Distributore di via Virginia Agnelli a Monteverde e dettaglio della pista ciclabile contestata

Monteverde, bufera sulla ciclabile da 380 mila euro: «Tra bus, marciapiedi e rampe disabili»

A Monteverde la pista ciclabile di via Virginia Agnelli finisce nel mirino della Lega. Santori deposita un esposto con rilievi tecnici, foto e firme dei residenti: contestate sicurezza, accessibilità, fermate bus, accessi privati, parcheggi e studi sul traffico.

Monteverde, bufera sulla ciclabile da 380 mila euro: «Passa tra bus, marciapiedi e rampe disabili»

A Monteverde, nel Municipio XII di Roma, la nuova pista ciclabile di via Virginia Agnelli finisce al centro di uno scontro politico e amministrativo destinato a riaccendere il dibattito sulla mobilità cittadina. Non una semplice polemica di quartiere, ma un esposto con rilievi tecnici, documentazione fotografica e, secondo il capogruppo della Lega in Assemblea Capitolina Fabrizio Santori, anche centinaia di firme raccolte tra i residenti. Al centro della contestazione c’è un’opera dal costo indicato in circa 380 mila euro, accusata di creare interferenze tra pedoni, ciclisti, fermate bus, accessi privati, attività commerciali e rampe per persone con disabilità.

Il caso riguarda il percorso ciclabile tra via Virginia Agnelli, via di Donna Olimpia e via di Donato. Una infrastruttura che dovrebbe favorire la mobilità sostenibile a Monteverde, ma che secondo Santori sarebbe invece diventata il simbolo di una progettazione calata dall’alto, poco aderente alla realtà del territorio e potenzialmente problematica per la sicurezza.

Monteverde, la ciclabile finisce nell’esposto della Lega

Santori usa parole durissime e definisce l’intervento «l’ennesimo capolavoro della mobilità ideologica» della Capitale. Il capogruppo leghista collega l’opera alla linea del sindaco Roberto Gualtieri e a un’impostazione che, nella sua ricostruzione politica, arriverebbe da una precedente idea del Movimento 5 Stelle.

L’esposto, protocollato il 23 giugno 2026, è stato indirizzato alla Direzione Tecnica del Municipio XII, al Dipartimento Mobilità Sostenibile e Trasporti e alla Polizia Locale XII Gruppo Monteverde, con copia al sindaco Gualtieri e all’assessore alla Mobilità Eugenio Patané. Nell’oggetto del documento si parla di carenza di studi sul traffico, marciapiedi sacrificati, mancanza di ascolto del territorio e possibili pregiudizi per la sicurezza di residenti, pedoni e ciclisti.

Monteverde, Santori: «Percorso a ostacoli tra pedoni, ciclisti e residenti»

Nella sua nota Santori sostiene che le immagini raccolte sul posto mostrerebbero un percorso che «salta continuamente dal marciapiede alla carreggiata», attraversa fermate degli autobus, si sovrappone ai flussi pedonali e arriva a lambire accessi privati e attività commerciali. Il riferimento più delicato riguarda le rampe per persone con disabilità, perché il tema dell’accessibilità trasforma la polemica in una questione di vivibilità urbana.

Secondo il capogruppo della Lega, la ciclabile di Monteverde rischierebbe di mettere in difficoltà anziani, famiglie con passeggini, persone con mobilità ridotta, pedoni che escono dai portoni e ciclisti costretti a muoversi in spazi non sempre lineari. La denuncia insiste sulla presunta assenza di un confronto reale con il territorio e sulla scelta di procedere con un’opera ritenuta costosa, divisiva e poco funzionale.

Sicurezza e accessibilità: il nodo dei marciapiedi sacrificati

Il documento depositato dalla Lega contesta in particolare la convivenza forzata tra pedoni e biciclette. Secondo l’esposto, alcuni tratti della pista occuperebbero spazi prima riservati al passaggio pedonale, passando davanti a portoni, cancelli privati e accessi carrabili. In alcuni punti, viene segnalata una riduzione della larghezza del percorso fino a circa un metro.

È un dettaglio tutt’altro che secondario. In una strada urbana già attraversata da flussi diversi, un restringimento può cambiare molto nella percezione e nella sicurezza degli spazi. Un pedone che esce da un portone, una persona in carrozzina o un ciclista che arriva in un punto cieco non sono variabili astratte: sono la quotidianità di un quartiere densamente abitato come Monteverde.

Il tema delle barriere architettoniche diventa così uno dei punti più sensibili dell’intera vicenda. Non basta disegnare una pista ciclabile sulla carta per produrre mobilità sostenibile. Servono separazioni comprensibili, attraversamenti leggibili, raccordi chiari e marciapiedi realmente fruibili.

Monteverde, il rilievo tecnico: tratti stretti, tavole non raccordate e accessi carrabili

A rafforzare la denuncia c’è il rilievo tecnico allegato all’esposto. Dall’analisi degli atti disponibili, secondo il documento, in alcune tavole progettuali il percorso ciclabile non apparirebbe graficamente raccordato ai tratti precedenti e successivi. In particolare, nella Tavola 20 la pista ciclabile protetta risulterebbe interrotta in corrispondenza dell’area occupata da un impianto di distribuzione carburanti.

Il rilievo segnala poi un tratto con larghezza pari a 1 metro tra le Tavole 21 e 22, oltre ad altri restringimenti nelle tavole successive, anche dietro una pensilina. Vengono inoltre indicati diversi punti critici in corrispondenza di accessi attivi, tra cui l’area IP, il civico 16A, il civico 15, i civici 12-14, 72 e 96-98. Secondo il rilievo, il tracciato sarebbe rappresentato come continuo davanti a questi accessi senza elaborati specifici dedicati alla gestione delle interferenze.

È qui che il caso della ciclabile di Monteverde assume una dimensione più tecnica e meno ideologica. La domanda non è se le piste ciclabili servano o meno. La domanda è se questa pista sia stata progettata con un livello sufficiente di chiarezza, sicurezza e coerenza con lo stato reale dei luoghi.

Fermate Atac e flussi pedonali, il punto più delicato

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda le fermate del trasporto pubblico. Nel rilievo tecnico viene segnalato che, in corrispondenza della Tavola 23, il tracciato risulterebbe vicino a una fermata Atac, senza consentire una lettura pienamente chiara delle interferenze tra persone in attesa, passeggeri in salita e discesa, pedoni in attraversamento e ciclisti in transito.

Una fermata bus è per definizione uno spazio di movimento discontinuo. Inserire in quel contesto un percorso ciclabile richiede una progettazione particolarmente attenta, perché il rischio non è teorico ma pratico: la sovrapposizione dei flussi.

Parcheggi, costi e studi sul traffico: le domande aperte

L’esposto pone poi un altro tema destinato a pesare nel dibattito: la trasparenza sui parcheggi e sui costi. Secondo il documento, dagli atti esaminati non emergerebbe in modo chiaro quanti posti auto siano stati eliminati, mantenuti o eventualmente creati. Viene chiesta inoltre una verifica sulla giustificazione economica di alcune voci di spesa che inciderebbero sul costo complessivo dell’opera.

C’è anche il capitolo degli studi sul traffico. La contestazione parla di assenza o estrema carenza, allo stato degli atti, di analisi specifiche sui flussi veicolari e pedonali, soprattutto in corrispondenza delle fermate dei mezzi pubblici, dei passi carrabili e degli attraversamenti.

Mobilità sostenibile sì, ma non contro il territorio

Roma ha bisogno di mobilità sostenibile, di percorsi ciclabili sicuri e di alternative reali all’uso dell’automobile. Ma proprio per questo le infrastrutture devono essere solide, leggibili e condivise. Una ciclabile che genera dubbi tra residenti, pedoni e ciclisti rischia di produrre l’effetto opposto: non avvicina i cittadini alla mobilità alternativa, li porta a percepirla come un’imposizione.

Il caso di Monteverde si inserisce in una discussione più ampia sulla qualità della progettazione urbana nella Capitale. Le ciclabili non possono diventare bandiere ideologiche né bersagli automatici. Devono essere opere utili, sicure, accessibili e verificabili. Per questo ora la palla passa agli uffici competenti, chiamati a rispondere alle criticità segnalate nell’esposto e a chiarire se il tracciato di via Virginia Agnelli rispetti davvero gli standard necessari.

In attesa di una replica istituzionale, resta il dato politico e urbano: a Monteverde la ciclabile da 380 mila euro è diventata un caso. E, ancora una volta, il tema non è solo costruire nuove infrastrutture, ma costruirle bene.

 

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