante l’iter amministrativo.

Perché l’aerosol marino rappresenta una sfida per il verde di Ostia

Il problema sollevato riguarda una caratteristica ambientale del territorio che chi frequenta il lungomare conosce bene: la continua esposizione della vegetazione ai venti provenienti dal mare.

Non tutte le piante reagiscono allo stesso modo. Alcune specie sono naturalmente adattate agli ambienti costieri, mentre altre possono manifestare difficoltà di crescita, disseccamenti fogliari e danni progressivi alle chiome quando vengono collocate in posizioni particolarmente esposte.

La salsedine costituisce uno dei principali fattori di stress per la vegetazione costiera, ma non è necessariamente l’unico.

In determinate condizioni, l’aerosol marino può contenere anche sostanze inquinanti capaci di amplificare gli effetti dei sali sulle superfici vegetali. È un fenomeno conosciuto dalla ricerca scientifica e che richiede particolare attenzione nella progettazione di nuove aree verdi a ridosso delle spiagge.

Il ruolo dei tensioattivi e la vicinanza alla foce del Tevere

Tra le sostanze che possono aggravare gli effetti dell’aerosol marino figurano i tensioattivi, composti presenti anche nei detergenti che, attraverso gli scarichi e i corsi d’acqua, possono raggiungere l’ambiente marino.

Una ricerca pubblicata nel 2005 sulla rivista scientifica Forest@, dedicata ai danni da tensioattivi sulla vegetazione litoranea, descrive come l’interazione tra sali e sostanze tensioattive possa alterare le protezioni delle foglie e favorire l’accumulo di sale nei tessuti vegetali.

Il fenomeno è stato studiato in diverse aree costiere italiane, tra cui San Rossore, in Toscana, e alcuni tratti del litorale tirrenico.

Per Ostia assume particolare interesse anche la presenza della foce del Tevere, che rende opportuno approfondire le caratteristiche delle acque e degli eventuali inquinanti presenti nell’ambiente marino locale.

Questo non significa, tuttavia, che sia già dimostrato un rapporto diretto tra i tensioattivi trasportati dal fiume e il deperimento delle alberature ostiensi. Per stabilirlo sarebbero necessarie analisi specifiche e dati ambientali aggiornati.

Rimane invece concreta la necessità di scegliere specie compatibili con le condizioni di esposizione del lungomare, accompagnando le piantumazioni con adeguate misure di manutenzione.

Parco del Mare, i rilievi dell’architetto Franco Pirone sulla relazione agronomica

Ad approfondire le criticità tecniche è anche l’architetto paesaggista Franco Pirone, che da tempo segue l’evoluzione del Parco del Mare e ha più volte espresso osservazioni sulle soluzioni urbanistiche e ambientali proposte.

In un chiarimento trasmesso alla redazione, Pirone richiama proprio l’importanza dei tensioattivi presenti nell’aerosol marino, ritenendoli un fattore da considerare nella valutazione delle difficoltà di attecchimento della vegetazione sul litorale.

L’architetto solleva inoltre una questione documentale. Per quanto gli è stato possibile verificare, nel PFTE approvato non avrebbe individuato una relazione agronomica autonoma, pur ritenendola particolarmente importante per la corretta valutazione delle opere a verde.

Secondo Pirone, una situazione apparentemente analoga emergerebbe anche dalla documentazione del progetto esecutivo da lui esaminata. Le sue verifiche, tuttavia, risalgono ad alcune settimane fa e non consentono di escludere che nel frattempo siano stati prodotti, integrati o resi disponibili ulteriori elaborati.

Si tratta dunque di osservazioni tecniche che richiedono un riscontro amministrativo, non della dimostrazione che la progettazione sia priva delle valutazioni necessarie.

Il Marforio aveva già approfondito le analisi e le criticità sollevate da Franco Pirone sul Parco del Mare nell’articolo pubblicato il 23 febbraio 2026, quando il confronto riguardava principalmente la mobilità e i parcheggi.

Gli studi botanici dichiarati dai progettisti

Un elemento importante emerge dalla documentazione pubblicata da VDP Srl, società coinvolta negli studi specialistici del Parco del Mare.

Sul proprio sito, VDP dichiara di aver realizzato un rilievo botanico e un’analisi vegetazionale finalizzati alla scelta delle specie da impiegare nei nuovi impianti, oltre ad approfondimenti geologici e urbanistici.

La presenza dichiarata di questi studi deve essere considerata nella valutazione della vicenda. Non sarebbe corretto sostenere che il progetto sia stato elaborato senza alcuna analisi della vegetazione.

La questione riguarda piuttosto la natura, la completezza e il recepimento di tali approfondimenti negli elaborati approvati, compreso il progetto esecutivo del primo lotto.

Occorre inoltre verificare se le valutazioni effettuate rispondano alle disposizioni applicabili del Regolamento del Verde di Roma Capitale e se siano disponibili indicazioni sufficientemente dettagliate sulla gestione delle piante dopo la messa a dimora.

È proprio su questi aspetti che la richiesta di accesso agli atti potrebbe fornire risposte documentali.

I precedenti sul lungomare e il problema delle piante in sofferenza

Le preoccupazioni sulla riuscita delle nuove piantumazioni trovano un elemento di confronto nelle condizioni del verde pubblico già presenti in alcuni tratti del litorale.

Il 23 agosto 2026 Il Marforio aveva documentato la presenza di vegetazione secca e terreno arido nelle aiuole tra piazzale Magellano e piazza Sirio, attraverso fotografie scattate da una residente pochi giorni prima.

Le immagini mostravano spazi verdi caratterizzati da vegetazione rada, piccoli rifiuti e aree quasi completamente prive di copertura vegetale.

Quelle fotografie non permettevano di stabilire le cause del deperimento, né di attribuirle direttamente all’aerosol marino. Evidenziavano però un problema concreto: la difficoltà di garantire nel tempo la qualità degli spazi verdi esposti alle condizioni del fronte mare.

La questione assume ulteriore rilevanza considerando che il Parco del Mare punta proprio ad aumentare la presenza di vegetazione e a migliorare la fruibilità degli spazi pubblici costieri.

Anche alcune associazioni ambientaliste avevano già presentato osservazioni sulle scelte paesaggistiche e sulla tutela degli habitat dunali, richiamando l’importanza di utilizzare specie adatte all’ecosistema locale.

Le criticità legate alle essenze vegetali erano emerse anche nel precedente approfondimento del Marforio sulle osservazioni al progetto e sulla consultazione pubblica, pubblicato il 7 gennaio 2026.

Quanto costa il Parco del Mare e perché conta la manutenzione

Il Parco del Mare è un intervento di rigenerazione urbana di notevoli dimensioni, destinato a modificare progressivamente l’assetto del lungomare attraverso nuovi spazi pedonali, percorsi ciclabili, aree verdi e interventi di rinaturalizzazione.

Il progetto è articolato in tre stralci territoriali. Secondo la documentazione ufficiale, la prima fase dispone di una dotazione finanziaria di 23.833.000 euro, nell’ambito del Programma regionale FESR Lazio 2021-2027.

L’intervento si inserisce in un disegno più ampio, la cui realizzazione comprende differenti opere e fasi di attuazione. È pertanto necessario distinguere il finanziamento della prima fase dal quadro economico complessivo, senza sovrapporre importi riferiti a interventi differenti.

Il Marforio aveva già ricostruito gli obiettivi del Parco del Mare e le trasformazioni previste per il lungomare dopo la presentazione istituzionale del febbraio 2026.

Per quanto riguarda il verde, il costo iniziale delle piantumazioni rappresenta soltanto una componente dell’investimento. Bisogna considerare anche gli impianti di irrigazione, gli interventi di manutenzione, le eventuali sostituzioni e le verifiche sull’attecchimento.

Una pianta che non riesce a svilupparsi comporta non soltanto la perdita del beneficio ambientale previsto, ma può rendere necessarie ulteriori spese.

È per questo che la sostenibilità del Parco del Mare dovrà essere valutata anche sulla capacità di mantenere in vita le nuove alberature, e non esclusivamente sull’aspetto degli spazi al momento dell’inaugurazione.

Le richieste di Conforzi e le risposte attese dalle amministrazioni

Nel comunicato diffuso dopo l’iniziativa istituzionale, Giuseppe Conforzi evidenzia la necessità di ottenere chiarimenti sulle scelte adottate dai progettisti.

«Non ci interessano rassicurazioni generiche: chiediamo documenti, verifiche e responsabilità precise», afferma il capogruppo di Fratelli d’Italia, sottolineando che il suo intervento non intende ostacolare la riqualificazione del lungomare.

Per Conforzi, l’obiettivo deve essere quello di assicurare risultati durevoli, evitando che le nuove aree verdi presentino in tempi brevi problemi di attecchimento o manutenzione.

Nella richiesta trasmessa agli enti vengono domandati anche i nominativi delle figure professionali incaricate delle verifiche tecniche, i pareri degli uffici competenti, le planimetrie delle piantumazioni e lo stato aggiornato delle lavorazioni.

Il riferimento normativo all’accesso civico generalizzato prevede, in linea generale, una conclusione del procedimento entro trenta giorni, fatte salve le sospensioni e le altre disposizioni applicabili.

Le risposte delle amministrazioni potranno chiarire se la documentazione agronomica sia contenuta in elaborati autonomi o integrata in altri studi specialistici, quali valutazioni siano state eseguite e quali garanzie siano previste per le opere a verde.

Il nodo centrale resta la compatibilità tra le specie selezionate e le condizioni ambientali del litorale di Ostia. Una verifica che riguarda la qualità della progettazione, la tutela del paesaggio e l’utilizzo delle risorse pubbliche.

Per i cittadini, il risultato più importante non sarà soltanto vedere nuovi alberi lungo il mare, ma poter constatare, negli anni successivi, che quelle piante siano riuscite a crescere e a svolgere realmente la funzione ambientale per la quale sono state previste.

 

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