Dopo le irregolarità emerse nelle operazioni di riduzione delle salme, AMA risponde alle domande del Marforio. Nei Cimiteri capitolini risultano 146 telecamere, mentre al Flaminio-Prima Porta sono stati rafforzati vigilanza e controlli. Resta da chiarire come saranno presidiate le aree operative.
AMA S.p.A. ha risposto al Marforio dopo la richiesta di chiarimenti inviata il 28 settembre 2026 sul sistema di sicurezza nei Cimiteri di Roma, in seguito alle irregolarità emerse nelle operazioni di riduzione delle salme al Cimitero Flaminio-Prima Porta e a Maccarese. L’azienda riferisce che il sistema di videosorveglianza conta 146 telecamere e che, negli ultimi mesi, è stato rafforzato soprattutto il presidio del Flaminio con due pattuglie e cinque guardie giurate. Resta però aperta una questione precisa: quali strumenti possono essere utilizzati nelle aree operative per verificare la corretta esecuzione delle attività, senza trasformare la videosorveglianza in un controllo continuo dei lavoratori?
La risposta arriva dopo il caso che ha portato AMA a chiudere i procedimenti disciplinari con sette licenziamenti e quattro sospensioni, graduati – secondo quanto comunicato dall’azienda – in base ai diversi livelli di responsabilità accertati. Gli atti sono stati inoltre trasmessi alle autorità competenti. Proprio dopo questi provvedimenti, Il Marforio aveva chiesto ad AMA di chiarire quali sistemi di controllo fossero già presenti nei Cimiteri capitolini e per quale ragione non fosse possibile installare telecamere nelle aree interessate dalle operazioni cimiteriali.
AMA risponde al Marforio: 146 telecamere nei Cimiteri di Roma
Nella risposta inviata al giornale, AMA sottolinea anzitutto che «la sicurezza rappresenta una priorità dell’Azienda». Il dato nuovo è quello relativo alla consistenza della videosorveglianza: nei Cimiteri capitolini, secondo quanto comunicato, sono operative 146 telecamere, integrate dai servizi di vigilanza e dalla collaborazione con le Forze dell’Ordine.
Il rafforzamento più evidente riguarda il Cimitero Flaminio-Prima Porta. AMA riferisce che negli ultimi mesi il presidio è stato potenziato con due pattuglie e cinque guardie giurate, impiegate nel controllo dell’area e dei varchi di ingresso e uscita. Parallelamente, l’azienda afferma di avere riorganizzato accessi, varchi e porte con l’obiettivo di rendere più efficace il controllo dei flussi all’interno dei complessi cimiteriali.
È un elemento rilevante perché sposta il tema dalle sole misure disciplinari alla capacità dell’azienda di prevenire nuove irregolarità. Dopo una vicenda che ha investito attività estremamente delicate, come quelle connesse alla riduzione delle salme, la questione non riguarda infatti soltanto l’individuazione delle responsabilità già emerse, ma anche la possibilità di costruire controlli capaci di intercettare tempestivamente comportamenti non conformi alle procedure.
Sette licenziamenti e quattro sospensioni dopo le verifiche interne
Il punto di partenza resta quanto accaduto nei Cimiteri Flaminio-Prima Porta e Maccarese. AMA conferma che le proprie verifiche interne hanno fatto emergere irregolarità relative ad alcune operazioni di riduzione delle salme. Da quegli accertamenti sono scaturiti sette licenziamenti e quattro sospensioni.
L’azienda ribadisce che le operazioni cimiteriali sono regolate da protocolli e procedure specifiche e che il personale viene formato sulle modalità di esecuzione previste dalla normativa e dalla regolamentazione aziendale. Nella risposta al Marforio, AMA insiste inoltre su tre principi che definisce inderogabili: il rispetto delle procedure, la tutela della dignità dei defunti e delle famiglie e la correttezza del servizio.
Il caso aveva già riaperto il dibattito sui sistemi di controllo. Nel precedente approfondimento del Marforio erano stati ricostruiti i sette licenziamenti e le quattro sospensioni nei Cimiteri di Roma, insieme alla proposta dell’assessore regionale del Lazio Luisa Regimenti di installare sistemi di videosorveglianza nelle aree interessate e alla posizione espressa sul tema dei controlli sui lavoratori.
Da qui la scelta del Marforio di rivolgere direttamente ad AMA una richiesta di chiarimento, con l’obiettivo di comprendere quale fosse il limite normativo richiamato e quali strumenti alternativi l’azienda intendesse mettere in campo.
La domanda del Marforio sulle telecamere nelle aree operative
La domanda posta all’azienda era circoscritta: per quale specifica ragione non sarebbe possibile installare sistemi di videosorveglianza nelle aree operative dei Cimiteri capitolini interessate da queste attività? Il Marforio aveva chiesto di precisare se il limite derivasse da norme sulla privacy, dalla disciplina sul controllo dei lavoratori, dalle caratteristiche dei luoghi oppure da altre ragioni tecniche, giuridiche o organizzative.
AMA ha risposto che «non è permesso dalla normativa installare telecamere negli uffici pubblici per controllare continuamente la prestazione lavorativa dei dipendenti».
La precisazione introduce però un elemento che merita di essere distinto. La richiesta del giornale riguardava le aree operative nelle quali si svolgono le attività cimiteriali; la risposta dell’azienda richiama invece il controllo continuo della prestazione dei dipendenti. Sono due piani collegati, ma non perfettamente coincidenti.
Cosa prevede la normativa sulla videosorveglianza nei luoghi di lavoro
L’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori disciplina gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali possa derivare anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. La norma non configura un divieto assoluto di installazione: stabilisce che questi sistemi possano essere utilizzati per esigenze organizzative e produttive, sicurezza del lavoro e tutela del patrimonio aziendale, nel rispetto delle procedure previste dalla legge.
In particolare, la normativa contempla specifiche garanzie, tra cui l’accordo con le rappresentanze sindacali oppure, nei casi previsti e in assenza dell’accordo, il ricorso alle procedure autorizzative dell’autorità competente. Anche la disciplina sulla protezione dei dati personali impone che eventuali sistemi di videosorveglianza siano utilizzati nel rispetto dei principi di necessità, proporzionalità e tutela dei lavoratori.
Questo non significa che l’installazione di telecamere nelle aree operative dei Cimiteri di Roma sia automaticamente possibile, né che possa essere effettuata senza limiti. Significa però che il quadro giuridico appare più articolato rispetto a un divieto generalizzato: devono essere valutati la finalità dell’impianto, le modalità delle riprese, la proporzionalità della misura, la tutela dei lavoratori, gli eventuali adempimenti necessari e la disciplina sulla protezione dei dati personali.
La distinzione diventa particolarmente rilevante dopo quanto emerso nei Cimiteri Flaminio e Maccarese. Un sistema finalizzato a sorvegliare continuamente il comportamento del singolo dipendente pone infatti questioni diverse rispetto alla ricerca di strumenti destinati a garantire sicurezza, tracciabilità e correttezza di operazioni particolarmente delicate. La concreta compatibilità di eventuali nuove misure con la normativa dovrebbe comunque essere valutata nelle sedi competenti e sulla base delle caratteristiche effettive del sistema adottato.
AMA annuncia più tracciabilità e verifiche sulle operazioni
Sul secondo punto sollevato dal Marforio, AMA fa sapere di stare rafforzando i sistemi di controllo delle attività operative e la tracciabilità dei processi.
L’azienda afferma inoltre che il sistema continuerà a essere potenziato attraverso «l’intensificazione delle verifiche sulle attività operative e una più puntuale supervisione dei processi».
È uno dei passaggi più significativi per comprendere la fase successiva alla vicenda disciplinare. Le 146 telecamere già presenti servono al presidio complessivo dei Cimiteri; pattuglie, guardie giurate e riorganizzazione dei varchi rafforzano la sicurezza degli spazi. Ma il caso che ha portato ai licenziamenti riguarda anche qualcosa di diverso: la corretta esecuzione materiale delle operazioni cimiteriali.
Ed è proprio su questo terreno che resta da capire come si tradurranno concretamente la maggiore tracciabilità e la supervisione annunciate dall’azienda.
Cimiteri di Roma, il nodo che resta aperto dopo la risposta di AMA
La risposta di AMA fornisce dunque diversi elementi che finora non erano emersi con questa precisione: 146 telecamere nei Cimiteri capitolini, due pattuglie e cinque guardie giurate dedicate al Flaminio-Prima Porta, accessi riorganizzati e un rafforzamento delle verifiche interne.
Rimane tuttavia un interrogativo concreto. Se la videosorveglianza finalizzata al controllo continuo della prestazione lavorativa incontra limiti precisi, quali strumenti verranno messi in campo per verificare efficacemente la corretta esecuzione delle operazioni cimiteriali più delicate?
La questione riguarda direttamente la tutela delle famiglie e la credibilità del servizio. Nei Cimiteri, dove le procedure incidono su uno dei momenti più sensibili nel rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione, non basta che le regole siano scritte: occorre anche poter verificare che vengano rispettate e che eventuali anomalie siano individuate con tempestività.
La risposta di AMA aggiunge quindi un tassello importante alla vicenda e chiarisce come l’azienda stia rafforzando il presidio generale dei Cimiteri. Sul controllo specifico delle aree operative resta però ancora da definire quale sarà il modello adottato, nel rispetto delle garanzie previste per i lavoratori e, allo stesso tempo, della necessità di assicurare la correttezza e la tracciabilità delle operazioni cimiteriali.
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