Giuseppe Conforzi, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio Roma X, ha presentato un esposto alla Corte dei Conti sulle utenze pagate da Roma Capitale per l’ex colonia Vittorio Emanuele di Ostia. Al centro del caso oltre 553mila euro di bollette dal 2020 al 2026 e il locale 178/B già finito al centro del blitz della Polizia Locale.
Ostia, utenze pagate nell’ex colonia occupata. Conforzi all’attacco: presentato esposto alla Corte dei Conti
La vicenda dell’ex colonia Vittorio Emanuele di Ostia arriva davanti alla Corte dei Conti. Dopo il blitz della Polizia Locale nel locale seminterrato al civico 178/B del lungomare Paolo Toscanelli, dove erano stati scoperti un deposito per ambulanti abusivi, uno spazio di culto non autorizzato e ambienti utilizzati anche per la permanenza di persone, Giuseppe Conforzi, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio Roma X, ha presentato un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti per il Lazio.
Al centro della segnalazione non c’è soltanto l’occupazione abusiva di porzioni del complesso comunale, ma soprattutto il tema delle utenze pagate da Roma Capitale per spazi che, secondo quanto indicato nell’esposto, sarebbero stati occupati o utilizzati senza titolo. Il dato più pesante riguarda la spesa sostenuta dal 2020 ai primi mesi del 2026: 553.895,87 euro al netto dell’Iva per bollette riferite all’ex colonia Vittorio Emanuele III.
Una cifra che, se confermata dagli atti amministrativi e contabili, sposta il caso dal piano del degrado urbano a quello della possibile responsabilità erariale. Perché qui non si parla soltanto di un immobile pubblico occupato o lasciato senza adeguato controllo. Si parla di soldi pubblici, di consumi, di forniture rimaste attive, di mancata custodia del patrimonio comunale e di una domanda politica che oggi diventa inevitabile: chi ha pagato quelle utenze e perché non si è intervenuti prima?
Ostia, il caso delle utenze pagate nell’ex colonia Vittorio Emanuele
Secondo l’esposto trasmesso da Conforzi, Roma Capitale avrebbe sostenuto negli ultimi anni una spesa consistente per le utenze dell’ex colonia Vittorio Emanuele di Ostia, immobile comunale affacciato sul lungomare e da tempo al centro di occupazioni, degrado, progetti incompiuti e mancata valorizzazione.
Nel documento vengono richiamati i dati relativi al periodo compreso tra il 2020 e i primi mesi del 2026. La spesa indicata sarebbe pari a 69.169,26 euro nel 2020, 82.515,01 euro nel 2021, 122.481,98 euro nel 2022, 90.428,10 euro nel 2023, 70.425,97 euro nel 2024, 81.864,16 euro nel 2025 e 37.011,39 euro nei primi mesi del 2026. Il totale, al netto dell’Iva, supera dunque il mezzo milione di euro.
Il punto sollevato dal capogruppo di Fratelli d’Italia è chiaro: se quelle utenze erano riferite a porzioni dell’immobile occupate o utilizzate senza titolo, occorre accertare chi abbia autorizzato, liquidato o comunque consentito quei pagamenti. Non solo. Bisogna chiarire quali contratti di fornitura fossero attivi, a chi fossero intestati, quali spazi servissero e per quale motivo non siano state adottate tempestivamente misure di distacco, separazione dei consumi o recupero delle somme.
È questo il cuore politico e amministrativo della vicenda. L’ex colonia Vittorio Emanuele non è un immobile qualsiasi. È un bene pubblico di valore storico e patrimoniale, collocato in una zona centrale di Ostia, a pochi passi dal mare e accanto a servizi pubblici, sociali e municipali. Proprio per questo il caso assume un peso maggiore: un patrimonio comunale non può trasformarsi in una zona franca, né può produrre per anni costi a carico della collettività senza che vengano individuate responsabilità precise.
Ostia, dal blitz al 178/B all’esposto alla Corte dei Conti
L’esposto nasce come evoluzione diretta di quanto emerso dopo l’intervento della Polizia Locale di Roma Capitale nel locale al civico 178/B del lungomare Paolo Toscanelli. Durante il controllo, partito nell’ambito delle verifiche contro l’ambulantato abusivo sulle spiagge di Ostia, gli agenti avevano individuato un seminterrato utilizzato per più finalità irregolari.
All’interno sarebbero stati trovati materiali e attrezzature riconducibili alla vendita abusiva di alimenti sull’arenile, tra carretti, contenitori e strumenti utilizzati per l’attività dei venditori irregolari. Negli stessi spazi era stato inoltre ricavato uno spazio di culto non autorizzato, con tappeti, bagni, ambienti adibiti alla permanenza e aree utilizzate come giacigli. Una situazione che aveva già aperto un fronte delicato sul piano igienico-sanitario, amministrativo e della sicurezza.
Il nuovo esposto aggiunge però un elemento ulteriore: nel locale sarebbe stato individuato anche un allaccio alla corrente elettrica dello stabile dell’ex colonia Vittorio Emanuele. La presenza di bagni dotati di acqua calda impone inoltre, secondo Conforzi, di verificare la provenienza delle forniture idriche e l’eventuale presenza di gas o altri sistemi utilizzati per la produzione dell’acqua calda.
Il nodo è decisivo. Occorre stabilire se anche i consumi del locale 178/B siano stati sostenuti, direttamente o indirettamente, da Roma Capitale o da altri soggetti pubblici. E bisogna capire se quei consumi siano già compresi nei 553.895,87 euro indicati nell’esposto oppure se rappresentino un ulteriore capitolo di spesa pubblica.
Conforzi: “I cittadini non possono pagare il costo dell’illegalità”
Nel suo intervento, Conforzi usa parole nette. “Parliamo di oltre mezzo milione di euro di soldi pubblici spesi per utenze riconducibili a spazi occupati abusivamente. È una situazione inaccettabile, che merita un accertamento serio da parte della Corte dei Conti”, dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio Roma X. “I cittadini romani non possono continuare a pagare il costo dell’illegalità e dell’inerzia amministrativa”.
L’esposto è stato trasmesso alla Procura regionale della Corte dei Conti per il Lazio e, per conoscenza, al Sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, alla Prefettura, al Municipio Roma X, alla Polizia Locale, al Dipartimento Patrimonio, alla Ragioneria Generale, all’Avvocatura Capitolina, ai Servizi Sociali e alla Asl Roma 3.
La scelta di coinvolgere la magistratura contabile segna un passaggio politico importante. Non si tratta più soltanto di chiedere chiarimenti agli uffici o di denunciare una situazione di degrado. L’obiettivo è verificare se vi siano stati eventuali danni erariali, omissioni nella custodia del bene pubblico, responsabilità amministrative e mancati interventi nella gestione dell’immobile.
“È necessario chiarire chi abbia pagato luce, acqua, gas o altre forniture utilizzate all’interno di locali comunali occupati e trasformati in spazi fuori controllo”, prosegue Conforzi. “Se un bene pubblico viene occupato, utilizzato come deposito per attività irregolari, trasformato in moschea abusiva e addirittura dotato di servizi funzionanti, il problema non riguarda solo chi occupa. Riguarda anche chi avrebbe dovuto controllare, custodire e impedire tutto questo”.
Ostia, il nodo dei controlli: sigilli, accessi e responsabilità amministrative
Uno dei passaggi più delicati riguarda lo stato degli accessi al locale 178/B. Secondo quanto richiamato nell’esposto, lo spazio sarebbe già stato interessato in passato da chiusure, sigilli o provvedimenti limitativi. Eppure, nonostante questo, sarebbe tornato nella disponibilità materiale di soggetti non autorizzati.
È qui che la vicenda diventa ancora più pesante. Perché se un locale comunale già attenzionato dalle istituzioni viene nuovamente occupato o utilizzato senza titolo, il problema non può essere ridotto alla sola presenza degli abusivi. Bisogna capire chi avesse il dovere di controllare il rispetto dei sigilli, verificare gli accessi, impedire nuove occupazioni e segnalare tempestivamente eventuali violazioni.
Il possibile danno erariale sulle bollette
Il primo fronte riguarda il danno patrimoniale diretto. Se le bollette sono state pagate con risorse pubbliche per servire spazi occupati o utilizzati senza titolo, la Corte dei Conti dovrà valutare se vi sia stato un danno per le casse pubbliche e a chi possa essere eventualmente imputato.
Nell’esposto vengono chiesti accertamenti su contratti di fornitura, bollette, fatture, determine di liquidazione, mandati di pagamento e atti contabili relativi al periodo 2020-2026. Una ricostruzione necessaria per capire come siano state gestite le utenze dell’ex colonia e se vi siano state omissioni nella separazione, limitazione o interruzione delle forniture.
La mancata custodia del patrimonio comunale
Il secondo fronte riguarda la mancata custodia e vigilanza del bene pubblico. Se un immobile comunale resta occupato, utilizzato come deposito per attività irregolari o trasformato in luogo di permanenza, il problema diventa amministrativo prima ancora che politico. Un bene pubblico deve essere controllato, protetto e reso indisponibile a chi non ha titolo per utilizzarlo.
Nel caso dell’ex colonia Vittorio Emanuele di Ostia, questo tema pesa ancora di più perché il complesso si trova in una zona centrale del litorale, accanto a servizi frequentati dai cittadini e in un’area da anni al centro del dibattito sulla riqualificazione.
Il costo del degrado e della mancata valorizzazione
C’è poi il tema della mancata valorizzazione. L’ex colonia Vittorio Emanuele rappresenta uno dei patrimoni pubblici più significativi del lungomare di Ostia, ma da anni resta ostaggio di occupazioni, degrado e progetti rimasti sospesi. Ogni anno perso significa non solo mancato recupero urbanistico e sociale, ma anche svalutazione di un bene che potrebbe avere una funzione pubblica, culturale o sociale molto diversa.
A questo si aggiungono gli eventuali costi di bonifica, messa in sicurezza, rimozione dei materiali, ripristino dei locali, verifica degli impianti e regolarizzazione o interruzione delle utenze. Costi che, ancora una volta, rischiano di ricadere sui cittadini.
Ora Roma Capitale deve chiarire chi ha pagato e perché
L’esposto di Conforzi non accerta da solo un danno erariale. Chiede però alla Procura regionale della Corte dei Conti di valutare l’apertura di un fascicolo istruttorio e di acquisire tutti gli atti necessari per ricostruire la gestione delle utenze, degli accessi e dei controlli sull’ex colonia Vittorio Emanuele.
La domanda finale resta quella più semplice e più scomoda: chi ha pagato le utenze degli spazi occupati e perché Roma Capitale non ha interrotto prima quei costi? Dopo il blitz del 2 luglio, la vicenda non può più essere archiviata come un episodio isolato di degrado. Riguarda il controllo del territorio, la tutela del patrimonio pubblico, il contrasto all’abusivismo e il rispetto dei cittadini che pagano tasse e servizi.
A Ostia, l’ex colonia Vittorio Emanuele continua così a essere il simbolo di un problema più grande: quando lo Stato arretra, quando il patrimonio pubblico non viene custodito e quando l’illegalità trova spazi, alla fine il conto arriva sempre alla collettività. Ora spetta agli uffici competenti e, se necessario, alla magistratura contabile chiarire se quel conto sia stato pagato anche con risorse pubbliche.
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