Metropoli, megacittà e megalopoli

Tutti noi pensiamo erroneamente che parlare ed utilizzare termini quali metropoli, megacittà e megalopoli siano la stessa cosa o quantomeno sinonimi, ma bisogna in realtà fare delle distinzioni molto nette. Il termine metropoli deriva dal greco antico μήτηρ = madre e πόλις = città/popolazione, ed indica attualmente una città di almeno un milione di abitanti che sia centro economico e culturale di un Paese.
Il termine megacittà gode del connubio del greco e del latino, deriva infatti dall’aggettivo greco μέγας (mègas, grande) e dall’ accusativo latino civitatem, che deriva a sua volta civis (cittadino) e comprende quelle città che vantano almeno 10 milioni di abitanti.
Per ultima la megalopoli, derivante dal greco μεγαλόπολις («che costituisce una grande città»), designa una conurbazione urbana, ovvero una saldatura reciproca dovuta alle mutue interazioni sociali, territoriali, economiche, alla crescita della popolazione residente e all’espansione urbana.

Questa breve escalation non dovrebbe farci sorridere, anzi, è un processo a cui noi abbiamo aderito senza una seria preoccupazione, ma anzi con incoscienza.
Nel 2004, ben 19 metropoli hanno registrato una popolazione di oltre 10 milioni di abitanti, salendo al gradino successivo, quello di megacittà. Le megacittà rappresentano uno dei fenomeni urbanistici più significativi del XXI secolo e nel 1900, non esistevano città con eguali dimensioni.
L’aumento spasmodico della popolazione mondiale nel corso dei secoli ha implicato un forte incremento della componente urbana che è velocemente passata dal 2% nel 1800 a oltre il 48% nel 2004.

Le Nazioni Unite riportano alcuni dati sullo sviluppo della popolazione del mondo rurale – secondo le dimensioni dell’insediamento – dal 2016 al 2030. Stando a queste stime, nel 2030 il 60% della popolazione mondiale (che passerà da 4 a 5 miliardi di persone) vivrà nelle aree urbane mentre quella rurale resterà pressoché invariata a 3,4 miliardi. La popolazione urbana, possiamo notare, tende a concentrarsi in plessi sempre più grandi: nel 2016 viveva in aggregati superiori ai 5 milioni di abitanti e circa un quinto della popolazione urbana, nel 2030 quasi un quarto.

Tabella 1. Popolazione del mondo, rurale e urbana secondo le dimensioni dell’insediamento dal 2016 al 2030.
Onu, The World Cities Report 2016

Secondo le stime dell’ONU, si prevede che la popolazione mondiale, che attualmente si annovera ai 7,7 miliardi di persone, raggiungerà i 9,7 miliardi nel 2050 e potrebbe raggiungere un picco di quasi 11 miliardi intorno al 2100.

Queste proiezioni demografiche in progressione indicano come da qui al 2050, ci saranno nove paesi che rappresenteranno più della metà della crescita prevista della popolazione mondiale: più precisamente, l’India, la Nigeria, il Pakistan, la Repubblica Democratica del Congo, l’Etiopia, la Repubblica Unita di Tanzania, l’Indonesia, l’Egitto e gli Stati Uniti d’America (in ordine decrescente rispetto all’incremento atteso). Si stima inoltre che, nel 2027, l’India supererà la Cina come paese più popoloso del mondo e che la popolazione dell’Africa sub-sahariana dovrebbe raddoppiare entro il 2050 del 99%. In aggiunta a queste non buone proiezioni si sottolinea che, nelle regioni, potrebbero registrarsi tassi di crescita della popolazione più bassi tra il 2019 e il 2050, vedendo incluse l’area del continente oceanico (56%), l’Africa settentrionale e l’Asia occidentale (46%), l’Australia e la Nuova Zelanda (28%), L’Asia Centro-Meridionale (25 %), l’America Latina e Caraibi (18%), l’Asia orientale e sud-orientale (3%) ed infine Europa e Nord America (2%).

Il 2050 tuttavia sarà anche l’anno in cui inizierà un rallentamento della crescita della popolazione; il rapporto Onu predice che il tasso di fertilità globale – sceso da 3,2 nascite per donna nel 1990 a 2,5 nel 2019 – è destinato a diminuire ulteriormente fino a 2,2 nascite per donna nel 2050. Da questa data è previsto l’inizio della decrescita: dal 2050 al 2100 vi sarà un aumento di “solo” un miliardo di persone.
Il mondo del futuro, quindi, si concentrerà fortemente attorno nelle poc’anzi citate megalopoli: nel 1950 erano solo due (New York e Tokyo), oggi sono 33 mentre nel 2050 saranno almeno 40 ed il 68% della popolazione mondiale – contro il 55% attuale – vivrà in città.

Le città attualmente più popolose risultano:

Città Aggl. urbano Abitanti Area urbana Continente Nazione
Tokyo 37.975.000 ab. 9.630.000 ab. 8.230 Km² Asia Giappone
Giacarta 34.540.000 ab. 10.155.000 ab. 3.540 Km² Asia Indonesia
Delhi 29.615.000 ab. 11.035.000 ab. 2.232 Km² Asia India
Mumbai 23.355.000 ab. 12.480.000 ab. 944 Km² Asia India
Manila 23.090.000 ab. 1.780.000 ab. 1.873 Km² Asia Filippine
Shanghai 22.120.000 ab. 18.345.000 ab. 4.068 Km² Asia Cina
São Paulo 22.045.000 ab. 12.175.000 ab. 3.116 Km² Sudamerica Brasile
Seoul 21.795.000 ab. 10.050.000 ab. 2.768 Km² Asia Corea del Sud
Città del Messico 20.995.000 ab. 8.420.000 ab. 2.386 Km² Nordamerica Messico
Guangzhou 20.900.000 ab. 11.070.000 ab. 4.342 Km² Asia Cina
New York 20.870.000 ab. 8.400.000 ab. 12.093 Km² Nordamerica Stati Uniti
Pechino 19.435.000 ab. 12.275.000 ab. 4.172 Km² Asia Cina
Il Cairo 19.370.000 ab. 9.500.000 ab. 2.010 Km² Africa Egitto
Calcutta 17.560.000 ab. 4.495.000 ab. 1.351 Km² Asia India
Mosca 17.125.000 ab. 12.505.000 ab. 5.891 Km² Europa Russia
Bangkok 17.065.000 ab. 5.675.000 ab. 3.199 Km² Asia Thailandia
Buenos Aires 16.155.000 ab. 3.070.000 ab. 3.221 Km² Sudamerica Argentina
Shenzen 15.930.000 ab. 10.360.000 ab. 1.803 Km² Asia Cina
Dacca 15.445.000 ab. 8.905.000 ab. 456 Km² Asia Bangladesh
Los Angeles 15.400.000 ab. 3.990.000 ab. 6.351 Km² Nordamerica Stati Uniti
Lagos 15.280.000 ab. 6.050.000 ab. 1.965 Km² Africa Nigeria
Istanbul 15.155.000 ab. 15.155.000 ab. 1.375 Km² Asia/Europa Turchia
Osaka 14.975.000 ab. 2.725.000 ab. 3.019 Km² Asia Giappone
Karachi 14.835.000 ab. 14.835.000 ab. 1.044 Km² Asia Pakistan
Bangalore 13.705.000 ab. 8.445.000 ab. 1.205 Km² Asia India
Teheran 13.635.000 ab. 8.695.000 ab. 1.704 Km² Asia Iran
Kinshasa 13.530.000 ab. 13.530.000 ab. 473 Km² Africa Rep. Dem. del Congo
Ho Chi Minh 13.310.000 ab. 7.025.000 ab. 1.638 Km² Asia Vietnam
Rio de Janeiro 12.270.000 ab. 6.720.000 ab. 1.912 Km² Sudamerica Brasile
Chennai 11.325.000 ab. 7.090.000 ab. 1.049 Km² Asia India
Chengdu 11.310.000 ab. 8.900.000 ab. 1.828 Km² Asia Cina
Lahore 11.020.000 ab. 11.020.000 ab. 853 Km² Asia Pakistan
Parigi 11.020.000 ab. 2.140.000 ab. 2.845 Km² Europa Francia
Londra 10.980.000 ab. 8.900.000 ab. 1.739 Km² Europa Regno Unito
Tientsin 10.800.000 ab. 10.800.000 ab. 2.813 Km² Asia Cina

Su questa base e sulla dichiarazione di John Wilmoth, Direttore della Divisione Popolazione del Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite, si attesta come “questi dati costituiscono una parte fondamentale della base di prove necessaria per monitorare i progressi globali verso il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030”[1].
In Italia, dal 22 settembre di quest’anno all’8 ottobre, siamo già arrivati alla quarta edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibileper sensibilizzare e mobilitare non solo i cittadini ma anche le imprese, le associazioni e le istituzioni sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale, e realizzare un cambiamento culturale e politico”[2]. Si è voluta porre l’attenzione, in questa edizione, tra gli altri obiettivi, al blocco di questo troppo rapido sviluppo della mega urbanizzazione che risulta essere una chiara minaccia allo sviluppo sostenibile che la comunità internazionale si è solennemente impegnata a perseguire e che deve essere attuata tramite una più che adeguata pianificazione e bisognerà fare in modo che i governi agiscano su ampia scala mondiale per trarne beneficio.
Il rapporto “The state of Global Air 2020 ci mostra la situazione e lo stato dell’aria che respiriamo sul nostro pianeta. Potremmo notare a tal proposito come da una parte i paesi africani, asiatici e mediorientali stiano soffrendo di un inquinamento atmosferico ben al di sopra dei limiti di tollerabilità stabilite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), mentre nei paesi invece convenzionalmente “più ricchi” esso appaia essere sotto controllo, alte sebbene comunque risulti già molto alto in alcune aree geografiche.
Vengono presi ad esame tre tipi d’inquinamento nello specifico: il particolato PM2,5, l’ozono troposferico e l’inquinamento domestico. Alcuni chiarimenti tecnici risultano essenziali per avere una panoramica chiara a riguardo.

Il Ministero della Salute Italiana, nel suo rapporto “Concentrazioni atmosferiche degli inquinanti”, indica il particolato PM2,5 come “l’insieme delle particelle atmosferiche solide e liquide sospese in aria ambiente”, il cui termine scientifico “identifica le particelle di diametro aerodinamico inferiore o uguale ai 2,5 µm”.
Nel documento prodotto dal Ministero della Salute inoltre vengono resi noti i dati del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare che evidenziano le zone più critiche nel nostro Paese.
In modo inequivocabile, le “metropoli nostrane” dove sono stati superati i limiti dell’alta concentrazione di agenti inquinanti per un periodo maggiore di 35 giorni.
I numeri più preoccupanti provengono dalle città più iconiche del Nord Italia, in particolare in Lombardia, seguite dalle località del Centro Italia e del Meridione.
Un secondo parametro è quello dell’ozono troposferico il quale viene definito come “l’inquinante secondario che si forma attraverso processi fotochimici in presenza di inquinanti primari quali gli ossidi d’azoto (NOx) e i composti organici volatili (COV)”.
L’ultimo parametro preso ad esame è quello dell’inquinamento domestico, che viene causato maggiormente da combustibili solidi che utilizziamo specialmente per riscaldare i cibi o le abitazioni.

Grafico 1. Preso dal documento “State of Global Air 2020”

Nel grafico riportato si mostra come nel 2019 oltre il 90% della popolazione mondiale abbia registrato una media annuale di Concentrazioni di PM2,5 che hanno superato le linee guida della qualità dell’aria dell’OMS che prevedono un massimo di 10 μg/m.
I paesi con la più alta concentrazione risultano India, Nepal, Niger, Qatar, Nigeria, Egitto, Mauritania, Cameroon, Bangladesh e Pakistan.

Per quanto riguarda il grafico delle concentrazioni da azoto troposferico, è utile sottolineare che è quello che contribuisce ai cambiamenti climatici ed è l’inquinamento “più accelerato” di tutti. L’OMS come direttiva richiede di non superare l’esposizione per più di 8h a 50 parti per miliardo. Notiamo ancora una volta come i dati siano maggiori in certe Paesi e aree geografiche come il Qatar, il Nepal, l’india, Bangladesh.

 

 

L’ultimo tipo di inquinamento, quello domestico, tiene conto della combustione di vari materiali
(carbone, legna, residui agricoli, sterco animale, cherosene etc.) che sono utilizzati per nostro beneficio ma in realtà danneggiano notevolmente la salute umana. Va sottolineato che il 49% della popolazione mondiale (pari a 3,8 miliardi di persone) basi la propria abitudine di vita e i modelli economici sui combustibili solidi. La concentrazione predominante la troviamo nella parte dell’Africa e dell’Asia meridionale.

La sensibilizzazione dovuta all’inquinamento atmosferico ha evidenziato ancora di più come nell’attuale situazione pandemica sia essenziale ridurre l’inquinamento atmosferico che influisce sul nostro corpo nonché sulle nostre difese immunitarie, rendendo l’individuo ancora più suscettibile sulle malattie respiratorie e altre infezioni. La pandemia da COVID-19 ha portato a restrizioni senza precedenti che hanno ridotto drasticamente i viaggi globali e locali, chiudendo inoltre le scuole e le imprese ed interrompendo alcune attività industriali.
E se da una parte ci sono stati onerosi costi sociali e personali, va sottolineato che molti paesi di tutto il mondo abbiano potuto notare la bellezza dei cieli blu e delle notti stellate mai viste, con un minor inquinamento luminoso rispetto al passato e che, per la prima volta, dopo parecchi anni, le città hanno vissuto con un impatto ambientale ridotto o comunque più basso dello smog al quale sono sempre stati abituati. Il COVID-19 sta offrendo alle città un’opportunità unica per ricostruire meglio, concentrandosi su modelli di business e di consumo più verdi e sostenibili, economie digitali e spazi urbani di qualità.
I satelliti e i dati di monitoraggio della qualità dell’aria a terra hanno mostrato riduzioni sostanziali delle concentrazioni di inquinanti come l’azoto diossido (NO2) e, in alcuni casi, modeste riduzioni per altri inquinanti come il PM2,5.

Allo stesso tempo, sembra che i livelli di ozono siano aumentati, in parte a causa delle riduzioni di NO2 e dei cambiamenti nei fattori meteorologici inclusa la temperatura. Come dimostrano le prove di alcuni paesi questi cambiamenti sono stati solo temporanei. Con l’eliminazione delle restrizioni, infatti, le emissioni sono aumentate – cancellando rapidamente qualsiasi miglioramento della qualità dell’aria ottenuto nelle fasi della chiusura e della quarantena globale. Poiché l’inquinamento atmosferico ha contribuito agli attuali oneri che hanno dovuto sostenere le strutture sanitarie, riscontrando malattie croniche a breve e a lungo termine, il COVID-19 sembrerebbe aver offerto solo una tregua temporanea da questo inquinamento dell’aria.
Ha offerto un promemoria di cosa l’inquinamento toglie e le azioni per limitare la diffusione del Coronavirus dovrebbe essere una fonte ispiratrice e atta alla richiesta di aria più pulita a lungo termine.

Le megalopoli sono state il centro d’inquinamento più significativo come dimostrano due ricerche, che documentano che il tasso di mortalità attribuibile all’inquinamento atmosferico sia tra l’11% e il 15%, e come secondo un rapporto Ue dell’Agenzia Europea per l’ambiente ci siano stati 630 mila decessi che possono essere attribuiti direttamente o indirettamente a un ambiente inquinato.
Per trovare una soluzione al popolamento delle aree urbane che in realtà inquinano più di quanto dovrebbero bisognerebbe cercare di ridurre la circolazione delle auto (cercando di prediligere i veicoli elettrici di ultima generazione), diminuire il consumo di carne e cancellare i sussidi per i combustibili fossili. Si spera che le manovre attuate dai Governi possano essere risolutive su questa situazione che ha pesato enormemente nel piano globale sul carico ambientale e che le future generazioni non paghino di queste nostre negligenze negli anni a venire.

 

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