Incidente in moto a Roma con auto dalla portiera aperta, motocicletta a terra e sedia a rotelle sullo sfondo

Roma, paraplegico dopo l’incidente: tre testimoni indicano la portiera dell’auto, ma il Tribunale li ritiene inattendibili

Roberto Argentini vive su una sedia a rotelle dal 2016. Tre testimoni oculari hanno riferito in aula una dinamica legata all’apertura improvvisa della portiera di un’auto, ma il Tribunale civile di Roma non ha ritenuto sufficientemente provata questa ricostruzione. La difesa ha presentato appello e nel giudizio è intervenuto anche l’INAIL.

ROMA – Tre testimoni oculari raccontano di aver visto una portiera aprirsi davanti alla motocicletta, ma il Tribunale non ritiene attendibili le loro deposizioni e considera più verosimile una caduta accidentale. È questo il nodo giudiziario al centro della vicenda di Roberto Argentini, rimasto paraplegico dopo un incidente avvenuto a Roma, in via di Villa Aquari, il 1° marzo 2016. A oltre dieci anni dai fatti il contenzioso è ancora aperto: la sentenza di primo grado è stata impugnata e la prossima udienza davanti alla Corte d’Appello di Roma è fissata per il 19 novembre 2026.

Nel frattempo, nel settembre 2026, è intervenuto nel procedimento anche l’INAIL, che ha quantificato in 1.037.271,50 euro la rendita complessivamente riferita all’infortunio e, sulla base degli atti acquisiti, ha indicato una responsabilità che «appare allo stato ascrivibile» al conducente dell’automobile. Una posizione processuale che non equivale però a una decisione giudiziaria e che sarà valutata insieme agli altri elementi dalla Corte d’Appello.

Roma, l’incidente del 2016 e la paraplegia di Roberto Argentini

L’incidente risale alla sera del 1° marzo 2016, intorno alle 20.45. Argentini percorreva via di Villa Aquari a bordo della propria motocicletta quando avvenne la caduta che avrebbe cambiato definitivamente la sua vita.

Secondo la ricostruzione sostenuta dall’uomo e dalla sua difesa, lungo la strada sarebbe stata aperta improvvisamente la portiera di un’automobile parcheggiata, creando un ostacolo davanti alla motocicletta e provocando l’urto e la successiva caduta.

Le conseguenze sanitarie sono state gravissime. La consulenza tecnica d’ufficio svolta nel corso del processo ha accertato una paraplegia completa e ha valutato un danno biologico permanente del 90%, oltre a periodi di inabilità temporanea e alla necessità di proseguire nel tempo con trattamenti riabilitativi.

Su un punto, quindi, occorre fare una distinzione fondamentale: la gravità delle condizioni di Argentini non costituisce il nodo della controversia giudiziaria. Ciò che il processo deve stabilire è invece quale sia stata la dinamica effettiva del sinistro e se l’apertura della portiera abbia realmente provocato la caduta.

Tre testimoni indicano l’apertura della portiera dell’auto

Uno degli elementi centrali del caso riguarda le deposizioni rese durante il giudizio di primo grado.

Davanti al Tribunale sono comparsi tre testimoni oculari, che hanno riferito una ricostruzione sostanzialmente convergente sull’apertura improvvisa della portiera al sopraggiungere della motocicletta.

Secondo quanto emerge dagli atti richiamati dalla difesa, uno dei testimoni si trovava nella zona dopo aver terminato la propria attività lavorativa a poca distanza dal luogo dell’incidente. Gli altri due erano residenti nella stessa via e si trovavano nelle immediate vicinanze del punto in cui avvenne la caduta.

Le loro dichiarazioni sono diventate uno dei principali terreni di scontro processuale.

La difesa di Argentini sostiene infatti che, pur descrivendo la stessa sequenza fondamentale, i tre testimoni avrebbero riferito quanto osservato da posizioni differenti e attraverso particolari personali, elemento che secondo i legali sarebbe compatibile con l’autonomia dei rispettivi racconti.

Nel fascicolo compare inoltre una ricostruzione fornita dallo stesso conducente dell’automobile. Anche questo elemento viene interpretato dalla difesa come compatibile con la dinamica legata all’apertura della portiera.

La prima relazione investigativa richiamata dalla difesa

Tra gli atti prodotti compare anche una prima relazione redatta da una società investigativa, incaricata nell’ambito degli accertamenti successivi al sinistro.

Secondo quanto sostenuto dalla difesa, quella relazione conteneva elementi coerenti con la dinamica prospettata da Argentini e con la descrizione dei luoghi.

Nel corso della gestione del sinistro, inoltre, una compagnia assicurativa liquidò il danno materiale riportato dalla motocicletta. Anche questo passaggio viene richiamato dai legali nell’ambito della propria ricostruzione complessiva.

Si tratta tuttavia di elementi che devono essere letti nel loro corretto contesto: né una relazione privata né una liquidazione assicurativa equivalgono automaticamente all’accertamento giudiziario definitivo della responsabilità civile.

Perché il Tribunale di Roma non ha creduto ai tre testimoni

Con la sentenza del 30 gennaio 2025, il Tribunale civile di Roma ha raggiunto una conclusione diversa rispetto a quella sostenuta da Argentini.

Il giudice ha ritenuto non sufficientemente dimostrato che la caduta fosse stata provocata dall’apertura della portiera dell’automobile e ha considerato più verosimile una caduta accidentale.

Particolarmente rilevante è la valutazione delle tre testimonianze oculari. Nella sentenza le deposizioni vengono definite «inattendibili, se non del tutto false», richiamando tra gli elementi valutati anche quella che il Tribunale ha considerato una ripetizione stereotipata delle circostanze descritte.

Ma la decisione non si fonda soltanto sulle testimonianze.

Il Tribunale ha attribuito rilievo anche alla mancata chiamata delle forze dell’ordine sul luogo dell’incidente, allo spostamento della motocicletta prima di eventuali rilievi e alla documentazione sanitaria immediatamente successiva, nella quale veniva riportata una caduta dalla moto senza uno specifico riferimento all’apertura della portiera.

È stata inoltre considerata una seconda attività investigativa privata svolta a distanza di tempo dal sinistro, nella quale alcune persone della zona avrebbero dichiarato di non ricordare l’incidente.

Sulla base del complesso degli elementi esaminati, il Tribunale ha quindi respinto la domanda risarcitoria.

La difesa contesta la valutazione delle testimonianze

È proprio questa lettura delle prove a rappresentare il cuore dell’appello presentato dalla difesa di Argentini.

Secondo i legali, il peso attribuito alle testimonianze oculari e agli elementi indiziari dovrebbe essere riesaminato nel suo insieme.

La difesa osserva anzitutto che i tre testimoni si trovavano nei pressi dell’incidente per ragioni concretamente riconducibili alla propria vita quotidiana: lavoro o residenza. Contesta inoltre che la concordanza sulla dinamica principale possa essere interpretata automaticamente come indice di inattendibilità.

Un altro punto riguarda l’assenza delle forze dell’ordine e lo spostamento della motocicletta. Secondo la ricostruzione della difesa, quelle circostanze sarebbero riconducibili alle esigenze immediate di soccorso e alla necessità di consentire le operazioni dell’ambulanza sulla strada.

Anche il contenuto della documentazione sanitaria viene letto diversamente dai legali: le schede di emergenza, sostengono, avrebbero una finalità prevalentemente sanitaria e non sarebbero state predisposte per ricostruire nel dettaglio le responsabilità dell’incidente.

La seconda indagine privata contestata in appello

Particolarmente critica è la posizione della difesa rispetto alla seconda società investigativa intervenuta nella vicenda.

Secondo quanto sostenuto nell’impugnazione, gli accertamenti sarebbero stati eseguiti oltre tre anni e mezzo dopo l’incidente, attraverso colloqui con persone che non avevano assistito direttamente al sinistro.

La difesa sottolinea inoltre che tali soggetti non sarebbero stati successivamente chiamati in giudizio per confermare davanti al Tribunale quanto riferito durante l’attività investigativa.

Sono valutazioni di parte, che non possono essere presentate come conclusioni già acquisite: saranno i giudici dell’appello a stabilire quale peso attribuire ai diversi elementi presenti nel fascicolo.

La svolta del 2026: l’INAIL interviene nel giudizio d’appello

Un ulteriore elemento è arrivato il 9 settembre 2026, quando l’INAIL è intervenuto nel giudizio pendente davanti alla Corte d’Appello di Roma esercitando il proprio diritto di surroga.

Nell’atto depositato, l’Istituto quantifica in 1.037.271,50 euro la rendita complessivamente riferita all’infortunio.

Ma il passaggio maggiormente significativo sul piano della ricostruzione è un altro. L’INAIL afferma che, sulla base degli atti acquisiti, la responsabilità dell’infortunio «appare allo stato ascrivibile» al conducente dell’automobile e richiama una dinamica nella quale Argentini sarebbe stato urtato dalla portiera della vettura.

Anche in questo caso è necessario evitare equivoci.

La posizione dell’INAIL non sostituisce una sentenza della magistratura e non determina da sola la responsabilità civile. Si tratta della posizione assunta dall’Istituto nel procedimento nell’ambito dell’esercizio del diritto di surroga.

Allo stesso modo, la cifra superiore al milione di euro non rappresenta un nuovo risarcimento disposto in favore di Argentini, ma l’importo indicato dall’INAIL in relazione alla rendita e agli oneri riferiti all’infortunio.

Roma, il caso Argentini resta aperto in Corte d’Appello

L’appello è pendente davanti alla Quinta Sezione civile della Corte d’Appello di Roma, nel procedimento RG 2189/2025.

In una precedente fase del giudizio la Corte ha rigettato la richiesta di sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza e alcune istanze istruttorie avanzate dalla difesa. Si tratta tuttavia di provvedimenti processuali che non equivalgono al rigetto definitivo dell’appello.

Il merito della controversia resta ancora da decidere.

La prossima udienza è prevista per il 19 novembre 2026 e sarà quindi un nuovo passaggio nella vicenda giudiziaria iniziata dopo l’incidente del 2016.

Roberto Argentini: «Da quel giorno la mia vita è cambiata per sempre»

Dietro gli atti processuali resta la storia di una persona che da oltre dieci anni vive con le conseguenze dell’incidente.

«Da quel 1° marzo 2016 la mia vita è cambiata per sempre – afferma Roberto Argentini –. Da allora vivo su una sedia a rotelle e ogni giorno faccio i conti con conseguenze che non finiranno».

Argentini sostiene che uno degli aspetti più difficili sia essere ancora chiamato, dopo tanti anni, a dimostrare quale sia stata la dinamica di quella sera. Dice di non chiedere privilegi o compassione, ma che venga riconosciuta quella che ritiene essere la corretta ricostruzione dei fatti.

Il punto giudiziario resta dunque aperto. Da una parte c’è una sentenza di primo grado che non ha ritenuto attendibili i tre testimoni oculari e ha considerato più verosimile una caduta accidentale. Dall’altra ci sono le contestazioni della difesa e, dal settembre 2026, anche la posizione assunta dall’INAIL nel giudizio d’appello.

Sarà la Corte d’Appello di Roma a dover valutare nuovamente il fascicolo e stabilire se la decisione del Tribunale debba essere confermata o modificata.

Il Marforio resta disponibile a raccogliere eventuali precisazioni o repliche dei soggetti coinvolti nella vicenda e ad aggiornare l’articolo qualora emergano nuovi elementi documentali o processuali.

 

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