Nuove immagini mostrano vegetazione, rifiuti e pannellistica vandalizzata nell’area archeologica di Pozzo Pantaleo, a Roma. Dopo la segnalazione di aprile, Marco Palma annuncia un nuovo passaggio ai Carabinieri mentre sullo sfondo restano i progetti di valorizzazione del sito.
Vegetazione cresciuta tra i resti archeologici, rifiuti sparsi nello scavo e una targa informativa coperta da scritte. È la situazione che emerge dalle nuove immagini dell’area archeologica di Pozzo Pantaleo, lungo la via Portuense, nel Municipio XI di Roma. A rilanciare il caso è Marco Palma, consigliere di Fratelli d’Italia e vicepresidente del Consiglio municipale, che dopo un esposto e un’interrogazione presentati ad aprile annuncia un nuovo passaggio: lunedì 7 settembre intende rivolgersi ai Carabinieri di Portuense per segnalare nuovamente le condizioni del sito.
La vicenda non riguarda soltanto il decoro urbano. Pozzo Pantaleo è infatti inserito nel Circuito della Necropoli Portuense e compare anche tra i siti interessati dagli interventi PNRR di Caput Mundi. Proprio per questo le condizioni documentate oggi aprono una questione più ampia: quale sia lo stato effettivo della valorizzazione dell’area e, soprattutto, come venga garantita la manutenzione ordinaria di un bene archeologico collocato in uno dei quadranti più densamente urbanizzati di Roma.
Roma, cosa mostrano le nuove immagini di Pozzo Pantaleo
Le fotografie trasmesse da Palma mostrano l’area archeologica dall’alto, protetta da una recinzione metallica e inserita nel tessuto urbano della Portuense. All’interno dello scavo si distinguono ancora le strutture murarie antiche, ma intorno ai resti sono cresciute erbe spontanee, in parte secche e in parte ancora verdi. In diversi punti si notano cartacce, bottiglie e piccoli rifiuti finiti tra la vegetazione.
Particolarmente evidente è lo stato del pannello informativo collocato sul margine dell’area. La superficie risulta ricoperta da numerose scritte e segni, tanto da rendere difficoltosa la lettura del contenuto originario. Le immagini non consentono invece di accertare la presenza di reflui o altre specifiche condizioni igienico-sanitarie: la definizione dello scavo come una «fossa biologica», utilizzata da Palma nella sua nota, resta quindi una valutazione del consigliere e non un elemento verificabile attraverso le sole fotografie.
Il dato documentabile è un altro: il sito presenta oggi vegetazione invasiva, rifiuti e una pannellistica fortemente vandalizzata, elementi che incidono sulla percezione e sulla leggibilità di un’area archeologica che dovrebbe essere valorizzata e resa comprensibile anche a chi la osserva dall’esterno.

Pozzo Pantaleo, la segnalazione di aprile e il progetto di musealizzazione
Quella di settembre non è la prima iniziativa di Palma sul sito. Nel documento trasmesso ad aprile, il consigliere del Municipio XI aveva già definito «intollerabile» il degrado dell’area e aveva segnalato la presenza di erbacce e rifiuti, oltre al mancato ripristino della targa informativa. Nella stessa comunicazione richiamava inoltre un progetto di musealizzazione annunciato nel 2019, che secondo quanto riportato avrebbe dovuto prevedere una copertura realizzata con materiale trasparente per valorizzare lo spazio archeologico.
La nota era indirizzata a più soggetti, tra cui la Direzione Tecnica del Municipio Roma XI, il Genio Civile ed Eos Arc Srl, e poneva il tema del recupero e della musealizzazione dell’area. A distanza di alcuni mesi, le nuove fotografie vengono ora utilizzate da Palma per sostenere che i problemi segnalati allora non siano stati risolti.
Il passaggio è rilevante perché trasforma la segnalazione attuale in una vicenda amministrativa che possiede già una cronologia documentata. Non si tratta, dunque, soltanto di una fotografia scattata in un giorno particolare, ma di condizioni che Palma sostiene di avere già portato formalmente all’attenzione degli uffici competenti.
Perché l’area archeologica di Pozzo Pantaleo è importante per Roma
Pozzo Pantaleo appartiene a un contesto archeologico di particolare interesse per la storia della via Portuense. Secondo la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, l’area è riemersa grazie agli scavi condotti nei primi anni Ottanta nel terreno dell’ex raffineria Purfina. Le indagini hanno individuato un tratto basolato dell’antica via Campana, sul quale si affacciano sepolcri, strutture ricettive e strutture idrauliche databili tra la tarda età repubblicana e l’età tardoantica.
Il sito fa parte del Circuito della Necropoli Portuense, insieme al Drugstore Museum di via Portuense 317, alla Necropoli di Vigna Pia e alla Tomba dell’Airone di via Giuseppe Ravizza. È quindi un tassello di un sistema archeologico diffuso che racconta lo sviluppo antico di questo settore occidentale di Roma e il rapporto storico tra la città, le direttrici verso il porto e le aree funerarie sorte lungo il tracciato.
La stessa Soprintendenza riferisce inoltre che negli ultimi anni si è sviluppata una collaborazione con Eni, proprietaria del terreno dell’ex raffineria, nel quadro della bonifica ambientale avviata all’inizio del 2020. A questa sono state affiancate attività rivolte al ripristino del decoro, alla conservazione dei resti archeologici e alla valutazione di nuove strategie di valorizzazione.

Roma, Pozzo Pantaleo nei progetti di Caput Mundi
Un ulteriore elemento emerge dal programma PNRR Caput Mundi. La Soprintendenza indica per l’intervento numero 101 dedicato alla Necropoli Portuense un finanziamento complessivo di 2 milioni di euro. La cifra, è importante precisarlo, riguarda l’intero circuito archeologico e non esclusivamente Pozzo Pantaleo. Tra i luoghi compresi nell’intervento vengono indicati anche il Drugstore Museum, Vigna Pia e la Tomba dell’Airone.
La scheda ufficiale spiega che gli interventi sui diversi siti sono stati inseriti in un progetto più ampio di connessione e valorizzazione, finalizzato alla conservazione delle aree e dei reperti e alla loro fruizione pubblica. Vengono citate, in termini generali, anche opere di sistemazione esterna, verde e pannellistica informativa e didattica.
Cosa prevedono le procedure del Ministero della Cultura
Sul portale Trasparenza del Ministero della Cultura compare inoltre una procedura pubblicata il 24 aprile 2026 che cita espressamente l’Area Archeologica di Pozzo Pantaleo insieme agli altri siti della Necropoli Portuense. L’oggetto comprende restauro e messa in sicurezza dei monumenti, progettazione museografica del nuovo allestimento, sistemazione a verde e sistemazione funzionale delle aree esterne.
Occorre però evitare sovrapposizioni improprie. I documenti consultati non consentono di attribuire i due milioni di euro esclusivamente a Pozzo Pantaleo né, sulla sola base delle informazioni pubblicate, di ricostruire quale quota sia stata destinata specificamente a questo scavo. È proprio da questa distinzione che nasce una delle questioni centrali sollevate dalle fotografie: quali interventi abbiano riguardato concretamente Pozzo Pantaleo e quale manutenzione sia prevista per l’area nel tempo.
Roma, le domande aperte sulla manutenzione del sito
Le nuove immagini rendono quindi opportuno chiarire il quadro delle competenze e degli interventi. Occorre comprendere chi debba occuparsi della rimozione dei rifiuti e della vegetazione spontanea, a chi spetti il ripristino del pannello informativo e quale sia oggi lo stato del percorso di valorizzazione dell’area. Allo stesso modo, resta da verificare se esista una manutenzione programmata e con quale frequenza venga effettuata.
Sono questioni che assumono un peso maggiore perché Pozzo Pantaleo non è un’area archeologica isolata dal resto della città. Si trova nel quadrante Portuense, nel Municipio XI di Roma, e appartiene a un circuito sul quale sono stati programmati e realizzati interventi pubblici finalizzati alla conservazione e alla fruizione del patrimonio archeologico. Anche Roma Capitale, nella descrizione del territorio municipale, indica Pozzo Pantaleo tra le testimonianze archeologiche presenti nell’area compresa tra le colline Portuensi e il Tevere.
Palma, intanto, annuncia un nuovo passaggio formale. «Lunedì vado a denunciare ai Carabinieri di Portuense questa condizione dello scavo», afferma il vicepresidente del Consiglio del Municipio XI. Sarà quindi importante capire se dalla nuova segnalazione arriveranno verifiche, interventi o risposte da parte degli enti interessati. Perché il nodo, oltre alla polemica politica, resta soprattutto quello della tutela concreta di un patrimonio archeologico di Roma e della capacità di conservarlo nel tempo.
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