Dopo la demolizione dell’ex Shilling sotto la Fontana dello Zodiaco, a Ostia, resta aperta la fase della selezione e dello smaltimento delle macerie. Il sopralluogo del 31 luglio documenta il lavoro dei Vigili del Fuoco e le questioni ancora da chiarire.
Lo Shilling di Ostia è stato abbattuto, ma il lavoro sotto la Fontana dello Zodiaco non può ancora considerarsi concluso. Nel sopralluogo effettuato venerdì 31 luglio dalla redazione de Il Marforio insieme a Giuseppe Conforzi, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio X, i mezzi dei Vigili del Fuoco erano impegnati nella demolizione e nella movimentazione dei resti dell’ex stabilimento affacciato sul mare. Sull’arenile di piazzale Cristoforo Colombo erano ancora presenti grandi quantità di legname, pannelli, rivestimenti e materiali provenienti dalle strutture abbattute. Dopo anni di degrado, cedimenti e segnalazioni, la questione centrale diventa ora la selezione, la rimozione e lo smaltimento delle macerie.
Ostia, cosa mostra il cantiere dell’ex Shilling
Il sopralluogo ha permesso di osservare direttamente lo stato dei lavori. Una parte consistente dell’ex Shilling risultava già demolita, mentre gli escavatori dei Vigili del Fuoco continuavano a operare tra i resti delle strutture, a pochi metri dalla battigia. Sulla spiaggia erano visibili cumuli di travi, pannelli, parti metalliche, materiali di rivestimento e altri elementi che componevano i locali e le palafitte costruite lungo quel tratto di costa.
Al momento della verifica, il cantiere era pienamente operativo. I mezzi si muovevano sull’arenile per abbattere le parti ancora in piedi e raggruppare i materiali di risulta. La quantità delle macerie restituisce però la misura della fase che dovrà seguire la demolizione vera e propria.
L’abbattimento delle strutture rappresenta infatti soltanto il primo passaggio. Sarà necessario procedere alla classificazione dei materiali, alla loro separazione e al successivo trasferimento verso gli impianti autorizzati. Una fase delicata, soprattutto considerando la posizione del cantiere, direttamente sul mare e all’ingresso di Ostia per chi raggiunge il litorale percorrendo la via Cristoforo Colombo.
Il nodo dello smaltimento delle macerie dello Shilling
La principale domanda riguarda adesso la destinazione dei materiali accumulati sull’arenile. Dove saranno trasportate le macerie dell’ex Shilling? Come verranno separate? Quali controlli saranno effettuati prima della loro rimozione?
Sono interrogativi che assumono un peso particolare alla luce dei precedenti registrati nella stessa area. Nei mesi scorsi Il Marforio aveva documentato la presenza, sotto la Fontana dello Zodiaco, di detriti riconducibili a precedenti operazioni svolte nel quadrante. Materiali rimasti a lungo sul posto, in un’area già segnata dall’erosione marina e dal progressivo deterioramento degli stabilimenti abbandonati.
Non vi sono al momento elementi per affermare che una situazione simile si ripeterà. È tuttavia necessario che vengano resi noti il cronoprogramma della rimozione, le modalità di trattamento dei rifiuti e la destinazione finale dei materiali. La trasparenza su questi aspetti consentirebbe di rispondere alle preoccupazioni dei cittadini e di comprendere quanto tempo servirà per liberare completamente la spiaggia.
La demolizione non coincide con la conclusione della bonifica
La presenza degli escavatori e l’abbattimento delle strutture producono un’immagine immediata dell’intervento, ma la bonifica richiede tempi e operazioni differenti. Il materiale demolito deve essere esaminato e suddiviso in base alla sua natura, evitando che legno, metalli, cemento e altri rifiuti vengano gestiti indistintamente.
Demolire non significa avere già bonificato l’area. La conclusione effettiva dei lavori potrà essere valutata soltanto quando le macerie saranno rimosse, l’arenile verrà ripulito e saranno verificate le condizioni del tratto di spiaggia interessato dal cantiere.
Il possibile amianto e la necessità di verifiche puntuali nell’ex stabilimento di Ostia
Tra le questioni sollevate negli ultimi mesi figura anche il possibile rinvenimento di materiali contenenti amianto. Su questo punto è necessario mantenere un linguaggio preciso: la presenza di amianto era stata prospettata nelle segnalazioni precedenti, ma non risulta certificata sulla base degli elementi attualmente disponibili.
L’eventuale presenza di materiali pericolosi dovrà essere accertata attraverso controlli tecnici e analisi specifiche. Qualora venissero individuati manufatti contenenti amianto o altre sostanze nocive, sarebbero necessarie procedure differenti da quelle previste per i normali rifiuti da demolizione.
Il tema non può quindi essere trattato come un fatto già dimostrato, ma neppure essere ignorato. La vicinanza del cantiere al mare rende indispensabile una gestione rigorosa, finalizzata a evitare la dispersione di frammenti e materiali nell’acqua o lungo il bagnasciuga.
Conforzi chiede chiarezza sulla destinazione dei materiali
Durante il sopralluogo, Giuseppe Conforzi ha concentrato il proprio intervento proprio sulla gestione delle macerie. Il capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio X ha chiesto di conoscere dove saranno portati i rifiuti, come verranno stoccati e se i diversi materiali saranno separati prima dello smaltimento.
«La cosa più interessante sarebbe capire queste macerie dove vanno, se vengono stoccate correttamente e se vengono divise qualora fosse individuato dell’amianto», ha dichiarato il consigliere municipale.
Conforzi ha inoltre rivendicato le denunce e le iniziative portate avanti negli ultimi due anni sul degrado del quadrante, contestando la narrazione politica dell’intervento da parte delle amministrazioni guidate dal sindaco Roberto Gualtieri e dal presidente del Municipio X Mario Falconi.
La polemica si inserisce nel confronto già emerso dopo l’avvio della demolizione. Al di là delle contrapposizioni, resta però un dato concreto: le strutture erano ormai in condizioni tali da rendere l’intervento non più rinviabile.
I pericoli provocati dalle strutture abbandonate
L’ex Shilling era stato per anni uno dei luoghi simbolo della movida di Ostia. Dopo sequestri, chiusure e contenziosi, le strutture erano progressivamente cadute in uno stato di abbandono. L’erosione marina aveva compromesso palafitte, locali e parti dei fabbricati, alcuni dei quali risultavano ormai direttamente esposti all’azione delle onde.
Nel tempo erano stati segnalati frammenti di legno, componenti edilizie e altri detriti sul bagnasciuga o in acqua. Una situazione potenzialmente pericolosa per i bagnanti e per chi tentava di attraversare quel tratto di spiaggia. La presenza di chiodi, parti appuntite e materiali provenienti dalle costruzioni rendeva difficoltosa la passeggiata lungo la costa.
La demolizione risponde quindi a un problema di sicurezza pubblica, tutela ambientale e recupero del litorale di Ostia. Il ritardo con cui si è arrivati all’intervento resta però uno degli aspetti maggiormente contestati, anche perché i lavori sono stati avviati nel pieno della stagione balneare.
Dopo lo Shilling toccherà all’ex Sporting di Ostia
Una volta completate le operazioni sull’ex Shilling, l’intervento dovrebbe estendersi al vicino ex Sporting Beach. La struttura, realizzata in gran parte in cemento armato, presenta caratteristiche molto differenti e richiederà modalità di demolizione specifiche.
La grande cupola che un tempo affacciava sulla spiaggia è oggi parzialmente raggiunta dal mare. Anche in questo caso, il progressivo avanzamento dell’acqua e il deterioramento dell’edificio hanno trasformato quello che fu uno degli stabilimenti più conosciuti di Ostia in un elemento di degrado e potenziale pericolo.
I mezzi utilizzati per frantumare il cemento potranno risultare particolarmente utili nella demolizione dell’ex Sporting. L’operazione sarà però complessa per le dimensioni della struttura, la presenza del cemento armato e la sua posizione direttamente a contatto con il mare.
L’obiettivo è restituire una spiaggia libera alla città
Il traguardo annunciato è la restituzione ai cittadini di una spiaggia libera sotto la Fontana dello Zodiaco, in uno dei punti più visibili e frequentati del litorale romano. Per raggiungerlo non basterà rimuovere ciò che resta degli stabilimenti: sarà necessario completare lo smaltimento dei materiali, ripulire l’arenile e verificare le condizioni dell’intera area.
Le prossime settimane saranno decisive per comprendere i tempi reali dell’intervento e l’organizzazione delle fasi successive. Il Marforio continuerà a monitorare settimanalmente il cantiere, documentando l’avanzamento dei lavori, la rimozione delle macerie e l’avvio della demolizione dell’ex Sporting.
Lo Shilling è stato abbattuto. La sfida, adesso, è evitare che le sue macerie diventino il nuovo problema della costa di Ostia.
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