“CIAO,2021!” – L’omaggio russo all’Italia convince (con qualche pecca)

Roma – Per il secondo anno consecutivo, l’Italia annota la data del 1° gennaio per quella che sempre più si sta tramutando in una sorta di “secondo Capodanno” da festeggiare da soli o in compagnia.
Un seguito dei festeggiamenti per l’inizio del Nuovo Anno che ci viene portato “come dono” direttamente dall’Est Europa: stiamo parlando di “CIAO,2021!” , l’evento televisivo legato al celebre programma russo Vechernij Urgant – che rappresenta l’equivalente del David Letterman Show statunitense – condotto da Ivan Urgant e trasmesso dall’emittente Pervyj kanal.
Nelle vesti del suo “alter ego italiano” Giovanni Urganti, Urgant ha messo in scena un nuovo omaggio e tributo alla cultura nazional-popolare del Bel Paese (che in Russia è oggetto di vera e propria adorazione) in tutte le sue forme e sfumature, incluse quelle più dichiaratamente pacchiane, dal sapore e dall’estetica decisamente kitsch.

Ivan Urgant è un personaggio molto famoso a livello mediatico in Russia con una lunga carriera artistica alle spalle e con “l’intrattenimento nel sangue” : almeno si può dire così pensando a come Urgant sia figlio nonché nipote di attori, si sia formato artisticamente presso l’Istituto statale russo di arti dello spettacolo di San Pietroburgo e risulti essere alquanto poliedrico in quanto è stato anche speaker radiofonico e cantante, prima di raggiungere la fama a livello televisivo di successo, con la conduzione e la nascita di vari programmi e rubriche prima dell’inizio del proprio spettacolo nel 2012 presso l’emittente Pervyj kanal.


UNA BREVE SPIEGAZIONE – Non basta semplicemente ricollegarsi al Festival di Sanremo, che è il riferimento più immediato nonché il “motore stesso” dell’evento musicale creato da Urgant: il suo programma infatti è molto di più, è un evento “contemporaneo” che da due anni riesce brillantemente a “giocare con il tempo”, portando indietro le lancette dell’orologio fino a uno degli ultimi periodi d’oro della storia italiana, quello degli anni Ottanta.
Il secondo boom economico, gli yuppies della “Milano da bere”, l’alta moda, i Mondiali dell’82, la grande musica e il Festival della Canzone Italiana, ma anche lo spettacolo dei tempi del Drive In e Colpo Grosso o le sottoculture divenute fenomeno di tendenza come quella dei c.d. paninari (se si pensa che il duo britannico dei Pet Shop Boys dedicò loro un singolo di enorme successo).

Il programma di Urgant è stato (ed è) interamente pensato e diretto in lingua italiana, in ogni suo dettaglio: italianizzati i nomi dei presentatori, italianizzati quelli degli artisti e dei gruppi, riarrangiate le canzoni con le atmosfere della musica italiana anni’ 80. In queste due edizioni c’è uno studio metodico e molto articolato per fare in modo che tutti i partecipanti del programma potessero esprimersi, in modo più o meno riuscito, nella nostra lingua.
Un viaggio immersivo nella cultura italiana, quindi, rivolto principalmente al pubblico russo quando “CIAO,2020!” nacque “a sorpresa” nella fase più dura della pandemia globale da COVID-19, come programma con cui allietare gli animi e portare sorriso e buon umore in un momento così drammatico della storia.

Questo era perlomeno quanto immaginavano gli autori del programma: nessuno però avrebbe mai immaginato che “CIAO,2020!” sarebbe diventato un fenomeno virale in grado di travalicare i confini della nazione russa fino ad arrivare in Italia, dove ha semplicemente conquistato i cuori dei suoi abitanti (un milione di visualizzazioni italiane sul canale Youtube di Vechernij Urgant nel giro di pochi giorni, ad oggi il video dello spettacolo del 2020 ne conta oltre undici).
Un amore sincero, smodato, totale per l’idea geniale avuta da Ivan Urgant, più forte delle critiche mosse da alcune firme della stampa nostrana, che si era dimostrata perplessa per la scelta caricaturale e ultra-stereotipata portata avanti dal programma russo. Una lettura che non può definirsi del tutto errata ma che molto probabilmente ha colto soltanto la superficie dello spettacolo.

L’exploit di “CIAO,2020!” ha persino suscitato l’apprezzamento dall’allora ambasciatore italiano di Mosca Pasquale Terracciano il quale, nel settembre 2021, ha personalmente insignito Ivan Urgant del titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia presso la sede diplomatica nella capitale russa.
In Italia invece, da oltre un anno impazza sui social il tam-tam digitale con un semplice grido:
Vogliamo Giovanni Urganti a Sanremo.

Tutti i presupposti per un bis si sono verificati e così è stato, dalla prima réclame di qualche settimana fa fino all’evento di ieri (trasmesso in diretta streaming anche dal canale Youtube di Vechernij Urgant).


I PUNTI DI FORZA – Inevitabilmente, visto il tipo di spettacolo offerto, la musica ha rappresentato uno dei punti fondamentali: a distanza di un giorno dalla messa in onda del programma, si può già dire come alcune delle canzoni “italianizzate” stiano diventando dei veri e propri tormentoni per il pubblico italiano, come avvenuto (seppur in modo più ampio) nell’edizione del 2020, portando ad una crescita esponenziale degli ascolti e acquisti sulle piattaforme digitali. Una tra tutte, il brano “Il ragazzo con la giardinetta” di Bionda Morte (Dead Blonde): nelle ultime 24 ore, nell’elenco degli argomenti di tendenza per l’Italia su Twitter, era presente infatti il nome italianizzato della cantante di Arkhangelsk che con il suo brano (sia nella versione originale – decisamente potente – che in quella per “CIAO, 2021!”) ha conquistato l’orecchio degli ascoltatori italiani. Segue a breve distanza “Margherita” di Valerio Leonci (riarrangiamento del brano del 1990 di Valery Leontiev), che ha suscitato apprezzamento e ilarità per la performance del cantante (con tanto di pubblico “in bisibilio”) e la coreografia, in una misteriosa ma efficace commistione tra Vasco Rossi, una pioggia di glitter e…le pizze (proprio quelle pizze).

Un applauso sentito infine per la geniale idea di coinvolgere i grandi nomi della musica italiana che sono amati dalla popolazione russa: Toto Cutugno, i Mattia Bazar, i Ricchi e Poveri, Albano Carrisi…ma anche Fedez!


LE “NOTE STONATE” – Strano a dirsi, ma “inevitabilmente, visto il tipo di spettacolo offerto“, in questa edizione la musica ha rappresentato anche un punto di debolezza: rispetto all’edizione del 2020, la scelta musicale ha portato ad un elenco che complessivamente, da un punto di vista qualitativo, è risultato inferiore (per chi scrive) rispetto alle grandi aspettative sorte nel corso dell’anno: alcune scelte musicali hanno reso al di sotto delle aspettative, come alcune gag comiche sono risultate non di immediata comprensione.

Ma più in generale, si è notato come il risultato finale, seppur indubbiamente positivo (anche per chi scrive), abbia perso un po’ della spensieratezza e della creatività vistasi lo scorso anno: alcuni passaggi sono risultati alquanto, anzi decisamente forzati come per poter riuscire a portare a termine il grande lavoro di questo festival nei tempi stabiliti (l’evento dura poco più di un’ora). Una nota di demerito va poi attribuita al ruolo eccessivo degli sponsor nella realizzazione dello show: la ripetizione dello sketch promozionale per una nota bevanda frizzante è risultata, dopo il primo momento di euforia, alquanto irritante perché andava a stonare con l’insieme complessivo dello spettacolo.
Ma i punti persi da alcune scelte discutibili di questa edizione sono stati recuperati da un vero e proprio colpo di genio, o meglio dire, di teatro.


IL “COUP DE THEATRE – Senza alcun indugio, il finale di “CIAO,2021!” con il “discorso” di fine anno di Vladimir “Putin”. Poco più di un minuto, le parole chiare, dirette e concise del presidente russo in lingua italiana con il Colosseo romano e un tricolore sullo sfondo con lo stupore generalizzato (soprattutto in Italia, dove da poco più di un giorno l’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato il suo ultimo discorso da Capo dello Stato).
Sembra la ciliegina sulla torta di uno spettacolo che con ironia, amore, satira e tanta musica voleva giocare anche su questo elemento, ma non è andata proprio così: il discorso infatti è stato realizzato con l’ausilio della computer grafica, in quello che nel gergo informatico viene indicato come deepfake“.
L’intervento ha spiazzato l’opinione pubblica italiana tra chi riteneva (incluso chi scrive) si trattasse del “vero” Vladimir Putin prestatosi per l’occasione ad un momento ironico e chi invece aveva compreso si trattasse di un brillante artifizio satirico.

Perché é di tale artifizio che si sta parlando, letteralmente vicino alla perfezione tale da poter trarre in inganno gli occhi di un’osservatore (incluso chi scrive, solo dopo varie ore sono riuscito a notare i dettagli con cui poter comprendere di essere io stesso caduto inconsapevolmente nell’inganno).
Questo discorso può far sorridere, ma rischia di poter aprire anche scenari poco edificanti su come la tecnologia stia avanzando a livelli così rapidi e progredendo a punto tale da poter rappresentare un’arma anche nell’ambito del cyberspazio e della guerra della disinformazione.
Anche tramite opere di spettacolo e cultura come questo programma così apprezzato ed amato, dove il soft power può essere usato dalle parti in causa (dalle piccole alle grandi potenze) per poter raggiungere i propri scopi.


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