Storico trampolino del Kursaal di Ostia davanti alla spiaggia nell’estate 2026, con strutture abbandonate e aree in disuso sul litorale romano.

Ostia tra macerie e stabilimenti chiusi: “Qui stanno distruggendo un territorio”

Tra sequestri, contenziosi e strutture chiuse, il litorale di Ostia affronta una delle estati più difficili degli ultimi anni. Nell’intervista realizzata da Il Marforio e Welcome To Favelas, l’imprenditore Marcello Rondinella denuncia il dramma occupazionale che sta colpendo centinaia di lavoratori del mare.

Ostia tra stabilimenti chiusi e macerie: il grido del litorale romano

OSTIA – Vetri infranti, cabine abbandonate, cumuli di macerie davanti al mare e ombrelloni chiusi lasciati sulla sabbia come simboli di una stagione che sembra non essere mai davvero iniziata. A Ostia, mentre il sole illumina il litorale romano dell’estate 2026, dietro gli stabilimenti sequestrati, i contenziosi amministrativi e le strutture chiuse si sta consumando una crisi che non riguarda soltanto il turismo, ma centinaia di lavoratori e famiglie del territorio.

L’intervista a Marcello Rondinella, imprenditore di Ostia, nasce da una collaborazione tra Il Marforio e Welcome To Favelas per documentare la situazione del litorale romano tra sequestri, degrado e stabilimenti ancora bloccati all’inizio della stagione balneare 2026.

Il contesto è quello già raccontato nelle ultime settimane dagli approfondimenti de Il Marforio sulle macerie presenti davanti alla Fontana dello Zodiaco e sui timori legati alla possibile presenza di amianto nei detriti accumulati sul lungomare di Ostia. Una situazione che si intreccia con i sequestri di alcune strutture storiche del mare romano e con i contenziosi tra vecchi e nuovi concessionari.

Davanti alle telecamere, Rondinella non usa mezzi termini: “Le condizioni sono proprio disastrose”. Una frase pronunciata osservando quello che resta di una parte del litorale di Ostia, tra strutture devastate, locali svuotati e cantieri che hanno completamente cambiato il volto di alcune delle spiagge più conosciute della città.

“Stanno mandando tutti a casa”: il dramma del lavoro sul mare di Ostia

Il cuore dell’intervista è però soprattutto economico e sociale. Marcello Rondinella non si limita a parlare di stabilimenti o concessioni, ma punta il dito contro le conseguenze che questa situazione sta producendo sul tessuto umano del territorio.

Secondo l’imprenditore di Ostia, l’applicazione della legalità sarebbe arrivata “a mannaia”, travolgendo non soltanto eventuali abusi edilizi o amministrativi, ma anche l’intera filiera economica che ruota attorno al mare romano.

Rondinella riconosce apertamente che negli anni ci siano stati abusi e responsabilità diffuse. “C’è chi se ne è approfittato e chi ha consentito che se ne approfittassero”, spiega durante l’intervista, sottolineando però come oggi il rischio sia quello di distruggere completamente un comparto senza una reale gestione della transizione.

Il problema principale, secondo il suo ragionamento, riguarda il lavoro. A Ostia, infatti, gli stabilimenti balneari non rappresentano soltanto il turismo estivo, ma una delle principali fonti occupazionali del territorio. Cuochi, camerieri, bagnini, addetti alla sicurezza, manutentori, fornitori, ambulanti, lavoratori stagionali e attività dell’indotto vivono anche grazie all’economia generata dal litorale.

“Stiamo mandando tutti i lavoratori a casa”, denuncia Rondinella. E il suo discorso si allarga rapidamente all’economia dell’entroterra romano, da Ostia ad Acilia, passando per Casal Palocco e Infernetto. Perché gli stipendi prodotti dagli stabilimenti vengono poi spesi nei negozi, nei supermercati, nei bar e nelle attività del territorio.

“Il prodotto interno lordo del territorio si disintegra”, afferma durante l’intervista.

Tra i passaggi più forti c’è quello dedicato ai lavoratori dell’indotto. Rondinella racconta l’incontro con un venditore di gelati che lavora a percentuale e che gli avrebbe detto con amarezza: “Io vado a percentuale, che porto a casa? I gelati?”.

Una frase che fotografa meglio di qualsiasi dato statistico il clima che si respira oggi in alcune zone del litorale di Ostia.

Il Kursaal, lo Shilling e le immagini simbolo dell’estate 2026 di Ostia

Le immagini del video rafforzano ulteriormente il peso delle parole pronunciate dall’imprenditore.

Sul litorale si vedono strutture devastate, vetrate distrutte, telai metallici piegati, detriti accumulati sulla sabbia e vegetazione spontanea cresciuta dove fino a poco tempo fa passavano i bagnanti. In alcune aree, i cespugli hanno ormai invaso spazi che un tempo rappresentavano il cuore della stagione estiva di Ostia.

Tra le inquadrature compaiono le storiche cabine balneari vicino al Kursaal e allo Shilling, alcune ancora in piedi in mezzo al caos di macerie, pallet abbandonati e ombrelloni chiusi lasciati sulla spiaggia.

Il contrasto tra il cielo limpido, il mare calmo e la devastazione delle strutture rende ancora più forte l’impatto visivo del reportage.

In diversi punti si vedono vetri completamente infranti, porte divelte e materiali edili lasciati direttamente sull’arenile. Su una parete compare persino una scritta spray con la parola “PERICOLO”, quasi a diventare una sintesi involontaria della situazione che attraversa oggi Ostia.

Il video mostra anche la presenza di pochissime persone sulla battigia, in una spiaggia che negli anni passati, nello stesso periodo, sarebbe stata piena di bagnanti, lavoratori e attività aperte.

I sequestri e i contenziosi sul litorale romano

La situazione attuale nasce da mesi di tensioni amministrative e giudiziarie sul futuro delle concessioni balneari di Ostia.

Nelle ultime settimane, diverse strutture del litorale romano sono finite al centro di sequestri, chiusure e contenziosi tra vecchi e nuovi concessionari. Una situazione che ha alimentato incertezza tra imprenditori, lavoratori e cittadini.

La vicenda si inserisce nel più ampio quadro della trasformazione urbanistica e amministrativa del mare di Roma, tra il progetto del “Parco del Mare”, le piste ciclabili sul lungomare e il tema della legalità delle concessioni balneari.

Rondinella, durante l’intervista, precisa di non essere contrario agli investimenti sul territorio. “È giusto il Parco del Mare, è giusta la pista ciclabile”, spiega. Ma secondo l’imprenditore manca completamente il discernimento nelle priorità.

“Prima ripari il tetto”: la critica alla gestione del litorale romano

Per spiegare il proprio punto di vista, Marcello Rondinella utilizza una metafora destinata probabilmente a diventare una delle immagini più forti del dibattito sull’estate 2026 di Ostia.

“Se a casa vostra vi piovesse dal tetto, non pensereste a tinteggiare le pareti. Pensereste prima a riparare il tetto”.

Secondo l’imprenditore, il rischio è che si stia cercando di “abbellire” il territorio senza affrontare prima le emergenze economiche e occupazionali che stanno colpendo il litorale romano.

Nel suo ragionamento entra anche il tema del danno erariale. Rondinella sostiene infatti che con stabilimenti chiusi o sequestrati vengano meno gli introiti fiscali legati alle concessioni demaniali, ai fatturati delle attività e ai contributi dei lavoratori impiegati sul mare di Ostia.

Il timore espresso nell’intervista è che il territorio possa progressivamente perdere competitività anche sul piano turistico. “La gente sta andando a Torvaianica e a Fregene”, afferma durante il reportage.

Il problema dei disabili e dell’accessibilità al mare

Nella parte finale dell’intervista emerge anche un altro tema molto delicato: quello dell’accessibilità delle spiagge.

Secondo Rondinella, la situazione attuale starebbe creando difficoltà anche alle persone con disabilità, che oggi non saprebbero dove andare o come accedere al mare.

Il riferimento arriva in un momento già molto complesso per il litorale romano, tra spiagge senza servizi completi, problemi di salvataggio in alcune aree di Ostia Ponente e stabilimenti ancora fermi tra sequestri e contenziosi.

L’estate più difficile di Ostia?

L’impressione che emerge dal reportage realizzato tra Il Marforio e Welcome To Favelas è quella di un territorio sospeso, stretto tra il bisogno di legalità, la trasformazione urbanistica del litorale e una crisi occupazionale che rischia di lasciare segni profondi sull’estate 2026.

Da una parte ci sono i progetti di riqualificazione del mare di Roma e la necessità di affrontare le irregolarità accumulate negli anni. Dall’altra ci sono però centinaia di lavoratori che attendono di capire se riusciranno ad avere uno stipendio durante la stagione estiva.

E mentre il mare continua a riempirsi di bagnanti nelle località vicine, sul lungomare di Ostia restano le macerie, i sigilli e una domanda che attraversa tutta la stagione balneare 2026: quanto può resistere un territorio quando lavoro, turismo e servizi iniziano a crollare contemporaneamente?

 

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