Alberi e pini nel Centro Storico di Roma, con vista sui tetti della città; in basso a destra la consigliera comunale Flavia De Gregorio

Verde pubblico a Roma, De Gregorio (Azione): “Basta emergenze, serve una governance unica”

Crisi del verde pubblico a Roma, manutenzione emergenziale, cantieri dannosi e parchi insicuri. Nell’intervista, Flavia De Gregorio, capogruppo di Azione in Campidoglio, spiega cause strutturali e soluzioni per il futuro del verde urbano.

Il tema del verde pubblico a Roma è tornato con forza al centro del dibattito cittadino, complice una lunga serie di crolli, abbattimenti e criticità che hanno messo in evidenza limiti strutturali nella gestione del patrimonio arboreo e delle aree verdi.

Manutenzione affidata all’emergenza, competenze frammentate, carenza di tecnici qualificati e parchi spesso poco sicuri: il quadro che emerge è quello di una città che fatica a prendersi cura del proprio verde.

Su questi temi abbiamo intervistato Flavia De Gregorio, capogruppo di Azione in Assemblea Capitolina, che ha illustrato il Piano di Azione “Il futuro del verde a Roma”, le priorità politiche individuate e la visione di una Roma 2030 fondata sulla cura ordinaria, sulla sicurezza e su una governance unica del verde pubblico.

Le cause strutturali della crisi del verde pubblico a Roma

1. Partiamo da una visione generale: quali sono, secondo lei, le ragioni strutturali della crisi del verde pubblico a Roma?

I fattori strutturali sui quali affonda la crisi del verde pubblico nella nostra città sono a mio avviso tre: una manutenzione discontinua e basata sull’emergenza, che ha prodotto un patrimonio arboreo fragile e invecchiato; la frammentazione amministrativa tra dipartimenti e municipi, che genera ritardi, sovrapposizioni e zone grigie di responsabilità; la carenza cronica di personale tecnico qualificato, a partire dagli agronomi.

Le priorità del Piano “Il futuro del verde a Roma”

2. Tra le dieci proposte del piano di Azione per “Il futuro del verde a Roma”, quali considera prioritarie e perché?

Tre priorità su tutte. La prima è l’istituzione dell’agronomo di quartiere, perché senza competenze tecniche diffuse non si può governare un patrimonio immenso come quello romano. La proposta prevede tre agronomi per ciascun municipio di Roma Capitale, con tecnologie avanzate per le ispezioni e la VTA strumentale. La seconda riguarda il rafforzamento dei controlli pubblici sulle ditte del verde. Oggi i controlli sono spesso affidati alle stesse aziende che svolgono gli interventi e questo è evidentemente un modello inadeguato. Servono, invece, verifiche indipendenti: solo questo può garantire lavori corretti e trasparenti. La terza, infine, è l’attuazione piena della nostra mozione sui “Parchi Sicuri”: sicurezza e fruibilità sono indispensabili, senza queste condizioni di base è impensabile restituire i parchi alla cittadinanza.

Il pino domestico e l’identità di Roma

3. Perché la proposta di inserire il pino domestico tra le specie di pregio è così centrale nel vostro piano?

Il pino domestico è Roma. È l’albero più iconico del nostro paesaggio, ma nonostante ciò non gode ancora della tutela riservata agli alberi di pregio. La nostra proposta colma questa lacuna: include il pino nell’elenco, introduce zone di rispetto radicale (ZRA), vieta capitozzature, impone VTA periodiche e la sostituzione “in specie” nei viali storici. Perdere i filari di pini significherebbe perdere una parte dell’identità della nostra città.

Cantieri pubblici e alberature: il progetto “CantiereRadici”

4. Quanto incidono oggi i cantieri pubblici sulla sofferenza delle alberature e come funzionerebbe il “CantiereRadici”?

Purtroppo, anche se può essere difficile da credere, incidono moltissimo. Spesso sono proprio gli scavi e il passaggio dei mezzi a compromettere l’apparato radicale, causando nel tempo instabilità e crolli. I danni più gravi sono infatti quelli sotterranei: compattamento del terreno, taglio delle radici, deposito di materiali pesanti. Proprio per prevenire tutto questo nasce quello che noi abbiamo voluto ribattezzare “CantiereRadici”, una proposta che, allo stesso tempo, impone norme obbligatorie di protezione delle radici durante i lavori, introduce la presenza di un tecnico del verde in cantiere, e previene i dissesti di marciapiedi e asfalto, riducendo costi e rischi anche per l’Amministrazione.

Sicurezza e fruibilità dei parchi di Roma

5. La mozione “Roma Parchi Sicuri” è stata approvata in Campidoglio: quali effetti concreti porterà sulla sicurezza e fruibilità dei parchi?

Con la mozione “Roma Parchi Sicuri”, approvata all’unanimità nel luglio scorso, abbiamo chiesto presìdi permanenti 24 ore su 24 nelle aree verdi, un apposito nucleo della Polizia Locale dedicato alla sorveglianza attiva nei parchi “più delicati”, maggiore illuminazione, videosorveglianza e anche l’utilizzo di droni nei punti critici. Con lo stesso atto è stata, inoltre, prevista l’istituzione di una cabina di regia tra le istituzioni coinvolte e l’avvio di una fase di ascolto con cittadini e associazioni per raccogliere segnalazioni e costruire un piano concreto, affinché episodi come quelli accaduti in passato non si ripetano e i parchi non siano più zone franche.

Bilancio arboreo e trasparenza a Roma

6. A che punto è la richiesta di un bilancio arboreo aggiornato che monitori abbattimenti e nuove piantumazioni?

Il bilancio arboreo disponibile oggi è ancora fermo ai dati del 2021. Noi abbiamo chiesto un aggiornamento annuale, pubblico e verificabile: serve per conoscere realmente quanti alberi vengono abbattuti e quanti vengono piantati. La trasparenza è la base di qualsiasi politica seria sul verde.

Formazione e controlli sulle ditte del verde

7. Sono stati fatti passi avanti nel rafforzamento della formazione dei DEC municipali e dei controlli sulle ditte del verde?

Sul fronte della formazione qualche passo avanti è stato fatto: sono stati avviati corsi tecnici dedicati ai DEC, come richiesto da Azione, per rafforzare le competenze su contratti, manutenzione e monitoraggio delle alberature. Sul fronte dei controlli, invece, il cambio di rotta è ancora insufficiente: serve un sistema di verifica totalmente pubblico, realmente indipendente dalle ditte appaltatrici.

Pulizia dei parchi e ruolo di AMA

8. La pulizia dei parchi risulta spesso insufficiente: riportare questa funzione in capo ad AMA è una strada ancora percorribile?

Certamente. A nostro avviso, anzi, è non solo realistico, ma necessario. Oggi AMA pulisce strade e aree pubbliche pavimentate, mentre le aree verdi restano in carico all’Amministrazione Capitolina. Nel piano di Azione, dunque, viene proposto di affidare ad AMA anche la pulizia delle aree verdi cittadine, così da avere un servizio uniforme e programmato, superando l’attuale e dannosa frammentazione.

Governance unica del verde pubblico a Roma

9. Qual è oggi il principale ostacolo alla creazione di una Governance unica del verde pubblico?

Di sicuro la frammentazione delle competenze: Dipartimento Tutela Ambientale, Municipi, Sovrintendenza, Lavori Pubblici, Patrimonio… troppi attori che intervengono sullo stesso soggetto, il patrimonio del verde. Sotto questo punto di vista l’Accordo Quadro 2024–2026 va nella giusta direzione, perché integra le manutenzioni verticali e orizzontali, ma serve un vero coordinamento strategico centralizzato, come definito nel nuovo Piano del Verde e della Natura.

Modelli europei e la visione di Roma 2030

10. Quali città europee considera un modello nella gestione del verde urbano e quali elementi dovremmo importare?

È la stessa UE ad indicarci, tra i tanti, tre modelli virtuosi promossi dalle politiche europee di transizione urbana. Il primo è rappresentato da Parigi, con la 15-minute city, che integra servizi, mobilità e verde in un raggio accessibile a piedi o in bici. E poi ci sono Amsterdam e Copenaghen, pioniere della economia urbana circolare e della gestione sostenibile delle risorse, e Vienna, con i suoi Positive Energy Districts, quartieri a energia positiva dove il verde gioca un ruolo cruciale.

11. Qual è stata la battaglia sul verde più difficile che ha portato avanti in questi anni e come immagina il verde pubblico di Roma nel 2030?

La battaglia più difficile è stata portare il tema della sicurezza nei parchi al centro della discussione politica. Era un argomento considerato divisivo, ma con la mozione “Roma Parchi Sicuri” siamo riusciti a ottenere un’approvazione unanime e un cambio di approccio che oggi è riconosciuto anche dalle altre forze politiche. Credo, però, che si possa e si debba fare ancora molto. Immagino, dunque, che nel 2030 Roma sia una città con pini protetti e filari storici risanati con parchi illuminati, puliti e presidiati; con una Governance unica, efficiente e moderna; con agronomi di quartiere che monitorano il patrimonio arboreo; con AMA che pulisce anche i parchi, affinché siano nuovamente e pienamente fruibili dalla cittadinanza. Insomma, il mio sogno è soprattutto uno: una città che finalmente supera la logica dell’emergenza e torna alla cura ordinaria una volta per sempre.

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