La Tana del Bianconiglio – L’esordio con “Space Force”


Roma – In una giornata soleggiata e dai tenui colori di primavera, ecco che “La Tana del Bianconiglio” vede fuoriuscire il piccolo muso del suo inquilino, che inizia a farsi vedere nel mondo. Dopo un lungo letargo, lontano dalle brutture di questi ultimi giorni, la prima cosa che fa è rivolgere il proprio sguardo in alto…verso l’immensità dello spazio!

UN’AVVENTURA “SPAZIALE” : IL RESOCONTO DI “SPACE FORCE” – “Galeotto fu un tweet e chi lo scrisse”. Si può davvero “giocare con i classici” per raccontare le origini dell’ultima opera televisiva dello scrittore e regista Greg Daniels (noto per il successo del remake statunitense di The Office, ma anche per essere stato autore per il Saturday Night Live e per i The Simpsons). È stato infatti un “pittoresco” messaggio su Twitter dell’allora Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con cui nel maggio 2020 diede vita alla United States Space Force, ad aver ispirato il regista nell’ideare quell’anno una nuova serie televisiva, chiamando a sé proprio uno degli attori protagonisti di The Office, ovvero Steve Carell, per interpretane il ruolo principale.
Uscita il 20 maggio di quell’anno, la prima stagione di Space Force ha puntato fortemente alla critica satirica sull’operato di Trump con quel retrogusto dolcemente amaro e quei tipici cliché statunitensi che ci fanno sorridere e al contempo lasciano un forte segno nell’immaginario. Il risultato in termini di ascolti ha fatto davvero molto clamore, ma nel frattempo le elezioni presidenziali statunitensi del 2021 certificano la sconfitta di Trump e (sfortunatamente) la seconda stagione è passata in sordina: poca pubblicità sui social e sulla piattaforma Netflix, “ultimo approdo” della serie dove è stata trasmessa per la prima volta il 18 febbraio scorso. “Avviso ai viaggiatori” e “ai Netflixers” dunque: siete ancora in tempo per recuperare tutta la storia!

La trama gira intorno a tutta la “mala gestione” della Space Force, dove il generale Mark Naird (interpretato da Carell) regge magistralmente per tutta la durata della serie televisiva, grazie anche alla presenza di un altro personaggio chiave: il capo scienziato Adrian Mallory (interpretato da John Malkovich). Il duo nel suo insieme si compensa e completa: alle tipiche spacconate del “soldato tutto d’un pezzo” (un evidente richiamo all’immagine della vigorosa potenza bellica statunitense) si contrappone il cinismo ed il pragmatismo dello scienziato che prende decisamente le distanze dalla “mascolinità” dominante nel generale. Gli altri personaggi che ruotano attorno alla storia (e alla base operativa della Space Force in Colorado) spaziano (è il caso di dirlo!) dalla moglie del generale Jane Lynch (ovvero Lisa Kudrow, volto comico noto già ai tempi di Friends) alla loro figlia Erin, passando per il capitano Angela Ali (Tawny Newsome) al fin troppo zelante social media manager della squadra Tony Scarpiducci (Ben Schwartz). Il tutto viene architettato in modo umoristico e critico al tempo stesso con continui riferimenti all’attualità.

Un fotogramma del cast di Space Force.
Fonte: Space Force / Facebook

In effetti, per molti versi fa “sorridere” rivedere in questi giorni certi atteggiamenti portati avanti dagli Stati Uniti nello scenario internazionale: la politica mondiale è infatti decisamente presente anche in quest’opera di intrattenimento come quando, per fare un piccolo esempio, il reparto spaziale statunitense si ritrova a lavorare a stretto contatto con gli omologhi cinesi.
Un rapporto che viene sottolineato in un mix di scene davvero surreali fino all’eventualità di un combattimento lunare, in un conflitto da immaginare.
Inoltre, questo programma spaziale viene portato avanti scatenando l’ilarità anche di chi non conosce in maniera puntuale le vicende della politica “a stelle e strisce“: risulta plateale che questa serie voglia dare un preciso monito alla nazione sulla quale si basa verso un cambio di rotta.

Nel complesso, benché la critica non lo abbia apprezzato particolarmente per via delle grandi aspettative sulla serie legate principalmente al nome di Greg Daniels, è da definirsi un buon prodotto da seguire con attenzione.
Mi sento di poter associare questa serie televisiva ad un’altra recente opera distribuita da Netflix, il film Don’t Look Up (2021) del regista Adam McKay. Questo perché anche in questa pellicola, su un filone narrativo non troppo distante dalla serie di Daniels (quello legato allo spazio), si osserva una vena comica con un significato però molto profondo da non sottovalutare (nel caso del film di McKay, la sopravvivenza stessa del nostro pianeta). Opere come queste, con le differenti analisi e le varie prospettive prese in analisi, rappresentano in ogni caso uno spaccato di quella nuova società che si sta andando a creare e che di sicuro, di questi tempi, fanno molto, molto riflettere.

VOTO DEL BIANCONIGLIO : 🐰 🐰 🐰 🐰 🐰 🐰 🐰 🐰 /10

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