La rimozione dei chioschi sul lungomare di Ostia, decisa dal Comune di Roma, apre un vuoto gestionale che si traduce in degrado, insicurezza e danni all’immagine turistica del litorale.
Ostia apre il 2026 con un’immagine che contrasta con qualsiasi idea di rilancio del litorale romano. Laddove fino a poche settimane fa sorgevano chioschi temporanei in legno, oggi compaiono tendopoli improvvisate, occupazioni abusive e aree lasciate senza presidio. Una trasformazione rapida e visibile che rappresenta l’altra faccia delle politiche della legalità portate avanti dal Comune di Roma.
Uno scenario che Il Marforio aveva previsto già il 5 dicembre 2025, raccontando lo smontaggio dei chioschi e il rischio concreto di un ritorno al degrado sulle spiagge libere di Ostia. A distanza di poche settimane, quelle previsioni trovano oggi conferma nei fatti.
Ostia e la legalità formale che crea vuoti
È doveroso chiarirlo: non si tratta di una responsabilità del Municipio X, che ha riconsegnato le deleghe sul mare denunciando l’impossibilità di incidere sulle scelte strategiche. Le decisioni che hanno portato allo smontaggio dei chioschi sono state assunte a livello centrale da Roma Capitale, senza una reale pianificazione del “dopo”.
La legalità, quando resta un atto puramente amministrativo e non si accompagna alla gestione del territorio, produce vuoti urbani. E a Ostia, quei vuoti vengono rapidamente riempiti da bivacchi, occupazioni abusive e situazioni di marginalità non governata.
Ostia Ponente, dalle strutture ai bivacchi
Il caso più emblematico è quello dell’area dell’ex Faber Beach, divenuto Alba Beach nel 2025. Dopo lo smontaggio del chiosco, avvenuto a ridosso delle festività natalizie, una tenda è comparsa sulla spiaggia libera, proprio dove fino a dicembre erano garantiti illuminazione, presidio informale e controllo costante.
Le immagini raccolte dopo l’Epifania 2026 mostrano una situazione chiara: nessun piano di presidio, nessuna gestione transitoria, nessun coordinamento tra legalità amministrativa e sicurezza reale. Il risultato è sotto gli occhi dei residenti del litorale.

Ostia e il danno all’immagine del litorale
Il problema va oltre il singolo episodio. Ostia continua a fare notizia per il degrado, non per un progetto di rilancio turistico. In una fase storica in cui altre località affacciate sul mar Tirreno investono sul proprio brand, il litorale romano finisce sotto i riflettori per tende, occupazioni e vuoti istituzionali.
Un danno d’immagine che incide su sicurezza percepita, attrattività turistica e fiducia degli operatori economici. Un danno che si somma a una lunga serie di occasioni mancate.
La superficialità gestionale che si ripete nel 2026
L’inizio del nuovo anno non ha segnato un cambio di passo. La gestione del mare di Ostia resta emergenziale e frammentata. Si rimuovono strutture senza predisporre alternative, si applicano regole senza accompagnarle a soluzioni concrete.
La rigidità mostrata verso i chioschi – su cui restano aperte questioni amministrative – non è stata seguita da una strategia per evitare che quelle aree diventassero terra di nessuno.

Cosa dovrebbe fare oggi il Comune di Roma
Di fronte alle immagini di degrado sulle spiagge libere, Roma Capitale non può limitarsi al silenzio. Servono azioni immediate:
- presidio costante delle aree liberate;
- controlli continuativi e coordinati;
- gestione sociale del fenomeno dei senza fissa dimora;
- tempi certi e trasparenti sulle nuove concessioni.
La legalità non può restare un concetto astratto. Deve tradursi in ordine, sicurezza e decoro reale.
Ostia nel confronto con gli altri Comuni del Tirreno
Il confronto con gli altri Comuni costieri è impietoso. Mentre altrove si parla di eventi, investimenti e progettualità, Ostia continua a emergere per degrado e caos gestionale. Una narrazione che penalizza un territorio dalle potenzialità enormi.
Se il litorale romano vuole uscire da questa spirale, serve un cambio di metodo netto: meno annunci, più governo quotidiano. Meno rimozioni simboliche, più gestione concreta del territorio.


