Un ex consigliere di Frosinone racconta la sua esperienza sulle spiagge di Ostia: barriere architettoniche, passerelle rotte e servizi assenti per i disabili.
Ostia e il nodo dell’accessibilità sulle spiagge libere
Da anni si discute sulla scarsa accessibilità delle spiagge libere di Ostia, cuore balneare del litorale romano. Nonostante le continue segnalazioni e le promesse di intervento, troppi tratti di arenile restano inadeguati per chi vive con disabilità motorie. A chiudere una stagione estiva già povera di servizi, arriva la testimonianza di un cittadino di Frosinone, che ha vissuto una giornata al mare trasformata in un incubo tra barriere architettoniche e disservizi.
La testimonianza di Alessandro Crescenzi
Protagonista della vicenda è Alessandro Crescenzi, ex consigliere e assessore della Provincia di Frosinone, oltre che attivista per i diritti delle persone con disabilità. Deciso a trascorrere una giornata sul litorale lidense, si è recato con la sua carrozzina elettrica in un tratto di spiaggia tra via delle Ancore e piazza Lorenzo Gasparri, a Nuova Ostia.
Secondo quanto riferito da alcuni cittadini, l’accesso sarebbe stato semplice e praticabile anche con mezzi per la mobilità ridotta. La realtà, però, è stata ben diversa: dopo pochi metri sulla sabbia, Crescenzi si è trovato davanti a un percorso frammentato e impraticabile, con passerelle incomplete e senza continuità verso scogli, bagni o docce.
Carrozzina elettrica a rischio nella sabbia a Ostia
La carrozzina elettrica utilizzata da Crescenzi pesa oltre 160 chilogrammi. Un mezzo fondamentale per l’autonomia quotidiana, che però rischia di diventare una trappola se dovesse impantanarsi sulla sabbia.
“Bastano pochi metri per capire il pericolo – racconta –. Se la mia sedia si blocca, anche quattro persone insieme non riescono a spostarla. È una superficialità che può costare molto cara a chi si trova nella mia condizione”.
Servizi igienici e docce: un percorso a ostacoli
Le criticità non si fermano al mancato accesso all’arenile. Come denuncia Crescenzi, anche i servizi igienici risultano totalmente inadatti a ospitare persone con disabilità.
Bagni troppo stretti per le carrozzine

“I bagni sono talmente piccoli che non ci si entra nemmeno con la carrozzina – spiega –. Se vengo qui, sono costretto a sperare di trovare un bar nelle vicinanze attrezzato. È assurdo che su una spiaggia pubblica di una città come Roma ci siano barriere così evidenti”.
Docce inaccessibili e assenza di sedie JOB
La situazione peggiora con le docce: prive di piattaforme e senza strutture di supporto, sono praticamente inutilizzabili per chi è in carrozzina. A questo si aggiunge l’assenza di sedie JOB, strumenti indispensabili per consentire alle persone con disabilità di entrare in acqua in sicurezza.
“Non posso arrivare al mare con la mia sedia – sottolinea –. In piena estate almeno uno dovrebbe potersi rinfrescare con una doccia, ma anche questo è impossibile. Così si finisce col restare sotto il sole, senza alcun sollievo”.
Un confronto amaro con l’Europa
Crescenzi paragona la realtà di Ostia con altri modelli virtuosi europei, come la Germania: “Non mi aspettavo il livello delle spiagge tedesche, che sono davvero all’avanguardia, ma neanche una superficialità simile. Qui si percepisce la mancanza totale di attenzione e di progettazione per abbattere le barriere architettoniche”.
Ostia e il diritto negato alla balneazione
Il caso di Crescenzi non è isolato: le associazioni che si occupano di disabilità denunciano da anni l’assenza di un piano serio per rendere fruibili le spiagge libere di Ostia. Nonostante la normativa preveda obblighi precisi, la realtà quotidiana continua a smentire l’applicazione delle regole.
E mentre alcuni stabilimenti privati hanno fatto passi avanti nell’accoglienza, il litorale pubblico resta terreno accidentato per chi vive in carrozzina. La giornata di Alessandro diventa così emblema di una condizione diffusa, dove il mare – simbolo di libertà e svago – rischia di trasformarsi in un incubo di sabbia e ostacoli.


