Porto di Civitavecchia, nave da crociera ormeggiata con impianti di alimentazione elettrica da terra per l'elettrificazione delle banchine.

Porto di Civitavecchia, D’Antò (M5S): «A rischio 23 milioni per elettrificare le banchine»

A rischio 23 milioni di euro per l’elettrificazione delle banchine del porto di Civitavecchia. Il consigliere regionale Enzo D’Antò (M5S) chiede chiarimenti al Governo sui finanziamenti, mentre restano da verificare le possibili conseguenze per i lavori e i pagamenti alle imprese.

CIVITAVECCHIA – Preoccupazione per il futuro dei finanziamenti destinati all’elettrificazione delle banchine del porto di Civitavecchia. A sollevare il caso è Enzo D’Antò, consigliere regionale del Lazio del Movimento 5 Stelle, che martedì 13 ottobre 2026 ha denunciato il rischio che 23 milioni di euro precedentemente destinati all’intervento non siano più disponibili, chiedendo chiarimenti al Governo sulla copertura economica delle opere e sui pagamenti alle imprese coinvolte.

La questione riguarda il progetto di cold ironing, il sistema che consentirà alle navi ormeggiate di alimentarsi attraverso la rete elettrica di terra, riducendo il ricorso ai motori di bordo durante la permanenza nello scalo e le conseguenti emissioni inquinanti.

Porto di Civitavecchia, D’Antò (M5S): «A rischio 23 milioni di euro»

«Ventitré milioni di euro già destinati all’elettrificazione delle banchine del porto di Civitavecchia non risulterebbero più disponibili per finanziare questi interventi. In sostanza, il Governo Meloni avrebbe deciso di non destinare più tali risorse alla copertura delle opere», afferma il consigliere regionale.

D’Antò chiede di accertare se i finanziamenti siano stati effettivamente revocati oppure rimodulati, evidenziando le possibili ripercussioni sui lavori in corso.

«Alcuni lavori sono già iniziati e ci sono imprese che rischiano di non essere pagate per interventi già eseguiti», sostiene l’esponente pentastellato, secondo il quale le aziende avrebbero già sostenuto spese e assunto impegni economici.

Si tratta, al momento, di criticità segnalate dal consigliere regionale, che richiedono riscontri sulla situazione effettiva delle risorse. La dichiarazione non è accompagnata da un provvedimento di revoca o rimodulazione che permetta di accertare la destinazione dei 23 milioni citati.

Il progetto da 81 milioni e i tempi dell’elettrificazione

L’intervento rappresenta uno degli investimenti più rilevanti per la transizione energetica dello scalo marittimo.

Il 14 febbraio 2025, in occasione dell’avvio del cantiere, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale aveva annunciato un investimento complessivo di 81 milioni di euro, nell’ambito dei programmi di finanziamento collegati al PNRR.

La previsione iniziale indicava giugno 2026 come termine dei lavori, con un progetto finalizzato a realizzare nove punti di alimentazione elettrica per diverse tipologie di navi.

Il cronoprogramma ha tuttavia conosciuto un’evoluzione. In un’intervista pubblicata il 19 maggio 2026 dal quotidiano Il Tirreno, il presidente dell’Autorità portuale, Raffaele Latrofa, aveva riferito che l’avanzamento complessivo delle opere risultava pari a circa il 40% al 10 maggio 2026.

Nella stessa occasione, Latrofa aveva indicato la metà del 2027 come periodo previsto per la piena operatività delle banchine, subordinata anche al completamento del collegamento alla rete elettrica nazionale.

Indicazioni compatibili con quanto comunicato da PLC System, società coinvolta nella realizzazione della sottostazione elettrica, che aveva previsto un’attivazione provvisoria a febbraio 2027 e quella definitiva entro giugno dello stesso anno.

Il cambiamento delle tempistiche era quindi già emerso prima delle dichiarazioni di D’Antò e non può essere automaticamente collegato alle attuali preoccupazioni sui finanziamenti.

Finanziamenti e imprese: gli aspetti ancora da chiarire

L’allarme sui 23 milioni introduce un ulteriore elemento di attenzione sul percorso dell’opera.

Per ricostruire la situazione economica del progetto sarà determinante conoscere l’effettiva disponibilità delle risorse originariamente assegnate, l’eventuale esistenza di provvedimenti di rimodulazione e le modalità attraverso cui viene attualmente garantita la copertura degli interventi.

Un altro aspetto riguarda i rapporti economici con le imprese incaricate dei lavori. La verifica dello stato dei pagamenti e degli impegni finanziari assunti consentirebbe di distinguere eventuali criticità concrete dai rischi prospettati nel dibattito politico.

Resta inoltre rilevante un aggiornamento sul cronoprogramma, anche alla luce delle tempistiche indicate nei mesi scorsi dall’Autorità portuale.

Un investimento strategico per il porto e la città di Civitavecchia

Il progetto di elettrificazione assume particolare importanza per la città, dove le attività portuali e la vicinanza delle banchine alle aree abitate rendono centrale il tema della qualità dell’aria.

L’alimentazione elettrica da terra permette infatti alle navi tecnicamente predisposte di ridurre l’utilizzo dei generatori di bordo durante l’ormeggio, contribuendo al contenimento delle emissioni locali.

«È un investimento importante per la salute e l’ambiente di Civitavecchia, un territorio che ha già pagato un prezzo elevato sul fronte ambientale», sottolinea D’Antò.

Il consigliere regionale conclude chiedendo chiarimenti al Governo, al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e ai rappresentanti del centrodestra sulla disponibilità delle risorse e sulle garanzie economiche per le imprese.

La definizione del quadro finanziario e l’aggiornamento dello stato dei lavori restano dunque elementi essenziali per comprendere se le preoccupazioni sollevate possano incidere sulla realizzazione di un’infrastruttura destinata a migliorare la sostenibilità ambientale del porto di Civitavecchia.

 

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