Case Armellini Ostia, edificio pericolante e protesta dei residenti per il trasferimento di dicembre 2025

Ostia, lettera shock agli inquilini delle Case Armellini: “Lasciate gli alloggi” | Caos trasferimenti e rischio tensostrutture da dicembre

A Ostia 29 famiglie delle Case Armellini ricevono la lettera del Comune: chiesto il trasferimento a Dragoncello per rischio crollo. Residenti e comitati: “Serve una terza perizia”.

Ostia – È allarme nel quartiere di Nuova Ostia, dove 29 famiglie delle Case Armellini hanno ricevuto nei giorni scorsi una lettera dal Comune di Roma che preannuncia un provvisorio trasferimento a Dragoncello. La comunicazione, consegnata direttamente dagli agenti della Polizia di Roma Capitale, ha gettato nel panico decine di residenti, da anni in bilico tra l’incertezza sul futuro degli alloggi e le continue segnalazioni sulle condizioni strutturali critiche degli edifici.

Per molti abitanti, si profila una vera e propria emergenza sociale, con la possibilità che alcune famiglie, in mancanza di alternative abitative, possano finire addirittura in tensostrutture temporanee.

Le origini del problema: le “Case di sabbia” di Nuova Ostia

La vicenda affonda le radici nelle precarissime condizioni degli stabili delle Case Armellini, ribattezzate negli anni come “case di sabbia” per via dei balconi sgretolati e dei muri deteriorati dal tempo.
Secondo le ultime perizie tecniche disposte dal Comune di Roma e dalla società Armellini, diversi edifici – tra cui quello di lungomare Duca degli Abruzzi 58 – presenterebbero gravi criticità strutturali e rischi concreti di cedimenti.

Alla luce di queste valutazioni, gli uffici capitolini hanno deciso di avviare una manovra di salvaguardia, invitando gli inquilini a liberare gli appartamenti per consentire un futuro intervento di risanamento.

Il piano del Comune: trasferimenti a Dragoncello e Ponte di Nona

Il Comune di Roma avrebbe individuato nove unità abitative a Dragoncello, pronte da dicembre, e altri alloggi disponibili in via della Martinica e Ponte di Nona. Tuttavia, la mancanza di 29 appartamenti immediatamente disponibili rischia di creare un vuoto abitativo, spingendo l’amministrazione verso soluzioni d’emergenza come tensostrutture o centri temporanei.

Una prospettiva che i residenti rifiutano con forza, temendo una “deportazione sociale” lontano dal proprio quartiere, dove vivono anziani, bambini e studenti.

Le reazioni dei cittadini e dei comitati

Mauro Delicato: “Serve una terza perizia indipendente”

A intervenire è Mauro Delicato, presidente dell’associazione Giustizia X Ostia:

“Abbiamo incontrato i residenti e raccolto la loro preoccupazione. Chiediamo una terza perizia indipendente, pagata dagli stessi inquilini, che verifichi la reale pericolosità degli edifici. È necessario capire se il rischio è concreto o se qualcuno sta alimentando un allarmismo ingiustificato per svuotare le case”.

Giuseppe Conforzi (FdI): “Evitare una deportazione sociale”

Duro anche il commento di Giuseppe Conforzi, capogruppo di Fratelli d’Italia nel X Municipio:

“Ho chiesto alla Direzione Tecnica municipale tutta la documentazione sullo stabile di lungomare Duca degli Abruzzi 58. È urgente capire il reale rischio per i residenti e impedire che 30 famiglie vengano mandate in giro per Roma come pacchi postali”.

Ostia di fronte a una bomba sociale

La situazione rischia di trasformarsi in una bomba a orologeria sociale. Il rischio è che l’emergenza strutturale si sommi a un’emergenza abitativa già cronica sul litorale romano.

In mancanza di soluzioni chiare e di una pianificazione trasparente, i residenti delle Case Armellini si trovano oggi tra l’incudine e il martello: restare in palazzine considerate pericolanti o accettare uno sradicamento forzato dal proprio quartiere.

Ostia, tra emergenza abitativa e incertezza: il futuro delle Case Armellini

In attesa di nuove verifiche tecniche e di un confronto pubblico tra amministrazione e cittadini, resta altissima la tensione sociale a Ostia. La vicenda delle Case Armellini riporta al centro del dibattito la fragilità dell’edilizia popolare romana e la necessità di una politica abitativa più umana e partecipata.

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