L’ASL Roma 3 risponde sul possibile rischio amianto nell’area della Fontana dello Zodiaco di Ostia. L’azienda sanitaria non conferma la presenza del materiale, ma chiede al Comune/Municipio X di individuare proprietari, gestori o soggetti competenti per verifiche, gestione dei materiali ed eventuale bonifica.
Ostia, possibile amianto agli stabilimenti sotto alla Fontana dello Zodiaco: l’ASL chiede i responsabili
Ostia, possibile amianto alla Fontana dello Zodiaco: l’ASL chiede i responsabili
A Ostia il caso della Fontana dello Zodiaco non si chiude. Al contrario, entra in una nuova fase, forse ancora più delicata: quella delle responsabilità amministrative, sanitarie e operative. Dopo le segnalazioni sulle macerie finite in mare, gli esposti e il tema degli stabilimenti sequestrati o abbandonati sul lungomare, è arrivata la risposta dell’ASL Roma 3 sulla possibile presenza di amianto nell’area.
La nota, firmata dal Dipartimento di Prevenzione, U.O.C. Servizio Igiene e Sanità Pubblica, è indirizzata al Comune di Roma Capitale – Municipio X e, per conoscenza, al capogruppo di Fratelli d’Italia in Municipio X, Giuseppe Conforzi. L’oggetto è diretto: “Possibile presenza di amianto – area Fontana dello Zodiaco (Ostia)”. Un passaggio che conferma come il tema non possa più essere liquidato come semplice degrado urbano o come una delle tante ferite aperte del litorale romano.
L’ASL, va detto con chiarezza, non certifica la presenza di amianto. Ma non la esclude nemmeno. La risposta dell’azienda sanitaria indica invece il percorso da seguire: individuare i soggetti competenti, accertare la natura e lo stato dei manufatti sospetti e, se necessario, attivare le procedure di bonifica attraverso ditte qualificate. Il punto, quindi, non è soltanto se l’amianto ci sia o meno. Il punto è chi debba verificarlo, chi debba rispondere delle aree interessate e chi debba garantire la messa in sicurezza.
La risposta dell’ASL Roma 3 sul possibile amianto a Ostia
La lettera dell’ASL Roma 3 fa seguito alla segnalazione acquisita agli atti con protocollo dell’11 maggio 2026. Nel documento viene richiamato il D.M. Sanità del 6 settembre 1994, secondo cui spetta al proprietario o al gestore stabilire la natura e lo stato di conservazione dei manufatti in presunto cemento amianto. Sempre a proprietario o gestore spetta, qualora necessario, adottare misure di bonifica tramite una ditta qualificata.
È un passaggio tecnico, ma anche politicamente rilevante. L’ASL non interviene dicendo semplicemente “non è competenza nostra”. Fa una cosa diversa: richiama la normativa e chiede al Comune/Municipio X di procedere all’individuazione del gestore dell’area, o comunque del soggetto competente agli adempimenti previsti dalla legge. Tradotto: prima bisogna capire chi deve rispondere di quelle strutture e di quei materiali.
La nota aggiunge poi un altro elemento decisivo. Una volta individuata la proprietà, dovranno essere adottate le misure necessarie alla gestione dei materiali presenti. Se venisse confermata la presenza di materiali contenenti amianto, o se fosse comunque necessario procedere a rimozione o bonifica, gli interventi dovranno essere eseguiti da una ditta specializzata, con notifica o piano di lavoro allo S.Pre.S.A.L. della stessa ASL Roma 3, nel rispetto del D.Lgs. 81/2008 e delle misure di sicurezza per lavoratori e ambiente.
Dalle macerie in mare al rischio sanitario: il dossier sulla Fontana dello Zodiaco
La risposta dell’ASL si inserisce in un dossier che Il Marforio segue da mesi. Il primo nodo era emerso con le immagini della Fontana dello Zodiaco trasformata da cartolina del mare di Roma a scenario di abbandono: strutture collassate, detriti sulla spiaggia, materiali edilizi spinti verso l’acqua e resti degli stabilimenti ormai esposti all’azione delle mareggiate.
Quella vicenda non riguardava soltanto il decoro. In un tratto simbolico di Ostia, frequentato da residenti, famiglie, turisti e bagnanti, la presenza di macerie in mare apre un problema di sicurezza concreto. Detriti affioranti o sommersi possono diventare un pericolo per chi entra in acqua. Materiali lasciati per settimane o mesi sulla battigia possono deteriorarsi, disperdersi e aggravare un quadro già fragile.
Il passaggio successivo è stato l’esposto alla Procura della Repubblica di Roma e alla Capitaneria di Porto, con la richiesta di verifiche urgenti sulla sicurezza, sull’ambiente e sulla possibile presenza di materiali pericolosi. Tra le ipotesi segnalate, appunto, anche quella dell’amianto. Una possibilità da accertare, non da trasformare in certezza. Ma proprio perché da accertare, non può essere lasciata nel limbo.
A Ostia il rischio è che il tempo trasformi ogni criticità in normalità. Prima le mareggiate, poi gli stabilimenti danneggiati, poi le macerie, poi i dubbi sui materiali, poi le risposte istituzionali che rimbalzano tra competenze diverse. Ma nel frattempo il territorio resta lì, esposto. E i cittadini continuano a vedere un pezzo del lungomare in condizioni incompatibili con l’immagine che Roma Capitale dovrebbe offrire sul mare.
Ostia, stabilimenti sequestrati e aree vulnerabili: il nodo della custodia
Il caso si intreccia anche con un altro fronte: quello degli stabilimenti sequestrati, chiusi o abbandonati. Nelle scorse settimane, la risposta del Dipartimento Valorizzazione del Patrimonio e Politiche Abitative aveva confermato che l’ex Shilling-La Rotonda, nell’area della Fontana dello Zodiaco, è sottoposto a sequestro preventivo nell’ambito di un procedimento penale. Un elemento importante, perché spiega il vincolo giudiziario sull’area. Ma non risolve il problema più concreto: chi controlla davvero quei luoghi mentre restano sequestrati?
Il sequestro può spiegare il blocco di alcuni interventi ordinari. Non può però diventare un alibi per lasciare sospese sicurezza, verifiche sanitarie, custodia degli accessi e tutela dell’ambiente. Un bene sequestrato non dovrebbe trasformarsi in un bene di nessuno. Se un’area non è fruibile, deve essere comunque presidiata. Se è pericolosa, deve essere messa in sicurezza. Se contiene materiali sospetti, devono essere individuati i soggetti responsabili delle verifiche.
Qui la vicenda assume un valore più ampio. Non si parla più soltanto di uno stabilimento danneggiato o di qualche detrito sulla spiaggia. Si parla di legalità, controllo del territorio e responsabilità pubblica. Perché un lungomare con strutture abbandonate, accessi vulnerabili, macerie e possibili materiali pericolosi diventa un problema per tutti: per chi vive a Ostia, per chi lavora sul litorale, per chi frequenta la spiaggia e per chi dovrebbe investire sul rilancio turistico della città.
Il paradosso di Ostia: area vincolata, ma responsabilità da chiarire
La domanda centrale, dopo la risposta dell’ASL, è semplice: chi deve intervenire? Il Comune? Il Municipio? Il proprietario? Il gestore? Il custode giudiziario? Il concessionario? Il soggetto competente agli adempimenti ambientali e sanitari? La lettera dell’azienda sanitaria non scioglie da sola tutti i nodi, ma indica il primo passaggio obbligato: individuare chi deve rispondere di quelle aree.
È qui che la politica deve smettere di nascondersi dietro le formule tecniche. Perché i cittadini non ragionano per competenze frammentate. Vedono macerie, strutture abbandonate, tratti di costa degradati, recinzioni fragili e possibili rischi sanitari. Vedono uno dei luoghi più iconici di Ostia ridotto a un problema permanente. E chiedono una cosa elementare: sapere chi è responsabile e quando verrà ripristinata una condizione di sicurezza.
Una linea seria non può cavalcare allarmi non dimostrati. Dire oggi che l’amianto sia presente sarebbe una forzatura. Ma sarebbe altrettanto grave minimizzare la questione. La formula corretta è un’altra: l’amianto non è accertato, ma il rischio va verificato. E per verificarlo bisogna prima uscire dal rimpallo delle competenze.
Fontana dello Zodiaco, sicurezza e decoro: il caso non può restare sospeso
La vicenda della Fontana dello Zodiaco racconta uno dei problemi più profondi di Ostia: la distanza tra il valore simbolico del territorio e la capacità delle istituzioni di proteggerlo. Il mare di Roma non può essere trattato come un retrobottega amministrativo. Il lungomare non può diventare una sequenza di stabilimenti feriti, aree sequestrate, macerie e interventi rimandati.
La risposta dell’ASL Roma 3 apre ora una fase nuova. Comune e Municipio X sono chiamati a individuare i soggetti competenti. Proprietari, gestori o responsabili dovranno chiarire la natura dei manufatti sospetti e, se necessario, procedere con gestione, rimozione o bonifica dei materiali secondo le regole previste dalla normativa. Non è una questione secondaria. Riguarda la salute pubblica, la sicurezza dei bagnanti, la tutela dell’ambiente marino e la credibilità delle istituzioni.
A Ostia il tema è anche politico, nel senso più concreto del termine: chi governa il territorio deve garantire ordine, controllo, legalità e sicurezza. Non basta spiegare perché un’area sia bloccata. Bisogna impedire che quel blocco diventi abbandono. Non basta dire che ci sono vincoli giudiziari. Bisogna garantire che quei vincoli non producano degrado, rischi e nuove emergenze.
La Fontana dello Zodiaco è uno dei simboli del litorale romano. Lasciarla circondata da macerie, dubbi sanitari e responsabilità incerte significa consegnare a residenti e turisti l’immagine di una città che arretra. Dopo la risposta dell’ASL, il caso non può più restare sospeso. Il primo passo è scritto nero su bianco: individuare i responsabili. Il secondo dovrà essere ancora più importante: verificare, mettere in sicurezza e restituire a Ostia un pezzo di lungomare degno della sua storia.
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