Il nuovo Piano regionale del percorso nascita potrebbe ridurre l’attività ostetrica dell’ospedale G.B. Grassi di Ostia. Giuseppe Conforzi ha scritto alla Regione Lazio chiedendo una deroga fondata sulle caratteristiche del territorio e sugli investimenti già avviati nel presidio.
Una deroga per tutelare il Punto nascita dell’ospedale G.B. Grassi di Ostia ed evitare che il nuovo Piano regionale riduca sensibilmente l’attività ostetrica del presidio. È la richiesta avanzata venerdì 17 luglio 2026 da Giuseppe Conforzi, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio Roma X, attraverso una PEC indirizzata al presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e al direttore regionale Salute Andrea Urbani. Secondo la comunicazione, le nuove regole potrebbero determinare un calo dei parti compreso tra il 30 e il 40 per cento, aumentare i trasferimenti verso il San Camillo e indebolire il principale riferimento materno-infantile del litorale romano.
Ostia, cosa prevede il nuovo Piano regionale per il Punto nascita
Al centro della vicenda c’è la Determinazione della Regione Lazio n. G04397 del 2 aprile 2026, che approva la revisione del Piano di rete del percorso nascita. L’entrata in vigore è prevista per il 21 ottobre 2026 e riguarda, tra le altre strutture, i Punti nascita di primo livello con meno di mille parti all’anno.
Il G.B. Grassi di Ostia rientra attualmente in questa categoria. In base a quanto ricostruito nella PEC, il presidio potrebbe assistere al parto soltanto le donne con gravidanza fisiologica e con un’età gestazionale pari o superiore a 36 settimane. Le gestanti con condizioni cliniche differenti, quando trasferibili, dovrebbero invece essere indirizzate verso l’HUB individuato nell’ospedale San Camillo.
Ospedale Grassi di Ostia, gravidanze fisiologiche e trasferimenti verso il San Camillo
Il cambiamento non comporterebbe formalmente la chiusura del reparto, ma una riduzione delle gravidanze che potrebbero essere seguite fino al parto a Ostia. Secondo la lettera, il nuovo sistema aumenterebbe i trasferimenti in utero, con maggiori difficoltà organizzative per il servizio sanitario e disagi per le donne del territorio.
La PEC prospetta inoltre un progressivo indebolimento della fiducia nel presidio. Alcune future madri potrebbero decidere di rivolgersi direttamente a ospedali dotati di una Terapia intensiva neonatale già pienamente operativa, contribuendo a ridurre ulteriormente il numero dei parti effettuati al Grassi.
Il Grassi serve circa 314 mila abitanti del litorale romano
La richiesta di deroga è fondata soprattutto sulle caratteristiche geografiche e demografiche del territorio. Il Grassi ospita l’unico Punto nascita della ASL Roma 3 e rappresenta il principale presidio per la popolazione del Distretto X e del Distretto di Fiumicino, per un bacino complessivo indicato nella PEC in circa 314 mila abitanti, dei quali oltre il 52 per cento di sesso femminile.
L’area di riferimento non si limita a Ostia. La struttura garantisce assistenza da Marina di San Nicola fino a Campo Ascolano, interessando anche Pomezia e Torvaianica. La comunicazione indica inoltre una distanza di circa 26 chilometri dal San Camillo e di 21 chilometri dal Sant’Eugenio.
Il dato chilometrico rappresenta soltanto una parte del problema. Sul litorale romano, i tempi necessari per raggiungere un ospedale dipendono anche dal traffico, dalla viabilità e dai collegamenti con il resto della Capitale. Per le gestanti e le famiglie residenti nelle aree periferiche di Ostia, Fiumicino o nei comuni costieri, il trasferimento verso un’altra struttura può quindi comportare difficoltà concrete.
Ospedale Grassi di Ostia, la stima nella PEC: parti in calo del 30-40 per cento
La previsione più rilevante contenuta nel documento riguarda il possibile calo dell’attività ostetrica. Secondo la stima riportata nella PEC, il numero dei parti potrebbe diminuire tra il 30 e il 40 per cento.
La percentuale rappresenta una valutazione prospettata nella lettera di Conforzi e non un dato già certificato dalla Regione Lazio. È quindi necessario distinguerla da un effetto definitivamente accertato. La preoccupazione, tuttavia, è che una riduzione delle gravidanze assistibili possa diminuire la fiducia delle cittadine nel presidio e orientare altre famiglie verso ospedali percepiti come maggiormente attrezzati.
Il rischio di avvicinarsi ai 500 parti all’anno
Conforzi evidenzia un possibile paradosso: il Grassi potrebbe arrivare ad avvicinarsi alla soglia di 500 parti annui, con il rischio di una graduale perdita delle competenze professionali consolidate dal personale negli anni.
Nello stesso tempo, i due posti di Terapia intensiva neonatale previsti per Ostia potrebbero essere utilizzati prevalentemente per neonati provenienti da altri territori, trasferiti a causa della temporanea indisponibilità di posti in differenti strutture. In questo modo, secondo la PEC, il potenziamento tecnologico e organizzativo rischierebbe di non produrre il beneficio atteso per la popolazione locale.
Gli investimenti già avviati nell’area materno-infantile
La questione assume maggiore rilevanza perché negli ultimi anni la ASL Roma 3 ha investito nel potenziamento dell’area materno-infantile del Grassi. La PEC richiama l’apertura del nuovo Pronto soccorso ostetrico e del nuovo Nido, oltre alla ristrutturazione già deliberata e in parte completata degli spazi dedicati alla maternità.
Sono inoltre programmati la riqualificazione del blocco parto, quattro moderne sale parto, una sala dedicata al basso rischio ostetrico e due vasche per il parto in acqua. A questi interventi dovrebbe aggiungersi l’attivazione di due posti letto di Terapia intensiva neonatale, già inseriti nell’Atto aziendale della ASL Roma 3 approvato dalla Regione Lazio.
Da qui nasce la contraddizione segnalata dal capogruppo di Fratelli d’Italia: da una parte vengono impiegate risorse per rafforzare il presidio di Ostia; dall’altra, l’applicazione rigida dei nuovi criteri potrebbe ridurre l’attività del Punto nascita e limitare l’effetto degli investimenti già effettuati o programmati.
Conforzi chiede una deroga specifica per Ostia
Nella parte conclusiva della PEC, Conforzi chiede alla Regione Lazio di valutare una deroga ai criteri previsti per i Punti nascita di primo livello con meno di mille parti annui.
La richiesta tiene conto della posizione geografica del Grassi, dell’estensione del territorio servito, delle distanze dagli ospedali HUB, dell’organizzazione del presidio e degli interventi avviati nell’area materno-infantile.
L’obiettivo dichiarato è consolidare il ruolo strategico dell’ospedale nella rete perinatale regionale e garantire una risposta assistenziale maggiormente adeguata alle donne del litorale. Una deroga, secondo la tesi esposta nella comunicazione, potrebbe anche restituire fiducia alla struttura e favorire una ripresa del numero dei parti assistiti a Ostia.
La nota di GOAL e AOGOI contesta i criteri della nuova rete
Alla PEC è allegata una nota datata 14 luglio 2026, firmata dai rappresentanti del Gruppo Ostetrici Associati Laziali – GOAL e dell’AOGOI, insieme a direttori di Ginecologia e Ostetricia e responsabili dei consultori provenienti da numerose strutture sanitarie del Lazio.
Il documento non riguarda esclusivamente il Grassi, ma solleva diverse criticità sull’impostazione generale del nuovo percorso nascita regionale. I professionisti lamentano, in particolare, che la revisione sarebbe stata elaborata senza un adeguato contributo dei responsabili dei centri nascita di primo livello e senza considerare pienamente le differenze territoriali tra i presidi.
Secondo i firmatari, una classificazione fondata prevalentemente sul numero annuale dei parti non sarebbe sufficiente a descrivere la reale capacità assistenziale di un ospedale. Dovrebbero essere valutate anche la presenza del Pronto soccorso, le unità specialistiche disponibili, le competenze cliniche, la complessità delle condizioni materno-fetali e la collocazione geografica delle strutture.
Numero dei parti, cesarei e rapporto tra ospedale e territorio
La nota tecnica solleva dubbi anche sull’utilizzo di una soglia rigida per i tagli cesarei primari e richiama sistemi di valutazione più articolati, come la classificazione di Robson.
Vengono inoltre evidenziate criticità nell’integrazione tra consultori e ospedali, nelle competenze prescrittive delle ostetriche territoriali e nella sostenibilità economica delle attività materno-infantili. Tra i professionisti che hanno condiviso il documento compare anche Mario Ciampelli, indicato come rappresentante dell’ospedale G.B. Grassi della ASL Roma 3.
La presenza di firmatari provenienti da numerosi ospedali regionali dimostra che il confronto non riguarda soltanto Ostia, ma investe un tema più ampio di organizzazione della rete sanitaria del Lazio.
Il Punto nascita non chiude, ma resta il rischio di depotenziamento all’Ospedale Grassi di Ostia
Alla luce dei documenti disponibili, non è corretto parlare di una chiusura già decisa del Punto nascita del Grassi. Il rischio prospettato riguarda una riduzione dell’attività, con più trasferimenti verso il San Camillo, meno parti assistiti a Ostia e possibili conseguenze sulle competenze del reparto.
La distinzione consente di evitare allarmismi senza ridimensionare la portata della questione. Per un territorio vasto e densamente popolato, poter contare su un’assistenza ostetrica vicina alle famiglie rappresenta un elemento concreto di sicurezza sanitaria.
La Regione Lazio chiamata a chiarire prima del 21 ottobre
La richiesta è ora sul tavolo della Regione Lazio. Restano da chiarire il numero aggiornato dei parti registrati al Grassi, l’impatto previsto delle nuove regole, i tempi di attivazione dei due posti di Terapia intensiva neonatale e l’eventuale disponibilità della Giunta a riconoscere una deroga per Ostia.
Il passaggio decisivo sarà comprendere se il Piano verrà applicato senza modifiche oppure se le peculiarità del litorale romano porteranno a una revisione dei criteri. La data del 21 ottobre 2026 si avvicina e, per le donne e le famiglie di Ostia, la risposta non può restare affidata soltanto alle previsioni contenute in una lettera.
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