ARPA Lazio ha trasmesso a Giuseppe Conforzi i controlli svolti sul depuratore di Ostia tra il 2024 e il 2026. Le analisi non rilevano superamenti negli scarichi esaminati, mentre un guasto al campionatore automatico ha determinato un verbale e l’avvio dell’iter sanzionatorio.
ARPA Lazio ha trasmesso il 29 luglio 2026 al consigliere Giuseppe Conforzi la documentazione relativa ai controlli svolti tra il 2024 e il febbraio 2026 sul depuratore di Ostia, in via Tancredi Chiaraluce. Gli atti, ottenuti dopo la richiesta di accesso presentata dal capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio Roma X in seguito alle segnalazioni di miasmi del 29 giugno, indicano il rispetto dei limiti negli scarichi analizzati. Dalla relazione ispettiva emerge però anche un procedimento sanzionatorio legato al mancato funzionamento del campionatore automatico in uscita, che il 4 febbraio 2026 non consentì di formare il campione medio previsto sulle 24 ore.
Ostia, cosa emerge dai documenti di ARPA Lazio sul depuratore
Il dossier inviato a Conforzi ricostruisce diversi controlli effettuati sul depuratore di Ostia dal novembre 2024 al febbraio 2026. La conclusione principale deve essere letta distinguendo due piani. Sul versante analitico, ARPA Lazio non ha riscontrato superamenti dei limiti di emissione nei campioni di acque reflue esaminati. Sul piano gestionale, invece, l’Agenzia ha contestato ad Acea Ato 2 il mancato mantenimento in efficienza del dispositivo automatico utilizzato per il campionamento in uscita.
Il procedimento non nasce quindi da valori fuori norma, ma dall’impossibilità di effettuare il controllo secondo le modalità prescritte. Il dispositivo venne ripristinato nello stesso giorno e riprogrammato per un successivo campionamento in data non conosciuta dal gestore.
Il campionatore automatico bloccato durante il controllo del 4 febbraio
Il passaggio centrale della relazione riguarda il sopralluogo del 4 febbraio 2026. I tecnici di ARPA Lazio rimossero i sigilli dal campionatore automatico collocato all’uscita del depuratore, trovandoli integri. L’apparecchio, tuttavia, aveva raccolto acqua soltanto in una delle 24 bottiglie predisposte.
Sul display compariva un messaggio di “errore distribuzione”, ricondotto alla mancanza di flusso nella tubazione di aspirazione. Secondo la relazione, il problema si era verificato circa un’ora dopo l’avvio del programma. La causa indicata fu un intasamento della tubazione utilizzata per aspirare il campione.
Il guasto impedì di ottenere un campione medio ponderato nelle 24 ore e, quindi, di svolgere con quel prelievo la verifica completa dell’efficienza depurativa e di alcuni parametri valutati sulla media giornaliera. Fu comunque prelevato un campione istantaneo in uscita dallo stramazzo finale, successivamente analizzato.
Perché il campionamento sulle 24 ore è importante
Il campione istantaneo fotografa lo scarico in un momento preciso. Il campionatore automatico raccoglie invece più prelievi e forma un campione rappresentativo delle 24 ore, necessario per controllare BOD5, COD, solidi sospesi e azoto ammoniacale.
ARPA ha contestato il mancato rispetto della prescrizione che impone al gestore di conservare in condizioni di efficienza il campionatore automatico in uscita. Il comportamento è indicato negli atti come sanzionabile ai sensi dell’articolo 133, comma 3, del decreto legislativo 152 del 2006.
L’Agenzia riferisce di aver inviato un verbale di accertamento al trasgressore e di aver informato l’autorità competente all’irrogazione della sanzione.
Il nuovo controllo del 16 febbraio: i valori degli scarichi
Dopo il ripristino, i campionatori in ingresso e in uscita furono nuovamente programmati e sigillati. Il 16 febbraio 2026 i tecnici tornarono nell’impianto e trovarono integri i sigilli. In questa occasione le 24 bottiglie vennero miscelate correttamente, consentendo di formare i campioni medi ponderati.
I risultati in uscita mostrano un BOD5 inferiore a 3 milligrammi per litro, un COD pari a 14, solidi sospesi inferiori a 10 e azoto ammoniacale inferiore a 0,5 milligrammi per litro. L’Escherichia coli risultò pari a 14 unità formanti colonia per 100 millilitri.
L’efficienza depurativa rispetto al BOD5 risultò conforme: il rapporto indica un abbattimento del 95,16%, a fronte di un valore di riferimento del 71,56%. ARPA concluse quindi che, con riferimento ai campioni del 4 e del 16 febbraio, non erano state riscontrate violazioni dei limiti di emissione allo scarico.
I controlli effettuati nel 2024 e nel 2025
Lo stesso esito emerge dalle comunicazioni precedenti. Nel novembre 2024 il campione in uscita presentava un BOD5 di 8 milligrammi per litro, un COD di 23, solidi sospesi inferiori a 10, azoto ammoniacale inferiore a 0,5 ed Escherichia coli pari a 22 unità formanti colonia per 100 millilitri.
Nel controllo del 7 agosto 2025, il BOD5 passava da 196 milligrammi per litro in ingresso a 9 in uscita, mentre il COD scendeva da 358 a 24. L’efficienza depurativa rispetto al BOD5 veniva calcolata nel 95,4%.
L’Escherichia coli risultava pari a 1.000 unità per 100 millilitri, sotto il limite estivo di 2.500 indicato nell’autorizzazione. Anche per questi rapporti ARPA comunicò che non erano state rilevate violazioni.
La contestazione non riguarda uno scarico fuori norma
La formulazione è importante per evitare interpretazioni allarmistiche. I documenti non sostengono che il depuratore di Ostia abbia scaricato acque oltre i limiti autorizzati. La contestazione riguarda il fatto che, durante il controllo del 4 febbraio, il campionatore non era in grado di produrre il prelievo medio sulle 24 ore richiesto.
Parlare di procedimento sanzionatorio sul campionatore è dunque più preciso che parlare di una sanzione per inquinamento. Negli atti consegnati a Conforzi non compare inoltre il provvedimento finale dell’autorità competente: risultano il verbale di accertamento, la trasmissione al soggetto interessato e l’informativa all’amministrazione chiamata a decidere sull’irrogazione della sanzione.
La distinzione non riduce l’importanza della contestazione. Il corretto funzionamento del campionatore rappresenta infatti una garanzia indispensabile per ottenere dati attendibili sull’andamento dello scarico durante l’intera giornata. Allo stesso tempo, non sarebbe corretto utilizzare il guasto per sostenere che siano stati accertati valori fuori norma, perché i documenti non contengono questa conclusione.
Miasmi a Ostia, gli atti non individuano l’origine degli odori dal depuratore
La risposta di ARPA Lazio arriva dopo le segnalazioni raccontate dal Marforio il 30 giugno. All’alba del 29 giugno 2026, residenti tra Ostia Ponente e Lido Nord avevano riferito di essere stati svegliati da un odore intenso, percepito soprattutto nelle zone di via delle Azzorre, via dell’Appagliatore e via Tancredi Chiaraluce.
Il caso era stato raccontato nell’articolo dedicato ai miasmi segnalati nell’area del depuratore di Ostia.
Conforzi aveva scritto ad Acea, Roma Capitale, Municipio Roma X, ARPA Lazio e ASL Roma 3 chiedendo sopralluoghi e verifiche sull’origine dei miasmi, sul funzionamento dell’impianto e sull’eventuale presenza di criticità ambientali o sanitarie.
La documentazione ricevuta, tuttavia, non consente di individuare la causa degli odori segnalati il 29 giugno. I sopralluoghi e i campionamenti descritti sono precedenti a quell’episodio.
Il rispetto dei limiti negli scarichi idrici non dimostra che in altre giornate non possano essersi verificati fenomeni odorigeni. Allo stesso modo, gli atti non provano che i miasmi provenissero dal depuratore. Per stabilirlo servono controlli riferiti alle ore e alle condizioni nelle quali il disagio è stato avvertito.
Nuova tramoggia dei fanghi, odori e rumore ancora da monitorare
La relazione ispettiva affronta anche la nuova stazione destinata al caricamento dei fanghi disidratati verso l’essiccatore. Al momento dei controlli la struttura risultava ancora nella fase di messa in esercizio, con conferimenti saltuari e regolazioni del sistema in corso.
Acea aveva comunicato l’intenzione di procedere alla messa a regime e, successivamente, di aggiornare la valutazione di impatto acustico utilizzando il reale flusso dei mezzi e il funzionamento effettivo del comparto. La valutazione disponibile risaliva infatti al 26 maggio 2021 e non comprendeva pienamente la nuova configurazione.
Gli atti prevedono inoltre un monitoraggio semestrale per un anno delle emissioni odorigene lungo il perimetro dell’impianto, seguito da un modello matematico delle ricadute verso i ricettori.
Le analisi effettuate l’8 settembre 2025 sui punti di emissione legati all’ispessimento, alla disidratazione e allo stoccaggio dei fanghi avevano rilevato valori inferiori ai limiti per ammoniaca e ammine, solfuri e mercaptani, sostanze organiche volatili e sostanze odorigene.
Resta da verificare l’esito dei controlli previsti dopo la piena attivazione della nuova stazione. Il sopralluogo fotografa infatti la situazione dell’impianto nel momento in cui è stato effettuato, ma non può escludere episodi avvenuti in giornate o fasce orarie differenti.
Le risposte ancora necessarie sul depuratore di Ostia
Gli atti trasmessi da ARPA offrono una prima risposta documentale: nei campioni analizzati non emergono superamenti dei limiti, mentre è stata accertata una violazione relativa all’efficienza del campionatore automatico. Non chiudono però il caso dei miasmi che interessa da anni una parte di Ostia.
Occorre ora sapere come si sia concluso il procedimento sanzionatorio, se la tramoggia sia entrata definitivamente a regime, se siano stati realizzati i monitoraggi odorigeni prescritti e se esistano controlli successivi alla notte del 29 giugno.
Solo dati aggiornati potranno chiarire il funzionamento dell’impianto e l’origine dei cattivi odori.
L’assenza di superamenti nei rapporti disponibili è un dato da riportare con chiarezza, così come deve essere riportato il mancato funzionamento del campionatore. Trasparenza significa evitare allarmismi, ma anche non archiviare le domande ancora senza risposta.
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