A Ostia Antica sono stati inaugurati i nuovi ascensori sul ponte pedonale davanti alla stazione Metromare, attesi da anni per superare le barriere architettoniche. Durante le prime prove, però, una sedia a rotelle elettrica ha avuto difficoltà a uscire dalla cabina, sollevando dubbi sulla reale fruibilità dell’opera.
Ostia Antica, l’opera attesa da anni davanti alla stazione Metromare
Doveva essere il giorno della piena accessibilità a Ostia Antica. Dopo anni di attese, proteste, cantieri fermi e richieste istituzionali, i due ascensori installati sul ponte pedonale di via della Stazione di Ostia Antica sono stati finalmente inaugurati. Una struttura attesa da tempo, pensata per consentire alle persone con disabilità, agli anziani, alle famiglie con passeggini e ai turisti di attraversare in sicurezza il cavalcavia che supera la via del Mare e la via Ostiense, collegando la stazione Metromare al cuore storico del quartiere.
Ma proprio nel giorno dell’inaugurazione, davanti alla stazione di Ostia Antica, è emersa una criticità destinata ad aprire un nuovo fronte. Durante le prime prove, una sedia a rotelle elettrica ha incontrato gravi difficoltà nell’uscita da uno degli ascensori, fino a rimanere bloccata nella manovra. Un episodio che ha trasformato quello che doveva essere il simbolo della fine di una lunga battaglia contro le barriere architettoniche in un caso tecnico e amministrativo da verificare subito.
Il punto non è secondario. L’opera nasce infatti per risolvere un problema storico: rendere più semplice e dignitoso il collegamento tra la fermata della Metromare, il quartiere di Ostia Antica, il Parco Archeologico e il Castello di Giulio II. Un itinerario fondamentale non solo per i residenti, ma anche per i visitatori diretti verso uno dei siti archeologici più importanti del territorio romano.
Ostia Antica: una battaglia lunga anni tra ritardi, cantieri fermi e proteste
La vicenda degli ascensori sul ponte pedonale di Ostia Antica non nasce oggi. Per anni quel cavalcavia è stato indicato da cittadini, associazioni e persone con disabilità come una delle principali criticità del quadrante. Il tema era semplice e, allo stesso tempo, enorme: senza un impianto funzionante, chi si muove in carrozzina o con difficoltà motorie si trovava davanti a un percorso complicato, spesso non realmente praticabile.
Il caso era diventato anche una questione politica. Il Marforio ha seguito la vicenda sin dal 2024, raccontando il cantiere fermo, l’erba incolta, le richieste di chiarimento al Dipartimento SIMU, le commissioni municipali e il rimpallo di competenze tra Roma Capitale e X Municipio. Nel tempo, il ponte pedonale davanti alla stazione si era trasformato nel simbolo di un’opera promessa, attesa e continuamente rinviata.
Nel febbraio 2025, anche RomaToday aveva raccontato la commissione municipale convocata per fare il punto sui lavori e disertata dai funzionari capitolini. Una seduta che avrebbe dovuto chiarire lo stato del cantiere, i ritardi nella consegna degli ascensori e le criticità legate ai sottoservizi. L’assenza dei funzionari del Dipartimento SIMU era stata stigmatizzata sia dall’opposizione sia da esponenti della maggioranza municipale, mentre alla commissione erano presenti realtà come la Consulta disabilità del Municipio X, l’Associazione Luca Coscioni, Ecoitaliasolidale, il Comitato di quartiere di Ostia Antica e il Comitato pendolari della Roma-Lido.
Per questo l’inaugurazione dei nuovi ascensori non era un passaggio ordinario. Era la chiusura, almeno sulla carta, di una storia durata anni. Una storia fatta di proteste, attese, denunce pubbliche e richieste di trasparenza. Proprio per questo, quanto accaduto durante le prime prove pesa ancora di più.
Ecoitaliasolidale e il primo sopralluogo sugli ascensori
Prima dell’arrivo delle istituzioni capitoline, tra cui l’assessora ai Lavori Pubblici e alle Infrastrutture Ornella Segnalini, ad accompagnarci nel primo giro sugli ascensori sono stati Gaetano Di Staso e Piergiorgio Benvenuti, dell’associazione Ecoitaliasolidale. Una realtà che da anni segue la battaglia per l’accessibilità di Ostia Antica, denunciando ritardi, abbandono del cantiere e difficoltà per le persone con disabilità.
Il primo accesso avviene dall’ascensore sul lato della stazione ferroviaria. La cabina appare nuova, ordinata, finalmente disponibile dopo anni di attesa. Benvenuti, però, avverte subito: “Sembra comodo, ma è un po’ lento”. La sensazione viene confermata dalla prova. Per salire fino alla passerella pedonale del ponte, l’attesa nella cabina è di circa trenta secondi. Non un’eternità, certo, ma un tempo percepibile, soprattutto considerando la breve distanza verticale da coprire.
La passerella permette di superare il fascio stradale della via del Mare e della via Ostiense, collegando la stazione al lato opposto, verso il Parco Archeologico e la nuova area pedonale. Da lì si apre una prospettiva diversa su Ostia Antica, con la strada che conduce verso via dei Romagnoli, il campo sportivo della squadra locale e alcune abitazioni del quartiere.
Il secondo ascensore, quello sul lato dell’area pedonale, presenta un’altra criticità osservata durante la prova: la lentezza. Per scendere al piano terra, la cabina impiega quasi un minuto per pochi metri. Un dettaglio che, in una giornata d’inaugurazione, può apparire marginale. Ma per chi usa quotidianamente questi impianti, magari con problemi di salute, difficoltà motorie o disagio negli spazi chiusi, può diventare un elemento concreto di fruibilità.
Di Staso solleva anche un altro tema, legato alla stagione estiva: la possibile scarsa aerazione della cabina. Il timore, espresso durante il sopralluogo, è che nelle ore più calde l’ascensore possa diventare difficile da utilizzare, soprattutto per persone fragili, anziani o utenti che soffrono gli spazi chiusi.
Ostia Antica, la sedia elettrica bloccata all’uscita: il nodo degli spazi
La criticità più grave emerge poco dopo. Mentre si torna verso il lato della stazione, alcune voci attirano l’attenzione nei pressi della porta dell’ascensore. In un primo momento sembra che la cabina si sia fermata a mezza altezza. Poi, all’apertura delle porte, la situazione appare più chiara.
Andrea Fiorini, attivista per i diritti delle persone con disabilità nel X Municipio, si trova in difficoltà con la sua sedia elettrica e il relativo ausilio di movimento. Il problema non riguarda l’ingresso nella cabina, ma l’uscita. La struttura dell’ascensore prevede infatti un percorso con porta laterale e una manovra a “L”: chi entra dal lato della stazione deve poi uscire sulla passerella girando verso destra.
Proprio quella curva, durante la prova, si rivela problematica. La sedia elettrica non riesce a compiere agevolmente la manovra e resta incastrata con le ruote anteriori e posteriori contro il perimetro metallico della struttura. Una scena che colpisce perché avviene nel giorno in cui l’opera viene presentata come soluzione al problema dell’accessibilità.
Fiorini mostra poi la difficoltà anche in altri momenti dimostrativi. Il punto appare evidente: per alcune sedie elettriche o per ausili più ingombranti, gli spazi di manovra potrebbero non essere sufficienti a garantire un utilizzo semplice e sicuro dell’ascensore. Non si tratta, almeno allo stato attuale, di affermare una non conformità tecnica dell’impianto, che andrà eventualmente verificata dagli uffici competenti. Ma il dato di fatto emerso sul campo è che una persona in sedia a rotelle elettrica ha avuto difficoltà concreta a uscire dalla cabina.
Accessibilità reale o solo formale?
Il tema, a questo punto, diventa più ampio. L’accessibilità non può essere valutata solo sulla presenza di un ascensore. Deve essere misurata sulla possibilità reale, per le persone che ne hanno bisogno, di entrare, muoversi, uscire e attraversare quel ponte senza ostacoli. Se una carrozzina elettrica non riesce a completare agevolmente la manovra, il problema non è solo tecnico: è politico, amministrativo e culturale.
C’è poi un secondo nodo, non meno importante. In alcuni casi, con sedie a rotelle più grandi, la presenza di un accompagnatore potrebbe diventare complicata o addirittura non praticabile. Anche questo aspetto dovrà essere verificato, perché molte persone con disabilità non si muovono necessariamente da sole e hanno bisogno di un supporto accanto durante l’utilizzo dell’impianto.
Va riconosciuto che l’assessora Ornella Segnalini, informata della criticità, ha mostrato immediato interesse per il problema. Un segnale importante, soprattutto nel giorno dell’inaugurazione. Tuttavia, l’interessamento istituzionale non cancella il nodo emerso davanti agli occhi dei presenti: l’opera è finalmente arrivata, ma ora bisogna capire se sia davvero fruibile da tutte le persone per cui è stata pensata.
A Ostia Antica gli ascensori sul ponte pedonale rappresentano comunque un intervento atteso e necessario. Dopo anni di immobilismo, vedere gli impianti installati e funzionanti è un passaggio positivo. Sarebbe sbagliato negarlo. Ma sarebbe altrettanto sbagliato fermarsi alla foto dell’inaugurazione, ignorando ciò che è accaduto durante il primo utilizzo concreto.
La vera accessibilità non si misura con il taglio del nastro. Si misura con una persona in sedia a rotelle che riesce a salire, uscire, attraversare il ponte e raggiungere la stazione o il quartiere senza restare bloccata davanti alla porta. Per questo, dopo l’inaugurazione, serve una verifica immediata sugli spazi di manovra, sui tempi di percorrenza, sull’aerazione delle cabine e sulla fruibilità dell’impianto anche da parte di sedie elettriche e ausili più ingombranti.
Gli ascensori di Ostia Antica chiudono una ferita lunga anni. Ma la giornata dell’inaugurazione apre una domanda che Roma Capitale non può permettersi di lasciare senza risposta: l’opera abbatte davvero le barriere architettoniche o rischia di crearne di nuove proprio per chi avrebbe dovuto aiutare?
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1 commento su “Ostia Antica, inaugurati gli ascensori: ma una carrozzina resta bloccata”
Si appellano alle norme del 1989 per quanto riguarda le dimensioni? Ma quelle riportate sono le dimensioni MINIME. Cosa impediva di realizzare degli ascensori con dimensioni superiori rispetto a quelle minime? Per esempio, l’ascensore che realizzeranno presso la passerella che collega Dragona con la stazione di Acilia sud-Dragona è adatto anche ad ospitare le biciclette, quindi