Operazione della Polizia Locale a Ostia: in un locale seminterrato dell’ex colonia Vittorio Emanuele, al civico 178/B del lungomare Toscanelli, scoperti un deposito per ambulanti abusivi sulle spiagge e uno spazio di culto non autorizzato. Conforzi, Fratelli d’Italia: “Chiederò chiarimenti su sigilli, utenze e controlli”.
Ostia, moschea abusiva e deposito per ambulanti nell’ex colonia Vittorio Emanuele: la situazione all’interno del locale
Un locale seminterrato nel cuore dell’ex colonia Vittorio Emanuele, a Ostia, utilizzato come deposito per l’ambulantato abusivo alimentare sulle spiagge e, allo stesso tempo, come spazio di culto non autorizzato. È quanto emerso nella mattina di giovedì 2 luglio, intorno a mezzogiorno, durante un’operazione della Polizia Locale di Roma Capitale partita dai controlli contro i venditori irregolari presenti sull’arenile del litorale romano.
Il locale si trova nell’area del civico 178/B del lungomare Paolo Toscanelli, all’interno del compendio dell’ex colonia Vittorio Emanuele, in una posizione tutt’altro che marginale: tra il Centro anziani, gli spazi destinati alla Caritas per il progetto Housing First e gli uffici municipali presenti nel complesso. Una collocazione che rende la vicenda ancora più delicata, perché il caso non riguarda soltanto un’occupazione abusiva o uno spazio utilizzato senza titolo, ma il controllo effettivo di un bene pubblico comunale già noto alle istituzioni e già finito negli anni al centro di sigilli, contestazioni e polemiche.
Secondo quanto verificato durante l’intervento, il locale avrebbe avuto una duplice funzione. Da una parte sarebbe stato utilizzato come punto di appoggio e deposito per materiali riconducibili alla vendita abusiva di alimenti sulle spiagge di Ostia: carretti, contenitori, prodotti e attrezzature destinate alla distribuzione irregolare sull’arenile. Dall’altra, negli stessi spazi, era stato ricavato un luogo di culto abusivo, con tappeti, aree per la preghiera, bagni e ambienti utilizzati anche per dormire.
Il controllo sui venditori abusivi partito dalle spiagge di Ostia
L’operazione della Polizia Locale sarebbe partita dal controllo di un carretto utilizzato per la vendita irregolare di prodotti alimentari sulle spiagge. Da quel primo accertamento gli agenti sarebbero risaliti al locale seminterrato dell’ex colonia Vittorio Emanuele, individuato come possibile base logistica per parte dell’ambulantato abusivo attivo sul litorale.
Il tema, a Ostia, non è nuovo. Ogni estate, con l’aumento delle presenze sulle spiagge, torna il fenomeno dei venditori irregolari che si muovono tra gli stabilimenti, le spiagge libere e il lungomare, proponendo alimenti e bevande senza autorizzazione, senza tracciabilità e senza garanzie sulle condizioni igienico-sanitarie. Proprio questo aspetto rende la scoperta particolarmente rilevante: non si parla soltanto di commercio abusivo, ma di prodotti alimentari destinati ai bagnanti e conservati, secondo quanto emerso, in ambienti non idonei.
Nel locale sarebbero stati trovati materiali riconducibili alla vendita di pannocchie, grattachecche, ghiaccio, bibite e altri prodotti destinati al commercio sulle spiagge. Una filiera parallela, totalmente fuori dalle regole, che danneggia gli operatori regolari, espone i cittadini a possibili rischi e conferma quanto sia necessario un controllo costante del territorio, soprattutto nei mesi estivi.
Ostia: il locale al 178/B del lungomare Toscanelli, tra Centro anziani e Housing First
Il punto politicamente più delicato della vicenda è la posizione del locale. Lo spazio si trova nel compendio dell’ex colonia Vittorio Emanuele, al 178/B del lungomare Paolo Toscanelli, in un’area centrale del litorale e a ridosso di servizi pubblici e sociali. Non si tratta, dunque, di un immobile dimenticato in una zona isolata, ma di un locale inserito in un complesso conosciuto, frequentato e attraversato da attività istituzionali e realtà del terzo settore.
Nel perimetro dell’ex colonia si trovano infatti il Centro anziani, gli spazi collegati al progetto Housing First gestito dalla Caritas e diversi locali riconducibili alla presenza amministrativa del Municipio Roma X. Proprio per questo, la domanda diventa inevitabile: possibile che un via vai di persone, carretti e materiali sia passato inosservato per così tanto tempo?
Il caso apre un fronte amministrativo pesante. Se un locale pubblico, già noto per precedenti irregolarità, viene nuovamente utilizzato senza titolo, il problema non riguarda soltanto chi lo occupa. Riguarda anche la capacità dell’amministrazione di controllare, tutelare e presidiare il proprio patrimonio. A maggior ragione quando quel patrimonio si trova in una zona sensibile di Ostia, sul lungomare e accanto a servizi rivolti alla cittadinanza.
Dentro il seminterrato: alimenti, carretti, tappeti, bagni e giacigli
Varcando l’ingresso del locale, gli agenti si sarebbero trovati davanti a un ambiente diviso tra funzioni diverse e tutte problematiche. Prima la parte legata ai carretti e al materiale utilizzato dagli ambulanti abusivi, poi gli spazi interni adibiti a luogo di culto e, infine, alcune aree che avrebbero mostrato segni compatibili con una permanenza notturna.
Nel seminterrato erano presenti carretti fatiscenti, materiali accatastati e ambienti sporchi. Una situazione che, se confermata dagli atti, rafforza il nodo igienico-sanitario legato alla vendita abusiva di alimenti sulle spiagge. La presenza di prodotti e attrezzature destinate ai bagnanti in luoghi non idonei rappresenta infatti uno degli aspetti più gravi della vicenda, perché mette insieme abusivismo commerciale, degrado e mancanza di controlli su ciò che viene poi venduto lungo il litorale.
Nella parte più interna del locale, invece, sarebbe stato ricavato uno spazio di culto non autorizzato. Un lungo ambiente seminterrato con tappeti, zone dedicate alla preghiera, bagni dotati anche di acqua calda e aree utilizzate come giacigli. In alcuni punti sarebbero stati trovati rifiuti e materiali ammassati, in un quadro generale di forte degrado.
È proprio questa sovrapposizione tra deposito, luogo di culto e spazio vissuto a rendere il caso particolarmente inquietante sul piano amministrativo. Non un episodio isolato, non un semplice accesso occasionale, ma una situazione strutturata, organizzata e apparentemente consolidata.
La vecchia vicenda della moschea chiusa a Ostia: dal 2016 ai nuovi controlli
La storia del locale dell’ex colonia Vittorio Emanuele non nasce oggi. Già nel 2016 la vicenda della moschea di Ostia era finita al centro della cronaca romana, dopo la chiusura dell’Istituto culturale islamico ospitato nel compendio comunale del lungomare Toscanelli. All’epoca si parlò di sigilli, morosità, contestazioni sull’uso degli spazi e proteste dei fedeli rimasti senza un luogo dove pregare.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche dell’epoca, il Comune di Roma contestava l’utilizzo dei locali comunali come luogo di culto e, secondo alcune fonti, anche come abitazione privata. Veniva inoltre indicata una morosità molto pesante nei confronti dell’amministrazione, con arretrati stimati in centinaia di migliaia di euro. Una vicenda che aveva aperto un duro confronto politico, con una parte del centrosinistra locale impegnata a difendere la necessità di trovare soluzioni alternative per i fedeli e a criticare la chiusura del centro.
Negli anni successivi, però, il nodo sembra non essere mai stato realmente sciolto. Il locale è tornato periodicamente al centro di segnalazioni, sospetti di occupazione e denunce sulle condizioni interne. Il nuovo intervento della Polizia Locale, partito questa volta dal contrasto all’ambulantato abusivo sulle spiagge, riporta dunque alla luce una storia lunga, stratificata e mai completamente chiarita.
Il nodo dei sigilli: chi doveva controllare quel locale?
Uno degli aspetti più delicati emersi durante l’operazione riguarda lo stato degli accessi. Secondo quanto verificato nel corso dell’intervento, il locale era già stato sigillato in passato. Gli occupanti avrebbero però aggirato la chiusura, coprendo la catena e utilizzando un secondo lucchetto per continuare ad accedere agli spazi senza attirare troppo l’attenzione.
Se questa ricostruzione sarà confermata dagli atti, il problema diventa enorme. Perché significa che un locale pubblico già sottoposto a chiusura o comunque già attenzionato dalle istituzioni sarebbe stato nuovamente utilizzato, in modo continuativo, senza che nessuno intervenisse prima dell’operazione odierna.
La domanda, a questo punto, è inevitabile: chi doveva controllare quel locale? Chi aveva la responsabilità di verificare che i sigilli fossero rispettati? Chi avrebbe dovuto accorgersi del via vai di persone, materiali e carretti? E soprattutto: chi ha pagato nel tempo eventuali utenze di acqua, luce e gas utilizzate all’interno dello spazio?
Sono interrogativi che riguardano direttamente la gestione del patrimonio pubblico di Roma Capitale e il ruolo degli uffici competenti. Perché il tema non è solo la presenza abusiva dentro un locale comunale, ma la capacità dell’amministrazione di impedire che un bene pubblico diventi base logistica per attività irregolari.
Ostia, Conforzi: “Chiederò chiarimenti su utenze, sequestro e mancati controlli”
Sulla vicenda è intervenuto il consigliere Giuseppe Conforzi, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio Roma X, presente come spettatore durante le verifiche della Polizia Locale. Conforzi ha annunciato l’intenzione di scrivere alle autorità competenti per chiedere chiarimenti sullo stato del locale, sui sigilli, sulle utenze e sulle eventuali responsabilità amministrative.
“Mentre il sindaco Gualtieri veniva pochi giorni fa a inaugurare l’Housing First proprio al portone accanto, qui c’era l’occupazione abusiva di un locale già posto sotto sequestro”, ha dichiarato Conforzi. “Nelle prossime ore scriverò alle autorità, perché serve chiarire come sia possibile che un locale sequestrato non fosse presidiato e sia stato nuovamente occupato da soggetti che in precedenza lo utilizzavano senza averne diritto”.
Il consigliere di Fratelli d’Italia ha poi posto il tema dei costi per la collettività: “Chiederò anche quanto siano costati ai cittadini eventuali allacci alla corrente, al gas e all’acqua per persone che all’interno dello spazio avevano creato un luogo di culto, ma anche ambienti dove dormire e condurre attività irregolari”.
Parole che spostano la vicenda dal piano della sola cronaca a quello politico-amministrativo. Perché la scoperta del locale al 178/B del lungomare Toscanelli non solleva soltanto il tema dell’abusivismo. Mette in discussione la capacità del Comune e del Municipio di controllare concretamente gli immobili pubblici, soprattutto quando questi si trovano in luoghi strategici e sensibili del territorio.
Ora Comune e Municipio X devono chiarire cosa è accaduto
La vicenda dell’ex colonia Vittorio Emanuele pone oggi una domanda scomoda: possibile che un locale pubblico già noto alle istituzioni sia tornato a essere utilizzato come deposito per ambulanti abusivi, spazio di culto non autorizzato e luogo di permanenza notturna senza che nessuno se ne accorgesse?
Il caso non può essere liquidato come un semplice episodio di degrado. Qui si parla di patrimonio comunale, di controllo del territorio, di vendita abusiva di alimenti sulle spiagge di Ostia, di utenze, sigilli e responsabilità. Tutti temi che meritano risposte precise da parte degli uffici competenti.
Ora spetterà alla Polizia Locale, al Comune di Roma e al Municipio X chiarire lo stato effettivo del locale, la storia amministrativa degli spazi, la validità dei sigilli e le eventuali responsabilità per la nuova occupazione. Perché se un bene pubblico può essere occupato, trasformato in deposito per attività irregolari e utilizzato come luogo di culto abusivo, il problema non riguarda soltanto chi entra illegalmente. Riguarda anche chi, per dovere istituzionale, avrebbe dovuto impedire che accadesse.
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