Storie di Icone: “Questioni di lunghezza” da Twiggy ai Beatles

Roma – Mary Quant, i Beatles, Pierre Cardin, Chanel, Yves Saint Laurent sono solo alcuni dei protagonisti degli anni ’60, che rivoluzionano la moda, ma che sono anche ricchi di sconvolgimenti sociali.

Il 20 gennaio 1961 John Fitzgerald Kennedy diventa il più giovane Presidente degli Stati Uniti d’America, il 13 agosto Berlino si sveglia divisa in due da un muro costruito in una sola notte. Il 28 agosto del 1963 Martin Luther King e 200.000 pacifisti al seguito marciano su Washington per l’integrazione razziale degli afroamericani.
La speranza delle parole “I have a dream incarna lo slogan a cui si ispirano i primi movimenti hippy, schierati contro la violenza e l’inquinamento globale, in controtendenza con i valori della classe media e delle istituzioni.
Il 22 Novembre dello stesso anno viene assassinato il presidente Kennedy, seguito quattro anni dopo dallo stesso Martin Luther King, pochi mesi dopo l’uscita del film “Indovina chi viene a cena”, che per molto tempo ha fatto discutere.

La Top Model, Twiggy (fotografia di Bert Stern, 1967) Fonte: RV1864/Flickr

Anche la moda di quegli anni si ribella agli stereotipi, il New Look degli anni ‘50 viene sostituito da abiti con linea a trapezio e con essa cambia anche la fisicità delle modelle, più magre e slanciate dai capelli decisamente corti o con tagli sbarazzini.
Tra le icone femminili irrompe la top model Leslie Hornby, soprannominata Twiggy (cioè grissino); la più esile delle modelle e Mary Quant diventano subito il simbolo della transizione culturale nel campo dell’abbigliamento: la nuova generazione rivendica maggiore libertà ed emancipazione, insieme alla nuova silhouette a trapezio e alla famigerata minigonna.

Intramontabile poi l’eleganza di Audrey Hepburn, che si afferma nella storia del cinema con il “little black dress”, il tubino in seta nera progettato da Givenchy per “Colazione da Tiffany”.
Paco Rabanne apre nel ’66 la sua casa di moda e inaugura la sua prima collezione con abiti fatti di materiali plastici, metallici, ganci e anelli indossati da modelle scalze. Le sue creazioni sono provocazioni, dedicate a donne che rompono gli schemi.
Chanel propone il “Boxy Jacket”, caratterizzato dalla linea corta in vita e per nulla fasciante, mentre Yves Saint Laurent, ormai non più direttore artistico di Dior, con la sfilata A/W 1965/66, segna la storia della moda con la collezione ispirata a Mondrian, che conquista la copertina di Vogue. Nel ’68 le sue modelle sfilano in passerella in Nude Look, un vero scandalo per l’epoca.
Oltre che nell’abbigliamento è rivoluzione anche nel makeup e nell’uso degli accessori: tutto è over e colorato, il trucco femminile impone occhi grandi e la bigiotteria è realizzata con nuovi materiali come resine e plastica dai toni brillanti, per una moda più alla portata di tutti e meno elitaria.

Audrey Hepburn in un fotogramma dal trailer del film Colazione da Tiffany (USA,1961)
Fonte: Wikimedia Commons

La nuova generazione di “ribelli” non si limita a rivoluzionare i canoni della moda, ma anche a riscrivere quelli della musica, come avviene nel caso di un gruppo di quattro giovani ragazzi di Liverpool. Stiamo parlando del mito dei Beatles, reso iconico da Pierre Cardin. I Fab Four infatti non rappresentano solo un simbolo della musica rock, ma anche dello stile e della moda uomo del decennio: le camicie che indossano hanno il collo stondato, l’abbottonatura delle giacche è alta e i pantaloni aderenti evidenziano ai piedi stivaletti di pelle nera con elastici ai lati. I loro capelli lunghi sono il simbolo dell’anticonformismo, della protesta giovanile e della critica al sistema.

I Beatles in uniforme nelle foto per l’album Sgt.Pepper’s Lonely Hearts Club Band (1967)
Fonte: The Beatles Bible (www.beatlesbible.com)

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(immagine di copertina: Swinging London, Teenagers in London’s Carnaby Street (1969). Fonte: The National Archives UK/Flickr)

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