Matteo Salvini visita l’ex colonia Vittorio Emanuele di Ostia con Alessandro Aguzzetti il 10 luglio 2026.

Salvini a Ostia chiede lo sgombero della Vittorio Emanuele

Matteo Salvini arriva davanti all’ex colonia Vittorio Emanuele III e chiede lo sgombero degli occupanti senza titolo, la tutela dei 17 residenti e un progetto immediato di riqualificazione. Sul posto il confronto con l’assessore capitolino Andrea Tobia Zevi.

Salvini a Ostia: “Ora sgombero per la Vittorio Emanuele”

Matteo Salvini è arrivato quasi a sorpresa nel pomeriggio di venerdì 10 luglio a Largo delle Sirene, davanti all’ex colonia Vittorio Emanuele III di Ostia. La visita ha riportato al centro dell’attenzione nazionale una vicenda che da anni pesa sul territorio. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha chiesto di procedere verso lo sgombero degli occupanti senza titolo, chiarendo però che liberare gli immobili non sarebbe sufficiente senza un progetto immediato di messa in sicurezza e riqualificazione.

Ad accompagnare Salvini c’erano sostenitori ed esponenti della Lega, tra cui il consigliere del Municipio Roma X Alessandro Aguzzetti e il coordinatore laziale del partito Davide Bordoni. Sul posto è arrivato anche Andrea Tobia Zevi, assessore al Patrimonio di Roma Capitale. Ne è nato un confronto diretto sul futuro della struttura e sui passaggi ancora necessari per arrivare a una soluzione definitiva.

Salvini a Ostia: lo sgombero da solo non risolve il problema

Il messaggio politico lanciato da Salvini è stato netto: la legalità va ripristinata, ma un intervento delle forze dell’ordine rischierebbe di essere soltanto temporaneo se l’ex colonia non venisse subito chiusa, messa in sicurezza e destinata a un nuovo utilizzo. Secondo il ministro, senza una decisione concreta sul futuro degli edifici, nel giro di pochi mesi la struttura potrebbe essere nuovamente occupata.

Salvini ha richiamato l’impegno portato avanti dalla Lega nel Municipio X, in Campidoglio e tra i residenti, ricordando anche la raccolta di circa 1.200 firme promossa per chiedere un intervento. Ha quindi chiesto al Municipio e a Roma Capitale di individuare una funzione pubblica stabile per il complesso.

Tra le ipotesi citate ci sono una biblioteca, spazi universitari, strutture sportive e servizi aperti alla cittadinanza. Il punto centrale è che lo sgombero deve essere seguito immediatamente da lavori e da un progetto credibile, evitando operazioni poi vanificate da nuove occupazioni.

Il Governo offre il sostegno del Provveditorato alle opere pubbliche con Matteo Salvini

Salvini ha collegato la propria presenza anche alle competenze del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il ministro ha spiegato che il Provveditorato alle opere pubbliche potrebbe offrire supporto nella fase di progettazione e negli interventi necessari per recuperare la struttura.

Il Governo si è detto disponibile ad accompagnare il percorso di riqualificazione, qualora Roma Capitale individui una destinazione precisa e presenti un piano operativo. Per Salvini, il problema non riguarda soltanto l’ordine pubblico, ma anche la tutela del patrimonio e la restituzione alla collettività di uno spazio da troppo tempo al centro di occupazioni, controlli, degrado e progetti incompiuti.

La disponibilità manifestata dal ministro rappresenta uno degli elementi più rilevanti del sopralluogo. Non soltanto la richiesta di sgomberare gli immobili, dunque, ma anche l’offerta di una collaborazione istituzionale per impedire che l’ex colonia venga liberata e poi nuovamente abbandonata.

Le 17 persone con residenza dentro la struttura

Un passaggio delicato riguarda le 17 persone che risultano attualmente residenti nell’ex colonia Vittorio Emanuele. Salvini ha distinto queste posizioni dagli altri occupanti privi di titolo, sostenendo che per i residenti debba essere individuato un percorso di assistenza e ricollocazione.

La residenza anagrafica non equivale automaticamente a un diritto definitivo a restare negli immobili, ma impone alle istituzioni di gestire con attenzione le eventuali fragilità sociali. Il tema dovrà essere affrontato insieme al censimento degli occupanti e alla verifica dei titoli.

La linea espressa dal ministro è chiara: tutela per chi ha bisogno di assistenza, sgombero per chi occupa senza titolo e recupero del bene pubblico.

Matteo Salvini intervistato a Largo delle Sirene a Ostia sull’ex colonia Vittorio Emanuele.
Nell’immagine, Matteo Salvini intervistato a Largo delle Sirene, a Ostia, durante il sopralluogo del 10 luglio 2026 sull’ex colonia Vittorio Emanuele.

Salvini e Zevi, confronto davanti alla Vittorio Emanuele

Durante l’intervento di Salvini è arrivato Andrea Tobia Zevi. Il confronto non ha assunto i toni di uno scontro frontale. Su alcuni punti è emersa una sostanziale convergenza: l’occupazione non può continuare, lo sgombero non può essere fine a sé stesso e servono un progetto e risorse economiche per impedire nuove occupazioni.

Zevi ha ribadito che Roma Capitale è pronta a lavorare per liberare la struttura, ma ha sottolineato la necessità del coordinamento istituzionale e del via libera operativo della Prefettura. L’assessore ha inoltre riconosciuto che i cittadini hanno ragione nel chiedere tempi più rapidi.

Il Governo ha offerto collaborazione tecnica; il Campidoglio ha riconosciuto la necessità di reperire idee e risorse. Il nodo resta però quello dei tempi: dopo anni di rinvii e situazioni rimaste irrisolte, residenti e rappresentanti del territorio attendono che le dichiarazioni si trasformino in atti amministrativi e operativi.

La domanda de Il Marforio sul luogo di culto non autorizzato

Nel corso del confronto, Il Marforio ha chiesto direttamente a Zevi se fosse a conoscenza del locale seminterrato indicato nei giorni precedenti come spazio di culto non autorizzato, situato sotto ambienti utilizzati dall’ufficio tecnico municipale e dal centro anziani.

Zevi ha risposto di non essere personalmente a conoscenza della presenza di quel locale. L’assessore non ne ha però escluso l’esistenza, osservando che all’interno di una struttura occupata possono svilupparsi diverse situazioni irregolari. Ha quindi richiamato la necessità di censire le persone presenti, liberare gli immobili e proteggere chi si trova in condizioni di fragilità.

La risposta assume rilievo perché la questione del presunto luogo di culto era già emersa dopo il controllo della Polizia Locale nei locali al civico 178/B. Non si tratta quindi di una domanda astratta, ma di un elemento già entrato nella cronaca e che investe direttamente la gestione del patrimonio comunale.

Matteo Salvini e Andrea Tobia Zevi a Largo delle Sirene durante il confronto sull’ex colonia Vittorio Emanuele di Ostia.
Nell’immagine, il confronto davanti ai giornalisti tra l’assessore Andrea Tobia Zevi e Matteo Salvini, a Largo delle Sirene, sul futuro dell’ex colonia Vittorio Emanuele di Ostia.

Dal blitz della Polizia Locale all’esposto alla Corte dei Conti

La visita di Salvini arriva dopo due articoli pubblicati da Il Marforio che hanno riportato l’attenzione sulla situazione dell’ex colonia Vittorio Emanuele.

Il 3 luglio il giornale ha raccontato il blitz della Polizia Locale nell’ex colonia Vittorio Emanuele, nei locali seminterrati al civico 178/B. Durante il controllo sarebbero stati individuati un deposito di materiali collegati all’ambulantato irregolare sulle spiagge, giacigli e uno spazio destinato al culto senza autorizzazione.

Quella ricostruzione aveva sollevato interrogativi sulla custodia degli ambienti, sugli accessi e sul controllo di un immobile pubblico. Aveva inoltre portato alla luce una situazione presente sotto locali utilizzati da servizi municipali, alimentando nuove domande sulle responsabilità amministrative e sulla sorveglianza del complesso.

Il 7 luglio Il Marforio ha poi dato notizia dell’esposto alla Corte dei Conti sulle utenze dell’ex colonia Vittorio Emanuele, presentato dal capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio X, Giuseppe Conforzi, alla Procura regionale della Corte dei Conti.

L’atto chiede verifiche sulle utenze riferite all’ex colonia, sui contratti, sui mandati di pagamento e sull’eventuale danno erariale. Secondo la documentazione richiamata nell’esposto, tra il 2020 e i primi mesi del 2026 le utenze riconducibili al complesso ammonterebbero a 553.895,87 euro al netto dell’Iva.

Il dato non dimostra automaticamente che l’intera somma sia stata consumata dagli occupanti abusivi. Saranno gli accertamenti a chiarire quali spazi fossero serviti, chi abbia utilizzato le forniture e in base a quali autorizzazioni siano stati effettuati i pagamenti.

La sequenza degli eventi è ormai evidente: prima il controllo della Polizia Locale, poi l’emersione delle condizioni presenti nei locali, l’esposto contabile e infine l’arrivo di Salvini. Una vicenda partita dalla cronaca territoriale e diventata, in pochi giorni, un caso politico capace di richiamare l’attenzione dei media nazionali.

Cosa manca per arrivare allo sgombero dell’ex colonia

Il punto decisivo riguarda ora i tempi e gli atti concreti. La disponibilità delle forze dell’ordine e l’apertura politica manifestata durante il sopralluogo devono tradursi in un percorso amministrativo preciso.

Servono il coordinamento con la Prefettura, il censimento delle persone presenti, la gestione delle 17 residenze, la chiusura degli accessi, la sorveglianza dell’area e un progetto finanziato che parta subito dopo la liberazione degli immobili. Senza questa sequenza, il rischio di una nuova occupazione resterebbe elevato.

Salvini ha insistito proprio su questo punto: non basta entrare, liberare i locali e andare via. Occorre sapere che cosa dovrà diventare l’ex colonia e chi dovrà occuparsi della sua gestione. L’ipotesi di un utilizzo universitario, culturale o sportivo può aprire una fase nuova, ma richiede una scelta formale da parte di Roma Capitale.

Lo sgombero resta inoltre legato alle valutazioni della Prefettura e alla predisposizione di un piano capace di tenere insieme sicurezza, assistenza sociale e tutela del patrimonio. Senza una regia condivisa, il rischio è che ogni istituzione continui a rinviare il problema al livello amministrativo successivo.

Salvini riporta il caso al centro dell’agenda politica

Dopo anni di stallo, la presenza di Salvini ha dato alla vicenda una dimensione politica e mediatica più ampia. Il ministro ha raccolto le richieste di legalità provenienti dal territorio e ha messo sul tavolo la disponibilità del Governo a sostenere il recupero del complesso.

Zevi ha riconosciuto che servono risorse e una visione condivisa. Il prossimo passaggio non potrà quindi limitarsi alle dichiarazioni. La verifica sarà sui tempi, sugli atti e sulla capacità delle istituzioni di lavorare insieme.

L’ex colonia Vittorio Emanuele è uno dei beni pubblici più importanti e controversi di Ostia. Restituirla ai cittadini significherebbe interrompere decenni di occupazioni, degrado e promesse rimaste sulla carta.

Dopo il sopralluogo di Salvini, il tema è ormai davanti al Governo, al Campidoglio e alla Prefettura. Adesso serve trasformare l’attenzione politica in una decisione concreta, fissando tempi, risorse e responsabilità per lo sgombero e per il futuro della struttura.

 

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