A Ostia la stagione balneare 2026 è ancora avvolta dall’incertezza. Tra concessioni in bilico, controlli sugli abusi e assenza di tempi certi, i bagnini di salvataggio lanciano l’allarme: senza tutele occupazionali e regole chiare, la sicurezza in mare e centinaia di posti di lavoro rischiano di saltare.
A Ostia la stagione balneare 2026 è ancora tutta da definire. Tra concessioni in bilico, controlli sugli abusi edilizi e assenza di tempi certi, cresce la preoccupazione per il futuro dei bagnini di salvataggio, figure centrali per la sicurezza pubblica sulle spiagge del litorale romano.
A lanciare l’allarme è Alessandro Rocca, referente della Sezione Lifeguards Italiani per il litorale romano, che denuncia il rischio concreto di nuove criticità occupazionali anche nel 2026, in un contesto normativo e amministrativo sempre più incerto.
L’allarme dei bagnini di Ostia: lavoro e sicurezza a rischio
Secondo Rocca, la situazione che si sta delineando a Ostia rischia di riproporre uno scenario già vissuto negli anni passati: chiusure improvvise di stabilimenti balneari, perdita immediata di posti di lavoro e riduzione delle postazioni di salvataggio operative.
Il precedente è noto. Negli ultimi anni sul litorale romano hanno chiuso stabilimenti storici come Shilling, Kursaal, Sporting Beach, Hibiscus, Anima e Core, Mariposa, Spiaggia di Bettina, Bungalow e Peppino a Mare. Ogni chiusura non ha significato soltanto la fine di un’attività commerciale, ma anche meno bagnini in servizio e meno sicurezza in mare.
Cosa contesta l’associazione Lifeguards Italiani al Comune di Roma
Nel mirino dell’associazione non c’è il principio della legalità, ma l’assenza di chiarezza e programmazione da parte delle istituzioni. Le principali criticità contestate al Comune di Roma sono:
- assenza di criteri chiari su cosa venga considerato abuso edilizio sanabile o meno;
- tempi indefiniti per controlli, verifiche e decisioni finali;
- rischio di chiusure a stagione iniziata;
- totale mancanza di strumenti di tutela occupazionale per i bagnini.
In questo quadro, un lavoratore del salvataggio può accettare un incarico a Ostia e ritrovarsi improvvisamente senza lavoro nel pieno dell’estate, quando altri stabilimenti hanno già completato gli organici.
La linea del Comune di Roma e le dichiarazioni dell’assessore Zevi
Il Comune di Roma, attraverso le dichiarazioni dell’assessore al Patrimonio Andrea Tobia Zevi, ha ribadito una linea di tolleranza zero sugli abusi edilizi: chi non è in regola non potrà aprire nella stagione estiva 2026.
Un messaggio forte, accompagnato anche dall’invito ai cittadini a verificare la regolarità degli stabilimenti prima di prenotare ombrellone e sdraio. Una posizione che, tuttavia, produce effetti collaterali rilevanti.
I rischi per i bagnini di Ostia
La rigidità amministrativa, se non accompagnata da una gestione graduale e programmata, rischia di scaricare il peso delle decisioni sui lavoratori. In particolare:
- instabilità contrattuale per i bagnini;
- possibile riduzione delle postazioni di salvataggio;
- vuoti nel servizio di sicurezza in mare.
Le proposte di Rocca per l’estate 2026 a Ostia
Per evitare che il 2026 diventi un nuovo anno critico, Rocca ha formalizzato una lettera istituzionale alle autorità competenti, avanzando richieste precise:
- chiarezza normativa sui criteri di regolarità degli stabilimenti;
- tempi certi per controlli, verifiche e procedure di gara;
- strumenti concreti di tutela per i lavoratori del salvataggio;
- meccanismi che garantiscano continuità lavorativa.
Parallelamente viene denunciata una criticità strutturale che a Ostia si ripresenta ogni anno: stipendi inadeguati, contratti poco chiari e postazioni di salvataggio lasciate scoperte per contenere i costi.
Come dovrebbe muoversi il Comune di Roma per tutelare Ostia
Secondo l’associazione Lifeguards Italiani, il Comune e l’assessore Zevi dovrebbero adottare un approccio più equilibrato, capace di coniugare legalità e sicurezza. In particolare:
- separare i tempi dei controlli da quelli della stagione balneare;
- garantire la continuità del servizio di salvataggio come servizio essenziale;
- aprire un tavolo tecnico con la categoria dei bagnini;
- evitare decisioni last minute che generano solo caos e precarietà.
Ostia e il nodo sicurezza: il bagnino non è un costo
Il principio ribadito da Rocca è chiaro: il bagnino non è un costo da comprimere, ma una risorsa essenziale per la sicurezza pubblica. Senza una presenza stabile e quotidiana sulle spiagge di Ostia, non può esistere un sistema efficace di prevenzione degli incidenti in mare.
La stagione estiva 2026 rappresenta quindi un banco di prova decisivo. Senza risposte rapide e concrete, il rischio è quello di compromettere lavoro, sicurezza e credibilità istituzionale sull’intero litorale romano.


