Chiosco chiuso della spiaggia libera Punta Ovest a Ostia e persone presso il pattino di salvataggio

Ostia, Punta Ovest senza bagni e bagnino dopo la chiusura del chiosco: spiaggia affollata e servizi assenti

Dopo la chiusura del chiosco sul litorale di Ostia, Punta Ovest sarebbe rimasta senza bagni, pulizie regolari e servizio di salvataggio. Il sopralluogo di Giuseppe Conforzi documenta un arenile affollato, mentre sicurezza e servizi finiscono per pesare sugli stabilimenti vicini.

Una spiaggia libera molto frequentata, ma senza bagni, pulizie regolari e un presidio stabile di salvataggio. È la situazione riscontrata a Punta Ovest, sul lungomare Amerigo Vespucci a Ostia, durante un sopralluogo del consigliere Giuseppe Conforzi, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio Roma X. I servizi si sarebbero progressivamente interrotti dopo la chiusura del chiosco, disposta a giugno in seguito alle irregolarità contestate durante un controllo della Polizia Locale. Il risultato, nel pieno della stagione balneare, è un arenile affollato nel quale i frequentatori non possono contare sui servizi essenziali.

Ostia, a Punta Ovest chiosco chiuso e servizi assenti

Punta Ovest, già conosciuta come spiaggia libera SPQR, si trova a pochi passi dal capolinea della Metromare di Cristoforo Colombo ed è quindi facilmente raggiungibile anche da Roma. Proprio questa posizione contribuisce a richiamare ogni giorno numerosi bagnanti. Le immagini raccolte durante il sopralluogo mostrano persone sulla sabbia e in acqua, le strutture ombreggianti dell’arenile e il chiosco “Punta Ovest Beach Bar” chiuso e parzialmente sbarrato con pannelli di legno.

Il problema non riguarda soltanto l’assenza del bar o del noleggio di attrezzature. Dopo il provvedimento adottato sul chiosco, sulla spiaggia libera di Ostia sarebbero venuti meno anche i bagni, le consuete attività di pulizia e, successivamente, il servizio di salvataggio. Durante il sopralluogo sono stati inoltre segnalati rifiuti sparsi sull’arenile, tra cui plastiche, bottiglie e mozziconi di sigaretta.

Le fotografie documentano l’elevata affluenza, la chiusura della struttura e la presenza del pattino di salvataggio sotto una tettoia. Non consentono, da sole, di stabilire la frequenza delle pulizie o l’operatività del mezzo in ogni momento. Su questi aspetti pesano però le testimonianze raccolte e il recente episodio di soccorso avvenuto nello stesso tratto di mare.

La testimonianza: salvataggio fermo dopo 15-20 giorni

Secondo quanto riferito da una frequentatrice di Punta Ovest, i servizi igienici sarebbero stati rimossi subito dopo la chiusura del chiosco e, nello stesso periodo, sarebbero terminate le abituali operazioni di pulizia. Il servizio di salvataggio sarebbe invece proseguito ancora per circa quindici o venti giorni, prima di cessare.

La testimonianza richiede un chiarimento ufficiale da parte di Roma Capitale e degli uffici competenti, soprattutto per individuare chi debba garantire oggi la sicurezza in mare e la manutenzione dell’arenile. Una spiaggia pubblica ad alta frequentazione non può rimanere senza servizi igienici e senza un presidio di emergenza.

Il salvataggio davanti alla spiaggia libera di Ostia

La questione della sicurezza non è soltanto teorica. La mattina del 12 luglio un uomo di circa trent’anni si è trovato in difficoltà nel mare mosso davanti alla spiaggia libera. A notarlo è stato un cittadino su un SUP, che ha richiamato l’attenzione degli assistenti bagnanti del vicino stabilimento Gambrinus. Uno degli operatori ha raggiunto il nuotatore, mentre un collega è intervenuto con il pattino: l’uomo è stato messo in sicurezza e riportato verso riva.

Secondo la ricostruzione pubblicata da Canale Dieci, gli assistenti del Gambrinus hanno spiegato che episodi simili non sarebbero isolati e che sulla vicina spiaggia SPQR non risulterebbe più attivo il servizio di salvataggio. Il soccorso si è concluso senza conseguenze, ma ha mostrato quanto possa essere fragile la sicurezza di un tratto di costa molto frequentato e privo di vigilanza dedicata.

Perché il chiosco di Punta Ovest è stato chiuso

La vicenda ha avuto inizio il 15 giugno, quando gli agenti del Gruppo X Mare della Polizia Locale hanno effettuato un controllo nella spiaggia libera. Secondo quanto riportato da Repubblica, gli accertamenti avrebbero rilevato difformità urbanistiche rispetto al progetto originario e la presenza di strutture contestate come prive di titolo edilizio o autorizzazione paesaggistica.

Tra gli elementi indicati figuravano il bagno pubblico vicino alla strada e una diversa disposizione degli spazi interni del chiosco. Il gestore avrebbe sostenuto di essere in possesso delle autorizzazioni necessarie, ma al termine del controllo sono stati chiusi il chiosco e i bagni. È corretto parlare di irregolarità contestate e difformità rilevate, senza anticipare conclusioni definitive sulle responsabilità.

Dal controllo del 15 giugno alla riduzione dei servizi

Il 18 giugno risultavano ancora attivi il noleggio di lettini e ombrelloni, la pulizia dell’arenile e il salvataggio bagnanti. La situazione sarebbe quindi cambiata nelle settimane successive, fino al progressivo ridimensionamento dei servizi segnalato dai frequentatori.

Bagni e sicurezza pesano sugli stabilimenti vicini

L’assenza di servizi igienici crea un problema immediato per famiglie, anziani e bambini che trascorrono diverse ore sulla spiaggia. Chi ha necessità di utilizzare un bagno sarebbe costretto a rivolgersi agli stabilimenti confinanti, strutture private organizzate principalmente per la propria clientela.

Lo stesso meccanismo si ripete sul fronte della sicurezza. Gli assistenti bagnanti del Gambrinus sono già intervenuti nel tratto davanti a Punta Ovest, mentre dal sopralluogo emerge che anche lo stabilimento Venezia si troverebbero a osservare e, quando necessario, a coprire indirettamente una porzione di mare che dovrebbe disporre di un proprio presidio. I servizi mancanti nella spiaggia libera finiscono così per gravare, almeno in parte, sulle attività vicine.

Ostia, un anno dopo il modello delle spiagge libere attrezzate

Il contrasto con l’estate precedente è evidente. Il 27 luglio 2025 il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore al Patrimonio Tobia Zevi visitarono le spiagge libere attrezzate di Ostia, incontrando cittadini e operatori. Roma Capitale presentò quel percorso come una trasformazione del litorale fondata su legalità, bene comune e restituzione del mare alla città.

Punta Ovest veniva mostrata come parte di un nuovo modello di spiaggia pubblica: accessibile, curata e dotata di servizi. A meno di dodici mesi di distanza, il nodo politico e amministrativo non è la necessità di far rispettare le regole. Il problema è la mancanza di una soluzione capace di garantire continuità ai servizi dopo la chiusura della struttura.

La legalità non può tradursi nella sola apposizione dei sigilli e nella scomparsa delle funzioni essenziali. Se il concessionario non può svolgerle, Roma Capitale deve chiarire chi debba assicurare pulizia, bagni e salvataggio, soprattutto nei mesi di maggiore affluenza.

Le domande rivolte a Roma Capitale

Il sopralluogo di Giuseppe Conforzi porta al centro quattro questioni: chi è oggi responsabile del salvataggio a Punta Ovest, quando sono cessate le pulizie, perché non siano stati installati bagni temporanei e quali siano i tempi per ripristinare condizioni adeguate di fruibilità.

Ostia ha bisogno di spiagge libere realmente accessibili, ma anche sicure e dignitose. Il rispetto delle norme è indispensabile; altrettanto indispensabile è evitare che una delle spiagge pubbliche più frequentate del litorale venga lasciata senza servizi nel cuore della stagione balneare. A Punta Ovest la domanda dei cittadini è semplice: chi garantirà, e da quando, ciò che oggi manca?

 

🔔 Vuoi ricevere le nostre notizie da Ostia in tempo reale?
Iscriviti al canale WhatsApp del Marforio

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Focus!

Potrebbero anche interessarti: