Roma, protesta dei residenti Enasarco sotto il Campidoglio contro i condomini misti e gli alloggi ERP

Roma, residenti Enasarco in protesta sotto il Campidoglio: “Gualtieri ritiri i condomini misti”

Nuova protesta dei residenti Enasarco in piazza del Campidoglio, a Roma, contro l’acquisizione degli alloggi da destinare all’ERP. I comitati chiedono al sindaco Gualtieri il ritiro della manifestazione di interesse e un confronto diretto sui condomini misti.

ROMA Nuova protesta dei residenti Enasarco sotto il Campidoglio contro l’acquisizione degli alloggi da destinare all’ERP. In piazza cori contro il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore Andrea Tobia Zevi: “Le nostre case non sono case popolari”.

Roma, residenti Enasarco in piazza contro i condomini misti

La protesta dei residenti Enasarco torna sotto le finestre del Campidoglio e porta nel cuore istituzionale di Roma una contestazione sempre più dura contro il piano abitativo della Giunta Gualtieri. Nella giornata di giovedì 11 giugno, in piazza del Campidoglio, si sono riunite oltre un centinaio di persone per dire no ai cosiddetti condomini misti, chiedendo al sindaco Roberto Gualtieri di scendere in piazza e confrontarsi direttamente con cittadini, proprietari e comitati.

La manifestazione, promossa dal Movimento Spontaneo 19 Dicembre ’25 e animata anche dall’avvocata Tiziana Siano, è iniziata nel primo pomeriggio, con cartelli, striscioni e cori rivolti alla Giunta capitolina. “Giù le mani dalle nostre case”, “Le nostre case non sono ERP”, “I condomini misti non li voglio” sono stati alcuni degli slogan più ripetuti dai manifestanti. Al centro della protesta c’è la paura che gli immobili Enasarco acquistati o in corso di acquisizione da Roma Capitale possano cambiare in maniera profonda l’equilibrio di intere palazzine, trasformando complessi residenziali abitati da proprietari privati e storici residenti in stabili con una presenza significativa di alloggi destinati all’Edilizia Residenziale Pubblica.

La piazza ha chiesto un segnale politico netto: fermare l’operazione, ritirare la manifestazione di interesse e aprire un tavolo reale con chi vive in quegli immobili. Non una contestazione astratta al diritto alla casa, ma una battaglia che i residenti presentano come difesa del valore dei propri appartamenti, della sicurezza condominiale e del principio di partecipazione alle decisioni che incidono sulla vita quotidiana dei quartieri di Roma.

Case Enasarco ed ERP, il nodo dell’operazione di Roma Capitale

La vicenda nasce dal piano di Roma Capitale per rafforzare il patrimonio pubblico destinato all’Edilizia Residenziale Pubblica. Secondo quanto comunicato dal Campidoglio, l’operazione con Fondazione Enasarco prevede l’acquisizione di oltre mille alloggi da destinare alle graduatorie ERP. Una prima tranche di 336 appartamenti è già stata rogitata, mentre una seconda tranche da 702 alloggi dovrebbe essere completata nel corso del 2026, per arrivare complessivamente a 1040 case.

Per l’amministrazione capitolina si tratta di una risposta all’emergenza abitativa di Roma, una città dove la domanda di alloggi pubblici resta altissima e dove migliaia di famiglie attendono una soluzione stabile. Il Campidoglio ha più volte rivendicato l’operazione come uno degli interventi più importanti degli ultimi anni sul fronte del diritto all’abitare, sottolineando l’obiettivo di aumentare il numero di case disponibili e ridurre i tempi delle graduatorie.

La lettura dei residenti, però, è completamente diversa. Per i comitati e per molte famiglie Enasarco, il problema non è soltanto l’acquisto degli alloggi, ma il modo in cui questi immobili verrebbero inseriti all’interno di palazzine già abitate da proprietari privati. Da qui il nodo dei condomini misti: edifici nei quali conviverebbero nuclei assegnatari ERP, proprietari che hanno comprato casa a prezzo di mercato e residenti che negli anni hanno sostenuto mutui, spese condominiali e lavori di ristrutturazione.

Il timore espresso in piazza riguarda soprattutto la possibile svalutazione degli immobili, l’aumento delle criticità nella gestione condominiale, il rischio di occupazioni e la mancanza di un confronto preventivo. Roma Capitale ha previsto alcuni correttivi, tra cui valutazioni di impatto sociale nei contesti in cui la quota di alloggi popolari supera il 15% del totale, bandi speciali e possibili tavoli con Municipi, residenti e comitati. Ma per chi è sceso in piazza queste garanzie non bastano: il punto, sostengono i manifestanti, è che una scelta così delicata non può essere calata dall’alto.

Tiziana Siano: “Gualtieri ritiri la manifestazione di interesse”

A spiegare il senso politico della manifestazione è stata l’avvocata Tiziana Siano, intervistata in piazza durante la protesta. Secondo Siano, la mobilitazione dei residenti avrebbe già prodotto un primo risultato: il rallentamento della vendita e delle operazioni successive.

“Oggi abbiamo solo rallentato questa vendita”, ha dichiarato Siano. “Sapevamo che dovevano essere fatti ulteriori rogiti il 31 marzo e il 31 luglio. Oggi sembra tutto fermo e speriamo che questo sia un momento di riflessione per far ritirare la manifestazione di interesse dalla Giunta Gualtieri”.

Il messaggio rivolto al Campidoglio è diretto. Per i manifestanti, la Giunta deve riconoscere l’errore politico e amministrativo di una procedura vissuta dai residenti come imposta senza ascolto. “Non si possono fare provvedimenti calati dall’alto. I cittadini non lo accettano più”, ha aggiunto Siano. “Bisogna tornare indietro, fare un atto politico forte e dire: abbiamo sbagliato, ricominciamo”.

La richiesta della piazza: stop al piano e tavolo con i residenti

La richiesta dei comitati è una sola: ritirare la manifestazione di interesse. Solo dopo, spiegano dalla piazza, si potrà aprire un confronto sul tema del diritto abitativo, senza mettere in contrapposizione chi vive l’emergenza casa e chi teme di vedere trasformato il proprio condominio.

“Abbiamo un solo scopo: ritirare la manifestazione di interesse”, ha ribadito Tiziana Siano. “Poi ci si può mettere a tavolino ed eventualmente contribuire al problema del diritto abitativo”.

È una posizione che prova a separare due piani: da una parte la necessità, riconosciuta anche dai residenti, di affrontare l’emergenza abitativa di Roma; dall’altra la contestazione dello strumento scelto dal Campidoglio, considerato troppo invasivo per le palazzine coinvolte e troppo poco condiviso con chi in quegli stabili vive da anni.

Roma, da Tor Tre Teste la testimonianza dei residenti: “Nel nostro condominio 30 appartamenti coinvolti”

A rendere concreta la protesta è la testimonianza di Patrizia, residente a Tor Tre Teste, una delle cittadine presenti sotto il Campidoglio. Nel suo condominio, racconta, gli appartamenti sono 124 e 30 rientrerebbero nell’operazione legata agli immobili Enasarco destinati all’ERP.

“Da noi abbiamo 30 appartamenti che sono rientrati nella delibera che il Comune ha firmato insieme a Enasarco”, ha spiegato. “Su 124 appartamenti esistenti nel condominio, 30 dovrebbero entrare nella graduatoria ERP”.

Al momento, secondo la testimonianza della residente, nessuna nuova famiglia sarebbe ancora arrivata perché il rogito non sarebbe stato completato. Le iniziative portate avanti dai cittadini negli ultimi mesi avrebbero contribuito a bloccare o sospendere la procedura. Ma la preoccupazione resta alta, anche per il rischio occupazioni.

“Abbiamo tre occupazioni, qualche occupazione c’è sempre stata”, ha raccontato Patrizia. “Adesso però ci sono parecchi appartamenti vuoti, in parte risistemati da Enasarco, quindi sono diventati appetibili. Il rischio di occupazione ci potrebbe essere”.

Il caso di Tor Tre Teste restituisce bene il cuore della mobilitazione: non solo una protesta politica, ma la paura quotidiana di chi teme di vedere cambiare il proprio condominio senza aver avuto voce in capitolo. Una paura che riguarda il valore delle case, ma anche la gestione delle spese comuni, la manutenzione, la sicurezza e la convivenza tra residenti con condizioni sociali molto diverse.

La politica in piazza e i cori contro Gualtieri e Zevi

La protesta è stata seguita anche da diversi esponenti politici dell’opposizione capitolina e municipale. A prendere il megafono e animare la piazza è stato Fabrizio Montanini, capogruppo di Forza Italia nel IV Municipio, che ha parlato di una “folle delibera calata dall’alto sulla pelle dei romani”.

“Qui oggi è presente il mio Municipio, ma sono presenti tutti i Municipi di Roma”, ha dichiarato Montanini. “Siamo qui per dire no a questa scelta e per dire basta alle speculazioni contro i residenti”.

Tra i presenti sono stati indicati anche diversi consiglieri capitolini di opposizione, tra cui Giovanni Quarzo, Stefano Erbaggi, Federico Rocca, Francesca Barbato e Mariacristina Masi di Fratelli d’Italia, oltre a Marco Di Stefano di Noi Moderati. In piazza anche consiglieri municipali come Cristina De Simone, del VII Municipio, Daniele Rinaldi, del IV Municipio e vicepresidente della Federazione romana di Fratelli d’Italia, e Marco Giovagnorio, del XIII Municipio.

Durante la manifestazione non sono mancati cori e momenti di tensione verbale. I manifestanti hanno scandito slogan contro il sindaco Roberto Gualtieri e contro l’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative Andrea Tobia Zevi, chiedendo “dimissioni” e contestando la linea della Giunta sui condomini misti. “I condomini misti non li voglio, i condomini misti in Campidoglio” è stato uno dei cori più ripetuti, insieme a “Le nostre case non sono ERP”.

Secondo quanto riferito da alcuni presenti, durante la protesta il sindaco Gualtieri si sarebbe affacciato per pochi istanti da una finestra del Campidoglio, per poi rientrare. Da sotto sarebbero partiti fischi, insulti e nuove richieste di confronto diretto. Una scena che ha aumentato la tensione politica della giornata e rafforzato la richiesta dei manifestanti: il Campidoglio, dicono, deve uscire dai palazzi e parlare con i cittadini.

Roma, la protesta continua: “Le nostre case non sono ERP”

La manifestazione dell’11 giugno conferma che il caso Enasarco è ormai diventato uno dei fronti più delicati della politica abitativa di Roma. Da una parte c’è l’amministrazione capitolina, che difende l’acquisizione degli alloggi come risposta all’emergenza casa e alla necessità di far scorrere le graduatorie ERP. Dall’altra ci sono proprietari e residenti che temono di pagare sulla propria pelle il peso di una scelta pubblica, con conseguenze dirette sul valore degli immobili e sugli equilibri dei condomini.

La distanza tra le due posizioni resta ampia. Il Campidoglio parla di diritto all’abitare, mix sociale e rafforzamento del patrimonio pubblico. I residenti rispondono parlando di imposizioni, mancato confronto, rischio svalutazione e trasformazione forzata degli stabili. In mezzo c’è una domanda politica che riguarda tutta Roma: come rispondere all’emergenza abitativa senza scaricare le tensioni sociali su singoli condomini e su famiglie che hanno acquistato casa con sacrifici?

La piazza del Campidoglio ha consegnato alla Giunta Gualtieri un messaggio netto: i residenti Enasarco non intendono fermarsi. La richiesta resta quella di bloccare l’operazione, ritirare la manifestazione di interesse e aprire un tavolo con comitati, Municipi e cittadini coinvolti. Perché, come ripetuto più volte sotto il Campidoglio, “le nostre case non sono ERP” e “i condomini misti non li vogliamo”.

 

🔔 Vuoi ricevere le nostre notizie da Roma in tempo reale?
Iscriviti al canale WhatsApp del Marforio

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Focus!

Potrebbero anche interessarti: