Papa Leone XIV coi giovani pellegrini durante il Giubileo dei Giovani 2025

Roma, critiche ai pellegrini in Metro: ma silenzio su degrado, borseggi e occupazioni

A Roma si criticano i giovani pellegrini per i canti in Metro, ma si tace su degrado urbano, borseggi, occupazioni abusive e l’assenza del Comune nei quartieri.

Roma è una città al contrario. O, almeno, credo che l’avrebbe definita così il generale Roberto Vannacci, riprendendo il titolo del suo best seller Il Mondo al Contrario. Perché oggi c’è chi si scaglia contro i pellegrini che hanno portato gioia e allegria, solo per qualche canzone intonata per le strade o nelle stazioni della metropolitana. Una reazione che mostra il gusto dell’orrido di certi residenti capitolini e, soprattutto, quanto la loro visione della realtà sia distorta.

Tanto più se consideriamo che la Città Eterna vive un degrado urbano mai visto in passato e una presenza della criminalità, in molteplici forme, che farebbe invidia perfino a Gotham City.

Le canzoni dei pellegrini nella gogna mediatica di Roma

Giovani, perlopiù tra i 18 e i 25 anni, arrivati a Roma per il Giubileo e per ascoltare le parole di Papa Leone XIV. Un’ondata di colori, sorrisi, testimonianze di fede. Una gioventù che canta l’amore e si oppone alla disumanità della guerra. Si può essere d’accordo o meno con le loro posizioni, li si può anche definire “catechisti” con visioni controverse nel mondo cattolico. Eppure, almeno per me, è stato bello vedere – per una volta – il caos limpido di una gioventù che porta contenuti, pur se lontani anni luce dai miei.

È proprio per questo che mi fa rabbia sentire chi li critica, magari infastidito dalla loro euforia e dalla passione con cui portano un messaggio di Dio, che, piaccia o no, continua a essere un riferimento culturale per milioni di italiani.

Le critiche mosse ai pellegrini in visita a Roma

“Sporcano”. “Hanno idee antiquate sul sesso e sui rapporti uomo-donna”. Sono solo alcune delle accuse mosse da certi cittadini, talvolta amplificate da creator in cerca di visibilità su Instagram o TikTok. Al netto delle posizioni sulla sessualità, è quantomeno curioso che proprio chi oggi si scandalizza per le canzoni e gli inni religiosi, abbia per anni ignorato – o giustificato – il vero degrado che soffoca Roma.

L’immondizia non è quella lasciata da quattro pellegrini in festa, ma quella che il sindaco Gualtieri e AMA non raccolgono da settimane in interi quartieri, dove la raccolta passa – se va bene – ogni venti giorni. Il degrado è nei giardini pubblici abbandonati, nelle spiagge occupate dai nomadi a Ostia, nelle caditoie ostruite dalle cartacce che provocano gli allagamenti a ogni pioggia.

A Roma si spara a zero sui pellegrini, ma si volta lo sguardo sul vero degrado

Il problema di Roma, almeno per come lo vedo io, è politico e culturale. Non è una questione di partiti, ma di visione. Una visione distorta, in cui si preferisce attaccare i giovani pellegrini festanti in metropolitana, piuttosto che denunciare i borseggiatori – ormai anche violenti – che infestano ogni giorno le linee A e B. I pendolari, residenti e turisti ne hanno abbastanza, ma chi grida allo “scandalo pellegrini” sembra non accorgersene.

E si va avanti. Gli stessi che oggi parlano di decoro, poi tacciono sugli stabili comunali occupati abusivamente. Nessuna parola su come, in ogni Municipio, il fenomeno dei parcheggiatori abusivi sia in costante crescita, causando problemi reali ai cittadini. Nessuna denuncia sulle aree verdi trasformate in accampamenti, spazi tolti alle famiglie e ai bambini che ne avrebbero diritto.

La visione distorta di una certa Città Eterna

Esiste una narrazione tossica su Roma, che mira esclusivamente a screditare l’operato del Governo Meloni, il ruolo del Vaticano e ogni iniziativa che provenga dall’universo cattolico. Una libertà di critica riservata a chi segue il filone liberal-progressista e che trova il plauso di influencer, testate amiche e giornalisti compiacenti.

Si attacca il bello, quando accade, ma si tace di fronte ai problemi veri. Si colpiscono i pellegrini, ma si fa finta di nulla sulle mafie, sul racket dei rifiuti, sulla paura crescente nei quartieri popolari. Si condanna il canto, ma si accetta il crimine.

Questa non è Roma. Non è la città che amiamo. È un riflesso distorto, utile solo a chi vuole manipolare l’opinione pubblica a colpi di post indignati e finti scandali. Ma la verità, per fortuna, è sotto gli occhi di chi la città la vive ogni giorno.

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