Dal Campo Testaccio allo Stadio Flaminio, passando per Tor Pagnotta e Torre Spaccata: un documento ufficiale del Campidoglio fotografa la crisi degli impianti sportivi inattivi a Roma tra bandi falliti, degrado e ritardi amministrativi.
A Roma ci sono impianti sportivi chiusi da oltre quindici anni, piscine mai riaperte, palestre abbandonate e strutture finite al centro di occupazioni abusive, sequestri e bandi andati deserti. Una fotografia pesante per la Capitale, che emerge dal riscontro ufficiale del Dipartimento Sport di Roma Capitale alla richiesta di accesso agli atti presentata dal capogruppo della Lega in Campidoglio, Fabrizio Santori. Un documento che, al di là dello scontro politico, racconta una città dove interi quadranti sono rimasti senza punti di riferimento sportivi e sociali.
Nel comunicato diffuso nelle ultime ore, Santori parla apertamente di una “Roma ostaggio di burocrazia e lentezze”, denunciando anni di ritardi amministrativi, finanziamenti falliti e quartieri privati di strutture fondamentali per giovani, famiglie e associazioni sportive. Una denuncia che trova diversi riscontri nei documenti ufficiali del Campidoglio, dove si susseguono procedure ancora in istruttoria, partenariati pubblico-privati non andati a buon fine e progettazioni ferme da anni.
La mappa degli impianti fantasma di Roma
La lista degli impianti inattivi assomiglia ormai a una vera e propria mappa dell’abbandono sportivo nella Capitale. Ci sono nomi storici e simbolici, ma anche strutture meno conosciute che rappresentavano punti di aggregazione per interi quartieri.
Dal Campo Testaccio al Flaminio: simboli di una crisi lunga anni
Tra i casi più emblematici compare il Campo Testaccio, inattivo dal 12 aprile 2010. Nel documento del Dipartimento Sport si legge che il Campidoglio ha approvato una delibera propedeutica alla futura riqualificazione dell’area, ma dopo oltre quindici anni il progetto resta ancora nella fase preliminare.
Non meno simbolica è la vicenda dello Stadio Flaminio, fermo dal 2014 e diventato negli anni uno dei principali emblemi del degrado urbano e sportivo di Roma. Secondo quanto emerge dagli atti, nel 2025 si è concluso negativamente il procedimento relativo a una proposta di partenariato pubblico-privato per il recupero dello stadio e del parco polisportivo. Solo nel febbraio 2026 è arrivata una nuova proposta, che risulta però ancora “in fase di istruttoria”.
Accanto ai grandi nomi dello sport romano compaiono poi impianti chiusi da anni come Vigne Nuove, inattivo dal 2019, oppure il centro sportivo Mostacciano, fermo sempre dal 2019 e destinato a un passaggio di competenze verso il Municipio.
Ci sono inoltre strutture finite progressivamente ai margini della vita cittadina, come via Sannio, via Grotta di Gregna, Anzio Mancini e Walter Cervini, quest’ultimo addirittura sotto sequestro per presunti abusi edilizi attribuiti all’ex concessionario.
L’impressione che emerge dal quadro complessivo è quella di una Roma dove il patrimonio sportivo pubblico abbia accumulato negli anni ritardi, contenziosi e progettazioni incompiute, fino a trasformarsi in una lunga emergenza urbana distribuita tra centro e periferie.
Roma tra bandi falliti, occupazioni abusive e progetti mai partiti
La parte più delicata della vicenda riguarda però le criticità amministrative che emergono direttamente dal documento ufficiale del Campidoglio. Perché dietro agli impianti chiusi non ci sono soltanto strutture da riqualificare, ma anche procedure saltate, gare senza partecipanti e casi di degrado avanzato.
Via Chianesi e Manduria: quando i project financing saltano
Uno degli episodi più significativi riguarda l’impianto di via Chianesi, inattivo dal 2015. Secondo il Dipartimento Sport, l’area era stata occupata abusivamente e nel corso del 2025 sono state effettuate operazioni di sgombero. Successivamente il Campidoglio aveva pubblicato un avviso pubblico per individuare operatori interessati alla riqualificazione e alla gestione dell’impianto tramite finanza di progetto. Alla procedura aveva partecipato una sola società, che però nel marzo 2026 ha formalizzato la rinuncia al progetto. Ora il procedimento è in fase di chiusura.
Una situazione simile emerge anche per l’impianto di via Manduria, inattivo dal 2018. In questo caso il partenariato pubblico-privato bandito dal Comune non ha ricevuto alcuna partecipazione. Una circostanza che ha costretto Roma Capitale a riprogrammare l’intervento utilizzando fondi propri dell’amministrazione comunale.
Sono proprio questi passaggi a rafforzare la linea politica della Lega, che parla di una macchina amministrativa troppo lenta e incapace di restituire rapidamente ai quartieri impianti chiusi da anni. Nel comunicato, Santori sottolinea come la città continui a vivere “di annunci”, mentre interi territori restano senza piscine, campi sportivi e palestre pubbliche.
Il documento del Campidoglio mostra inoltre come alcune strutture siano ancora bloccate in fasi preliminari, in attesa di integrazioni progettuali o di future gare. È il caso di via Grotta di Gregna, dove è stata presentata una proposta privata per realizzare un impianto dedicato all’arrampicata, ma l’iter non è ancora concluso.
I cantieri che provano a riaccendere lo sport nella Capitale
Nel quadro generale esistono comunque alcuni segnali di rilancio. Il Dipartimento Sport evidenzia infatti diversi interventi finanziati tramite PNRR o attraverso il bando “Sport e Periferie”.
Tor Pagnotta e Torre Spaccata: i progetti ancora in attesa
Tra i casi più avanzati compare l’impianto “Valentina Caruso”, inattivo dal 2018 ma inserito nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Secondo il documento, i lavori sarebbero già in corso e la conclusione è prevista entro la fine di maggio.
Anche le Piscine di Torre Spaccata, ferme dal 2017, risultano finanziate attraverso il bando Sport e Periferie 2024, con oltre tre milioni di euro complessivi previsti per la riqualificazione. Il Comune punta a indire la gara per i lavori entro il 30 giugno 2026.
Situazione simile per Casal Bianco, dove l’amministrazione ha approvato il progetto definitivo e sta perfezionando la progettazione esecutiva.
Restano invece ancora in una fase preparatoria gli impianti di Tor Pagnotta e il Pala Fitarco, inattivi rispettivamente dal 2020 e dal 2021. Per entrambe le strutture il Campidoglio ha approvato nel 2025 una proposta di riqualificazione tramite project financing, ma il bando di gara è ancora in fase di predisposizione.
Il rischio, sottolineato implicitamente anche dalle opposizioni, è che tra procedure, verifiche tecniche e tempi amministrativi, i cronoprogrammi possano continuare ad allungarsi.
Roma senza sport pubblico: il peso sulle periferie e sui quartieri
La questione degli impianti sportivi inattivi non riguarda soltanto il degrado urbano o il dibattito politico in Campidoglio. Il tema tocca direttamente la vita quotidiana dei quartieri romani.
In molte aree della città, soprattutto nelle periferie, le strutture sportive rappresentano non solo luoghi dedicati all’attività fisica, ma anche spazi di aggregazione sociale, inclusione e presidio del territorio. La chiusura prolungata di piscine, campi e palestre ha invece contribuito negli anni ad aumentare il senso di abbandono percepito dai residenti.
Ed è proprio questo il punto su cui insiste Fabrizio Santori nel suo comunicato, chiedendo “cronoprogrammi pubblici, tempi certi, trasparenza e responsabilità precise su ogni singolo impianto”. Una richiesta che arriva mentre Roma continua a fare i conti con strutture ferme da oltre un decennio e quartieri rimasti senza servizi sportivi pubblici.
Il quadro che emerge dal documento del Dipartimento Sport è quello di una Capitale dove qualcosa prova a muoversi, soprattutto grazie ai finanziamenti nazionali e ai nuovi progetti di riqualificazione, ma dove il peso delle lentezze amministrative continua ancora a rallentare il recupero di numerosi impianti.
E mentre tra delibere, bandi e istruttorie la macchina burocratica procede lentamente, Roma continua ad accumulare stadi chiusi, piscine abbandonate e palestre fantasma, lasciando interi pezzi della città senza quei luoghi che per anni avevano rappresentato sport, socialità e vita di quartiere.
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