A Roma il black point pedonale realizzato su via Portuense, nel quadrante Corviale–via Arturo Martini, doveva migliorare la sicurezza stradale. A distanza di settimane dall’attivazione, però, residenti e automobilisti segnalano code chilometriche e disagi mai visti prima. Dalla denuncia del consigliere municipale Marco Palma alle prese di posizione dell’opposizione in Campidoglio, emerge una questione centrale: sicurezza e viabilità possono convivere senza sacrificare un intero quadrante della città?
Roma e la sicurezza stradale tornano al centro del dibattito pubblico. Questa volta il caso riguarda il black point pedonale realizzato su via Portuense, all’altezza dell’incrocio con via Arturo Martini, nel quadrante Corviale. Un intervento nato con l’obiettivo di aumentare la sicurezza dei pedoni che, a distanza di mesi dall’attivazione, viene però contestato da residenti e automobilisti per i pesanti effetti sulla viabilità.
Roma, la segnalazione di Marco Palma: “Code mai viste in 50 anni”
A riportare l’attenzione sul problema è la segnalazione del consigliere del Municipio XI Marco Palma, che ha documentato con un video la situazione attuale su via Portuense. Le immagini mostrano chilometri di coda già a partire da via Ponte Pisano, con traffico paralizzato e tempi di percorrenza triplicati.
Nel video Palma parla prima di tutto da residente, sottolineando come una situazione simile non si fosse mai verificata in decenni di vita nel quartiere. Il punto sollevato è chiaro: un intervento pensato per migliorare la sicurezza stradale avrebbe finito per aggravare in modo significativo la viabilità di uno degli assi principali di Roma Ovest.
Roma, cosa dicono i cittadini: il disagio quotidiano raccontato dal video
Il video diffuso dal consigliere municipale rappresenta una testimonianza diretta del disagio vissuto quotidianamente da chi attraversa quel tratto di Roma. Auto ferme, traffico incolonnato e un clima di esasperazione che emerge soprattutto nelle ore di punta.
I cittadini parlano di:
- tempi di percorrenza diventati insostenibili;
- traffico che si riversa sulle strade secondarie del quartiere;
- difficoltà per i mezzi pubblici e per i servizi di emergenza.
Il tema, a questo punto, non è più solo tecnico ma anche sociale: la sicurezza pedonale non può tradursi in una penalizzazione permanente per migliaia di residenti e pendolari.
Cosa prometteva il black point di via Portuense
Per comprendere il senso dell’intervento occorre tornare ai documenti ufficiali. Il black point pedonale di via Portuense – via Arturo Martini rientra nel piano comunale di messa in sicurezza degli attraversamenti considerati più pericolosi di Roma.
Gli obiettivi dichiarati dal Comune di Roma
Secondo la documentazione tecnica, l’intervento aveva l’obiettivo di:
- ridurre la velocità dei veicoli;
- aumentare la sicurezza degli attraversamenti pedonali;
- realizzare isole salvapedoni e spartitraffico;
- migliorare segnaletica e visibilità stradale.
Finalità legittime, soprattutto in una città come Roma, dove la sicurezza stradale resta una criticità strutturale.
Le controindicazioni emerse col passare del tempo
Le criticità emergono dopo l’attivazione del black point. Nei comunicati istituzionali e negli articoli che hanno accompagnato l’avvio dei lavori manca però un elemento fondamentale: un’analisi preventiva dell’impatto sulla viabilità veicolare.
Col passare dei mesi, i residenti segnalano effetti collaterali evidenti:
- restringimento della carreggiata;
- rallentamenti strutturali anche fuori dagli orari di punta;
- congestione cronica su via Portuense e sulle arterie limitrofe.
In sostanza, la sicurezza pedonale è stata affrontata senza una visione complessiva della mobilità urbana, creando un nuovo problema laddove prima non esisteva in queste dimensioni.
Roma, cosa dice l’opposizione: Municipio XI e Campidoglio
Alle segnalazioni dei cittadini si aggiungono le prese di posizione politiche. Oltre a Marco Palma, anche l’opposizione in Campidoglio interviene sul caso del black point di via Portuense.
In particolare, il capogruppo della Lega al Comune di Roma Fabrizio Santori chiede verifiche puntuali sugli effetti reali dell’intervento, sottolineando come la sicurezza stradale non possa prescindere dalla qualità della vita dei residenti.
Cosa dovrebbe fare ora il Comune
Dopo le segnalazioni, i video e le richieste politiche, il Comune di Roma è chiamato a un passaggio di responsabilità. Ignorare il problema significherebbe accettare che il disagio diventi strutturale.
Le azioni richieste sono concrete:
- monitoraggio ufficiale dei flussi di traffico;
- pubblicazione dei dati su tempi di percorrenza e congestione;
- valutazione di correttivi tecnici;
- confronto con Municipio XI e residenti.
Solo così Roma può evitare che un progetto nato per aumentare la sicurezza si trasformi in un esempio di pianificazione urbana scollegata dalla realtà.
Roma, sicurezza e traffico: ora servono dati, correttivi e responsabilità
Il black point di via Portuense racconta molto di come Roma affronta le trasformazioni urbane: buone intenzioni, progetti tecnici, ma scarsa attenzione agli effetti concreti nel tempo. Ascoltare i cittadini e correggere gli interventi non è un fallimento, ma un dovere istituzionale. Continuare a ignorare il problema, invece, significherebbe accettare il disagio come nuova normalità.


