All’Umberto I di Roma i pazienti dell’Endoscopia denunciano bagni fuori uso da giorni, disagi gravi durante preparazioni delicate e totale assenza di assistenza. La testimonianza shock della signora Valeria.
La sanità pubblica a Roma torna al centro delle polemiche, e stavolta con un caso che sta facendo discutere residenti, utenti e associazioni. Siamo al Policlinico Umberto I, nel reparto di Endoscopia, dove la testimonianza di una paziente — che chiameremo Valeria per tutelarne l’identità — offre un quadro duro, quasi surreale, di disservizi, mancanza di assistenza e problemi strutturali lasciati irrisolti per giorni.
Il reparto si trova al piano seminterrato del Policlinico. Un luogo che dovrebbe essere attentamente monitorato, soprattutto considerando che accoglie persone che devono affrontare endoscopie, colonscopie e visite gastroenterologiche, esami che richiedono una preparazione particolare e soprattutto l’uso immediato dei servizi igienici. Eppure, secondo quanto riportato, quei bagni non sono utilizzabili da giorni.
Roma, bagni rotti nel reparto Endoscopia: pazienti lasciati senza alternative
Valeria racconta di essere arrivata di buon mattino all’appuntamento: «Ero lì dalle sette. Stavo male, avevo dolori addominali forti e dovevo fare una esogastroduodenoscopia. Alle otto e ventidue non avevo ancora visto nessuno del reparto, ma soprattutto ho scoperto che i bagni erano completamente fuori uso».
Secondo la testimonianza, quell’ala del Policlinico ha un solo bagno per gli utenti, che risulterebbe però inutilizzabile da quattro giorni. L’assenza di alternative immediate ha costretto i pazienti a spostarsi tra altri padiglioni, CUP, Ortopedia e diverse aree dell’ospedale per trovare un servizio funzionante.
Una situazione insostenibile, soprattutto per chi affronta la preparazione per una colonscopia: «C’era un signore che aveva fatto la preparazione e aveva urgenza. Era disperato, non sapeva dove andare. Alla fine ha trovato un bagno lontano, ma persino quello aveva problemi di scarico».
La risposta degli operatori del Policlinico: “È rotto”
Nessun intervento tecnico, nessuna indicazione
Valeria riferisce che, dopo aver chiesto spiegazioni, un operatore si sarebbe limitato a rispondere: «Eh vabbè, è rotto».
Una frase che, in un contesto sanitario, suona come una resa. Nessuna indicazione su dove trovare il bagno più vicino. Nessuna presa in carico della segnalazione. Nessuna urgenza.
«Non pretendo miracoli, ma almeno che qualcuno chiamasse un tecnico. Dalle 7 alle 11:30 non ho visto entrare un idraulico o un manutentore. Nulla. Nemmeno una comunicazione al pubblico, nessun cartello, nessuna alternativa organizzata».
Roma, pazienti costretti a usare il bagno dei ricoveri
“Ho dovuto chiedere una cortesia ai pazienti del reparto di sopra”
Dopo aver provato invano a trovare un bagno, Valeria è stata costretta a utilizzare il servizio igienico del reparto ambulatoriale dei pazienti ricoverati, violando di fatto un’area che dovrebbe essere riservata.
«Mi hanno guardata sorpresa, ma sono stati gentili e mi hanno fatto entrare. Ma non è normale. Non posso rubare il bagno ai pazienti ricoverati perché quello del mio reparto è fuori uso».
La situazione, secondo la testimone, era ben nota agli operatori: «Mi hanno detto che qualcuno aveva infilato “non si sa cosa” nello scarico. Ma possibile che ci vogliano quattro giorni per sistemare l’unico bagno di un reparto così delicato?».
Disagi anche nella sala d’attesa e problemi di sicurezza
“Niente sedie, persone in piedi dopo gli esami”
Oltre all’emergenza bagni, la paziente segnala una sala d’attesa priva di sedie, dove persone reduci da endoscopie o colonscopie — spesso stanche, doloranti o sotto effetto della sedazione — sarebbero state costrette a rimanere in piedi.
Episodio di sicurezza nel seminterrato
Il racconto si conclude con un altro dettaglio inquietante: «Mia madre mi ha detto che nel seminterrato è sceso un uomo non autorizzato che chiedeva soldi. Uno dei presenti lo ha dovuto accompagnare fuori. Ma com’è possibile entrare così facilmente in un reparto così sensibile?».
Roma e la sanità pubblica: un quadro che deve cambiare
La storia di Valeria mette in luce un problema strutturale, non un caso isolato. In un reparto dove si effettuano esami invasivi, spesso urgenti e delicati, l’assenza di un bagno funzionante rappresenta un rischio sanitario oltre che un disagio enorme.
Per Valeria, il motivo della sua denuncia ai giornali è semplice: «Non è accettabile che in un ospedale come l’Umberto I si verifichino situazioni del genere. Non si tratta di lamentarsi, ma di pretendere rispetto per chi sta male e ha diritto a un’assistenza dignitosa».


