A Ostia, sotto via delle Ancore, bagnanti, bambini e anziani utilizzano scale pieghevoli come accesso di fortuna alla spiaggia libera. Il sopralluogo del Marforio documenta una situazione critica tra passerelle mancanti, degrado, rischi per la sicurezza e difficoltà per eventuali soccorsi.
Ostia, scale pieghevoli per entrare in spiaggia: il caso sul lungomare Duca degli Abruzzi
Accesso di fortuna alla spiaggia libera di Ostia
A Ostia, per entrare e uscire da un tratto di spiaggia libera sotto via delle Ancore, alcuni bagnanti utilizzano scale pieghevoli, sdraio appoggiate al muraglione e soluzioni di fortuna al posto di una passerella sicura. Non si tratta di una scena isolata, né di una trovata estemporanea da giornata al mare. È la condizione documentata durante il sopralluogo effettuato da Il Marforio venerdì 3 luglio, alle ore 16.30, mentre molte persone stavano lasciando l’arenile dopo il pomeriggio in spiaggia.
Il tratto interessato è quello compreso tra l’area del Porto Turistico di Ostia, piazza Lorenzo Gasparri, via delle Ancore e il varco verso piazza Willy Ferrero. Una porzione di litorale frequentata da residenti, famiglie, anziani e bambini, ma dove l’accessibilità appare oggi compromessa dalla mancanza di passerelle funzionanti e da percorsi non adeguati alla normale fruizione della spiaggia.
La scena è immediata: dove dovrebbe esserci un accesso ordinato, sicuro e riconoscibile, si vedono scale pieghevoli legate con catene, sdraio utilizzate come appoggio e un muraglione da superare per raggiungere il lungomare o tornare sulla sabbia. In una località balneare come Ostia, nel pieno della stagione estiva, il dato non è solo estetico. È un problema di sicurezza, decoro e responsabilità amministrativa.
Ostia, scale pieghevoli e sdraio al posto della passerella
Nel punto sotto via delle Ancore, l’accesso alla spiaggia libera avviene attraverso una sistemazione improvvisata. Due sdraio blu sono appoggiate al muraglione, mentre una scala pieghevole metallica consente ai bagnanti di salire e scendere tra la sabbia e la passeggiata. Le catene visibili servono a evitare che le strutture vengano portate via, ma confermano la natura precaria dell’intervento: non una passerella pubblica, non uno scivolo regolare, non un accesso pensato per famiglie o persone con ridotta mobilità.
Durante il sopralluogo, la situazione si è mostrata in tutta la sua evidenza. Chi lascia la spiaggia deve prima raccogliere borse, asciugamani, ombrelloni e oggetti personali, poi affrontare la salita. Per un adulto allenato può sembrare solo una scomodità. Per un anziano, per un bambino o per una persona con difficoltà motorie, diventa invece una manovra rischiosa.
A rendere ancora più delicata la situazione è la presenza di un’altra scala metallica, agganciata e legata alla ringhiera, appoggiata direttamente al muro e alla sabbia. Anche in questo caso, l’immagine restituisce l’idea di un accesso precario, utilizzato perché manca un’alternativa comoda e sicura nelle immediate vicinanze.
Il sopralluogo del 3 luglio: bagnanti costretti ad arrampicarsi
Il sopralluogo di venerdì 3 luglio, svolto nel pomeriggio, ha permesso di osservare diverse scene emblematiche. In un primo caso, un uomo ha dovuto poggiare a terra ombrellone e borsa, aiutare la moglie a salire dalla scala e poi arrampicarsi a sua volta per raggiungere il lungomare e tornare verso l’auto. Vedendo le riprese, ha raccontato: “Ogni giorno ormai è così. Oggi sono fortunato che c’è mia moglie a sorvegliare le borse mentre mi arrampico, sennò devo essere veloce per qualche malintenzionato che può rubarmi tutto”.
La frase fotografa un doppio problema. Da una parte l’accesso difficile alla spiaggia libera, dall’altra il timore di lasciare incustoditi gli oggetti personali anche solo per il tempo necessario a salire o scendere. Un disagio quotidiano che i frequentatori dell’arenile sembrano ormai considerare quasi normale, pur non essendolo affatto.
Pochi metri più avanti, all’altezza del lungomare Duca degli Abruzzi, un’altra scena ha confermato la criticità del tratto. Un nonno ha prima sistemato le borse sulla strada, poi ha aiutato i nipotini piccoli ad arrampicarsi per uscire dalla spiaggia. Solo dopo averli messi al sicuro, ha affrontato anche lui la salita. La persona ha mostrato una notevole agilità, ma il punto resta evidente: l’accesso a una spiaggia libera non può dipendere dall’equilibrio, dalla forza fisica o dalla fortuna dei bagnanti.
Bambini e anziani tra rischio cadute e accessibilità negata
Il tema centrale non è soltanto il degrado visibile. Il punto è la sicurezza. Bambini, anziani, genitori con borse e ombrelloni, residenti che vogliono raggiungere il mare sotto casa: tutti si trovano davanti a una scelta anomala. O utilizzare scale di fortuna, oppure allungare il percorso fino ad altri varchi, non sempre comodi e non sempre in condizioni ottimali.
In una spiaggia che dovrebbe essere libera e accessibile, questa situazione rappresenta un cortocircuito evidente. L’arenile è formalmente aperto, ma nei fatti una parte dei cittadini è scoraggiata o messa in difficoltà. Chi ha bambini piccoli deve sollevarli o guidarli passo dopo passo. Chi è avanti con l’età deve affidarsi alla propria stabilità. Chi ha problemi motori, semplicemente, rischia di non poter accedere.
Il tema dell’accessibilità, spesso richiamato nelle comunicazioni pubbliche, qui si scontra con la realtà del territorio. A Ostia, in questo tratto di costa, la spiaggia libera non appare oggi pienamente fruibile da tutti.
Nuova Ostia, residenti: “Spiaggia mai vista così degradata”
Accanto al problema delle scale, i residenti segnalano anche le condizioni generali dell’arenile. Il figlio dell’anziano incontrato durante il sopralluogo ha raccontato di frequentare quella spiaggia da sempre: “Sono trent’anni che vengo qui, ero neonato quando ci misi piede per la prima volta. Per me è comodo perché ho il mare sotto casa, ma così degradato quest’arenile non è mai stato: senza bagni, senza passerelle, sporco e con situazioni pericolose”.
Nel suo racconto emerge anche una denuncia più grave, da riportare con la necessaria prudenza: secondo quanto riferito, lo scorso anno una bambina si sarebbe punta un piede con una siringa nascosta sotto la sabbia. Una testimonianza che, se confermata, renderebbe ancora più urgente un controllo costante dell’area e interventi più frequenti di pulizia e messa in sicurezza.
Il punto, per i residenti, non è impedire la fruizione della spiaggia. Al contrario, chiedono che l’arenile possa essere utilizzato in condizioni dignitose, sicure e compatibili con la presenza di famiglie e bambini.
Soccorsi complicati in un tratto senza accessi sicuri
La mancanza di un accesso diretto e regolare pone anche un tema legato ai soccorsi. In caso di malore, caduta, ferimento o emergenza in spiaggia, quel tratto di arenile non dispone oggi di un varco semplice e sicuro per raggiungere rapidamente la persona in difficoltà. In una spiaggia libera già priva di un presidio stabile, anche l’intervento di operatori sanitari o soccorritori rischierebbe di essere più complicato del necessario.
È uno degli aspetti più delicati della vicenda. Una scala pieghevole può sembrare una soluzione artigianale per bagnanti abituati ad arrangiarsi, ma non può diventare la risposta strutturale a un problema pubblico. Se un bambino dovesse cadere, se un anziano dovesse sentirsi male, se una persona dovesse essere trasportata fuori dall’arenile, l’assenza di una passerella sicura diventerebbe un fattore concreto di rischio.
Il varco verso piazza Willy Ferrero e il degrado sotto la pedana
Il problema non riguarda soltanto il punto sotto via delle Ancore. Anche il varco verso piazza Willy Ferrero mostra segni di deterioramento. La passerella in legno appare usurata, con assi consumate e parti della struttura che necessitano di attenzione. In un altro punto, l’accesso alla spiaggia risulta chiuso da una transenna bianca e rossa, ulteriore segnale di una fruizione frammentata e non pienamente garantita.
Durante il sopralluogo è stato documentato anche un giaciglio di fortuna sotto una delle strutture in legno del lungomare, tra rifiuti, buste e oggetti personali. Una scena che non va trasformata in una caccia al marginale, ma che conferma un dato politico e amministrativo: su quel tratto di costa manca un controllo efficace del territorio. Dove passano ogni giorno residenti, turisti, bambini e famiglie, non possono convivere accessi precari, strutture deteriorate e spazi abbandonati sotto le pedane.
Nuova Ostia, la richiesta al X Municipio e al Comune di Roma
Da anni i residenti chiedono un intervento al X Municipio e al Comune di Roma. La richiesta è semplice: ripristinare un accesso sicuro, regolare e dignitoso alla spiaggia libera sotto via delle Ancore e nel tratto compreso tra piazza Gasparri e piazza Willy Ferrero. Non serve una grande opera, ma una soluzione concreta che eviti a bambini, anziani e bagnanti di doversi arrampicare su scale pieghevoli legate con catene.
Il tema è ancora più evidente se si considera la narrazione pubblica sulle “spiagge della legalità”, sull’inclusione e sull’accessibilità degli arenili. Parole che, senza manutenzione e controllo, rischiano di restare slogan. A Ostia, soprattutto nelle aree di Nuova Ostia e del lungomare Duca degli Abruzzi, i cittadini chiedono risposte pratiche: passerelle sicure, pulizia, varchi funzionanti, controlli e decoro.
La domanda finale è inevitabile: può una spiaggia libera di Ostia, nel pieno della stagione balneare, avere come accesso scale, sdraio e soluzioni di fortuna? E soprattutto, questa è l’idea di litorale sicuro, accessibile e legale che Roma Capitale intende garantire ai residenti? Le immagini del sopralluogo raccontano già molto. Ora servirebbe una risposta amministrativa, prima che il degrado diventi incidente.
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