Al Parco Pallotta di Ostia la tendopoli dei nomadi cresce e occupa anche l’area giochi dei bambini. I residenti chiedono interventi urgenti alle istituzioni.
A nessuno sembra interessare del destino del Parco Giuseppe Pallotta, giardino pubblico che sorge alle spalle del cuore commerciale di Ostia Ponente. La tendopoli, che già a metà luglio era stata segnalata da cittadini e comitati, non solo è rimasta all’interno dell’area verde, ma addirittura si è estesa ad altri quadranti dello spazio urbano.
Come mostrano le immagini inviate dai residenti, gli accampamenti si sono moltiplicati nelle aree centrali del parco, arrivando a occupare persino lo spazio giochi destinato ai bambini, sottraendolo di fatto alle famiglie che quotidianamente lo frequentavano con i propri figli.
I nomadi s’impadroniscono del Parco Pallotta a Ostia
Era il 14 luglio scorso quando il Comitato di Quartiere Cittadini per il Parco Pallotta aveva evidenziato le prime criticità. Senza fissa dimora, in gran parte appartenenti a comunità nomadi, avevano iniziato a dormire all’interno dell’area verde, dopo essere stati immortalati mentre consumavano pasti e lasciavano rifiuti sul prato.
In pochi giorni la presenza si era consolidata: almeno quattro persone con tende e giacigli improvvisati si erano stabilite nei pressi della fontana centrale. Attorno a loro, spazzatura, coperte e degrado diffuso.
Il fenomeno era stato segnalato sia all’Assessorato alle Politiche Sociali del Municipio X sia alla Sala Operativa Sociale di Roma Capitale, ma senza esiti concreti. Da allora le tende si sono spostate più volte, prima vicino all’ingresso del parco su via dell’Appagliatore, poi di nuovo nell’area centrale, aumentando progressivamente di numero.
Un parco pubblico trasformato in baraccopoli a Ostia Ponente
È bastato un mese di mancanza di controlli e interventi per trasformare il parco in una vera e propria baraccopoli. Oggi l’area di via dell’Appagliatore appare completamente in mano al gruppo di nomadi che lo occupa.
Davanti alla fontana centrale sono tornati giacigli, immondizia e carrelli colmi di cianfrusaglie. I residenti, dalle finestre delle loro case, raccontano di svegliarsi al mattino e vedere persone che dormono all’aria aperta, in pieno giorno, tra materassi e cartoni.
Il degrado quotidiano
Il fenomeno non riguarda soltanto la presenza di tende. Durante la giornata gli occupanti consumano pasti nell’area verde, abbandonando avanzi di cibo e rifiuti: plastiche, carne cruda e bucce di cocomero, che col caldo finiscono per marcire, emanando cattivi odori percepibili anche dalle palazzine vicine.
La situazione peggiora ulteriormente con la presenza di insetti e formiche, attratti dai resti alimentari lasciati a terra. “È una vergogna sotto casa – spiegano alcuni residenti – qui ormai non si può più portare i bambini a giocare”.
L’area giochi del parco di Ostia occupata dai nomadi
A destare maggiore indignazione è la condizione dell’area giochi. Spazio pensato per i più piccoli, che già negli anni passati era stato teatro di episodi di degrado – usato come latrina da clochard o luogo di consumo di droghe – oggi è nuovamente sottratto ai bambini.
I residenti raccontano che qualcuno ha sistemato coperte e giacigli perfino dentro lo scivolo. “Speriamo in un rapido intervento istituzionale – spiegano alcuni genitori – non vogliamo che i nostri figli ritrovino siringhe o sporcizia tra i giochi”.
La protesta dei cittadini e il ruolo del Municipio
Il Comitato di Quartiere non è rimasto a guardare. Dopo le prime denunce di luglio, nelle ultime ore è stata inviata una nuova lettera al Municipio Roma X, per chiedere un intervento immediato.
La richiesta è chiara: liberare il Parco Pallotta dagli insediamenti abusivi e avviare una bonifica completa, con particolare attenzione all’area giochi dei bambini. “Non possiamo accettare che uno spazio pensato per famiglie e piccoli venga ridotto a discarica e dormitorio”, ribadiscono i residenti.
Ora la palla passa alle istituzioni: il Municipio X e gli uffici di Roma Capitale dovranno decidere se e come intervenire, prima che la situazione degeneri ulteriormente.


