Consumo di suolo a Roma nel 2025: grafica illustrativa con escavatore, macerie e pini della Capitale, secondo i dati ISPRA sui 74 ettari.

Consumo di suolo, Roma perde 74 ettari nel 2025: prima in Italia al netto del fotovoltaico

Il nuovo rapporto ISPRA-SNPA fotografa l’avanzata delle superfici artificiali nella Capitale. L’associazione CURAA denuncia i rischi per il verde urbano e chiede maggiore attenzione alle trasformazioni del territorio.

Roma ha registrato 74 ettari di nuovo consumo di suolo nel 2025, un incremento che la colloca al primo posto tra i Comuni italiani quando dal calcolo si escludono gli impianti fotovoltaici a terra. Il dato emerge dal rapporto ISPRA-SNPA Consumo di suolo, ecosistemi urbani e stato del territorio, presentato martedì 27 ottobre 2026 al Museo delle Civiltà, all’EUR. Il giorno successivo, l’associazione CURAA ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze delle trasformazioni urbane per l’ambiente e la qualità della vita nella Capitale.

Consumo di suolo a Roma, cosa dicono i dati ISPRA

I 74 ettari non rappresentano l’intera superficie già urbanizzata della città, ma l’aumento registrato nell’ultimo anno di monitoraggio, al netto degli impianti fotovoltaici a terra. Con lo stesso criterio, alle spalle di Roma figurano Foggia, con 72 ettari, Cerignola, con 53, e Campagna, con 51.

La precisazione è importante: includendo anche le nuove superfici destinate al fotovoltaico, la graduatoria nazionale cambia. Gli incrementi più elevati si registrano a Tuscania, Montalto di Castro e Catania. Il primato attribuito a Roma va dunque riferito alla specifica classificazione indicata dall’ISPRA, senza estenderlo indistintamente a ogni forma di consumo.

Il fenomeno interessa comunque l’intero Paese. Nel 2025, secondo l’istituto, oltre 102 chilometri quadrati di territorio sono stati interessati da nuovo consumo di suolo. I ripristini si sono fermati a 746 ettari, insufficienti a compensare le nuove trasformazioni. Anche il Lazio supera i 1.400 ettari di incremento complessivo, un dato sul quale incidono gli impianti fotovoltaici a terra.

Meno terreno naturale: perché il consumo riguarda anche chi vive in città

Il consumo di suolo comprende la trasformazione di terreni naturali o agricoli in superfici artificiali, anche attraverso cantieri, infrastrutture e altre opere. Non equivale automaticamente all’abbattimento di alberi: per conoscere quali aree verdi siano state effettivamente interessate a Roma occorrono dati territoriali più dettagliati.

La perdita di superfici permeabili può però ridurre la capacità del terreno di assorbire l’acqua piovana, aggravando criticità nelle aree già vulnerabili. A livello nazionale, il rapporto rileva nell’ultimo anno 1.106 ettari di nuovo consumo nelle zone a rischio alluvione e altri 707 ettari in quelle a rischio frana. Non sono cifre riferite esclusivamente alla Capitale, ma mostrano perché la questione abbia anche una dimensione di sicurezza territoriale.

Verde urbano e temperature: il peso delle superfici artificiali

La ricerca segnala inoltre che, su scala nazionale, nel 2025 sono scomparsi 4.231 ettari di aree verdi e 320 ettari di copertura arborea. Nelle zone maggiormente impermeabilizzate le temperature del suolo possono superare di oltre dieci gradi quelle delle aree rurali circostanti. La presenza degli alberi, al contrario, contribuisce a contenere il calore. Sono effetti che rendono la gestione del verde urbano parte integrante delle politiche di adattamento climatico.

CURAA: le critiche alle trasformazioni urbane e alle nuove piantumazioni

Su questi dati è intervenuta Jacopa Stinchelli, presidente dell’associazione CURAA, con una nota diffusa il 28 ottobre e un video registrato durante la presentazione del rapporto. «È inutile monitorare un andamento devastante del consumo di suolo», afferma Stinchelli, chiedendo se le trasformazioni urbane promosse dal Campidoglio tengano adeguatamente conto della necessità di limitare ulteriori perdite di terreno naturale.

L’associazione critica inoltre la comunicazione istituzionale sui bilanci arborei e sostiene che la maggioranza delle nuove piantumazioni realizzate nell’ambito dei progetti finanziati dal PNRR non sia sopravvissuta alla stagione estiva per carenze nella manutenzione. Si tratta di contestazioni dell’associazione, non di conclusioni ricavabili dai dati sul consumo di suolo: la nota non fornisce elementi sufficienti a verificare la percentuale di sopravvivenza degli alberi piantati a Roma.

Consumo di suolo e regole europee: quali obiettivi entro il 2030

CURAA richiama infine la Nature Restoration Regulation, il regolamento europeo sul ripristino della natura. La norma prevede, entro il 31 dicembre 2030, l’assenza di una perdita netta a livello nazionale degli spazi verdi urbani e della copertura arborea nelle aree interessate, rispetto al 2024, secondo i criteri previsti dal regolamento. Il dato di un singolo Comune, tuttavia, non basta da solo a dimostrare una violazione degli obblighi europei.

Lo stesso rapporto ISPRA-SNPA 2026 indica anche possibili risposte: in Italia individua oltre 2.100 chilometri quadrati di superfici potenzialmente recuperabili e, tra le aree pubbliche urbane idonee al ripristino, attribuisce a Roma la maggiore estensione. Si tratta di opportunità da valutare, non di interventi già realizzati. La questione, per la Capitale, è dunque duplice: ridurre il nuovo consumo di suolo e trasformare il potenziale di recupero in scelte urbanistiche verificabili, capaci di proteggere territorio e qualità della vita.

 

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