In piazza Anco Marzio la manifestazione “Ostia è morta” promossa da Giustizia X Ostia. Mauro Delicato accusa il Campidoglio, Enzo Salvi parla da cittadino: “Non mi occupo di politica, mi preoccupo”.
Ostia si è data appuntamento nel cuore del suo centro storico per raccontare una crisi, ma anche per provare a trasformarla in una promessa di riscatto. Domenica 14 giugno 2026, dalle ore 21 circa, piazza Anco Marzio ha ospitato la manifestazione “Ostia è morta, ci avete ammazzato”, promossa dall’associazione Giustizia X Ostia e dal suo presidente Mauro Delicato, con la partecipazione dell’attore romano e lidense Enzo Salvi.
Una piazza partecipata, attraversata da cittadini, residenti e volti del territorio, che non ha voluto soltanto denunciare quello che non funziona nel Lido, ma anche provare a indicare una via d’uscita. Il titolo della manifestazione era durissimo, quasi definitivo: “Ostia è morta”. Eppure, nel corso della serata, proprio davanti alla presenza di tante persone, quel messaggio si è trasformato in qualcosa di diverso. Non più soltanto il funerale simbolico di un territorio ferito, ma anche il tentativo di rimettere in piedi una comunità che non vuole rassegnarsi.
Ostia, piazza Anco Marzio si riempie per il “funerale” del Lido
La manifestazione si è svolta in piazza Anco Marzio, una delle aree più riconoscibili di Ostia, considerata da molti il salotto del Lido. Una scelta non casuale: portare lì la protesta significava mettere al centro della scena pubblica il malessere di un territorio che, secondo gli organizzatori e diversi cittadini presenti, vive una delle estati più difficili della propria storia recente.
Il quadro denunciato dalla piazza è quello di una Ostia in crisi: stabilimenti chiusi, attività economiche in sofferenza, degrado urbano, insicurezza percepita, aree verdi lasciate senza manutenzione, strade dissestate e una sensazione diffusa di abbandono. Temi diversi, ma legati da un filo comune: la convinzione che il Lido non stia ricevendo l’attenzione amministrativa e politica necessaria per affrontare una stagione complessa.
La protesta, però, non si è limitata al registro della lamentela. Nella piazza sono arrivate testimonianze, accuse, racconti personali e appelli alle istituzioni. Il tono della serata è stato duro, ma non puramente distruttivo. Al contrario, proprio la presenza dei cittadini ha dato alla manifestazione un significato più ampio: Ostia viene descritta come ferita, ma non ancora arresa.
Mauro Delicato attacca il Campidoglio: “Oggi Ostia è rinata”
A guidare la manifestazione è stato Mauro Delicato, presidente dell’associazione Giustizia X Ostia. Il titolo scelto per l’iniziativa, “Ostia è morta, ci avete ammazzato”, ha dato subito il senso politico della serata. Una frase forte, pensata per scuotere l’opinione pubblica e mettere sul banco degli imputati le responsabilità amministrative che, secondo Delicato, avrebbero portato il Lido nell’attuale situazione.
Alla domanda su chi avrebbe “ammazzato” Ostia e con quali responsabilità concrete, Delicato ha indicato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, l’assessorato all’Ambiente e, più in generale, gli amministratori chiamati a occuparsi del bene comune, della viabilità, dell’ambiente e della vita quotidiana dei cittadini. Una posizione netta, da riportare come accusa politica del promotore della manifestazione, che ha parlato di una cittadinanza abbandonata dal Comune.
Nel suo intervento, Delicato ha usato parole molto dure anche sul tema del lungomare e delle attività commerciali. Secondo il presidente di Giustizia X Ostia, in nome della legalità si starebbe producendo una “mattanza” delle attività commerciali sul lungomare. Una frase destinata a far discutere, perché tocca uno dei nodi più sensibili dell’estate lidense: il rapporto tra legalità, concessioni, stabilimenti balneari, lavoro e tenuta economica del territorio.
Il passaggio più significativo, però, è arrivato quando la domanda ha ribaltato il senso stesso dell’evento. Se il titolo della manifestazione era “Ostia è morta”, la presenza di tante persone in piazza non dimostrava forse il contrario? A quel punto Delicato ha risposto con una frase che può diventare il cuore narrativo dell’articolo: “Oggi Ostia è rinata”.
In quelle parole c’è il cambio di passo della serata. La manifestazione nasce come denuncia, ma finisce per diventare anche un segnale di mobilitazione. Il messaggio è chiaro: il territorio viene considerato in profonda difficoltà, ma non privo di energie civiche, sociali e associative. E proprio da piazza Anco Marzio arriva il tentativo di trasformare la rabbia in partecipazione.
Enzo Salvi in piazza: “Non mi occupo di politica, mi preoccupo”
La presenza di Enzo Salvi ha dato alla manifestazione una dimensione ulteriore. L’attore romano, da sempre legato a Ostia, ha partecipato non come volto dello spettacolo, ma come cittadino del territorio. Una precisazione importante, perché il suo intervento ha avuto un tono personale, identitario, quasi familiare.
Salvi ha spiegato di essere in piazza per condividere con i concittadini una problematica che sente propria. L’auspicio, ha detto, è che quella raccontata dalla manifestazione non sia davvero una morte, ma una rinascita. L’obiettivo indicato è quello di arrivare “al cuore” di chi amministra, affinché vengano valutati i danni prodotti nel tempo sul territorio.
Nel suo racconto, Enzo Salvi ha richiamato anche il proprio rapporto con Ostia attraverso il cinema. Ha ricordato di aver portato il nome della città nei film di Natale, di averlo fatto con orgoglio e di aver portato nel Lido cast e produzioni proprio per valorizzare il territorio. Un passaggio che sposta la questione dal piano politico a quello dell’identità: Ostia non è soltanto un quadrante amministrativo di Roma, ma un luogo con una storia, un’immagine e una comunità.
Gli stabilimenti chiusi e la ferita di Ostia Ponente
La ferita più dolorosa, per Salvi, è quella degli stabilimenti chiusi. L’attore ha descritto il disagio nel vedere strutture ferme, vandalizzate, trasformate in rifugi di fortuna da persone senza abitazione e in luoghi esposti al degrado quotidiano. Un’immagine che, secondo Salvi, danneggia non solo chi vive a Ostia, ma anche chi arriva da fuori e trova un litorale segnato da abbandono e chiusure.
Il tema non riguarda soltanto l’estetica urbana o l’immagine turistica. Riguarda anche il lavoro. Salvi ha parlato delle famiglie che hanno perso occupazione o che vivono l’incertezza legata alle attività del lungomare. Ha poi richiamato la vicenda degli anticipi versati da cittadini per fermare le cabine, auspicando la restituzione delle somme e attribuendo la responsabilità ai concessionari degli stabilimenti. Un tema delicato, che merita ulteriori verifiche, ma che fotografa il livello di tensione generato dalla crisi del comparto balneare.
Salvi ha parlato anche da residente di Ostia Ponente, descrivendo una situazione di degrado totale e stabilimenti danneggiati giorno dopo giorno. Nel suo intervento è tornato più volte il concetto di una città che non merita questo trattamento. Una città che, secondo lui, ha bisogno di amministratori capaci di risolvere i problemi e non di crearne di nuovi.
Alla domanda su quale dovrebbe essere il primo intervento della politica, Salvi ha indicato più fronti: stabilimenti, buche, manutenzione del territorio e aree verdi. Ha citato anche la zona delle Acque Rosse, criticando un intervento definito come un “imboschimento” costato molto e rimasto, secondo la sua denuncia, senza un adeguato impianto di irrigazione, oggi ridotto a un prato secco. Anche qui, il punto politico è evidente: nella percezione del territorio, il problema non è solo l’assenza di interventi, ma anche la qualità delle opere realizzate.
Uno dei passaggi più forti è arrivato quando Salvi ha spiegato il motivo della sua presenza: sarebbe rientrato dalla Puglia proprio per partecipare alla manifestazione, per poi ripartire il giorno dopo. Una scelta che ha presentato come gesto di attaccamento a Ostia, “che ha nel cuore”. Infine, alla domanda su una possibile candidatura a presidente del X Municipio o in Consiglio comunale, ha risposto con una frase destinata a circolare: “Io di politica non mi occupo, ma mi preoccupo”.
Degrado, sicurezza e viabilità: il malessere del territorio di Ostia
La manifestazione di piazza Anco Marzio ha condensato molte delle criticità che attraversano Ostia in questa fase. Il tema degli stabilimenti è sicuramente quello più visibile, perché riguarda il mare, il lavoro, l’immagine turistica e la stagione estiva. Ma accanto a questo c’è un malessere più ampio, che coinvolge la qualità della vita quotidiana.
I cittadini presenti hanno portato al centro della piazza questioni che da tempo attraversano il dibattito pubblico del Lido: il degrado in alcune zone, la manutenzione insufficiente delle aree verdi, la percezione di insicurezza, le strade dissestate, la viabilità problematica, il senso di distanza tra il territorio e le istituzioni centrali di Roma Capitale. È questo il punto politico più profondo della serata: Ostia non chiede soltanto interventi singoli, ma una strategia complessiva.
Il rapporto tra Campidoglio, X Municipio e territorio resta uno dei nodi centrali. Nella lettura proposta dalla manifestazione, molte delle difficoltà attuali sarebbero il risultato di scelte politiche e amministrative assunte prima a livello comunale e poi ricadute sul Municipio. Una ricostruzione che appartiene agli organizzatori e ai partecipanti della protesta, ma che intercetta una sensazione diffusa: quella di un Lido che si sente periferia pur essendo una delle porte principali di Roma verso il mare.
In questo quadro, piazza Anco Marzio diventa simbolo e palcoscenico. Non una piazza qualunque, ma uno dei luoghi più rappresentativi di Ostia. Portare lì la manifestazione significa trasformare il centro storico del Lido nel luogo in cui far emergere una domanda pubblica: cosa vuole diventare Ostia nei prossimi anni? Una località lasciata a gestire emergenze continue o un territorio su cui investire davvero, con servizi, manutenzione, legalità, lavoro e sicurezza?
Dal funerale simbolico alla promessa di rinascita
La forza della serata sta tutta nel contrasto tra il titolo della manifestazione e ciò che è accaduto in piazza. “Ostia è morta” è uno slogan pensato per colpire, per denunciare una crisi, per costringere istituzioni e opinione pubblica a guardare il Lido senza filtri. Ma la risposta della piazza ha aperto uno scenario diverso.
Quando Mauro Delicato ha detto “Oggi Ostia è rinata”, il funerale simbolico si è trasformato in una promessa di mobilitazione. Quando Enzo Salvi ha spiegato di non occuparsi di politica, ma di preoccuparsi per la sua città, la protesta ha assunto una dimensione civica. E quando i cittadini hanno riempito piazza Anco Marzio, il messaggio è diventato più complesso: Ostia è in difficoltà, ma non è muta; è ferita, ma non indifferente; è arrabbiata, ma non rassegnata.
Per questo la manifestazione del 14 giugno non può essere letta soltanto come una contestazione. È anche il segnale di una comunità che chiede ascolto e risposte. Le accuse al Campidoglio e al X Municipio restano politicamente pesanti, così come resta pesante il quadro denunciato su stabilimenti, degrado, sicurezza, verde e viabilità. Ma dentro quella piazza c’è anche un dato che nessuna amministrazione dovrebbe sottovalutare: Ostia vuole tornare a essere protagonista del proprio destino.
La vera domanda, da oggi, non è più soltanto se Ostia sia morta o viva. La domanda è se le istituzioni sapranno leggere quella piazza come un campanello d’allarme oppure se la considereranno l’ennesima protesta destinata a spegnersi. Perché il messaggio arrivato dal centro storico del Lido è stato netto: la crisi c’è, il malessere pure, ma il territorio non intende restare spettatore.
E se una manifestazione nata come funerale si chiude con la parola rinascita, allora il punto politico diventa inevitabile: Ostia non chiede commiati, ma risposte.
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