A Roma, nel quadrante Boccea-Collina delle Muse-Belvedere Montello, la fermata bus 71649 resta sospesa dal 23 febbraio. I residenti denunciano percorsi alternativi più lunghi e meno sicuri, mentre il Municipio XIII chiede chiarimenti sul parere negativo al progetto di messa in sicurezza.
A Roma una fermata dell’autobus sospesa da mesi è diventata un caso di mobilità, sicurezza stradale e accessibilità ai servizi pubblici. Succede nel quadrante Boccea-Collina delle Muse-Belvedere Montello, dove i residenti denunciano le conseguenze della sospensione della fermata 71649 Boccea/Belvedere Montello, in direzione Casalotti. Una palina che, secondo i cittadini, non rappresentava un punto marginale della rete del trasporto pubblico, ma un collegamento essenziale per rientrare dal centro verso il quartiere, raggiungere scuole, asili, farmacie, studi medici, attività commerciali e servizi di prossimità.
La fermata risulta sospesa dal 23 febbraio 2026. Da quel momento, raccontano i residenti, chi utilizza il trasporto pubblico per spostarsi verso il centro di Roma riesce ancora a partire dal quadrante, ma incontra serie difficoltà nel viaggio di ritorno. La conseguenza, secondo la denuncia raccolta da Il Marforio, è un paradosso: una fermata sospesa per ragioni di sicurezza avrebbe finito per spingere anziani, studenti, famiglie, persone con disabilità e genitori con passeggini verso percorsi alternativi più lunghi, in salita e in diversi tratti ritenuti meno sicuri.
A raccontare la vicenda, in un’intervista telefonica esclusiva rilasciata a Il Marforio, è Francesca Simoni, cittadina che sta seguendo direttamente la problematica insieme ai residenti. Al percorso documentale ha contribuito anche la sorella Cristina Simoni, che ha inviato PEC e richieste agli enti competenti. Nel frattempo la questione è arrivata sui tavoli istituzionali: ATAC ha parlato di uno studio tecnico richiesto a Roma Servizi per la Mobilità, il Dipartimento Mobilità Sostenibile e Trasporti ha subordinato la riattivazione a una nuova attestazione della Polizia Locale e il Municipio XIII ha chiesto formalmente le motivazioni del parere negativo espresso sul progetto di fattibilità tecnico-economica.
Roma, la fermata 71649 sospesa a Boccea dal 23 febbraio
La fermata al centro della vicenda è la 71649 Boccea/Belvedere Montello, in direzione Casalotti. È questo il codice che ricorre nella documentazione principale trasmessa dai residenti, nelle PEC e nelle comunicazioni istituzionali. In alcuni materiali compare anche una numerazione diversa, ma il riferimento da considerare per la ricostruzione della vicenda è la palina 71649, sospesa dal 23 febbraio.
Secondo quanto segnalato dai cittadini, la fermata serviva diverse linee del trasporto pubblico, tra cui 91, 904, 905, 993 e 146, garantendo un collegamento importante per chi doveva rientrare verso Collina delle Muse, Belvedere Montello e Casalotti. Il problema, spiegano i residenti, non riguarda soltanto la distanza fisica dalla fermata successiva o precedente, ma la conformazione del territorio: rampe, salite, attraversamenti difficili, tratti senza marciapiedi adeguati e percorsi che diventano particolarmente pesanti per chi non può spostarsi in automobile.
La fermata soppressa, secondo la documentazione fotografica prodotta dai cittadini, era dotata di ampio marciapiede e di uno spazio di sosta dedicato agli autobus, delimitato dalla segnaletica gialla a terra. Proprio questo punto viene contestato dai residenti: se la fermata presentava un golfo utile per l’accosto dei mezzi e uno spazio pedonale più ampio rispetto ad altre paline della zona, perché la sospensione è stata considerata l’unica risposta possibile?
Roma, la denuncia di Francesca Simoni: una fermata essenziale per il quartiere
Per Francesca Simoni, la chiusura della fermata ha inciso sulla vita quotidiana di un intero quadrante. Non si tratterebbe, secondo la residente, di una semplice modifica del servizio, ma della perdita di un punto di accesso fondamentale per cittadini che utilizzano realmente il trasporto pubblico. Il disagio riguarda chi va al lavoro, chi accompagna i figli a scuola, chi deve raggiungere studi medici o farmacie, chi si muove con difficoltà e chi non possiede un mezzo privato.
Nel materiale raccolto dai residenti vengono citati diversi servizi presenti tra Collina delle Muse e Belvedere Montello: scuole comunali, asili nido, abitazioni ATER, studi medici, farmacia, poliambulatorio, centro fisioterapico, palestra, casa di riposo, istituti religiosi, attività commerciali, aree verdi e servizi di quartiere. Secondo la documentazione trasmessa, la petizione avrebbe superato le 600 firme, mentre il bacino d’utenza del quadrante viene stimato dai cittadini in decine di migliaia di residenti.
Il dato va trattato per quello che è: una stima prodotta dalla mobilitazione civica. Ma il punto politico e sociale resta evidente. In un’area periferica di Roma, dove il trasporto pubblico dovrebbe rappresentare un’alternativa concreta all’uso dell’automobile, la sospensione di una fermata strategica rischia di pesare proprio sulle categorie più fragili. Simoni sottolinea anche un aspetto specifico: la fermata servirebbe tre asili comunali ed è frequentata da mamme con bambini piccoli, passeggini e famiglie che ogni giorno devono muoversi tra casa, scuola e servizi.
Il paradosso della sicurezza: fermata chiusa, percorsi alternativi più difficili
La motivazione alla base della sospensione viene ricondotta a criticità di sicurezza, in particolare alla difficoltà di raggiungere la fermata in modo protetto. I residenti, però, contestano il risultato concreto del provvedimento. Secondo loro, chiudere la palina non avrebbe eliminato il rischio, ma lo avrebbe spostato altrove, costringendo gli utenti a utilizzare fermate alternative considerate meno comode e meno sicure.
Tra i punti critici segnalati figurano la fermata Boccea/Quartaccio 71651 e la fermata Boccea/Don Gnocchi 71630. Nei materiali trasmessi vengono evidenziati percorsi in salita, assenza o scarsità di marciapiedi, attraversamenti complessi, accessi carrabili e tratti in cui il pedone sarebbe costretto a muoversi in condizioni poco agevoli. Per chi è giovane e in buona salute, un tragitto più lungo può essere un disagio. Per un anziano, una persona con mobilità ridotta, un genitore con passeggino o un bambino che rientra da scuola, può diventare un ostacolo quotidiano.
Nella replica dell’11 aprile, Cristina e Francesca Simoni ringraziano la Polizia Locale XIII Gruppo Aurelio per l’attenzione dimostrata in materia di sicurezza, ma ribadiscono che la fermata 71649 sarebbe attiva da oltre vent’anni e rappresenterebbe un presidio fondamentale per la mobilità pubblica del quadrante. Nella stessa comunicazione viene spiegato che chi scende alla fermata Boccea/Don Gnocchi 71630 deve affrontare una salita particolarmente ripida per raggiungere Collina delle Muse o Belvedere Montello. In alternativa, scegliendo la fermata Boccea/Quartaccio, tra traffico, attraversamento di via Boccea e attesa del primo autobus utile, i tempi possono superare i venti minuti a tratta, con un aggravio complessivo anche superiore ai quaranta minuti per rientrare alla fermata speculare 71629.
È qui che il caso assume una dimensione più ampia. La domanda sollevata dai residenti è semplice e, proprio per questo, politicamente forte: se l’obiettivo era aumentare la sicurezza, perché la soluzione adottata avrebbe prodotto percorsi più lunghi e potenzialmente più penalizzanti? È questo il punto che trasforma la vicenda da protesta locale a tema di interesse pubblico per Roma: il rapporto tra sicurezza formale, accessibilità reale e continuità del servizio.
PEC, ATAC e Dipartimento: cosa dicono gli atti sulla vicenda di Roma
La vicenda non nasce e non si esaurisce sui social. Il percorso documentale è consistente. Il 28 febbraio Francesca Simoni scrive a Municipio XIII, Assessorato alla Mobilità di Roma Capitale, Roma Servizi per la Mobilità e ATAC, segnalando la soppressione della fermata, operativa fino al 22 febbraio e non più servita dal 23 febbraio. Nella comunicazione viene evidenziato che la cancellazione sarebbe avvenuta senza preventiva comunicazione all’utenza e che la fermata alternativa avrebbe presentato criticità per la sicurezza dei pedoni.
Il 10 marzo, Cristina Simoni scrive nuovamente al Dipartimento Mobilità Sostenibile e Trasporti, al Municipio XIII, ad ATAC e a Roma Servizi per la Mobilità. Nella comunicazione prende atto della segnalazione della Polizia Locale relativa al percorso pedonale necessario per raggiungere la fermata, ma chiede una verifica tecnica approfondita sulle effettive condizioni di accessibilità e sicurezza, oltre alla rimozione in tempi rapidi delle eventuali criticità per consentire la riattivazione della palina.
Nella stessa PEC viene ribadito che la fermata 71649 avrebbe storicamente garantito un servizio sicuro e accessibile a studenti, lavoratori e residenti grazie al cavalcavia di via Gino Frontali, dotato di corridoi pedonali protetti su entrambi i lati e di un attraversamento centrale segnalato con strisce pedonali. Cristina Simoni sottolinea anche un punto centrale della protesta: le fermate 71649 e 71629 sarebbero speculari e complementari. La sospensione di una sola, secondo la ricostruzione dei residenti, altera l’equilibrio del servizio e isola di fatto Collina delle Muse e Belvedere Montello, rendendo difficile il rientro per chi proviene dal centro e complicando gli spostamenti di chi arriva da Casalotti per raggiungere lavoro, scuola o servizi.
La risposta del Dipartimento Mobilità Sostenibile e Trasporti del 23 marzo chiarisce la posizione ufficiale. La fermata Boccea/Belvedere Montello sarebbe stata sospesa dopo una segnalazione della Polizia Locale di Roma Capitale, definita soggetto istituzionalmente preposto alla tutela della sicurezza, che avrebbe evidenziato la non adeguatezza del percorso pedonale necessario per raggiungerla. Per questo, nelle more della riqualificazione progettuale dell’impianto, il Dipartimento ha ritenuto necessario procedere alla sospensione e richiedere una verifica progettuale finalizzata a individuare le soluzioni tecniche indispensabili.
Nella stessa nota, il Dipartimento respinge anche la contestazione relativa alla fermata successiva all’altezza di via del Quartaccio, sostenendo che questa sia situata sul marciapiede, servita da attraversamento pedonale e funzionale al raggiungimento dei civici limitrofi. È una precisazione importante, che rappresenta la posizione dell’amministrazione. Per i residenti, però, il punto non sarebbe soltanto la regolarità formale della fermata alternativa, ma la reale fruibilità del percorso per anziani, persone con disabilità, genitori con passeggini e utenti costretti a rientrare nel quadrante.
L’8 aprile, il Dipartimento torna sulla questione rispondendo a Cristina Simoni. In quella comunicazione viene confermato che la criticità riguardante la sicurezza dell’utenza è stata segnalata da un soggetto istituzionalmente competente e che, in assenza di una nuova e diversa attestazione rispetto a quanto già espresso dalla Polizia Locale, l’Ufficio non potrà procedere alla riattivazione della fermata. Il nodo, quindi, resta tecnico-amministrativo: serve una nuova valutazione che superi le criticità indicate e consenta di individuare una soluzione.
Accessibilità, inclusione e non discriminazione nel trasporto pubblico
La replica dell’11 aprile di Cristina e Francesca Simoni introduce un tema ulteriore, che va oltre il semplice disagio di quartiere. Le due sorelle parlano di condizioni di accesso non pienamente eque al servizio pubblico, con possibili ricadute in termini di inclusione e fruibilità per le categorie più vulnerabili, richiamando i principi di accessibilità universale e non discriminazione che caratterizzano il trasporto pubblico locale.
È un passaggio rilevante perché cambia il piano della discussione. I residenti non chiedono di ignorare il tema della sicurezza, né di riaprire la fermata senza verifiche. Chiedono, piuttosto, una riqualificazione progettuale dell’impianto per risolvere le criticità e consentire il ripristino della fermata. E, nel frattempo, chiedono soluzioni temporanee che garantiscano condizioni minime di accesso sicuro ed equo al servizio per tutti gli utenti.
Questa distinzione è centrale. Da una parte c’è la sicurezza stradale, che nessuno contesta. Dall’altra c’è l’accessibilità reale, cioè la possibilità concreta per le persone di utilizzare il trasporto pubblico senza essere costrette a percorsi proibitivi. In una città come Roma, dove la mobilità periferica è spesso già fragile, l’interruzione di un punto di ritorno può trasformarsi in una barriera quotidiana.
Il progetto bocciato e la richiesta del Municipio Roma XIII
Il passaggio più rilevante arriva con il Progetto di Fattibilità Tecnico Economica Boccea/Belvedere Montello. Dopo la Commissione congiunta Lavori Pubblici, Urbanistica, Ambiente e Decoro Urbano del 19 maggio, è stato preso atto delle criticità relative al progetto redatto da Roma Servizi per la Mobilità, sul quale sarebbe arrivato un parere negativo.
Il 25 maggio, con una nota del Municipio Roma XIII Aurelio, l’assessore municipale Salvatore Petracca e il presidente della Commissione I Urbanistica e Lavori Pubblici Tony Mele chiedono al Dipartimento Mobilità Sostenibile e Trasporti la documentazione relativa alle motivazioni che hanno portato all’espressione del parere negativo. La nota è significativa perché riconosce il valore del progetto, definito di fondamentale importanza per poter ripristinare la fermata sospesa, utile ai quartieri Belvedere Montello e Collina delle Muse, indicati come non serviti da nessun altro servizio pubblico locale.
Questo elemento cambia il peso della vicenda. Non c’è soltanto una raccolta firme. Non c’è soltanto la protesta dei residenti. C’è anche un atto politico-amministrativo del Municipio che chiede di conoscere le ragioni della bocciatura. La questione, dunque, non è più se i cittadini abbiano o meno un disagio: il punto è capire quale soluzione concreta possa essere adottata, con quali tempi e con quali responsabilità.
La proposta dei residenti: attraversamenti protetti e limite a 20 km/h
Francesca Simoni ha trasmesso anche una proposta di sicurezza più ampia, corredata da immagini satellitari e indicazioni sul possibile percorso. La residente parla di una soluzione di “sicurezza a 360 gradi”, che non si limiti al ripristino della fermata, ma preveda attraversamenti pedonali protetti, segnaletica adeguata e una riduzione del limite di velocità a 20 km/h nell’area interessata dalle rampe tra via Gino Frontali, via Belvedere Montello e via di Boccea.
La proposta nasce da un’esigenza concreta: l’area sarebbe frequentata da mamme con bambini piccoli, passeggini e famiglie dirette verso gli asili. Per i residenti, quindi, il tema non è riaprire una palina “come prima”, ma costruire un sistema più sicuro per pedoni, utenti del trasporto pubblico e automobilisti. Nel materiale precedente era stata indicata anche la possibilità di inserire attraversamenti pedonali, cartelli, lampeggianti, catarifrangenti o soluzioni tecnologiche capaci di aumentare la visibilità.
Naturalmente si tratta di una proposta dei cittadini, non di un progetto ufficialmente approvato. Ma sul piano giornalistico il dato è importante: i residenti non chiedono il ritorno al passato senza condizioni. Chiedono una soluzione che tenga insieme trasporto pubblico, sicurezza pedonale, accessibilità e vita quotidiana del quartiere.
Roma, i lavori sulle rampe e la domanda ancora senza risposta
Nel frattempo, una determina dirigenziale del 26 maggio ha disciplinato lavori di ripavimentazione sulle rampe di snodo tra via di Boccea e via Belvedere Montello, con interventi previsti dal 25 maggio al 26 giugno in orario notturno. Anche questo elemento entra nella vicenda. Se le rampe sono oggetto di manutenzione, resta da capire se tali lavori possano rappresentare un primo passo verso una soluzione più ampia per la mobilità del quadrante o se si tratti soltanto di un intervento stradale separato dalla questione della fermata.
La domanda resta aperta. La fermata 71649 è ancora sospesa, i residenti continuano a chiedere risposte, il Municipio XIII ha sollecitato chiarimenti sul progetto bocciato e il quadrante attende una soluzione che non scarichi il problema sulle spalle di chi cammina, studia, lavora o accompagna i figli a scuola.
In una città come Roma, dove da anni si parla della necessità di ridurre l’uso dell’automobile privata e rafforzare il trasporto pubblico, il caso Boccea pone una questione concreta: il diritto alla mobilità non può restare una dichiarazione di principio. Deve diventare servizio reale, accessibile e sicuro. Perché una fermata dell’autobus, in periferia, può sembrare un dettaglio. Ma per chi la usa ogni giorno può essere la differenza tra sentirsi collegato alla città o restarne ai margini.
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